ERRORE FORTUNATO
Sai, sono cresciuto senza papà, solo con la mamma e la nonna che si sono sempre occupate di me. Già da quando andavo allasilo, sentivo la mancanza di una figura paterna. E alle elementari che gelosia verso i miei compagni che camminavano mano nella mano con quei papà alti e forti, giocavano, andavano in bicicletta insieme, si facevano portare in braccio E ogni volta che vedevo un papà che baciava la figlia o il figlio, ridevano insieme Dio, pensavo: Ma questa sì che è felicità!
Il mio di papà lho visto solo in una foto, anche lui sorrideva però non a me. Mamma diceva che lavorava come ricercatore in Antartide, lontano, così lontano che non poteva proprio venire a trovarci. Diceva anche che spediva regali per i miei compleanni ogni anno.
In terza elementare però ho capito, con tanta amarezza, che quel papà polare in realtà non esisteva non era mai esistito! Una sera sentii mamma dire alla nonna che non ce la faceva più a mentire: non voleva continuare a fare regali da parte del papa, che ormai da tempo ci aveva abbandonate. E, pensa, con tutti i soldi che aveva, non mi aveva mai chiamato, né fatto gli auguri, né per Natale né per il mio compleanno.
A Matteo piacciono così tanto queste feste! Sono gli unici giorni in cui si sente un po amato, anche se da una figura lontana e quasi inventata disse mamma alla nonna.
Allora, prima del mio compleanno, dissi a mamma e nonna che non volevo più regali dal papà: vi prego, fatemi solo la mia torta preferita, la Torta Paradiso, e basta.
Noi stavamo molto attenti alle spese, vivevamo con gli stipendi non troppo alti di mamma e nonna. Così, quando entrai alluniversità, per arrotondare lavoravo come facchino alla stazione e in qualche negozio.
Un giorno, il mio vicino Marco mi propose di sostituirlo: dovevo fare Babbo Natale negli asili e nelle famiglie che chiedevano lanimazione natalizia. Gli asili li scartai subito: lì bisogna fare piccoli spettacoli e lavorare in coppia con la Befana troppo complicato! Invece accettai di andare negli appartamenti, uno alla volta, come Babbo Natale il giorno di Capodanno.
Marco mi diede un taccuino con poesie, indovinelli e indirizzi. Era facile, memorizzai tutto presto; più complicato era la paura di fare una figuraccia! Ma, sorprendentemente, la prima volta andò bene. Tornai a casa stanco, ma soddisfatto e quando contai quanto avevo guadagnato non ci potevo credere! In una settimana avevo messo da parte quello che non avevo neanche lavorando per mesi tra scatoloni e casse pesanti.
Così da allora ogni inverno facevo il Babbo Natale, mentre destate lavoravo nelle squadre di studenti ai cantieri edili.
Finché studiavo, la vita sentimentale non era proprio al centro dei miei pensieri; avevo altre priorità: studiare, lavorare un po ovunque. Le ragazze non mancavano, ma non arrivai mai al matrimonio. Quando finirò luniversità, troverò un lavoro serio, un buono stipendio, sistemerò casa allora potrò pensare alla famiglia, mi ripetevo.
Dopo la laurea, lavoravo come ingegnere, ma ancora non avevo una grande paga. Avevo un reddito discreto, ma non sufficiente per comprarmi una macchina usata che sognavo da tempo. Così decisi di riprendere il costume di Babbo Natale!
Mamma dalla soffitta tirò giù il mio vecchio cappotto rosso, lo lavò, ci aggiunse tanti brillantini sembrava quasi magico! La barba bianca era perfetta per nascondermi il viso. Aggiunsi delle sopracciglia folte e, guardandomi allo specchio, ero soddisfatto: Babbo Natale perfetto!
Mamma sospirò e mi disse: Matteo, è ora di avere dei figli tuoi, basta con quelli degli altri!
Ci sarà tempo, Mamma! risposi, salutandola con un bacio sulla guancia prima di uscire a lavorare.
A una settimana dal Capodanno pubblicai un annuncio sul Corriere della Sera locale: mi chiamarono in quindici famiglie.
Fatte le prime sei visite, lessi il prossimo indirizzo: via degli Ulivi, 12, interno 5.
Scendo dal tram e mi incammino verso la casa. Via degli Ulivi è quasi fuori città, poco illuminata. Ma trovo subito il civico 12, salgo al secondo piano e suono il campanello.
Mi apre un bambino di cinque-sei anni.
Sui prati vicino al bosco abita Babbo Natale nella sua casetta comincio con la solita filastrocca.
