L’hai portata tu stessa da noi

Ciao, senti Sei stata proprio tu a farla venire da noi, ho detto a Luca, e lui ha sorriso come se fosse un premio. Un uomo che sa il fatto suo sia in cucina che sotto il cofano è davvero una scoperta. Amica, sei fortunata ad avere un marito così, te lo dico sul serio.

Vittoria si è appoggiata allo schienale della sedia, con quel sorriso smagliante che sembra di neve. Alessandra ha rubato lo sguardo a Luca, e qualcosa si è attorcigliato sotto le costole. Poi ha subito rimediato a sé stessa: Stupida, sono solo la novellina in città, sto cercando di integrarmi.

Vittoria è entrata nella nostra vita un mese fa. Una nuova amica, dolce ma un po persa tra le strade di Roma. Come potevamo non darle una mano?

No, non fare il fischietto, ha sorriso Alessandra al marito. Luca ha imparato a fare il ragù solo al settimo anno di matrimonio.
E che ragù!, ha detto Vittoria, toccandogli il gomito. Con un cuoco così mi sposerei subito.

Luca ha sbuffato, gonfiando le spalle per lusinga. Alessandra ha notato le orecchie di Luca arrossire segno sicuro che il complimento ha colpito nel segno.

Beh, ci ho provato, ha risposto lui.

Il primo pomeriggio di Vittoria è durato fino a notte fonda. Si è persa nei miei armadi, nelle foto dei bambini, nella collezione di vinili di Luca. A ogni argomento trovava scusa per rivolgersi a lui: Luca, dove hai trovato questo?, Luca, che gusto raffinato!, Luca, raccontami di più.

Io le versavo il tè, osservando. Vittoria si accoccolava troppo vicino a Luca, rideva troppo forte alle sue battute non proprio divertenti, gli accarezzava la mano mentre parlava.

Mamma, chi è questa signora?

Marco, il nostro figlio di dodici anni, è comparso in cucina mentre io lavavo i piatti dopo che lospite se ne era andata.

È una mia amica. Nuova.
Strana non smetteva di fissare papà.

Sono rimasta con il piatto in mano, quasi senza fiato. Se anche un ragazzino di dodici anni lo nota

Ti sei immaginata, gli ho detto.

Mi sono ripetuta laffermazione per settimane. È stato solo unimpressione una sovrastima. Vittoria è così aperta, chiacchierona.

Continuava a comparire. A volte correva a chiedermi una ricetta, a volte portava i biglietti per una mostra darte che erano capitati per caso, altre volte passava semplicemente di lì. Ogni volta Luca era a casa, e ogni volta Vittoria fioriva alla sua presenza.

Sei un tipo speciale, Luca, diverso da tutti, diceva, seduta in cucina. Alessandra, dove lhai trovato? Non trovi uomini così, con il fuoco dentro,?

Al metropolitano, 15 anni fa, su una scala mobile, ho risposto tranquilla. Romantico, vero?

Vittoria batteva le mani, Luca sorrideva, e io mi sforzavo di sorridere anchio.

Dopo una di quelle visite, Luca è rimasto nel corridoio a salutare lospite. Ho sentito le loro risate soffocate dalla porta.

Che ci metti così tanto? gli ho chiesto quando è tornato.
Stava raccontando una barzelletta. Divertente.
Hmm.

Non ho voluto approfondire, temendo di sembrare una gelosa isterica

Due settimane dopo, il cellulare di Luca era sul comodino acceso mentre faceva la doccia. Non volevo guardare, ma passando accanto il messaggio ha illuminato lo schermo.

Mi manchi. Sei così bello e interessante.
Da Vittoria.

Mi sono seduta sul bordo del letto, le mani quasi si sono mosse da sole verso il telefono. Conoscevo la password, non ci nascondavamo nulla.

La conversazione durava da settimane. Vittoria si lamentava della solitudine, della difficoltà di ambientarsi a Roma, della fortuna di aver incontrato un uomo comprensivo come Luca. Lui le rispondeva, la sosteneva, le mandava emoticon a gogò.

Ho rimesso il telefono al suo posto. Dalla doccia si sentiva lacqua che scrosciava e un fischietto falso: il marito era di buon umore.

Luca.

È uscito avvolto in un asciugamano, ha visto il mio viso e si è fermato.

Che succede?
Ho visto i messaggi con Vittoria.

Una pausa, breve ma carica.

Ah, è nulla di che, Alessandra.
Niente di che?
È solo una ragazza sola in una città nuova. Tu stessa lhai portata qui.

Luca sembrava sinceramente sorpreso.

