L’Anima non Soffre più e non Piange più

Lanima non piange più, non fa più male

Dopo la tragica scomparsa di Zaccaria, Regina decise di lasciare la città che le ricordava ogni angolo del marito. Avevano vissuto insieme solo otto anni e un incidente improvviso aveva interrotto la vita del suo amato. Regina pensava di non rimettersi mai, rimasta sola con il figlio Saverio.

Ragazze, ho deciso di buttarmi via da tutto e trasferirmi in campagna confidò a due amiche che la stavano facendo visita. La casa di famiglia è vuota, i miei genitori se ne sono andati da tempo. Non riesco più a passeggiare per queste strade né a stare in quellappartamento. Zaccaria sembra essere ancora qui, a volte giuro di intravedere unombra al margine della vista, ma quando guardo non cè nulla. Che roba è?

Regina, non so se saprai farcela in campagna. Tu sei nata lì, ma hai vissuto a Milano, tutto è sistemato qui dubitava Livia, una delle due.

In campagna cè anche la scuola, io insegnerò lì rispose con decisione Regina.

Allora noi verremo a trovarti, disse Margherita, e tutte e due scoppiarono a ridere.

Regina e Saverio abitavano da cinque anni in una piccola casetta ai margini del borgo di San Martino, proprio accanto al bosco. Lavorava nella scuola del paese, si era ambientata e gli abitanti la rispettavano: dopotutto era una locale, nata lì.

Quel dicembre linverno fu particolarmente gelido; la seconda metà del mese fu una vera tempesta di neve. Il Capodanno si avvicinava, mancava solo una settimana, quando una sera tardi la bufera si intensificò, il vento scuoteva la casa, ma allinterno regnavano calore e accoglienza. Regina e Saverio adoravano quelle serate in cui fuori impera il maltempo e loro si ritrovano a sorseggiare tè alle erbe al tavolo.

Mamma, mi è sembrato di sentire qualcuno bussare alla porta disse Saverio.

Sarà solo il vento rispose, ma ascoltò di nuovo e udì un lieve colpo. Scese al portico. Chi è?

Aprite, per favore sentì una voce flebile e roca.

Non provò paura, ma non riusciva a capire chi potesse avvicinarsi a loro in una notte così avversa, tanto meno nella loro piccola casa ai margini del bosco. Aprì la porta e trovò un uomo immerso nella neve, che quasi cadde addosso a lei. Lo chiamò.

È forse ubriaco? passò per la prima idea, ma che ci faccia, non può congelare così in giro.

Insieme a Saverio trascinarono luomo dentro, dove si stese a terra ansimando. Dalla sua veste si intuiva che fosse un cacciatore, ma il fucile non era con sé.

Regina non era una dottoressa e, con la bufera, lambulanza era unutopia. Dopo qualche minuto luomo si girò, aprì gli occhi: la gamba destra era squarciata e sanguinante.

Chi siete? Che vi è successo? chiese Regina a bassa voce.

Scusate… il cavaliere di pelliccia si spogliava lentamente, gli occhi azzurri imploranti.

Regina esaminò la ferita; fortunatamente non c’era frattura, solo una lacerazione sanguinante, una cosa che lei poteva medicare. Un po di sollievo le tornò nellanimo. Sistemò luomo vicino al fuoco, appoggiato al muro; lui guardò la sua gamba e, senza un vero sorriso, sembrò accennarne uno.

Mi chiamo Procolo, scusate lintrusione chi siete, ospiti non invitati?

Regina, questo è mio figlio Saverio.

Io sono un dottore e vedo che la ferita non è così grave; è solo che ho perso molto sangue.

Regina tirò un sospiro di sollievo: un dottore che sa curarsi da solo. Dopo aver pulito e fasciato la gamba, Procolo, più allegro, si mise a bere un tè caldo al timo e alla menta, con marmellata di ribes. Tra un sorso e laltro, cominciarono a parlare.

Ho trentatré anni, sono stato medico militare per anni, ho lavorato allestero quando ero giovane. Il lavoro era agitato, passavo poco tempo a casa, anche in campagna, ma mi piaceva. La mia moglie non ha sopportato quel ritmo nomade, è scappata con la figlia in città dove abitano i suoi genitori. Lì si è risposata e vive tranquilla. Non la biasimo, non è da tutti la resistenza alle prove più dure.

E lamore? incalzò Regina, dubbiosa.

Non tutte le donne riescono a gestire certe situazioni. Io, quando lho sposata da giovane, le ho promesso cose che non ho potuto mantenere. Perciò non porto rancore, capisco.

Chiacchierarono fino a mezzanotte; poi Procolo chiese:

Non siete sposati?

No, mio marito è morto in modo tragico; mi sono trasferita qui cinque anni fa, non riuscivo più a restare in città. Questa è la casa dei miei genitori, qui ho ritrovato la pace. Temevo che a Saverio non piacesse la vita di campagna, ma è un ragazzo sveglio, ha fatto amicizia in fretta e ora è parte della comunità rispose Regina, mentre Saverio già si era addormentato.

Vi manca la città?

