L’atteso sogno di felicità: Dopo dodici anni di speranza, Vittoria abbraccia la gioia della maternit…

LA FELICITÀ CHE SEMBRA UN MIRACOLO

Oggi è stato un giorno da segnare col peperoncino rosso per Vittoria. Splendeva più di una vetrina in Via Monte Napoleone! E sai tu perché? Dopo dodici lunghi anni, durante i quali non era riuscita a diventare mamma, finalmente la notizia inaspettata: presto stringerà a sé un bambino. E non esiste gioia più grande per una donna lo può garantire qualunque mamma italiana, dalla Sicilia alle Dolomiti.

Vittoria camminava sulle nuvole: ogni tanto si accarezzava la pancia, sorrideva come una ragazzina davanti alla vetrina del gelataio e già chiacchierava con il piccolo che da lì a soli due mesi e mezzo avrebbe conosciuto il mondo.

Vittoria e Michele si erano conosciuti ai tempi delluniversità a Bologna. Hanno studiato insieme, fatto le stesse notti insonni sui libri, e alla fine hanno pure festeggiato la laurea con una pizza fumante. Tre mesi dopo erano già marito e moglie che fretta, direbbero le zie! Tutto filava liscio, erano felici, come in una canzone di Sanremo. Ma sei mesi dopo, lansia ha bussato alla porta di Vittoria. Michele, da vero uomo italiano, cercava di consolarla: Tranquilla, amore mio, arriveranno, basta avere pazienza. Eh, facile dirlo.

Dopo altri due anni Vittoria iniziò a perdere la speranza. Si rivolse alla dottoressa, ma niente di grave solo tanta sfortuna e un po di destino storto. Michele la capiva, cercava di distrarla con passeggiate lungo lArno e mille attenzioni, ma lei diventava sempre più triste. Passarono dodici anni così, come il sugo che si restringe senza mai diventare ragù vero.

Poi, in un caldo pomeriggio di luglio, Vittoria uscì a fare due passi mentre Michele era a lavoro. Vagava col passo lento di chi ha mille pensieri, nemmeno si accorgeva della gente intorno, immersa in mondi suoi.

Allimprovviso una vocina da dietro una ringhiera:
Sei tu la mia mamma?
Vittoria si bloccò. Fulminata come quando becchi lo spigolo del letto col mignolo. Si girò e vide un bimbo di tre anni, piccolo come una polpetta, che la fissava dietro le inferriate di un orfanotrofio. Teneva le manine strette alle sbarre, occhi attenti, speranzosi.

Vittoria rimase senza parole, attaccata a quel momento come al caffè della mattina. Pensava, pensava capiva che là, davanti a lei, si stava giocando il suo destino.

Dopo averlo osservato per un po, gli chiese:
Non ti ricordi la tua mamma? Comera?
No, non lho mai vista. Sono qui che aspetto magari passa di qua e mi riconosce.
Sì, è possibile disse Vittoria, col cuore che le rimbombava come le campane di San Marco. Forse questa era la sua occasione.

Come ti chiami?
Mi chiamo Riccardo.

Vittoria sentì nascere dentro di sé una certezza nuova. Era pronta a spostare le montagne pur di adottare questo bimbo. Si disse: Sarà stato il destino a portarmi qui davanti.

Avevo un bambino tanti anni fa, si chiamava Riccardino, ma lho perso e lo cerco da allora. Forse sei proprio tu?
Il piccolo si illuminò, sorrise e gridò:
Sì! Sei tu! La mia mamma! Io ti ho riconosciuta, sei tu!
Le sue manine attraverso le sbarre, e Vittoria le prese tutte e due, strinse forte quel piccoletto, quasi volesse recuperare i 12 anni persi.

Allora andiamo subito dalla direttrice, diciamo che ci siamo trovati! Ti porto a casa.
Evviva! gridò Riccardo, esplodendo di felicità.

Presa dallemozione, Vittoria entrò nelledificio con Riccardo.
Finalmente la nostra Riccardino ha trovato la mamma! disse la tata, battendo le mani come in una tombolata di paese. Sembrava il giorno della Befana.

Poi cominciarono carte, controlli, riunioni infinite tutto passò come una nebbia per Vittoria, che ormai vedeva solo Riccardo. Lui capiva e aspettava paziente, convinto che la sua mamma avesse vinto ogni battaglia. Nel frattempo, a casa, Vittoria e Michele preparavano la camera: lettino nuovo, peluche e scarpine numero 23. Michele non avrebbe potuto dire di no: vedeva la moglie finalmente felice, più allegra che ai tempi dellErasmus.

Finalmente arrivò il giorno tanto atteso: Riccardo era figlio loro. Tornarono a casa mano nella mano, brillando di pura felicità. La casa, silenziosa per dodici anni, era ora piena di rumori di piedini e di grida: Papà, guarda!, come nei cartoni di Natale. Vittoria si sentiva rinata tutta la sua dolcezza era ora per Riccardo, e Michele si lanciò nel ruolo di papà come una Ferrari in autostrada.

Riccardo cresceva, diventando ogni giorno più vivace e allegro. Un mattino, però, Vittoria non si sentì bene. Michele, preoccupato come solo un marito italiano sa fare, la portò dalla dottoressa. E qui, sorpresa delle sorprese: Vittoria sarebbe diventata mamma! Una felicità indescrivibile neanche aprire la porta di una pasticceria a Napoli.

Lattesa era trepidante, tutti contavano i giorni come per la finale degli Europei. E arrivò: una bambina, sana e bellissima, che chiamarono Ludovica. Ora sì, la famiglia di Vittoria era completa.

Vittoria lo sapeva: la nascita di Ludovica fu il piccolo miracolo che arrivò perché, un giorno, non era passata oltre quel cancello e aveva scelto la strada del cuore. I gesti nobili vengono sempre premiati. La felicità non ha calendario, arriva quando meno te laspetti e trova sempre chi sa aprire il cuore allamore, senza calcoli né piani.

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