Ma lui mi interrompe: Noi Babbo Natale non labbiamo mai invitato!
Eh, ma a volte Babbo Natale va anche dove non lo chiamano, se ci sono bambini buoni! rispondo sorridendo, anche se ero un po confuso. La mamma o il papà sono in casa? chiedo.
No. Mamma è dalla nonna a fare una puntura, torna subito.
E tu come ti chiami?
Matteo.
Strano, come me. penso sorpreso.
Ma subito ricordo il mio ruolo, non posso dire al bambino che anche io mi chiamo Matteo io sono Babbo Natale!
Matteo, dovè la vostra albero di Natale?
In camera mia. Prende la mia mano e mi porta nella sua stanza la casa era davvero modesta.
Sul tavolino, al posto del vero albero, cera un rametto di pino dentro un barattolo, con piccole palline e una catena luminosa. Vicino cerano due foto identiche: un uomo e una donna.
Mi avvicino, guardo meglio e resto pietrificato in una delle foto, quello sono proprio io! No, impossibile! penso.
Guardo meglio: sì, sono proprio io nella foto delluniversità col giubbotto azzurro.
E laltra è di una ragazza Sofia Gornati. Lavevo conosciuta una estate mentre lavoravamo nei cantieri universitari.
Solo che la sua foto non era più da studentessa: una donna bellissima dagli occhi dolci ma un po tristi; somiglia tanto a quella Sofia allegra e giovane che ricordavo.
Chi sono questi? chiedo con la voce emozionata.
Mamma.
La tua?
Sì.
Si chiama Sofia? domando stupito.
Wow, sì! Come fai a saperlo? Allora sei davvero Babbo Natale? Io pensavo non esistesse!
E questo chi è? indico la mia faccia nella foto, già iniziando a capire che Matteo era mio figlio.
Questo è il mio papà! Lui è un vero esploratore, mamma dice che lavora sullenorme ghiacciaio e per questo non è qui con noi. Se nè andato quando ero piccolissimo, non lho mai visto e non ricordo niente però ogni anno mi manda regali per il compleanno e Natale. E anche in questo Capodanno troverò un regalo sotto il cuscino. Babbo Natale li nasconde sempre lì.
Rimango senza parole. Mi tornano in mente i ricordi del mio papà polare.
Ma allora tutte le mamme con papà che spariscono li spediscono in Antartide? E io ero diventato uno di loro.
Mi sentivo male, come se il destino mi avesse dato una pugnalata al cuore.
Ripensai a Sofia cera stata una storia intensa ma breve tra noi. Alladdio ci eravamo scambiati i numeri, ma una volta tornato a casa, avevo perso il telefono e non la chiamai mai più. Spesso pensavo a lei, ma tra gli studi, amici, ragazze la memoria aveva lasciato andare quel ricordo.
Lei invece non mi aveva dimenticato, viveva nella stessa città, crescerà da sola nostro figlio e teneva la mia foto accanto alla sua.
Stavo quasi per dire a Matteo che ero suo papà, quando si aprì la porta ed entrò Sofia:
Scusa Matteo, ho fatto tardi, la nonna aveva bisogno della puntura e abbiamo chiamato lambulanza, ora sono in ospedale.
Mi vide e sgranò gli occhi: Oh, noi Babbo Natale non labbiamo chiamato!
In quel momento scoppiai a piangere, avevo il cuore pieno di felicità. Mi tolsi la barba e la cappella, strappai le sopracciglia finte
Matteo?! Sofia era incredula.
Cadde sulla panca dingresso con le mani sul viso, piangendo a dirotto.
Ma quando vide Matteo, si riprese subito.
Io e lei spiegammo a nostro figlio che ero arrivato dallAntartide per farvi una sorpresa speciale.
Matteo impazziva dalla gioia: rideva, cantava, ci recitava poesie, ci teneva la mano tutto il tempo, quasi avesse paura che potessi sparire di nuovo.
Non pensò neanche al regalo, tanto sapeva che Babbo Natale lavrebbe messo sotto al cuscino.
Matteo si addormentò, e io e Sofia passammo tutta la notte a parlare, come se non ci fossimo mai separati.
La mattina, andando in negozio per comprare un altro regalo, mi accorsi che avevo sbagliato casa: ero entrato al civico 12A invece che al 12. Di notte non avevo visto la A!
Ma in realtà, era la casa giusta la più giusta per me!
Che errore fortunato, pensavo sorridendo. Ora siamo in tre, siamo felici davvero!
E mamma e nonna sono al settimo cielo per il nipotino Matteo Mattei!






