Ti racconto una storia che mi sta davvero a cuore, sai di quelle che ti lasciano tra il sorriso e il magone? Allora, tutto comincia con Enrico, che non ha mai voluto credere che Martina fosse davvero sua figlia. Marta, sua moglie, lavorava in un piccolo alimentari in paese, e la gente chiacchierava dicendo che spesso si fermava in magazzino con altri uomini… Sai come sono i paesini, le voci corrono. Così Enrico si era convinto che quella bambina minuta non poteva essere suo sangue. E, purtroppo, il distacco che lui aveva da Martina era diventato una specie di ostilità… nessuno la sopportava, tranne il nonno.
Martina aveva solo il nonno Guglielmo dalla sua parte.
Da piccolina, Martina si ammalava spesso, sempre magrolina e delicata, sembrava che il vento potesse portarsela via. Enrico ripeteva sempre: “Né nella mia né nella tua famiglia ci sono bambini così piccoli… questa è una pulce.” Con il tempo, anche Marta ha iniziato a essere fredda con la figlia, come se lantipatia delluomo si fosse attaccata pure a lei.
Lunico che veramente stravedeva per Martina era il nonno Guglielmo. Viveva in una casetta allestremità del paese, proprio sul limitare del bosco. Guglielmo è stato forestale una vita, e anche da pensionato pareva che il bosco fosse il suo vero rifugio. Raccoglieva more, erbe aromatiche e piante medicinali, e dinverno portava un po di pane agli animali selvatici. In paese lo guardavano con un misto di timore e rispetto, qualche volta diceva cose che poi succedevano davvero, e tutti si rivolgevano a lui per rimedi naturali e decotti.
La moglie laveva persa da ormai tanti anni, e il cuore glielo riempiva il bosco e Martina. Quando la nipote ha iniziato la scuola, viveva più dal nonno che con i genitori. Lui le insegnava tutto sulle piante, le radici, i fiori… Martina era sveglia, assorbiva tutto con una facilità incredibile. Se qualcuno le chiedeva che cosa voleva fare da grande, rispondeva sicura: “Voglio curare la gente.” Marta però diceva che non poteva permettersi di farla studiare, troppi soldi, sai comè. Ma il nonno la rincuorava sempre: “Non preoccuparti, vedrai che ce la facciamo. Al massimo vendo la mucca.”
Prima di morire, il nonno le ha lasciato casa e una promessa di felicità.
La figlia Marta non andava quasi mai a trovare suo padre, ma un giorno si è presentata di punto in bianco, disperata. Suo figlio, Andrea, aveva perso un sacco di soldi a poker in città. Aveva preso anche qualche sberla e gli avevano detto che doveva mettere insieme i soldi in qualsiasi modo. Così Marta, senza tanti complimenti, è corsa dal padre a chiedere aiuto.
“Quando ti serve, allora ti ricordi dovè casa mia?” ha detto Guglielmo, serio come non mai. “Per anni ti sei scordata che esistevo.” E niente, ha rifiutato di darle i soldi: “Non pago io i debiti di tuo figlio; devo pensare a farmi studiare la mia nipotina.” Marta era furibonda, ha sbraitato che non voleva saperne più nulla di loro e se nè andata sbattendo la porta.
Per la scuola di infermiera, quando Martina poi è stata presa, la madre e il padre non le hanno dato neanche dieci euro. Solo il nonno lha aiutata. Martina si è sempre tirata su anche grazie alla borsa di studio, perché studiare le veniva naturale.
Prima che lei completasse gli studi, Guglielmo si è ammalato. Sentendosi vicino alla fine, le ha spiegato che le avrebbe lasciato la casa, e lha raccomandata di trovare lavoro in città, ma di non trascurare mai la casetta. “Una casa vive solo se chi ci abita ci mette il cuore, soprattutto dinverno, col fuoco acceso nel camino. Non aver paura di dormire qui da sola: è qui che la tua fortuna ti troverà. Sarai felice, tesoro mio,” le ha detto. Chissà, forse davvero sapeva.
E il suo augurio si è avverato.
Guglielmo se nè andato in autunno. Martina ha cominciato a lavorare come infermiera nellospedale del distretto. Nei weekend andava nella vecchia casa del nonno per accendere il camino, specialmente dinverno. Aveva abbastanza legna per anni, il nonno ci aveva pensato per tempo.
Un fine settimana, quando aveva due giorni liberi e non voleva restare nella stanza che affittava dagli zii di una sua amica, è partita per il paese. Arrivata di sera, la notte si è scatenata una bufera di neve da film. La mattina dopo nevicava ancora e il vento si era placato appena. Allimprovviso sente bussare, si spaventa un po e apre la porta: davanti a lei cera un ragazzo mai visto, Giovanni. “Buongiorno, potrei avere una pala? Ho la macchina bloccata davanti casa vostra.” Martina lo invita a prendere la pala accanto al portico. Offrendosi di aiutarlo, lui la guarda sorridendo e scherza: “Non vorrei che ti imbucassi pure tu sotto la neve!”
Giovanni se la cavava bene con la pala, rimette in moto la macchina, ma fa solo pochi metri e si blocca di nuovo. Allora lo invita dentro a bere un tè caldo, tanto la tempesta sarebbe finita presto, lì la strada si liberava in fretta, passava sempre qualcuno.
Il ragazzo ci pensa su, poi accetta e la segue in casa. “Non hai paura a stare qui da sola, vicino al bosco?” chiede. Martina gli racconta che ci va solo nei weekend, lavora in città, e si stava chiedendo come fare a tornare se la corriera non fosse passata. Giovanni, che le dice di vivere pure lui nel capoluogo, si offre di darle un passaggio, tanto deve tornare pure lui. Martina accetta.
Un giorno di ritorno dal lavoro, decide di fare una passeggiata a piedi e guarda un po, si ritrova Giovanni accanto, sorridente. “Deve avere qualche incantesimo il tè alle erbe che mi hai fatto, sai? Non riuscivo a togliermi la voglia di rivederti… e magari di riprovare il tuo tè magico!”
Non hanno mai fatto una grande festa di nozze, Martina non voleva. Giovanni prima insisteva, poi ha capito anche lui. In compenso tra loro cera un amore vero, dolce e robusto come il pane appena sfornato. Martina ha scoperto che a volte, non solo nei romanzi, gli uomini riescono davvero a portare le loro donne in braccio. Quando è nato il loro primo figlio, in ospedale si stupivano che da una mamma così minuta fosse venuto fuori un bambino così forte! E quando chiedevano come lavrebbero chiamato, Martina rispondeva con un sorriso tenero: “Sarà Guglielmo, come una persona davvero speciale.”






