Leonida non credeva che Irina fosse sua figlia: Viera, la moglie, lavorava al supermercato e si diceva spesso chiusa nel retro con uomini diversi. Così il marito non credeva che la minuta Irina fosse sua e non l’ha mai amata. Solo il nonno ha aiutato la nipote e le ha lasciato la casa. Da bambina, Irina era fragile e malata, e con il tempo anche la madre ha preso le distanze. Solo il nonno Matteo, ex guardaboschi, le voleva bene: viveva ai margini del paese e raccoglieva erbe curative, aiutando tutti come sapiente erborista. Dopo la morte della moglie, il bosco e la nipote erano la sua consolazione. Irina visse sempre più dal nonno, imparando le proprietà delle erbe e promettendo che avrebbe curato le persone, mentre la madre diceva di non poterle pagare gli studi. Il nonno però rassicurava: avrebbe aiutato lui, anche vendendo una mucca, se necessario. Un giorno sua figlia tornò a casa solo per chiedere soldi, ma Matteo rifiutò: doveva pensare a Irina. La madre, furiosa, tagliò i rapporti. Irina studiò infermieristica e solo il nonno la supportò, lasciandole la casa e predicendole una vita felice: “Non temere di dormire qui, sarà la tua casa a portarti fortuna e amore”. E la profezia si realizzò: dopo la morte del nonno, Irina divenne infermiera e nei weekend tornava al villino. Una sera di neve aiutò un giovane rimasto bloccato davanti a casa, Stanislao, che poi la seguì in paese e la corteggiò. Niente nozze, solo vero amore: anche in ospedale si stupirono quando Irina, così delicata, diede alla luce un bambino robusto che chiamò Matteo, come il nonno che le aveva lasciato casa e felicità.

Leonardo non riusciva proprio a credere che Irina fosse sua figlia. Vera, sua moglie, lavorava al supermercato del paese. Le chiacchiere la volevano spesso chiusa nel retro con uomini che non erano suo marito. Per questo Leonardo non credeva che la minuta Irina fosse davvero figlia sua. E la bambina, per lui, era diventata uno sgradito ospite. Solo il nonno la amava e le lasciò in eredità la sua casa.

Irina amava solo il nonno
Da bambina Irina si ammalava spesso. Era fragile, di statura minuscola. Né nella mia famiglia né nella tua cè gente così piccola, diceva Leonardo. Questa bambina pare spuntata da un vaso di fiori. Col tempo, anche la madre si lasciò infettare dallindifferenza del padre.

Chi davvero voleva bene a Irina era solo il nonno Matteo. La sua casa sorgeva allestremo limite del paese, proprio ai confini coi boschi. Matteo era stato tutto la vita guardaboschi. Anche da pensionato si avventurava quasi ogni giorno tra gli alberi, raccogliendo bacche, erbe medicinali, e dinverno portando cibo agli animali. In paese lo ritenevano un po strano e qualcuno lo temeva. Aveva fama di fare previsioni che puntualmente si avveravano. Eppure andavano da lui per le sue miscele di erbe curative.

La moglie di Matteo era morta da molti anni. Il bosco e la nipote erano la sua consolazione. Dopo che Irina iniziò le elementari, perlopiù viveva con il nonno, che le insegnava le proprietà delle piante e delle radici. Irina era brillante a scuola e a chi le chiedeva che mestiere avrebbe voluto fare, rispondeva: Curare la gente. La madre però sbuffava che non aveva i soldi per la sua istruzione. Ma il nonno la rassicurava: Non sono povero, e se serve venderemo la mucca.

Lasciò in eredità alla nipote la casa e il desiderio di felicità
Vera, la figlia di Matteo, si faceva vedere di rado. Un giorno comparve inaspettata alla porta del padre, i lineamenti tirati dalla disperazione: suo figlio aveva perso tutti i soldi a carte, in città, e lo avevano picchiato e minacciato di riscuotere a ogni costo.

Ti ricordi del mio indirizzo solo quando ti serve? disse severo Matteo. Non hai mai fatto visita per anni. E negò aiuto: Non ho intenzione di ripianare i debiti di Andrea. Preferisco pensare al futuro di Irina.

Vera andò fuori di sé. Non voglio più vedervi, per me non siete più né padre né figlia! urlò, poi si gettò via dalla porta. Quando Irina fu ammessa allistituto medico, i genitori non le diedero nemmeno un euro. Solo il nonno la aiutò. E la borsa di studio le fu preziosa, perché Irina studiava con passione.

Alla vigilia della laurea, Matteo si ammalò. Sentendo avvicinarsi la fine, raccontò a Irina che la casa sarebbe stata sua. Le raccomandò di cercare lavoro in città, ma di non scordare mai la casa del bosco La casa vive solo finché dentro aleggia lo spirito di chi ci abita. Ricordati di accendere la stufa dinverno. Non aver paura di dormire qui da sola. È qui che troverai la tua fortuna, profetizzò Matteo. Sarai felice, piccola mia. Forse lui sapeva.

