L’essenziale è restare insieme

Finalmente, Marco e Giulia avevano comprato casa. Dopo anni di affitti e la figlia Sofia che ormai aveva quasi cinque anni, il sogno si era avverato.

“Marco, sono così felice!” sussurrò Giulia, svegliandosi quella prima mattina nella loro nuova casa, stringendosi a lui. “Dormo nella nostra casa… è una meraviglia!”

“Anch’io sono contento,” rispose lui, più pacato. Marco era sempre il contrappeso alla sua esuberanza, e forse era proprio questo equilibrio a tenere in piedi il loro matrimonio.

“Però,” aggiunse lui, “ora ci tocca il mostro sacro: il restauro. Lo stato di questo posto è… beh, diciamo che ha visto tempi migliori.”

“Ma certo che lo faremo!” esclamò Giulia. “Solo che… i soldi sono finiti tutti nell’acquisto. Forse un prestito?”

“Di nuovo indebitarci? Abbiamo appena finito di pagare la macchina!” sbuffò lei. Poi, rassegnata: “Però hai ragione. I miei genitori ci hanno già aiutato con l’anticipo… Stavolta tocca a noi.”

“Prendiamo il mutuo, sistemiamo tutto, e poi finalmente ci godremo la vita,” sognò Marco, mentre Giulia annuiva.

La casa non era piccola: tre stanze e una cucina spaziosa, proprio come la voleva Giulia. E Sofia avrebbe avuto la sua cameretta, finalmente un posto per le bambole e il disordine creativo.

Le idee di Giulia per l’arredamento erano chiare, ma la realtà si rivelò più complicata. Porte scomode, tubature che spuntavano come funghi dopo la pioggia…

“Marco, sai quanto costa un interior designer?” chiese un giorno.

“Tanto, amore. Troppo per noi,” rispose lui, pragmatico.

Passarono la serata seduti per terra a sfogliare cataloghi, scegliendo tonalità calde per le pareti. Optarono per un beige chiaro, confortevole. Sabato sarebbero andati da Leroy Merlin a comprare il necessario.

Ma il venerdì, Marco tornò dal lavoro raggiante. “Giulia, oggi ho parlato con i colleghi del restauro. Indovina? Luca mi ha consigliato una designer, bravissima, ha lavorato per il nostro capo!”

“Marco, ma costa un occhio della testa!”

“Con lo sconto di Luca, solo diecimila euro!”

“Cosa?! Diecimila euro per dirci dove mettere il divano?!” esclamò Giulia.

“Shhh! Ma avremo una casa da rivista!” la calmò lui. “Se vuoi il bello, bisogna investire. Pensa su, poi decidiamo.”

La tentazione era forte. Alla fine, accettarono. Il giorno dopo arrivò Anna, la designer.

“Mmh, piccolina, eh?” borbottò, guardandosi intorno.

“Ho già qualche idea,” timidamente propose Giulia, indicando un angolo. “Lì vorrei un armadio.”

“No, no, ingombrerebbe,” tagliò corto Anna. “Quel posto è sbagliato. E questo laminato… meglio piastrelle e dettagli metallici. Ma vabbè, lasciamo stare. Quella lampada, però, va tolta.”

Giulia sentiva il controllo sfuggirle. Marco le stringeva il polso: “Stai zitta, è una professionista!”

“Anna vuole fare una rivoluzione,” sussurrò poi a Marco.

“Ma è esperta, fidati.”

Giulia tacque, ma dentro ribolliva. “Durante un restauro, l’importante è non divorziare,” pensò. “Volevo solo consigli, non stravolgere tutto!”

Intanto Sofia chiese: “Papà, finito il restauro, quanti anni avrò? Voglio la mia stanza subito!” I genitori risero.

Quella sera, Giulia scarabocchiò schizzi furiosi. Quando Anna tornò con i suoi progetti—blu acciaio e grigio pallido, stile “techno”—Giulia esplose.

“Marco, ma sei impazzito? Una casa fredda come un ufficio?! Io voglio calore, non un hangar industriale! E la mia lampada nuova ti prego, non la toccate!”

“Ma è una professionista!”

“Basta con sta storia! Se non mi piace, non lo accetto!”

Litigarono furiosamente. Per tre giorni, silenzio glaciale. Gli operai, presi tra le loro istruzioni contrastanti, si confondevano.

Alla fine, Giulia cedette. “Ho detto di pitturare di beige.”

“No, blu-grigio,” controbatté Marco.

“Fa’ pure. Io e Sofia andiamo dai miei. Tu resta pure con la tua designer e i tuoi muri da ospedale!”

“Giulia, calma! Non divorziamo per un restauro!”

“Serio, Marco. Se ti piace il freddo, goditelo. Io voglio una casa, non una galleria d’arte.”

Lui, smarrito: “Non so più cosa voglio… Dice che il capo è contento del suo lavoro…”

Alla fine, Marco si arrese. “Fa’ come vuoi. L’importante è che tu sia felice.”

Licenziarono Anna. Il restauro riprese sotto la guida di Giulia. Finito, lei sorrise: “In fondo, quella designer mi ha fatto capire esattamente cosa volevo. Proprio questo.”

Tirarono un sospiro di sollievo. Perché un restauro, si sa, costa soprattutto in nervi. La testa è sempre altrove, le emozioni esplodono… e l’importante, davvero, è non divorziare.

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