L’illusione del tradimento

Lillusione del tradimento

Vuoi davvero che venga con te? chiesi a Lucia, inclinando leggermente il capo, con un sorriso caldo, a tratti ironico. Nei miei occhi brillava un po di curiosità, e la mia voce era sfumata da una lieve nota di stupore. Sì, certo, mi farebbe piacere conoscere i tuoi, però

Ma certo che devi! rispose lei, sistemandosi una ciocca di capelli dietro lorecchio, con le guance che si arrossivano di emozione. Si aggrappò alla mia mano, intrecciando delicatamente le sue dita tra le mie. Devono almeno vederti una volta! Ho parlato così tanto di te che mia madre ormai ti considera quasi parte della famiglia. Ieri mi ha perfino domandato qual è il tuo piatto preferito. Ci pensi?

Non replicai nulla, sorrisi solamente. Mi colpiva sempre il fatto che Lucia fosse così orgogliosa di me. Aveva ventanni, era piena di energia, con un sorriso contagioso e un modo di guardarti che sembrava illuminare tutto; per me era ventata di freschezza, qualcosa di genuino, come il primo giorno di primavera dopo un inverno interminabile. In quei mesi la sua presenza aveva già intrecciato la mia vita a quella della sua famiglia, fatta di risate, passeggiate improvvisate e un ottimismo travolgente.

Quella domenica splendeva un sole luminoso ma il clima era ancora frizzante: il cielo azzurro sembrava avvicinarsi, e ogni respiro ricordava che lautunno era dietro langolo. Lucia indossava il suo vestito preferito a piccoli fiori, che la rendeva ancora più giovane e leggera; io scelsi dei jeans e una camicia, cercando un equilibrio tra rispetto verso la sua famiglia e il mio stile, senza essere troppo formale.

Durante il tragitto sbirciava di continuo verso di me, come a voler controllare che davvero mi stessi prestando a quellincontro. Teneva nervosamente il bordo del vestito tra le dita, e il suo sguardo tornava di tanto in tanto sui miei lineamenti.

Sei agitata? le domandai, stringendo la sua mano, cercando di trasmetterle tranquillità.

Un po, ammise, abbassando gli occhi. Non so, è importante… Voglio che sia tutto perfetto! Sono sicura che piacerai ai miei, ma… cè anche Serena, mia sorella. Lei mi invidia, lo sai? Lei non ha nessuno e… A volte ho paura.

Serena aveva cinque anni più di Lucia; alta, slanciata, una coda di cavallo ordinata ed elegante, e quei tratti scuri che, insieme ai modi decisi, la facevano sembrare già adulta. Stava per laurearsi e lavorava in uno studio legale, imparando il mestiere. Così seria, così riservata… E se io le fossi piaciuto? Lucia non lo avrebbe mai tollerato.

Entrammo nellappartamento e subito Lucia notò quanto Serena fosse più elegante del solito: un abito con una bella scollatura, tacchi alti, un trucco leggero che ne accentuava la bellezza. Serena era davanti allo specchio nellingresso, sistemava degli orecchini, chiaramente sorpresa dal nostro arrivo anticipato. Nellaria si percepiva una tensione sottile.

Oh, fece Serena voltandosi, sollevando appena le sopracciglia. Siete arrivati presto. Vi aspettavamo tra unora.

Abbiamo fatto prima, rispose Lucia, accigliandosi. Uscivi?

Sì, ho una cena con delle amiche. Pensavo di andarmene prima del vostro arrivo.

Cercai di alleggerire la situazione osservando un attimo lambiente, e poi rivolsi un sorriso a Serena:

Sei davvero molto elegante.

Lucia sentì un nodo serrarsi nello stomaco. Conosceva quel tono sincero, ammirato, ma naturale e sapeva che sua sorella sapeva come colpire. Si sentì schiacciare dallansia, le mani sudate dal nervosismo.

Grazie, rispose Serena con un accenno di sorriso, ma lo sguardo rimase neutro. Accolse semplicemente il complimento, come se nulla di speciale fosse accaduto.

