L’Ermitana

– Hai sentito che quella strana signora al primo piano è in realtà un mostro? Andrea, senza scompigliare il suo bastoncino di cioccolato, mordeva ancora. Marco non capiva mai come Andrea riuscisse a masticare tutto, qualunque fosse la situazione. Andrea inghiottiva dolci a lezione, nei pomeriggi e anche dopo scuola. Una volta ha sgranocchiato una caramella proprio durante un compito di matematica, e la maestra di matematica gli ha dato una bella rimprovero.

Marco, quasi dimenticando il suo bastoncino, ha fissato Andrea:
– Che cosa? Che mostro?
– È proprio reale! Sulla testa ha delle squame di serpente invece dei capelli e di notte mangia i bambini! Hai sentito che in città i ragazzi scompaiono?
Marco aveva sentito al telegiornale parlare di due ragazzini di circa dieci anni spariti da settimane. Ma cosa ci faceva Andrea a parlare così? Un alunno di terza media che ancora crede a queste storie?

Le parole di Andrea gli giravano in testa tutto il giorno. Sceso al suo appartamento al settimo piano (Andrea viveva al nono), Marco non riusciva a concentrarsi sui compiti e pensava solo alla vicina. La donna era davvero strana: usciva dal suo bilocale al primo piano solo la sera o quando pioveva, sempre avvolta in un cappotto scuro con il cappuccio tirato sul volto. Nessuno sapeva il suo nome, quanti anni avesse o che lavoro facesse, e le finestre erano sempre coperte da tende nere. Se qualcuno incontrava la signora in corridoio, lei lo ignorava, con la testa china, senza una parola.

Perfino le nonne del palazzo non la conoscevano, la chiamavano pazza e solitaria. Una volta Marco ha sentito una di loro raccontare:
– Sono tornata dal mercato con le borse pesanti, e questa pazza esce dal suo appartamento, si appoggia al muro e mi fissa solo con gli occhi dal cappuccio. Nessun ciao, nessun arrivederci!
– Sì, è strana, se ne scansa dalla gente come se fosse una pestilenza. Lho vista alle undici di sera uscire dal palazzo come unombra. Dove va di notte, chissà? Passa tutta la giornata chiusa in casa.
– Che vuoi farci, è proprio una solitaria!

La mattina, in storia, il prof ha chiamato Marco alla lavagna; lui ha balbettato qualcosa su Giovanni il Saggio, fingendo di sapere qualcosa, ma linsegnante ha capito e gli ha messo un due. Che sfiga! E poi il bullo di corridoio, Luigi, ha iniziato a chiamarlo Andrea il Grasso. I suoi scagnozzi, Tommaso e Giorgio, gli hanno strappato il panino al cioccolato che stava per mangiare e lhanno lanciato avanti e indietro.

– Ridammi il croissant! ha urlato Marco, sapendo che stava per finire nei guai. Non poteva lasciare il suo amico in difficoltà, lo difendeva sempre. Luigi, con una faccia beffarda, ha replicato:
– Oh, il Sottile difende il Grasso!

Così li chiamavano tutti: Il Grasso e il Sottile. I due erano inseparabili, seduti allo stesso banco, andavano a scuola insieme. Marco era magro, sembrava più giovane, e accanto allAndrea paffuto pareva un ragazzino di plastica.

Marco ha cercato di afferrare il croissant da Luigi, quasi ci è riuscito, ma è caduto sbattendo contro il globo che era sul banco dellinsegnante. Il globo si è rotto in due, spaccandosi lungo una crepa. Proprio in quel momento è entrata la prof di geografia

Il globo non si è fatto male, ma la professoressa ha detto, come era prevedibile:
– Marco, resta qui.

Il ragazzo è andato al banco, evitando lo sguardo della prof.
– Marco, cosa stai combinando? Sei un bravo ragazzo
Ha fatto una pausa carica di significato; Marco ha sentito la tensione e ha quasi voluto nascondersi sotto il banco, temendo di finire dal preside o di ricevere una chiamata da sua madre. Con i genitori già pronti a sgridarlo per la media, era già una giornata rovinata.

Fortunatamente la prof ha detto:
– Non chiamerò i genitori, ma dovrai aiutarmi a sistemare i libri dopo la lezione.

– Va bene, Signora Bianchi ha sospirato Marco, guardando le sue scarpe.

Purtroppo, subito dopo la scuola, Andrea è stato portato dal dottore, così non ha potuto restare a condividere la punizione con Marco. Dopo le lezioni, i ragazzi hanno corso a prendere gli zaini, e Marco, guardando la confusione nei corridoi, si è diretto verso lufficio della prof.

Lei lo ha fatto spostare libri dalla biblioteca e poi a sistemare la classe. Ci sono volute più di due ore; quando è uscito, era già buio e piovoso. Il ritorno a casa è stato lento, con la pioggia che gli infilava il cappotto.

Marco si lamentava: Perché la vita è così ingiusta? Difendo lamico e finisco io lultimo a subire. Il bullo non è stato punito, anche se era lui il colpevole.

Mentre camminava nel parco, solo, ha pensato alla vicina del primo piano. Se fosse uscita a caccia di ragazzini soli, con gli occhi di serpente che brillano al buio? Lidea gli ha fatto accelerare il passo. Un brivido gelido lo ha attraversato, non era solo il vento e la pioggia.