La profezia di Matteo si avverò
Matteo morì in autunno. Irina lavorava come infermiera allospedale di provincia. Nei weekend tornava alla casa del nonno. Quando faceva freddo accendeva la stufa: il nonno aveva preparato tanta legna che sarebbe bastata per anni. Il meteo annunciava tempesta di neve; Irina aveva due giorni liberi e non aveva voglia di restare nel piccolo appartamento affittava una stanza da parenti anziani di unamica dellistituto.

Arrivò al paese di sera. Quella notte scoppiò la bufera. Al mattino il vento si calmò appena, ma la neve continuava a cadere e aveva sommerso la strada. Dimprovviso sentì bussare con insistenza. Aprì la porta e trovò di fronte a sé un giovane mai visto. Buongiorno. La mia macchina è rimasta bloccata davanti casa sua. Ha una pala? chiese. Cè una accanto alla soglia, la prenda. Vuole che laiuti? propose Irina. Lo sconosciuto la guardò ironico e disse: Non vorrei mai che la neve seppellisse anche lei.

Il giovane si mise al lavoro con destrezza, ma la macchina non faceva che impantanarsi. Alla fine Irina lo invitò dentro per una tazza di tè caldo. Prima o poi la bufera smetterà. Non è una strada deserta, passano tante auto, cercò di rassicurarlo.

Il ragazzo, dopo un attimo desitazione, si lasciò convincere e seguì Irina dentro. Non ha paura a vivere qui da sola, al bordo del bosco? domandò. Irina gli spiegò che veniva solo nei weekend, lavorava in città. Come pensa di tornare domani? Se il bus non passa? Lui si offrì: Anchio domani devo tornare in paese, vivo lì. Posso accompagnarla. Irina acconsentì.

Quella sera, al ritorno dal lavoro, Irina decise di tornare a casa a piedi e una sorpresa la aspettava. Proprio accanto a sé, sulla strada, si materializzò il giovane: Ci devessere qualcosa di magico nel suo tè alle erbe, scherzò. Non potevo fare a meno di rivederla. Potrei sperare di averne unaltra tazza?

Non ci fu un vero matrimonio. Irina non lo volle. Allinizio il giovane insistette, poi cedette. Ma tra loro nacque un amore autentico. Irina capì che non era solo nei romanzi che gli uomini portano le mogli in braccio. Quando nacque il loro primo figlio in ospedale, tutti si meravigliavano; una madre così minuta, e un bimbo così forte! Alla domanda su quale nome avrebbe scelto, Irina rispose: Si chiamerà Matteo, in onore di una persona molto speciale.Il giorno del battesimo, una nevicata leggera ricopriva il paese e il bosco di una luce candida, come a voler custodire quel nuovo inizio. Irina, col piccolo Matteo tra le braccia, si fermò davanti alla casa del nonno. Lasciò che il silenzio della neve, interrotto solo dal respiro del suo bambino, la avvolgesse. Sentì in fondo al cuore quella felicità che il nonno le aveva promesso.

Sul battente della porta, appoggiata per la prima volta da allora, Irina si accorse di un ramo di ginepro intrecciato un segno che il nonno era passato anche dopo, invisibile e discreto. Sorrise: la casa era viva, la stirpe continuava. Ogni volta che il vento muoveva le tende, Irina sentiva la voce di Matteo che mormorava antiche filastrocche e promesse.

Da quel giorno, nessuna solitudine la impaurì più. Nel bosco, Irina insegnò a suo figlio le stesse cose ricevute: le erbe, le radici, il coraggio di restare fedeli a se stessi. E quando accendeva la stufa durante linverno, sapeva che quella fiammella era la loro fortuna: leredità più grande, lamore che non si spegne mai.

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Leonida non credeva che Irina fosse sua figlia: Viera, la moglie, lavorava al supermercato e si diceva spesso chiusa nel retro con uomini diversi. Così il marito non credeva che la minuta Irina fosse sua e non l’ha mai amata. Solo il nonno ha aiutato la nipote e le ha lasciato la casa. Da bambina, Irina era fragile e malata, e con il tempo anche la madre ha preso le distanze. Solo il nonno Matteo, ex guardaboschi, le voleva bene: viveva ai margini del paese e raccoglieva erbe curative, aiutando tutti come sapiente erborista. Dopo la morte della moglie, il bosco e la nipote erano la sua consolazione. Irina visse sempre più dal nonno, imparando le proprietà delle erbe e promettendo che avrebbe curato le persone, mentre la madre diceva di non poterle pagare gli studi. Il nonno però rassicurava: avrebbe aiutato lui, anche vendendo una mucca, se necessario. Un giorno sua figlia tornò a casa solo per chiedere soldi, ma Matteo rifiutò: doveva pensare a Irina. La madre, furiosa, tagliò i rapporti. Irina studiò infermieristica e solo il nonno la supportò, lasciandole la casa e predicendole una vita felice: “Non temere di dormire qui, sarà la tua casa a portarti fortuna e amore”. E la profezia si realizzò: dopo la morte del nonno, Irina divenne infermiera e nei weekend tornava al villino. Una sera di neve aiutò un giovane rimasto bloccato davanti a casa, Stanislao, che poi la seguì in paese e la corteggiò. Niente nozze, solo vero amore: anche in ospedale si stupirono quando Irina, così delicata, diede alla luce un bambino robusto che chiamò Matteo, come il nonno che le aveva lasciato casa e felicità.