Per Lucia era già troppo. Un moto di gelosia, pungente e improvviso, le offuscò la mente.

Eh, certo, la sua voce divenne più tagliente, più alta del solito. Devi sempre essere tu al centro dellattenzione! Anche quando invito il mio ragazzo a conoscere la nostra famiglia, sembri voler rubare la scena! Sembra una gara…

Lucia, sospirò Serena, ai limiti della pazienza. Non avevo alcuna intenzione di conoscere il tuo ragazzo. Dovevo uscire. Sei sempre tu che crei problemi dal nulla.

Così elegante, solo per vedere delle amiche? Non dirmi bugie! scattò Lucia, avvicinandosi con occhi lucidi per loffesa. Ti sei vestita così solo per impressionare Marco! Sei gelosa delle mie relazioni perché tu non ne hai!

Ma che assurdità! Serena alzò le mani, esasperata. Mi vesto così sempre. Sono affari miei. Smettila di attribuirmi le tue insicurezze.

Io restai in mezzo alle due, confuso, cercando di capire come una situazione potesse degenerare tanto presto, e cosa avessi detto di sbagliato.

Lucia, dai, forse basta così… tentai, avvicinandomi. Sediamoci, parliamone con calma.

Ma lei era ormai sopraffatta dalle emozioni e non ascoltava.

Sei sempre così! gridò, la voce che rimbombava nellingresso. Più grande, più intelligente, più bella, e tutto il mondo su di te! E io conta niente?

Basta, Serena serrò le labbra, gli occhi scuri colmi di rabbia. Non è una gara. Non lo è mai stato! Sei proprio fissata, Lucia!

Per te no, per me sì! le lacrime le salirono agli occhi, ma si sforzò di contenerle.

In quel momento arrivarono i genitori. Il padre, Massimo, in maglione e con il giornale sottobraccio, si fermò guardando la scena con le sopracciglia aggrottate. La madre, Marina, spuntò dalla cucina, asciugandosi le mani, il volto esausto.

Cosa succede qui? chiese il padre, con quellintonazione stanca e abitudinaria di chi ormai non si stupisce più di certi siparietti.

Mamma, papà, fece Lucia, la voce tremante. Serena si è agghindata solo per fare colpo su Marco! Vuole sempre essere migliore di me!

Marina sospirò scuotendo la testa, fissando Serena non tanto con disapprovazione, quanto con una sorta di stanca rassegnazione allennesimo litigio.

Serena, dai… disse con tono dolce, ma senza accusare Lucia. Potevi trattenerti. Lucia ti aveva detto che portava Marco. Un po di discrezione…

Dovevo uscire, ribatté Serena, le braccia incrociate, tradendo fastidio. Non volevo restare qui. Sono davvero stanca di essere il capro espiatorio!

La vedi? strillò Lucia, indicando la sorella. Dice pure che è colpa mia! Sempre la solita storia!

Cercai di farmi sentire, con voce decisa ma pacata: Fermiamoci, dai, questa è follia… Siete una famiglia, è possibile parlarvi senza distruggersi?

Ma era troppo tardi. Lucia, ormai accecata, si avventò su Serena e le strappò il vestito di dosso, lasciando uno strappo evidente sulla spalla.

Cosa fai? sussurrò Serena, la voce rotta di dolore, subito sostituito da indifferenza. Dovresti farti vedere da uno specialista.

E tu invece? Lucia ansimava, le mani tremanti dalla rabbia. Pensi che non lo veda come cerchi di colpirlo?

E invece non mi interessa affatto, smettila, rispose Serena, facendo un passo indietro, il ghiaccio nella voce. Stai solo vedendo invenzioni.

I genitori non intervenivano. Massimo prese di nuovo il giornale, cercando rifugio nella sua indifferenza, e Marina non poté che scuotere la testa:

Serena, un po di tatto… Lucia è tua sorella. Cerca di capire come si sente.

Tatto? le mani di Serena si contrassero, la voce spezzata dallesasperazione. Io volevo solo andarmene, è Lucia che si è inventata tutto!

