Le donne felici sono sempre splendide
Allora, ascolta questa storia. C’era una volta una donna di nome Donatella, che viveva a Firenze. A quarantanni si trovò sola: sua figlia, Ludovica, studiava alluniversità a Milano. Due mesi fa suo marito, Marco, era rientrato dal lavoro e, senza tanti giri di parole, le disse:
Me ne vado, Donatella. Mi sono innamorato.
Donatella rimase interdetta: Ma cosa dici? Di chi?
È la solita storia, dai. Ho incontrato unaltra donna, sto bene con lei, vicino a lei mi scordo completamente di te. Non insistere, ho già deciso, disse Marco con una naturalezza che faceva quasi male.
Insomma, fece la valigia in fretta e se ne andò. Solo dopo, pensandoci meglio, Donatella capì che lui progettava la fuga da tempo: aveva cominciato piano piano a portarsi via la roba, ma quel giorno la chiusi tutta di fretta in una valigia e sbatté la porta.
Donatella piangeva, si sentiva persa e pensava che ormai la sua vita fosse finita, che niente di bello potesse succederle ancora. Parlare con qualcuno? Proprio no. Il telefono squillava, sua figlia la chiamava, anche la sua amica la cercava. Donatella rispondeva il minimo indispensabile e metteva giù subito. Anche al lavoro non aveva voglia di scambiare una parola coi colleghi, che la guardavano un po con compassione, un po con malizia.
Donatella sperava, in fondo al cuore:
Magari Marco si stufa di quella che glielha portato via, magari ritorna e io lo perdono Io lo amo, dopotutto.
Una domenica si svegliò presto, come sempre, ma rimase a letto senza nessuna voglia di alzarsi. Ma alla fine si tirò su. Verso le undici, squilla il cellulare.
Ma chi diavolo vuole chiamare questa domenica mattina pensò, lasciandolo squillare. Però, quasi senza pensarci, guardò lo schermo: numero sconosciuto. Mah, magari è Marco avrà perso il cellulare, o glielhanno rubato e ha cambiato numero… E se davvero vuole tornare? Magari dovevo rispondere.
Mentre ci pensava, il telefono squilla di nuovo.
Pronto? rispose forte.
Ciao! sentì una voce di donna, allegra e una vera forza della natura.
Pronto, chi è? chiese Donatella, di malumore.
Donatella, sempre tu che succede alla tua voce? Non si riconoscono più le vecchie amiche? Sono io: Rossella!
Un po delusa, Donatella aveva sperato di sentire il marito.
E allora
Donatella, ma che ti succede? Sei a posto?
No, non sono a posto, rispose e buttò giù, le lacrime erano un fiume.
Si sedette sul divano, cercando di calmarsi. Dopo un po, il campanello di casa suonò. Donatella quasi si lanciò, una speranza assurda nel cuore.
Magari Marco si è pentito pensò, correndo ad aprire.
Ciao! le sorrise una donna elegante che Donatella fece fatica a riconoscere: era la sua vecchia amica e compagna di scuola Rossella.
Lei sembrava uscita da una rivista: capelli in ordine, rossetto acceso, vestita con stile e un profumo inebriante che mise subito Donatella di buon umore. Rossella, dopo il diploma, era partita per Roma per studiare alluniversità e si erano riviste solo una volta, quindici anni fa. Eppure, a scuola erano inseparabili: danze, ragazzi, segreti
Rossella, sei uno schianto, scappò a Donatella.
Ciao cara! Sono sempre stata così, sei tu Rossella le lanciò uno sguardo dalla testa ai piedi. Allora, mi fai entrare o resto fuori?
Sì, entra pure, rispose Donatella, aprendo la porta.
Rossella non arrivò a mani vuote. Entrò in cucina e tirò fuori una bottiglia di Chianti, una torta e delle arance fresche.
Su, passami i bicchieri, festeggiamo: sono anni che non ci vediamo. Centanni, praticamente! Rideva e chiacchierava. Donatella, zitta zitta, sistemò la tavola e tagliò la torta.
Rossella aprì il vino, riempì i bicchieri: Brindiamo a noi! bevve, e anche Donatella, guardandola, trangugiò tutto.
Secondo bicchiere, Rossella propose di bere ancora per la loro amicizia. E dopo quello, Donatella si sciolse, tirò fuori tutto quello che aveva dentro. Rossella ascoltò, senza interrompere, poi alzò le spalle:
Donatella, pensavo fosse chissà quale tragedia.
E non lo è? Magari tu non capisci, non sei mai stata mollata da tuo marito, disse Donatella, mesta.
Ma figurati! Non è stato lui a mollare me, sono stata io la prima a lasciarlo. Ho scoperto che si vedeva con una giovane, lho mandato subito a casa sua e chiesto il divorzio. Credeva di poter fare il furbo, invece
Forse non lo amavi.
