Le circostanze non capitano. Le creano le persone. Tu hai creato le condizioni per abbandonare una creatura vivente per strada. E ora vuoi cambiarle quando ti fa comodo.
Era una tipica sera dinverno a Milano. Tornavo dal lavoro, stanco. Tutto attorno avvolto da una noia grigia, come una coperta che soffoca sogni e ricordi. Passando davanti al supermercato di via Solari, vidi un cane seduto accanto allingresso. Bastardino. Rossiccio, il pelo arruffato. Gli occhi smarriti, malinconici, come quelli di un bambino perso.
E tu che ci fai qua? borbottai, fermandomi senza volerlo.
Il cane alzò la testa, silenzioso. Non chiedeva nulla, guardava soltanto.
Forse aspetta i padroni”, pensai, continuando il mio cammino.
Il giorno dopo, la stessa scena. E quello dopo ancora. Come se il cane fosse diventato parte della strada. Notai che la gente passava, qualcuno lasciava avanzi di pane, qualcun altro una fetta di salame.
Ma perché resti sempre qui? gli domandai un giorno, accovacciandomi accanto. E i tuoi padroni?
Quello sgattaiolò timido verso di me, sfiorandomi la gamba con il muso.
Mi bloccai, sorpreso. Da quanto tempo non accarezzavo qualcuno? Da quando mi ero separato, tre anni prima. L’appartamento vuoto, solo lavoro, televisione e caffè freddo.
Leda, mia piccina, sussurrai, senza sapere davvero da dove venisse quel nome.
Il giorno seguente presi delle salsicce per lei.
Dopo una settimana, pubblicai un annuncio online: «Trovata cagnetta. Cerco i proprietari.»
Non chiamò nessuno.
Un mese dopo, tornando dal turno di notte faccio lingegnere, spesso resto in cantiere anche ventiquattro ore di fila trovai una folla davanti al supermercato.
Che succede? chiesi alla signora Maria, del condominio accanto.
Hanno investito la cagnolina, quella che stava qui da un mese.
Sprofondai dentro di me.
Dovè adesso?
In una clinica veterinaria su viale Montenero. Ma là chiedono un sacco di soldi E tanto, è randagia, a chi interessa?
Non replicai. Girai i tacchi e corsi subito giù per la strada.
Il veterinario mi guardò, scuotendo la testa:
Traumi, emorragia interna. Le cure costano molto e non sappiamo se ce la farà.
Fate tutto il possibile, risposi secco. Pagherò io, quanto serve.
Quando fu dimessa, Leda venne a casa con me.
Per la prima volta in tre anni, la mia casa aveva nuova vita.
Vivere cambiava, radicalmente.
Non mi svegliava più la sveglia, ma il naso umido di Leda che mi sfiorava la mano. Come a dire: è ora di alzarsi, padrone. Mi alzavo allora, finalmente sorridendo.
La mattina non iniziava più col caffè e il telegiornale, ma con una passeggiata al Parco Sempione.
Dai, piccola, usciamo a respirare? le dicevo e lei scodinzolava felice.
Alla clinica veterinaria, svolsi tutte le pratiche: passaporto, vaccinazioni. Leda era ufficialmente mia. Fotografai ogni documento, per sicurezza.
Al lavoro, i colleghi erano stupiti:
Marco, sembri ringiovanito! Sei pieno di energie.
Ed era la verità: mi sentivo finalmente utile. Per la prima volta dopo anni.
Leda era intelligente, incredibilmente sveglia. Capiva al volo. Se ritardavo per lavoro, mi aspettava dietro la porta, occhi lucidi come a dire: Ti ho pensato.
La sera camminavamo a lungo per i viali alberati. Parlavo con lei di tutto: lavoro, vita. Sembrerà strano, ma mi ascoltava davvero. Mi fissava attenta, ogni tanto mugolando piano.
Sai, Leda, pensavo che da solo fosse più semplice. Nessuno che ti disturba, nessuno che ti pesa. Ma, accarezzandola, capivo: in fondo avevo solo paura di affezionarmi di nuovo a qualcuno.
I vicini si abituarono a noi. La signora Angela, del piano di sopra, portava sempre un osso per Leda.
Che brava cagnolina, sorrideva. Si vede che è amata.
Passarono i mesi, uno e poi un altro.