Ma ormai nessuna parola aveva più peso. Lucia mi cercava con lo sguardo, ansiosa di essere compresa.

Marco, dille tu che ha torto! mi chiese, la voce piegata dalla disperazione.

Esitai, risposi piano, senza guardarla negli occhi:

Lucia, sembra davvero tutto uno fraintendimento. Non mi sembra che Serena intenda nulla contro di te. E mi dispiace che sia diventata questa sceneggiata…

Nei suoi occhi lampeggiò una delusione dolorosa.

Quindi sei dalla sua parte? Dopo tutto quello che ti ho detto? Dopo quanto mi sono impegnata per rendere speciale questa giornata?

Mi passai una mano tra i capelli, sentendo il fiato diventare pesante.

Non sono dalla parte di nessuno, Lucia. Non capisco il senso di tutto questo. Doveva essere una bella serata, invece sono grida, lacrime e un vestito strappato.

Serena, che aveva taciuto fino a quel momento, abbozzò un sorriso amaro:

Proprio così. Che atmosfera splendida. Grazie, Lucia. Sei davvero insuperabile.

Toccò con le dita tremanti lo strappo del vestito in quel momento sembrava fragile, più stanca della solita, piegata dai conflitti e dallinvidia della sorella più giovane.

Lucia rimase immobile, sguardo fisso tra me e Serena, un turbine di emozioni: rabbia, delusione, confusione e un vago senso di colpa.

Io… non volevo… mormorò, senza convinzione nemmeno con se stessa.

Marina si avvicinò delicatamente a Serena, sfiorandole la spalla.

Fammi vedere se si può cucire…

Non serve, mamma, la fermò Serena. Mi cambio e vado. Le amiche mi stanno già aspettando da un pezzo.

Finalmente Massimo lasciò il giornale. Il suo tono fu insolitamente fermo:

Forse dovremmo tutti calmarsi e chiedere scusa. Lucia, potresti chiedere perdono a tua sorella. Serena, cerca di capire Lucia: è molto sensibile!

Ma oramai era tardi. I semi del risentimento erano stati piantati, pronti a mettere radici.

Da quel momento latmosfera in casa cambiò. Dopo un po, dato che il mio appartamento era in ristrutturazione a Firenze, mi trasferii da Lucia i genitori ci diedero una stanza e Serena restò nella sua, ma tra le sorelle laria divenne gelida. Ogni sguardo, ogni parola, filtrati dalloffesa.

Una mattina Lucia trovò Serena in cucina, intenta a prepararsi un tè e chinata sui libri: quel giorno avrebbe avuto un esame importante.

Lo fai apposta, sibilò Lucia, ritta sulla soglia, la voce tremante di rabbia. Stai qui, tutta presa dai tuoi appunti, ma in realtà aspetti solo che Marco entri.

Serena posò con calma la tazza sul tavolo. Solo allora Lucia notò quanto apparisse stanca: occhiaie profonde, qualche filo bianco nei capelli.

Lucia, parlò Serena con sorprendente rigore, voglio solo bere un tè prima dellesame. È importante. Da quello dipende il mio futuro.

Esame, o tirare fuori la scenetta davanti a Marco? sbottò Lucia, incrociando le braccia, ma qualcosa dentro di lei si incrinò.

Ma la finisci mai? Serena si voltò di scatto, la voce che tremava ma si tirò indietro subito. Perché devi sempre ridurre tutto a una farsa? Perché non riesci a essere contenta, per una volta?

Perché sei sempre stata meglio! urlò Lucia, battendo un piede, la voce un grido disperato. Più grande, più intelligente, più bella. E ora vuoi anche portarti via lunica persona che mi ami!

Serena rimase impietrita. Un lampo di dolore trasparve nei suoi occhi, una ferita antica che Lucia aveva appena riaperto, ma subito seppellì quella debolezza dietro la sua maschera di distacco.

Se lo pensi davvero, disse calma, allora non ho più nulla da fare qui.