Sei gelosa? Davvero? Siamo insieme da dodici anni, abbiamo due figli, e ti preoccupi per una sua amicizia a causa di qualche emoticon?
Flirta con te.
È così con tutti. Stai esagerando.

Volevo ribattere, dire che le amiche vere non scrivono ai mariti la sera, non li chiamano belli, non dicono di sentire la mancanza. Ma Luca aveva già indossato la maglietta e stava uscendo dalla camera da letto.

Vittoria non si è fermata. Anzi, è apparsa più spesso, trovando scuse per aiutare: accudire i bambini mentre io ero al lavoro, preparare la cena quando io facevo tardi. Giulia, la nostra figlia di otto anni, parlava entusiasta della zia Vicky che faceva crêpe deliziose e lasciava vedere i cartoni fino a tardi.

Volevo solo dare una mano, diceva Vittoria con un sorriso innocente. È dura gestire tutto da sola.
Ho un marito.
Certo, certo. Luca è un papà fantastico. Siete una coppia fortunata.

Le parole suonavano forzate, ambigue. Non riuscivo a capire il perché, ma il senso di disagio rimaneva.

Luca non lasciava più il cellulare. Lì in bagno, sotto il cuscino, in mano a ogni notifica. A cena partecipava sempre meno alle chiacchiere, gli occhi incollati allo schermo, le labbra che a tratti si curvavano in un sorriso mentre scriveva.

Papà, mi ascolti?
Marco ha ripetuto tre volte la domanda prima che Luca si staccasse dal telefono.
Che? Ah sì, figliolo. Che cè?
Parlavo della gara di nuoto. Vieni?
Certo. Quando?
Sabato. Te lho detto tre volte.

Luca ha rasato la testa di Marco, poi è tornato al suo schermo. Io, in silenzio, raccoglievo i piatti. Marco lo guardava con occhi feriti, Giulia rosicchiava il suo hamburger, ignara del silenzio imbarazzante.

Il flirt di Vittoria diventava sempre più esplicito. Non più solo complimenti innocui. Le sue mani sfioravano Luca ogni volta che poteva: aggiustava la cravatta, spolverava una polvere immaginaria dalla spalla, afferrava il braccio quando rideva, lo guardava negli occhi troppo a lungo, le labbra si inumidivano mentre lo osservava.

Io osservavo questo teatro dal mio angolino di cucina. Vittoria sembrava vivere come se io non esistessi, o come se fossi solo un fastidio temporaneo da ignorare.

Luca, mi mostri quel programma per foto? Quello per editare?
Adesso?
Perché tardi?

Si sono spostati nello studio di Luca, chiudendo la porta.

Quel giorno ho deciso di far una sorpresa a Luca. Ho preparato il suo pranzo preferito peperoni ripieni, insalata di gamberi lho messo tutto in una scatola da asporto e sono corsa al suo ufficio.

Lufficio era tranquillo, pausa pranzo, pochi colleghi nei caffè. La segretaria alla reception mi ha fatto un cenno mi conoscevano.

Luca è in ufficio. Sta finendo una riunione.

Non ho finito di ascoltare. Ho percorso il corridoio verso la sua porta, leggermente socchiusa.

Lho spinta e mi sono fermata sullo stipite.

Luca era seduto al bordo della scrivania. Vittoria era tra le sue gambe, avvolgendo il collo con le braccia. Si stavano baciando. Un bacio profondo, affamato, come chi si bacia da tanto tempo.

La scatola di cibo è volata dalle mie mani e si è frantumata sul pavimento. Si sono allontanati luno dallaltra. Vittoria sembrava più irritata che imbarazzata. Luca è sbiadito.

Alex non è quello che pensi.
Non è?

Ho sentito la mia risata, secca, spezzata.

Alex spiegami. Raccontami comè successo che è cascata sul tuo petto per caso.

Vittoria si è sistemata la camicetta con fare teatrale e ha preso la borsa dalla sedia.

Vado, credo.
Aspetta.

Le ho chiuso la via. Vittoria mi ha guardato con sfida, senza pentimento né colpa.

Sapevi che è sposato. Sei venuta a casa mia, hai mangiato al mio tavolo, hai giocato con i miei figli.
Gli adulti rispondono delle proprie azioni.

Vittoria ha scrollato le spalle, ha camminato via con i tacchi che schioccavano. Nellatrio si è girata:

Chiamami quando sei libero, Luca.

Mi sono voltata verso il marito. Dodici anni. Dodici maledetti anni a costruire questa famiglia. Notti senza sonno col neonato al braccio, promozioni festeggiate insieme, ristrutturazioni che sono durate tre anni, vacanze al mare dove Giulia ha nuotato da sola per la prima volta, alberi di Natale, compleanni, malattie dei bambini tutto per nulla.

