Li hai voluti entrambi, adesso tienili e cresci tu sola entrambi. Io mi sono stufato, me ne vado! disse suo marito senza voltarsi, la voce fredda come il marmo.
La porta si chiuse piano alle sue spalle, ma quel suono sordo rimase inciso nellanima di Caterina come uneco cupa, destinata a non svanire presto. Non fu una scena rumorosa. Nessuno scandalo. Solo una partenza glaciale e definitiva.
Antonio non tornò più. Né con lo sguardo, né con il cuore.
Diversi mesi prima, la sua vita si era spezzata silenziosamente davanti a un test di gravidanza che mostrava due linee e a unecografia dove due cuori piccoli picchiavano allunisono. I gemelli. Una meraviglia doppia.
Per Caterina fu una tempesta di lacrime, paura e una gioia tanto grande da non averle parole. Per Antonio era solo una complicazione.
Non ce la facciamo, Caterina facciamo fatica persino per noi. Non cè abbastanza neanche per uno, figuriamoci per due, le disse una sera, senza affrontarla con gli occhi.
Quelle parole le bruciarono più di quanto avrebbe mai ammesso. Ma ancora peggio fu quando lui le chiese di rinunciare. A loro. A quelle due vite che già la facevano sentire madre.
Quella notte, Caterina restò a lungo davanti allo specchio, con le mani poggiate sul ventre ancora piatto, percependo un legame silenzioso ma profondissimo.
Come poteva rinunciare? Come avrebbe vissuto, sapendo di aver scelto la paura invece dellamore?
Dove mangia uno, mangia anche laltro, gli disse un giorno, la voce tremante ma lanimo ormai saldo e deciso.
Scelse di portare la gravidanza a termine.
Accolse i suoi bambini con dignità, anche quando Antonio diventava sempre più distante, più duro, più estraneo.
Sperava Sperava che, stringendo quei figli tra le braccia, qualcosa dentro di lui sarebbe cambiato.
Ma la trasformazione avvenne allinverso.
Dopo il parto, la stanchezza si accumulò, le ristrettezze economiche pesarono di più, e Antonio si perse del tutto. I suoi mugugni divennero lamentele, le lamentele divennero silenzi, i silenzi muri invalicabili.
Finché arrivò quel giorno.
Li volevi tutti e due, ora tienili e cresci tu entrambi. Io me ne vado!
Basta.
Nessuna spiegazione.
Nessun rimorso.
Caterina rimase sulla soglia, con due neonati addormentati nelle culle di legno, le mani che le tremavano e il cuore che si spezzava ma non crollava.
Furono giorni difficili.
Notti insonni.
Momenti in cui piangeva in silenzio, per non spaventarli.
Ma ci furono anche mattine in cui quattro occhietti la osservavano come se lei fosse il loro intero universo. Sorrisi minuscoli ma abbastanza grandi da darle coraggio.
Imparò a essere madre, padre, rifugio e conforto.
Capì di essere più forte di quanto avesse mai pensato.
Che il vero amore non scappa quando la strada si fa dura.
Gli anni passarono e Caterina rinacque.
Non perché la vita fosse diventata facile, ma perché lei era diventata forte.
Lavorò, lottò, crebbe due figli meravigliosi, buoni, che seppero sempre di essere amati al di là di ogni sacrificio.
E un giorno, mentre vedeva i suoi gemelli ridere al sole caldo di Siena, Caterina capì:
Non era stata abbandonata.
Era stata liberata, e in cambio aveva due cuori pronti ad amarla, non solo uno.
Perché talvolta la felicità non arriva da chi promette, ma da chi resta.
E lei era rimasta.
Per loro.
E per sé stessa.
Lascia un nei commenti per tutte le madri che crescono da sole i loro figli,
per le donne che non hanno mollato, neanche quando sono state lasciate indietro. Ogni cuore è un abbraccio.