Si ritirò in camera e cominciò a fare la valigia. Lucia osservò in silenzio, incapace di trovare le parole giuste, bloccata dallorgoglio. Nel fondo sentiva di aver esagerato, ma non riusciva a chiedere scusa.

Il giorno dopo, Serena lasciò la casa. Telefonò ad una sua amica che aveva un appartamento in affitto a Prato, e le chiese se poteva ospitarla qualche settimana. Lamica accettò subito, conscia della situazione familiare: ogni tanto, bisogna allontanarsi per prendere fiato.

I primi giorni furono duri, ma a poco a poco Serena si sentì più leggera. Poteva svegliarsi quando voleva, decidere con chi parlare, cosa mangiare. Lo studio procedeva bene, gli esami andavano avanti, la sera usciva con lamica e per la prima volta dopo anni si sentiva davvero libera.

I genitori, Massimo e Marina, tentarono un paio di volte di risentirla, ma le conversazioni finivano sempre allo stesso modo: era lei la colpevole, aveva frainteso Lucia, aveva esagerato. Serena decise di non rispondere più…

***

Passarono due mesi. Io e Lucia convivevamo ancora, ma il nostro rapporto si era incrinato. La sua gelosia, le scenate, le accuse stancarono persino me. Cercai di parlarle, sottolineai che il problema non era Serena, ma le sue insicurezze, però Lucia non voleva ascoltare. Vedeva tradimento dappertutto.

Una sera raccolsi le mie cose.

Non ce la faccio più, dissi nellingresso, la voce stanca, non amareggiata ma reale. Non mi lasci respirare. Ogni sguardo, ogni parola mette tutto in discussione. Sono esausto di dovermi giustificare per cose che non ho fatto.

Te ne vai? domandò Lucia, sgomenta, immobile nel soggiorno.

Non per Serena, sospirai, per te. Non distingui più la realtà dai tuoi timori. Alzi muri e poi ti lamenti che non so raggiungerti.

Me ne andai, lasciandola sola in quellappartamento. La porta si chiuse dolcemente, recidendo lultimo filo che ci legava. Lucia si accasciò sul pavimento, raggomitolata contro la parete, e stavolta pianse davvero: lacrime amare, tardive, ma necessarie.

Quella sera Lucia si chiese per la prima volta se davvero Serena non fosse innocente. Se questa lotta non fosse tutta nella sua testa, e quanti altri rapporti aveva già sporcato con lossessione e la gelosia.

Quando i miei genitori seppero della separazione, si agitarono: più per il peso pratico che sentimentale. La casa era pesante, Lucia immersa nel dolore aveva smesso di aiutare in casa. Marina provava a coinvolgerla, ma Lucia reagiva con stizza, come se le faccende fossero un affronto personale.

Mamma, ma che pulizie adesso? Mi sta crollando il mondo! singhiozzava tra i cuscini.

Marina non replicava: si occupava in silenzio delle faccende, ma il cuore era pesante. In poche settimane era chiaro: senza Serena la casa si spezzava. Si accumulava la roba da stirare, la cena tardava, Lucia sembrava indifferente a tutto, persa tra social e serie tv, per dimenticare.

Fu allora che i genitori decisero di chiamare Serena.

Lei rispose dopo qualche ora, impegnata in biblioteca per il seminario. Vedere il chiamante, la madre, le fece stringere il petto: nel tempo aveva imparato a vivere senza famiglia, e ora ogni chiamata era nostalgia e anche sollievo di non essere più tra mille tensioni.

Richiamò.

Serena, cara, la voce di Marina era dolce, quasi supplichevole ma logora. Stavamo pensando… Non vorresti tornare da noi?

Serena strinse il telefono tra le mani. Dentro, un groviglio: per un attimo restò sospesa.

A fare cosa? domandò, senza riuscire a evitare lamarezza.

Beh, Lucia non sta bene, e per noi con papà è dura gestire tutto. Lo sai, la schiena di papà non regge più come una volta… E io invecchio…

Mamma, rispose misurando le parole, vi ringrazio che mi cercate. Ma ho già trovato il mio equilibrio. Lavoro, studio, una mia vita. Non posso far finta di nulla, come se nulla fosse successo. Come se Lucia non mi avesse strappato il vestito e accusato senza motivo.

