“Lavori in un negozio per animali, quindi portaci il cibo per gatti: la richiesta che mi sono sentito dire dai genitori di mia moglie”

Diciamo pure che da poco ho iniziato a lavorare in un negozio di animali a Bologna. Il mio periodo di prova è terminato a giugno, dopo di che sono stato assunto a tempo indeterminato. Lasciatemi raccontare cosa comporta davvero questa situazione.

Nel nostro negozio, ogni fine mese i dipendenti possono portare a casa prodotti tolti dal magazzino: magari confezioni di cibo per animali con la scatola ammaccata o con la data di scadenza vicina, oppure accessori per animali non perfetti, ma comunque utilizzabili.

Tra di noi ci accordiamo su chi prende cosa. Anche se non ho animali, finisco sempre per ricevere qualcosa anchio.

La prima volta ho preso un sacco di crocchette per gatti. I genitori di mia moglie, Giulia, hanno una gatta a casa e così ho portato il cibo a loro.

Poi mi sono accorto che d’ora in avanti cercherò sempre di scegliere qualcosa per i gatti.

La volta seguente mi sono preso un tiragraffi un po rovinato. Mia suocera, Maria, lha aggiustato senza problemi con ago e filo.

Quando però glielho portato, non erano affatto contenti. Anzi, visto che avevano già finito la scorta di crocchette, invece di ringraziarmi ho ricevuto questa risposta:

Potevi portare il cibo, no? Come hai fatto a venire a mani vuote proprio adesso!

Ammetto che ci sono rimasto male, anche perché laltra volta avevo già spiegato chiaramente il meccanismo con cui porto via questi prodotti scartati. Anche stavolta ho provato a ricordarglielo, ma loro hanno fatto finta di capire.

Sulla strada di casa, ho detto a Giulia che avrei comprato sempre io le crocchette migliori per la loro gatta ogni mese. Se invece mi capitava del cibo gratis dal negozio, avrei fatto scorta. Così ci siamo messi daccordo.

La cosa strana è successa circa un mese dopo: dieci chili di crocchette erano spariti. Ho chiesto spiegazioni a Maria e lei mi ha confessato che aveva promesso già alla vicina di passarle un po di crocchette.

Tanto mi ha detto sapeva che gliene avrei portate ancora, così aveva diviso il suo bottino. Nel frattempo noi avevamo comprato un sacco di cibo costoso. Così sono tornato a spiegare: io portavo le crocchette solo per la loro gatta.

Come risposta, ho sentito solamente questa frase, indispettita:

Tu lavori in un negozio di animali!

Ormai erano convinti che non volessi fare nulla per aiutare la gatta.

A quel punto ho capito che era ora di chiudere questa pagliacciata. Ho detto semplicemente ai genitori di Giulia che per principio non avrei più portato nulla dal negozio. Che non dovevano più aspettarsi niente da me.

La spiegazione, però, non è servita a molto…

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