Eccome se lo amavo, rispose Rossella, ma quando mi tradiscono non ci penso due volte. Se ti tradiscono, non è amore.
Mamma mia, te la cavi sempre così facilmente.
Sei tu che ti complichi la vita, lo hai sempre fatto! E tua figlia?
Ludovica è universitaria, vive a Milano con mia zia.
Capito. E quel tuo gallo ha mollato sia te che sua figlia, e tu ancora soffri?
Ma lo amo
Basta, Donatella, ti tiro fuori da questa depressione.
Con cosa? Pillole non mi aiutano.
Ma dai, lascia perdere le pillole! Serve altro: cambio look, shopping, nuova storia damore.
Ah, Rossella
Dai, preparati! Andiamo al centro commerciale, poi dal parrucchiere. Niente scuse! E hai qualche soldo? Magari un gruzzoletto?
Sì, qualcosa cè. Stavamo mettendo via per comprare una macchina nuova per Marco.
Che si arrangi Marco, si goda la sua vecchia auto! Tu devi fare domanda di separazione e smetterla di pensare a lui. Nemmeno perdonarlo devi! E se vuoi, ci prendiamo pure metà della vecchia macchina.
No vabbè, può tenersela, rispose Donatella, Rossella, ma sei tornata da Roma per sempre? Non dici nulla
Sì, per sempre. Non voglio più vivere lì Dài, svestiti, usciamo e diamo il via alle danze in centro! Ah, ho sentito Rita Galli, ha detto che fra una settimana c’è la rimpatriata degli ex compagni di liceo. Dobbiamo andarci! Parecchi torneranno e, a proposito, diversi nostri uomini sono divorziati Ti ricordi di Vittorio che ci provava con te dal terzo anno?
Ma Rossella, chi vuoi che mi noti ormai? Sono vecchia e malmessa.
Su, Donatella, non dire così! Devi volerti bene. Nel giro di poco ti facciamo tornare fiammante rideva Rossella, infilandosi la giacca. Lo sai che mia zia Caterina, che abita vicino a tua mamma? Si sposa per la quinta volta, ma è indecisa: due corteggiatori e non sa chi scegliere.
Dopo una giornata così, Donatella non si riconosceva allo specchio.
Che trasformazione incredibile nuovo colore di capelli, taglio cortissimo. Mai avrei pensato che mi stesse così bene. Sembro davvero giovane e bella. Menomale che Rossella mi ha costretta uscire, se no sarei ancora stesa sul divano.
Il ritrovo degli ex compagni era in un bel caffè del centro, quasi tutti cerano tranne chi proprio non ce la faceva dai paesi lontani. Molti non riconoscevano Donatella, ma Vittorio distinto, sicuro di sé non la toglieva gli occhi di dosso.
Donatella, non ti avevo riconosciuta! Sei davvero bellissima, più che ai tempi del liceo. Mi sei sempre piaciuta, te lo ricordi? Ma tu hai scelto Marco e lui dovè?
Non cè più, mi ha mollato, rispose Donatella, sorridente.
Ma che scherzi? Donatella, nessuno lascia una donna così! si stupì Vittorio.
Fidati, succede. Ma ora è meglio così.
Ne sono certo. Anchio sono divorziato, sono due anni ormai. Avevo problemi col lavoro e mia moglie, che pensava fossi un fallito, mi ha lasciato per uno più giovane. Adesso ho rimesso tutto in piedi e va meglio di prima.
Un giorno, passeggiando sul Lungarno con Vittorio dopo il teatro, Donatella vide Marco avvicinarsi, magro e solo. Marco tirava avanti ma sembrava non riconoscerla subito.
Scommetto che non gliela fa bene quella là pensò Donatella.
Quando Marco le passò accanto, incontrarono lo sguardo. Sulle sue labbra una domanda: è lei o no? Passarono, poi sentì:
Donatella?
Lei si voltò piano, sorrise e disse:
Ah, ciao Marco Ti presento: questo è Vittorio, il mio futuro marito, lo riconosci?
Ciao no, non ti avrei mai riconosciuta, disse Vittorio. Sono felice di conoscerti.
A Marco cadde la mascella. Donatella, sorpresa anche lei, visto che Vittorio in realtà non le aveva ancora proposto niente, sorrise.
Come va? chiese Donatella, allegra.
Eh, abbastanza bene Sei cambiata tantissimo! Sei uno splendore.
Donatella lo guardò, prese il braccio di Vittorio e disse sorridendo:
Ma lo sai, le donne felici sono sempre splendide.
Allora va tutto bene? mugugnò Marco, sconfitto.
Certo! E sarà ancora meglio, e, senza voltarsi, si allontanò insieme a Vittorio, sentendo il peso dello sguardo di Marco sulla schiena.






