Conobbi Giulio al liceo, molti anni fa, quando eravamo appena ragazzini di quindici anni. Dopo qualche mese di amicizia, iniziammo a frequentarci e divenimmo inseparabili. Verso la penultima classe arrivò una nuova studentessa, una certa Bianca, dal sorriso malinconico. Ricordo ancora il giorno in cui, per distrazione sua, Giulio dimenticò il telefonino a casa mia: fui presa dalla curiosità e lessi i loro scambi di messaggi. In quel momento si chiarirono tante cose che avevo sempre ignorato. Bianca correva sempre da lui quando era triste, piangeva sulla sua spalla e io, ingenua, pensavo fosse solo una forte amicizia.
Ero giovane, e la paura di perdere il primo ragazzo di cui mi sentivo amata mi spinse a tacere molte cose che mi facevano male. Così arrivammo a metà dellultimo anno, e proprio quando mi ero decisa a lasciarlo, scoprii di essere incinta. Piansi a lungo. Sapevo che mi aspettavano tempi difficili: avrei dovuto mettere da parte luniversità, e la mia famiglia, di tradizione severa, avrebbe reagito duramente… e fu proprio così.
Terminato il liceo, nacque nostra figlia, Erica. Giulio siscrisse subito alluniversità a Bologna, tornava a casa ogni quindici giorni e io mi sentivo sola, sperduta, senza prospettive se non quella di madre. Pensavo che il legame con Bianca sarebbe finito con il diploma, ma anche dieci anni dopo lei rimaneva una presenza costante e fonte di inquietudine. Bianca lo cercava spesso, e lui, puntualmente, le rispondeva con unattenzione che non aveva mai verso di me. Ad ogni occasione lauree, festività, cene Giulio partiva solo, con la scusa che non cera nessuno a cui affidare nostra figlia, ma era chiaro che voleva sentirsi libero e vedere lei. So che non ci fu mai un tradimento fisico, solo perché Bianca traeva piacere dal suo corteggiamento ma si sottraeva quando lui si faceva avanti.
Stremata da continui litigi, promesse vane e conversazioni scoperte di nascosto, nel 2021 decisi di mettere fine a quella storia. Mi avvicinai alla terapia, trovai un lavoro da casa e passavo tanto tempo con Erica, che ormai aveva già diversi anni una cosa che prima mi era negata. Credevo che tutto fosse finito, glielo dissi chiaramente: per me il capitolo era chiuso. Ma Giulio divenne insistente e fece di tutto per riconquistarmi. Dopo sei mesi pesanti, accettai di dargli unaltra possibilità: proposi di andare a vivere insieme, per vedere quanto fosse disposto a impegnarsi davvero. Lui accettò. Risparmiammo qualche migliaio di euro e comprammo il necessario per iniziare.
Lalloggio nuovo portò un po di felicità nella nostra vita, finalmente tre sotto lo stesso tetto. Ma una sera di febbraio 2025 fui colta da uninquietudine inspiegabile. Per sentirmi più tranquilla, presi in mano il suo telefono e mi misi a controllarlo. Fu la notte più dolorosa della mia vita. Mi imbattei per caso in una chat che aveva limitato. Non stavo nemmeno cercando Bianca, ma cliccai quasi per sbaglio e si aprì la loro conversazione: da mesi si scrivevano, lui più volte la supplicava di vedersi.
Venni a sapere molte cose quella notte. Due mesi prima di iniziare la convivenza, ad una rimpatriata di classe, Giulio aveva ballato tutta la notte con Bianca, laveva accompagnata a casa e lì le aveva chiesto un bacio, che lei però rifiutò. Aveva scritto al suo migliore amico che Bianca era il desiderio, qualcosa dimpossibile, mentre io ero amore e famiglia. La ferita più profonda fu però una lettera che Giulio aveva mandato a Bianca nel dicembre 2024: una lettera come non ne aveva mai scritte a me. Le confidava che gli anni del liceo erano stati belli solo grazie a lei, che in oltre duemila notti su tremila aveva pensato a Bianca; che avrebbe voluto essere la sua metà e vivere la vera vita di coppia con lei, percepire il suo profumo, vedere i suoi vestiti sparsi sul pavimento, amarsi con passione. Ma nulla era successo, solo perché aveva scelto di assumersi il ruolo di padre e di stare accanto a me, la madre di sua figlia.
Leggendo tutto questo, fui scossa da brividi gelidi. Mi sentivo solo un ripiego, una presenza necessaria, ma non voluta. Accanto alla lettera cerano anche quasi quindici minuti di messaggi vocali che non riuscii nemmeno ad ascoltare. Tremavo dallemozione, lo svegliai e gli dissi di andarsene. Era mezzanotte.
Nei giorni successivi vissi come un automa: lavoravo, assolvevo i miei doveri e mi prendevo cura di Erica, ormai bambina di nove anni; Giulio sembrava fuori da sé. Si è scusato infinite volte, ha iniziato anche lui una terapia. Io ho provato a perdonare, abbiamo scelto di affrontare insieme il dolore. Sono riuscita a comunicare molto e, sebbene alcune cose siano migliorate, questa vicenda ha lasciato profonde ferite. La mia autostima si è sgretolata. Faccio fatica a guardarmi allo specchio: mi vedo diversa, come se non fossi più la stessa donna.
Ora usciamo più spesso assieme, organizziamo serate e giornate fuori, e questo mi fa piacere ma in fondo, provo un vuoto che non si colma. Non so se sia prudenza o paura: non riesco più a sperare, non ritrovo quel fuoco che mi accendeva dentro, e forse lui nemmeno se ne accorge. Viviamo insieme, discutiamo poco e con maturità, ma tutto ciò non restaura quella scintilla perduta.
Siamo ormai una coppia stabile, affettuosa e attenta, ma la verità è che dentro di me sento una mancanza. Ho provato passione ininterrottamente per undici anni, ma da un anno la sento svanita. Mi sento smarrita.
Giulio lavora moltissimo, è ambizioso, pieno di progetti. Con nostra figlia è premuroso, le dedica tempo, la ascolta, la fa ridere, propone uscite, si impegna nelle spese familiari a volte concedendoci anche qualche sfizio in più. Ma tutto questo non basta ancora a sanare la ferita che porto dentro.




