Giulia era considerata una donna così, per non dire cattiva. Una cattiva proprio, quasi viene da ridere se ci pensi, ma davvero tutti la giudicavano male. Povera Giulia, sì, perché alla fin fine era anche sola, e allora i giudizi fioccavano.
Le colleghe e le vicine cercavano di metterle in testa questa storia: Sì, Giulia, sei proprio una cattiva donna. Una disgraziata, poi, che destino il suo! Senza marito sparito chissà dove e un figlio ormai adulto che viveva per conto suo. Così Giulia si ritrovava spesso da sola; anzi, secondo loro, nessuno la voleva.
Il lunedì al lavoro era sempre la stessa scena: tutte vantano cosa hanno fatto in casa, chi ha pulito il terrazzo, chi ha fatto le conserve, chi è stata dai parenti in campagna. E Giulia? Sempre zitta, che aveva da dire? Senza marito, il figlio grande, nessun pretesto per raccontare. Quindi restava lì, a bassa voce, come se non esistesse.
In più, dava sempre scuse per uscire prima dal lavoro ormai lo sapevano tutti che due volte al mese chiedeva di andare via un po prima. Le colleghe, quelle tutte sistemate, scuotevano la testa. Tanto, lo sappiamo dove va Giulia: esce per vedersi con quei suoi amanti, dicevano. Secondo loro, Giulia aveva un esercito di amanti, perché ovviamente era una poco di buono.
Giulia era la cattiva, loro le brave mogli, impegnate e per bene. Anche la madre, la signora Rosa, non perdeva occasione. Giulia, ma perché sei così? chiedeva, sospirando davanti ad un caffè. Così come, mamma? rispondeva Giulia già stanca. Così disordinata. Bisognerebbe che trovassi almeno un uomo serio, una sistemazione E magari pensare a un altro figlio: oggi tutti fanno figli dopo i quaranta!
Mamma, ma cosa me ne faccio di un uomo preso così? E un altro figlio avuto solo per accontentare chi? Ho già Andrea, mi basta e avanza… rideva Giulia, E comunque io Orazio ce lho!
Giulia! quasi sbottava la madre, Ma Orazio è sposato!
E quindi? Mamma, la verità è che Orazio mi invita fuori, mi regala cose, mi aiuta pure ad organizzare le ferie, non mi stressa, non mi manda a pulire casa della suocera, non mi fa lavare i suoi vestiti e calzini, non pretende la cena pronta ogni sera e soprattutto non mi sfinisce con i problemi suoi. Un sogno!
Un sogno che paga però quellanima pia di sua moglie
E accontentati mamma! Che dovrei volere? Rientrare nella routine: di nuovo casa, cucina, marito indolente sul divano? Dopo i quarantanni, e dopo due matrimoni, credimi, ne ho abbastanza
Ricordi? Il mio primo marito, il papà di Andrea, me lhai quasi imposto tu appena compiuti diciotto. È più grande, è maturo, ti vuole bene, ha pure i soldi!, dicevi. Cinque anni agli arresti domiciliari: proibita la scuola, vietato uscire con le amiche, pure con Andrea cera sempre la scusa che ero troppo giovane e inesperta. Era tutto un lavorare, per lui e sua madre. Ah, però avevo loro addosso, eh!
E poi, una volta al mese, mi portava a far la bella statuina in pubblico, guarda che brava moglie! mica come quelle altre. E però non si faceva problemi a tradire lui stesso. Quando sono scappata da quellinferno, ringrazio la nonna che mi ha aiutato, ha voluto indietro pure le mutande
La seconda volta mi sono sposata per amore ti ricordi mamma, vero? Andavo alluniversità di giorno, la sera lavoravo per non pesare troppo su di voi.
Giulia! Ma quando ti ho mai rinfacciato un piatto di pasta o la minestra?, sindignava mamma.
Tu mai… ma cera anche papà! E il mitico Matteo, mio fratello: casa comoda, lavori tu, io mi riposo…
Correvi tra due lavori, trafelata entravi in casa dopo la spesa per sfamare i tuoi uccellini: tuo marito piazzato sul divano, Matteo davanti alla Playstation
Così, presi il secondo marito di fretta, tanto per cambiare aria. Ma cambiato davvero poco: Giulia langelo diventava Giulia quella che deve fare tutto. Lui in poltrona, io lavoravo, portavo il bambino allasilo, la spesa in mano perché la macchina, chiaro, serviva a lui, mica ci va il marito in tram!
Tornavo e cucinavo, lavavo, stiravo, accontentavo pure suo umore, per evitare che poverino se ne andasse per una carezza in più altrove
E i soldi? Sempre pochi. Figlio tuo, arrangiati! fosse stato suo magari avrebbe sgobbato un po di più.