Improvvisamente ha sentito una voce maschile dietro di lui:
– Ehi, ragazzo, aspetta! fermati!

Marco sapeva che parlare con sconosciuti non era una buona idea, ma la voce lo ha fatto sobbalzare. Il suo zaino, pesante come un sasso, gli tirava indietro la schiena. I passi si avvicinavano, il terreno sotto i suoi piedi scricchiolava.

Qualcosa ha afferrato il suo zaino da dietro; una mano strana lo ha tirato indietro. Si è girato e ha incontrato negli occhi un uomo dallaspetto spaventoso, con il cappuccio.

Luomo ha sorriso beffardo:
– Che corri? Volevo solo parlare.

Marco, senza voce, sente il proprio cuore battere più forte. Luomo ha una mano dietro la schiena, cosa nascondere? Un coltello? Una pistola?

Il parco è vuoto, le luci non funzionano, solo la pioggia che batte sui banchi. Allimprovviso, dalle siepi è saltato un altro tizio più piccolo, anche lui con il cappuccio, e ha attaccato il primo. Lattaccante ha lasciato andare luomo, e Marco è rimasto immobile, i piedi inchiodati al suolo. Il tempo sembrava fermarsi, mentre le due ombre si fronteggiavano sul sentiero.

Il più piccolo ha alzato una mano, da cui è uscita una striscia di stoffa puzzolente, odorosa come il detergente per finestre. Marco è quasi svenuto, ma poi è successo qualcosa di inspiegabile: le luci dei lampioni si sono accese, illuminando la scena di una luce gialla spettrale. Il piccolo ha tirato fuori i capelli lunghi, scuri, ed è comparsa una donna.

Era proprio la vicina del primo piano! Marco laveva vista poche volte: pallida, magra, con il cappuccio nero. Ora il viso era insanguinato, e dal suo bocca spuntavano due zanne lunghe. Senza esitazione ha pulito il sangue dal labbro con il manico del cappotto, come se fosse burro, e si è avvicinata a Marco, che si è ritirato indietro spaventato.

Con gli occhi di serpente che brillavano, la donna è sparita nelle siepi, lasciando sul marciapiede bagnato il corpo senza vita del suo aggressore, il collo col sangue, una macchia scura che si allargava lentamente. La striscia puzzolente giaceva sola, senza più utilità.

Dopo qualche attimo Marco è riuscito a scappare dal parco, correndo più veloce che mai. In cinque minuti è tornato a casa, spezzato, appoggiandosi alla porta per prendere fiato. Per fortuna i genitori non cerano, altrimenti non sapeva come spiegare da dove fosse venuta la fuga.

Ha deciso di non raccontare nulla, neanche ad Andrea. Quella storia nel parco non entrava in testa. Forse Andrea aveva ragione sul mostro, ma la parte delle squame era uninvenzione; la vicina non mangiava bambini, preferiva gli adulti.

Il vampiro esiste? Forse è stato lui a salvare Marco, non il contrario, come nei film. Marco era certo che nessuno gli crederebbe: i genitori direbbero è solo fantasia, e Andrea penserebbe che il vampiro fosse lì per mangiarlo, non per salvarlo. La vicinavampiro lo aveva lasciato vivo, e lui non capiva il perché.

Da quella sera Marco ha passato le serate davanti alla TV, temendo di perdere il telegiornale che potesse parlare del corpo trovato nel parco. Ma nulla è stato detto. Dopo tre giorni, le notizie hanno citato brevemente il ritrovamento dei due ragazzi scomparsi nella casa di un uomo morto, senza menzionare come fosse morto o dove fosse il corpo. Probabilmente hanno voluto evitare panico: un vampiro in giro spaventerebbe più della sparizione di bambini.

Marco ha capito che la TV non avrebbe detto altro e ha smesso di seguirla. Col tempo il ricordo è sbiadito, sostituito dai compiti, dalle vacanze di Natale e dal chiasso delle feste.

Alla fine di dicembre è caduta la neve. Marco e Andrea, dopo la lezione di scacchi, stavano per entrare in casa quando la vicina è uscita di nuovo dal palazzo. Andrea, assorto nel raccontare la sua partita vincente, non lha notata. Negli ultimi mesi Andrea era più sobrio: il dottore gli aveva consigliato di limitare dolci, aveva perso peso e Luigi non lo prendeva più in giro.

Marco, a metà della chiacchierata, ha guardato la vicinavampiro. Quando i ragazzi si sono avvicinati, lei ha lanciato a Marco uno sguardo veloce dal cappuccio e ha proseguito. Il ricordo del volto insanguinato e delle zanne lo ha fatto rabbrividire. Ora sembrava solo una donna pallida, senza zanne né occhi gialli; le labbra erano solo una leggera curva.

– Guarda, è la solitaria del primo piano! ha esclamato Andrea, finalmente distratto.
– Sì è lei
– Oggi sembra più amichevole, non ha nemmeno abbassato la testa! Forse è sazia!

Marco non ha risposto, ma prima di entrare ha voltato le spalle e ha osservato la figura scura che scompariva sul marciapiede, quasi dissolvendosi tra i fiocchi di neve che cadevano.

Il racconto è finito, ma la strana vicina rimane ancora lì, tra i biocchi di neve e le ombre dei lampioni.

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