Lamore non si mostra
Cara Diario,
Stamattina sono uscito dalla casa con un secchio pieno di mangime per i maiali e sono passato accanto a mio marito Matteo, che da tre giorni si arrovella con il pozzo. Voleva farlo decorato, tutto intagliato a mano, come se non ci fosse altro da fare! Io mi do da fare con la casa, accudisco gli animali, mentre lui sta lì con lo scalpello in mano, coperto di trucioli, che mi guarda sorridendo. Che marito mi ha dato il Signore? Non una parola dolce, mai che batta un pugno sul tavolo per farsi valere, lavora in silenzio e ogni tanto si avvicina, mi guarda negli occhi e mi accarezza la treccia castana. Tutto qui, nessuna tenerezza da romanzo. E io invece sogno le stelline, lanima mia sussurrato
Persa nei miei pensieri, quasi inciampo sul vecchio cane Bruno. Matteo si precipita, mi afferra e, guardando il cane, dice severo:
Ma che fai, Bruno? Attento che fai cadere la padrona!
Bruno abbassa subito gli occhi e si rifugia nella cuccia. E per lennesima volta resto stupita: gli animali capiscono mio marito come se fossero alunni disciplinati. Una volta gli ho chiesto da dove venisse questa magia, e lui, semplicemente:
Io gli voglio bene, e loro ricambiano.
Anchio sogno lamore, quello delle canzoni: essere portata in braccio, sentire sussurri allorecchio e svegliarmi ogni mattina trovando una margherita sul cuscino Ma Matteo è parco di gesti affettuosi. A volte mi chiedo: mi vuole davvero bene?
Buon lavoro, vicina! appare sopra la siepe il faccione simpatico di Giuseppe. Matteo, ancora con quello scalpello? Ma a chi servono tutti quei decori?
Voglio che i miei figli, crescendo, si abituino alla bellezza.
Eh, ma i figli bisogna prima farli, ride Giuseppe, strizzandomi locchio.
Matteo mi guarda, quasi triste. Io, presa dallimbarazzo, mi ritiro in cucina. Non ho fretta di avere bambini. Sono giovane, voglio godermi un po la vita. E poi mio marito non è certo un fuoco dartificio. Giuseppe invece è così affascinante! Alto, spalle larghe, sorride sempre. E ogni volta che mi incrocia, mi saluta con un Stellina, sole mio Sento le gambe tremare, ma subito mi sfugge via dagli occhi. Nonostante la tentazione, sono sposata e ho promesso fedeltà davanti a tutti, come le mie genitori che si sono voluti bene per una vita intera.
Però non posso evitare di desiderare che Giuseppe mi guardi ancora.
La mattina seguente, mentre accompagno la mucca Paolina al pascolo, Giuseppe si presenta al cancello:
Rosa mia, perché mi eviti? Hai paura di me?
I suoi occhi mi scavano dentro. Quando tuo marito esce presto per la pesca, vieni da me. Ti riempirò di coccole, ti farò felice come nessuna.
Mi infiammo tutta, le guance in fiamme e il cuore che batte forte. Ma non gli rispondo e mi allontano in fretta.
Ti aspetto, mi dice piano.
Tutto il giorno penso e ripenso a lui. Quanta voglia damore vero ho dentro E Giuseppe è davvero travolgente! Ma fare il passo no, non posso. Almeno, non ancora. La notte è ancora lunga, magari domani
La sera, Matteo accende il fuoco nella piccola sauna che abbiamo in giardino, e invita dentro anche Giuseppe. Lui accetta con piacere: meno lavoro, meno legna da tagliare. Si danno pacche con i rami di betulla, si rilassano, chiacchierano, ridono. Preparo un piattino di focaccia e un fiasco di grappa, ma ricordando di aver lasciato i cetriolini sottaceto in cantina, scendo a prenderli.
Quando torno su, sento una conversazione a mezza voce dalla porta semichiusa:
Dai, Matteo, perché sei sempre così timoroso? Vieni con me, ci sono delle vedove che ci rifarebbero uomini sono delle bellezze. Non come tua Rosa, sempre così dimessa.
Ma Matteo risponde, piano ma deciso:
No, Giuseppe. Non mi servono le belle donne, non le voglio. Mia moglie non è affatto ordinaria, per me Rosa è la più bella di tutta la campagna. Non esiste fiore o frutto che la superi. Quando la guardo, non vedo altro che i suoi occhi, la sua grazia. Lamore che provo mi invade come il Tevere in piena, solo che non so dirlo. Non riesco mai a spiegare quanto la amo, e lei si offende. Sento che è colpa mia. Ho una paura matta di perderla, perché senza di lei non potrei respirare neanche un giorno.
Rimango ferma in ascolto, col cuore che batte a mille e una lacrima che mi riga il viso. Poi raccolgo tutto il coraggio e spalanco la porta dun colpo:
Ma vai, Giuseppe va pure con le tue vedove, noi qui abbiamo altro da fare. Abbiamo bisogno di qualcuno che ammiri la nostra bellezza, quella che Matteo intaglia per noi. Perdonami, amore mio, per tutte le idee assurde, per non aver visto la felicità che avevo tra le mani. Vieni, abbiamo già perso troppo tempo
Ecco la lezione con cui chiudo questa pagina: lamore vero sta nei gesti silenziosi, nei piccoli miracoli quotidiani. Mai più cercherò altrove ciò che ho sempre avuto in casa.
Oggi, allalba, Matteo non è andato a pescare.