Pensai perfino di aprirle un profilo Instagram, pubblicare le foto di Leda: il suo pelo rosso al sole brillava davvero come oro.
Poi, accadde limprevedibile.
Durante una delle passeggiate al parco, Leda annusava le aiuole, io leggevo sul telefono seduto sulla panchina.
Bianca! Bianca!
Alzai la testa. Si avvicinava una donna sui trentacinque anni. Elegante, tuta griffata, capelli biondi perfettamente in piega. Leda si irrigidì, abbassando le orecchie.
Mi scusi, dissi. Forse sbaglia. Questo è il mio cane.
La donna si piantò davanti, mano sui fianchi.
Cosa vuol dire suo? Quella è la mia Bianca! Lho persa sei mesi fa!
Cosa?
Esatto! È scappata vicino a casa, lho cercata dappertutto! E lei lha rubata!
Mi sentii mancare la terra sotto i piedi.
Aspetti un attimo Come persa? Io lho trovata davanti al supermercato, è stata lì un mese intero!
E perché ci stava? la donna avanzò Perché si era smarrita! Io la adoravo! Con mio marito lavevamo pagata cara, è un incrocio pregiato!
Incrocio pregiato? osservai Leda. Mi sembra un bastardino.
È un meticcio di qualità! Vale un sacco!
Mi alzai, Leda si strinse alle mie gambe.
Va bene. Mostri pure i documenti, se è davvero sua.
Quali documenti?
Passaporto veterinario, certificati di vaccinazione. Qualsiasi prova.
La donna si bloccò.
Sono a casa. Ma non serve! La riconosco, è Bianca! Vieni qui, Bianca!
Leda rimase ferma.
Bianca! Muoviti! Vieni da me subito!
Il cane si abbassò ancora di più verso di me.
Vede? dissi piano. Non le risponde.
È solo offesa, perché lho perduta! gridò quella. Ma è mia! Pretendo che me la restituisca!
Ho tutti i documenti, replicai calmo. La ricevuta della clinica, il passaporto, scontrini per il cibo e i giochi.
Non mi importa dei suoi fogli! È furto!
I passanti si fermavano a osservare.
Guardi, presi il telefono. Se vuole, chiamiamo i carabinieri.
Chiami pure! sbuffò. Ho i testimoni!
Chi sarebbero?
I vicini hanno visto quando è scappata!
Mi decisi a chiamare. Il cuore batteva forte. E se avesse ragione? E se Leda fosse davvero la sua Bianca?
Eppure, come mai aveva aspettato un mese davanti al supermercato? Perché non aveva cercato la strada di casa?
E la cosa più importante, perché ora tremava, stretta a me?
Pronto? Carabinieri? Ho una situazione
La donna sorrise cattivamente:
Vedrà, la giustizia prevale. Mi restituisca il mio cane!
Intanto, Leda si aggrappava a me.
Capì che avrei lottato per lei. Fino allultimo.
Perché in quei mesi, Leda era diventata più di un cane.
Era diventata famiglia.
Arrivò dopo mezzora il maresciallo Salvi uno pratico, di poche parole. Lo conoscevo per alcune questioni in condominio.
Allora, mi raccontate? chiese, tirando fuori il taccuino.
La donna iniziò, confusa e agitata:
È la mia Bianca! Lho comprata per cinquemila euro! È scappata sei mesi fa, lho cercata ovunque! Lui lha rubata!
Non rubata, trovata, risposi. Era davanti al supermercato, affamata, per un mese.
Ci stava perché cercava casa!
Salvi guardò Leda. Lei, come sempre, si rifugiò alla mia gamba.
Documenti? Qualcuno ne ha?
Io, mostrai la cartellina. Fortunatamente non lavevo tolta dallo zaino dopo la visita veterinaria.
Ecco qui: referto della clinica dopo linvestimento, passaporto con vaccinazioni.
Il maresciallo lesse tutto.
E lei cosa ha? domandò alla donna.
Tutto a casa! Ma non importa, è la mia Bianca!
Puo spiegare come lha persa?
Eravamo al parco. Si è staccata dal guinzaglio e ha corso via. Io lho cercata, appeso annunci.
Dove il parco?
Qui vicino.
E abita?
In viale Montenero.
Sussultai:
Un attimo. È a due chilometri dal supermercato dove l’ho trovata. Se era persa lì, come ha fatto ad arrivare fin là?