Ma Marco è andato via, la voce di Marina divenne tagliente. Ora potete fare pace…

Non centra Marco, Serena sospirò piano, centra come sono stata trattata. Quando arriverà un altro ragazzo, succederà lo stesso? Tornerò a essere un bersaglio?

Dallaltro lato seguì il silenzio, un istante sospeso.

Quindi ci lasci soli? quasi un lamento.

Non vi sto abbandonando. Viviamo separati. E poi decise di essere chiara, per la prima volta: Mamma, sto con Francesco. Fa il programmatore. Stiamo insieme in un appartamento a Scandicci. Sono felice, mamma. Finalmente. E non vi presenterò nessuno, per ora. Non so cosa possa succedere ancora con Lucia.

Passò qualche secondo pesante.

Oh… capisco. Ti faccio i miei auguri, allora.

Grazie, sorrise Serena, anche se la madre non poteva vederla. Volevo che lo sapeste da me.

Chiuse la chiamata. Si sentiva stranamente leggera, come se un macigno fosse scivolato dalle spalle. Si guardò intorno: studenti, libri, chiacchiere, il profumo del caffè dal distributore allingresso. Questa era la sua nuova vita: una vita davvero propria, semplice e serena.

Francesco la aspettava alluscita delluniversità, le fece un cenno. E Serena sentì il cuore sciogliersi: di Marco non aveva più bisogno, quella era la felicità.

Tutto bene? le chiese lui, appena lei gli fu vicina.

Sì, rispose Serena intrecciando la sua mano, pur sentendo ancora un tremore. Ho sentito mia mamma.

E…

Vogliono che torni a casa.

Lui annuì. Sapeva la storia non tutti i dettagli, ma il senso: la fuga da una casa fatta di accuse e gelosie, la fatica di ripartire.

E tu?

Io resto qui, sorrise Serena, trovando finalmente chiarezza. Perché adesso ho te. E qui è casa mia.

Lui la strinse dolcemente.

Andiamo? Gli amici ci aspettano per decidere dove andare il fine settimana…

***

Lucia, rimasta sola, lentamente capì che il vero problema non era Serena. Sempre più spesso ripensava allabito strappato, e si vergognava. La scena le si riproponeva davanti: Serena sotto shock, il vestito lacerato, le sue stesse mani tremanti. Ma lorgoglio la bloccava: non chiamò mai per scusarsi. Si chiuse sempre più in se stessa, immersa tra social, serie e il letto, lasciando i genitori alle loro incombenze inutilmente.

Alla fine Marina perse la pazienza:

Lucia, le disse un giorno, severa sulla porta, sono settimane che non metti piede fuori dalla stanza. Ora basta. Non possiamo accudirti per sempre.

E cosa dovrei fare, allora? Lucia alzò lo sguardo dal telefono, distrutta. Marco è andato. Serena anche. Nessuno mi capisce. Siete sempre state dalla sua parte.

Ti ascoltiamo, intervenne il padre, entrando. Il suo tono era fermo, privo di rabbia, solo paternamente stanco. Devi capire che non puoi dare sempre la colpa agli altri. Sei stata tu ad allontanarli. Sei tu che hai costruito questo muro.

Nel vedere il volto affaticato dei genitori, Lucia fu colpita da un senso di smarrimento che non aveva mai provato.

Forse hai ragione, ammise sottovoce. Ma adesso che faccio? Come rimetto a posto le cose?

Inizia piano, le suggerì Marina, sedendole accanto e sfiorandole la mano. Aiutami domani nelle faccende. Poi chiama Serena. Chiedi scusa. Non aspettarti miracoli, ma non restare ferma.

Io non mi scuso! sbottò Lucia. Non ho colpa!

La madre scosse solo la testa. Come poteva Lucia non capire? Aveva davanti una strada dura, se non cambiava…

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