Luca, sono colpevole. Lo so. Possiamo rimediare.
Possiamo?
Sì mi ha rovinato la testa. Ma ti amo, amo i bambini
Quando tornerai a casa, le tue cose saranno pronte. Puoi prenderle e andare da quella tua Vittoria.

Sono partita, senza pianto, senza più forze per le lacrime. Dentro di me cera solo ghiaccio.

A casa ho fatto tutto metodicamente. Valigia dal guardaroba, magliette, calzini, mutande, cravatte, rasoi, spazzolino, deodorante. Dodici anni in una valigia e tre sacche.

Quando i bambini sono tornati da scuola, le cose di papà erano già alla porta.

Mamma, dovè papà? Giulia ha guardato nella camera.
Papà vive altrove.

Marco è rimasto in silenzio, ha guardato la madre, il vuoto armadio di papà, e se nè andato.

La sera ho chiamato la mamma.

Mam.

Volevo raccontare tutto con calma, ma la voce si è incrinata al primo Mamma, le lacrime sono esplose, calde, furiose, impotenti.

Figlia, sto venendo. Aspetta.

Elena, mia madre, è arrivata unora dopo, mi ha abbracciata, ha preparato un tè, mi ha sistemata su una sedia.

Racconta.

Ho detto tutto. Vittoria, i messaggi, lultimo. Lei ha ascoltato in silenzio.

Hai fatto bene, ha detto quando ho finito. Giusto?.

Sì, certo. Il tradimento non si perdona. Si può perdonare lerrore, la debolezza, la stupidità, ma non questo.

Mi sono appoggiata alla spalla di mamma.

Il divorzio è durato sei mesi. Carte, cause, divisione dei beni. Luca cercava di tornare veniva, chiamava, scriveva.

Io non aprivo più la porta.

I figli sono rimasti con me. Marco andava da papà a malapena, ogni due settimane, per obbligo. Giulia si sentiva sola, ma si distraeva subito con la danza e i disegni.

Due anni sono volati più in fretta di quanto immaginassi. Sono tornata al lavoro, mi sono iscritta a corsi, ho perso sei chili perché ho smesso di mangiare per stress. La vita ha cominciato a riorganizzarsi.

Un giorno, a una riunione genitori a scuola, ho incontrato Davide. Il suo nipote è nella classe di Marco. Abbiamo chiacchierato nel corridoio, poi ci siamo incrociati al bar della scuola. Poi mi ha chiamato per chiedermi come stavo.

Mi piaci, mi ha detto al terzo appuntamento. Non sono bravo con le parole belle, ma è vero.

Io ridevo, perché Davide è lopposto di Luca. Solido, affidabile, chi parla poco e fa molto. I bambini lo hanno accettato col tempo. Marco lo osservava come se lo valutasse, Giulia era gelosa di me. Ma Davide non ha forzato, non ha premuto. Era lì, aiutava con i compiti, insegnava a Marco a riparare la bicicletta, portava Giulia ai concorsi di danza.

Un anno dopo ci siamo sposati. Una cerimonia intima, senza grandi feste, solo gli amici più cari, davvero felici per noi.

Figlia, hai sentito?

Mia mamma ha chiamato sabato mattina. Davide faceva crêpe in cucina, i bambini correvano per casa.

Che succede?
Ieri ho incontrato Tania Morozova. Ti ricordi di lei?
Sì.
Allora, ti ha raccontato del tuo ex. Luca e quella Vittoria si sono lasciati già da sei mesi, dopo il nostro divorzio.

Sono corsa nella mia camera, ho chiuso la porta.

Ha lasciato?
Sì, ha trovato qualcuno più giovane.
Caspita.
Vedi, luomo non cambia. Resta sempre lo stesso cane. E quella serpe ha ottenuto quello che meritava. Come si dice, raccogli quel che semini

Ho riattaccato, mi sono seduta sul letto. Mi aspettavo una scarica di gioia o almeno soddisfazione. Niente. Solo un leggero sollievo, il pensiero: Che bene che non è più un mio problema.

Alessandra, le crêpe sono pronte!

Davide è entrato con un piatto di crêpe fumanti.

Vado.

Lho presa per mano e siamo usciti.

È successo qualcosa?
No, tutto bene.

Luca è rimasto nel passato. Vittoria ha ricevuto ciò che meritava: solitudine e speranze infrante. Qui, nella nostra cucina, profumava di crêpe, Giulia litigava con Marco per lultimo banana, Davide mi guardava con un amore che ti fa venire voglia di sorridere.

La vita continua, e questa nuova vita è davvero buona.

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