No, qui è tranquillo, mi sono abituata al silenzio, non mi sento sola, insegno russo e letteratura nella scuola. E voi? Lavorate in città?

No sorrise Procolo. A quarantanni ho lasciato lesercito con la pensione. Mia madre si è ammalata gravemente, sono tornato in campagna a prenderla cura; ho provato anche a fare il guardaboschi, ma è morto. Poi sono tornato in città, ho aperto una farmacia, il giro daffari va bene, sto pensando di aprirne unaltra. Ultimamente però mi torcono le viscere dei pensieri, forse è il lutto della madre, forse altro; lanima sembra avere un nodo.

È normale disse Regina, la perdita di una persona cara lascia un segno nellanima.

I miei amici mi suggeriscono di andare dallo psichiatra, ma io rido. Ho deciso di venire qui, vagare nei boschi, cacciare un po, è ciò che mi piace. Ho imparato a cacciare quando ero guardaboschi. Ero perso, ho perso lauto, mi sono imbattuto in un branco di cinghiali, uno di loro mi ha ferito la gamba indicò la fasciatura. Fortunatamente avevo il fucile, ho sparato, non so se ho colpito, ma il branco è scappato e io sono arrivato a casa vostra, lasciando il fucile al portico.

Va bene, è tardi, ti ho preparato un letto vicino al fuoco, buona notte concluse Regina.

La mattina successiva Procolo aveva la febbre alta; la ferita alla gamba non guariva. Il viaggio non poteva più continuare. La bufera si era placata, e Regina con Saverio trovarono lauto nel bosco, quasi seppellita da un cumulo di neve non troppo lontano dalla casa.

Dovrò curarmi da solo disse Procolo, ho un kit di pronto soccorso in auto, lo porto qui.

Zio Procolo, noi scaveremo, ci dia la chiave, portiamo il kit offrirono Saverio e Regina.

Il kit arrivò integro. Procolo rimase qualche giorno a riprendersi, trascorreva le serate a giocare a scacchi con Saverio, e quando la salute migliorò, si preparò a tornare in città. Mancavano tre giorni al Capodanno.

Regina non fece domande, intuiva che doveva partire; lo aveva sentito parlare al telefono, quelle conversazioni gli ricordavano il ritorno. Prima della partenza chiese:

Allora, lanima ancora ti fa male?

Procolo, sistemando le cose nella valigia, la guardò dritto negli occhi e rispose:

Ora piange uscì dalla casa, salì sul suo fuoristrada e partì.

Dopo la sua partenza la casa fu silenziosa; Regina sentì un vuoto, come se qualcosa fosse andato via. Non si illudeva più, aveva capito che Procolo era stato un vero uomo, di quelli con cui ci si sente a proprio agio, ma non aspettava nulla.

La bufera continuò, ma meno violenta; il vento si placò, la neve cadeva a tratti.

Va tutto per il meglio pensava Regina è stato bello averlo qui, anche se solo per poco, altrimenti sarebbe stato più difficile dimenticarlo.

Procolo non chiamò più, nonostante avesse promesso di farlo una volta arrivato in città.

Ha la sua vita, le sue preoccupazioni, e noi abbiamo avuto la nostra piccola avventura concluse Regina.

Il Capodanno si avvicinava. Il trentuno dicembre, al mattino, Regina salì sulla sua vecchia utilitaria e andò al mercato del paese, comprò provviste e dolci per una settimana, per la tavola di Capodanno, anche se erano solo lei e Saverio. Mise su lalbero decorato.

La sera, di nuovo una bufera, ma lei era contenta di esser stata in città prima della tempesta. Saverio aiutava a apparecchiare, accese le luci dellalbero.

Mamma, qualcuno sta bussando? chiese il ragazzo.

È solo il vento, mi è sembrato rispose, ma ascoltò di nuovo. Ecco, cè davvero un colpo.

Al portone cera Procolo, con delle buste in mano, sorridente.

Posso entrare? non attese risposta, entrò nel vestibolo e poi nella casa.

Saverio, sorpreso, esclamò:

Evviva! Che bello, zio Procolo! e corse verso di lui.

Aspetta, prendi le buste disse Procolo, guardando Regina. Posso dare un bacio a tua madre?

Si avvicinò timidamente a Regina, la baciò sulla bocca; sentì il suo cuore battere forte, come un ragazzino impaziente.

Saverio, Regina, forse sto correndo troppo, ma ho capito che la mia vita non può più essere senza di voi tirò fuori una piccola scatola con lanello. Regina, vuoi sposarmi?

Sei venuto in città per questo? chiese lei, sorridendo, e lui annuì.

Saverio, con speranza, guardò sua madre; Regina incrociò il suo sguardo e annuì.

Accetto, ma non posso andarmene da qui.

Nemmeno io voglio andare via. Io resto, mi piace qui, e forse anche il guardaboschi mi servirà rise Procolo. E in città potrò comunque gestire la farmacia.

Regina, senza parole, gli appoggiò la testa sulla spalla.

Il tempo passò. Saverio, ormai diecienne, frequentava luniversità. Regina e Procolo costruirono una grande casa. Lanima di Procolo non piange più, è piena di amore e gioia, circondato da chi gli vuole bene.

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