Avrà sbagliato strada, penso!
Di solito i cani trovano la via di casa.
La donna arrossì:
Lei che ne sa di cani?!
Ne so, mormorai. So che un cane amato non resta un mese, affamato, sempre fermo nello stesso posto. Cerca i propri padroni.
Una domanda, intervenne Salvi. Aveva detto di cercarla, di mettere annunci. Ma i carabinieri li ha avvisati?
In caserma? Non ci ho pensato.
Sei mesi? Perdere un cane da cinquemila euro e non chiamare?
Pensavo che tornasse da sola!
Salvi si fece serio:
Signora, mi mostri i suoi documenti.
Quali documenti?
Carta didentità. E lindirizzo.
Lei scavò nella borsetta, mani tremanti.
Ecco.
Salvi controllò:
Sì, abita davvero in viale Montenero, palazzo passa, interno ventitré.
Quando ha perso il cane di preciso?
Sei mesi fa, più o meno.
Giorno preciso?
Forse il venti gennaio. O ventuno.
Presi il cellulare:
Io lho trovata il ventitré gennaio. E già stava là da quasi un mese.
Quindi, si era persa ancora prima.
Magari sbaglio la data! la donna diventava sempre più nervosa.
Poi cedette:
Va bene! Va bene, tenga pure il cane! Ma io le volevo davvero bene!
Silenzio.
Come è potuto succedere? domandai piano.
Mio marito voleva cambiare casa. In affitto non accettavano animali. Vendere non siamo riusciti non era di razza. Così la lasciai davanti al supermercato. Speravo qualcuno la prendesse.
Mi sentivo rivoltare dentro.
Lavete abbandonata?
Lho solo lasciata. Non abbandonata! Sapevo che la gente buona lavrebbe presa.
E ora, perché la vuole indietro?
La donna sobbalzò:
Ho divorziato, lui se nè andato. E sono rimasta sola. Mi manca Bianca. Le volevo bene.
La guardavo, incredulo.
Amore? ripetei a voce bassa. Gli amati non si abbandonano.
Salvi chiuse il taccuino.
Tutto chiaro. Per i documenti il cane appartiene al signor controllò il mio documento, Bottini. Lha curata, registrata, mantenuta. Legalmente non ci sono dubbi.
La donna pianse.
Ma ho cambiato idea! La voglio indietro!
Ormai è tardi, replicò il maresciallo. Chi abbandona, abbandona.
Mi sedetti accanto a Leda, labbracciai.
Ci sono, piccola. Ora tutto va bene.
Posso almeno accarezzarla una volta? domandò la donna. Lultima?
Guardai Leda. Si abbassò, stretta a me.
Vede? Ha paura di lei.
Non lho fatto apposta. È stata la situazione.
No. Le situazioni si creano. Lei ha voluto abbandonarla, e ora vorrebbe tornare indietro solo quando le fa comodo.
La donna pianse:
Capisco. Ma sto male, da sola.
E secondo lei come si è sentita la cagnolina, un mese intero a sperare che tornasse?
Silenzio.
Bianca, la chiamò flebilmente lultima volta.
Il cane rimase impassibile.
La donna si voltò, e andò via, a passo svelto, senza mai guardarsi indietro.
Salvi mi diede una pacca sulla spalla:
Hai fatto bene. Si vede che ti vuole bene.
Grazie. Per aver capito.
Figurati. Anche io amo i cani. So cosa vuol dire.
Rimasi infine solo con Leda.
Ecco, le accarezzai la testa. Nessuno ci dividerà più, te lo prometto.
Leda mi guardò nei suoi occhi non cera solo gratitudine, ma quellamore infinito che solo un cane può donare.
Amore vero.
Torniamo a casa?
Lei abbaiò allegra e mi seguì passo passo.
Per strada pensai a una verità: la donna aveva ragione almeno in una cosa. Le circostanze possono cambiare. Puoi perdere lavoro, casa, soldi.
Ma ci sono cose che non si possono perdere. La responsabilità, lamore, la compassione.
A casa, Leda si accoccolò sul suo tappetino preferito. Misi su la moka, mi sedetti accanto.
Lo sai, piccola, dissi con dolcezza, forse è stato davvero meglio così. Ora sappiamo di avere bisogno luno dellaltro.
Leda sospirò, serena.