E guai a negargli qualche euro per aggiustare la sua macchina: Ma siamo una famiglia, o no?
Quando ho deciso di andarmene di casa, rideva. Dove credi di andare con un figlio appresso? Non vali niente!
Mamma, ti giuro che la differenza non lho mai vista: con chi guadagna più di me o meno, alla fine ero sempre io quella triste.
Allora, Giulia diceva mamma Rosa così vivono tutte!
Beh, mamma, io no. Lascia che vivano. Io non ce la faccio più!
Poi, la mamma raccontava che aveva speso il sabato a tenere i figli di Matteo, fare le pulizie, cucinare e stare con papà sembra la settimana santa ogni weekend!
Mamma, ti ricordi quando lasciavo Andrea da te e tu facevi il baby-sitter così felice? Non ricordo proprio anzi, a casa tua lo lasciavo poco e nulla!
Una volta le ho raccontato di un mio weekend recente: Venerdì Andrea mi chiede se posso tenere Mirto per il weekend, così lui e Marina andavano a fare unescursione in Dolomiti. Ovviamente sì, ho tenuto volentieri il gatto di Marina. Saresti aggiornata, mamma, se meno presa dalla famiglia di Matteo sapresti i fatti di Andrea!
Insomma, Andrea e Marina mi lasciano Mirto, mi portano pure la pizza e via Io mangio, mi stendo sul divano e guardo le serie tv. Nessun obbligo di svegliarsi allalba!
Sabato mattina mi preparo un caffè come piace a me, do da mangiare a Mirto, metto due magliette in lavatrice e provo a chiamare te per proporti di andare magari al museo o prendere un gelato.
Papà risponde al telefono raccontavo mi dà della fannullona: Tua madre lavora, tu vai in giro per musei! Volevo offendermi, poi meglio lasciar perdere, tanto ha sempre ragione lui.
Vado al museo, tra laltro cera la mostra del tua pittore preferito. Poi mi faccio un giro, un aperitivo, mi compro due magliette. Torno a casa, Mirto dormiva sereno. La domenica io e Mirto poltriamo fino alle undici, richiamo te per vedere se vieni sul battello sul Naviglio, ma risponde Marta, la compagna di Matteo: È impegnata, sta lavando i piatti!
Poi Orazio mi invita fuori a cena, io accetto. Non sto a chiedergli come va col matrimonio, non parliamo di queste cose. Ci facciamo compagnia, nessun problema, nessuna pressione. Una serata piacevolissima, torno a casa rilassata e vado a letto contenta.
Ho anche provato a frequentare uomini single, mamma, ma lasciamo perdere: o cercano una mamma, o sono tutti reduce di grandi drammi con figli sparsi e vogliono essere compatiti. Uno addirittura mi diceva che dovevo occuparmi dei suoi bambini perché sono donna e devo amare tutti i bambini del mondo; lui, ovviamente, avrebbe continuato a pagare alimenti e a mantenere la ex moglie perché è la mamma dei figli suoi.
Per il resto, Vivremo con il tuo stipendio perché il resto dei miei soldi vanno alla pesca. Mi dava in cambio la sua personalissima cena a base di branzino. Ma appena gli ho chiesto se avrebbe magari aiutato Andrea, si è offeso dicendo tuo figlio ha suo padre.
Ti sembra giusto, mamma? Neanche a me. Ed ecco perché mi ritrovo cattiva, egoista, calcolatrice. Secondo loro, volevo solo scaricare mio figlio su qualche povero disgraziato per campare.
E invece Ho Orazio. E sì, nella vostra ottica sarò pure cattiva. Ma non mi vergogno per niente della mia vita. Mi fa solo male vedere come vivi tu. Ecco perché ogni tanto ti invito o tinvento una scusa, pur di portarti via mezza giornata, come oggi che ho detto a te e papà che mi serviva aiuto solo per starti vicino.
Mamma, io sto bene. Adesso usciamo insieme e pensiamo un po a noi due, finalmente!
Ma Giulia, e papà?
Che cè che non va in papà? Non sta bene?
No, ma cè da scaldare il pranzo
Mamma, so che avevi già preparato tutto!
Ma bisogna servire, e poi cè Matteo
Mamma, dai! Fammi la grazia almeno una volta io, lo sai, son sempre la cattiva, fammi essere la figlia brava almeno oggi. Usciamo, ti prego!
E così, il lunedì mattina in ufficio, tra una chiacchiera e laltra, tutte raccontano quanto è stata dura la loro domenica in famiglia E Giulia sorride tra sé, cammina leggera come se ballasse, con uno sguardo furbetto che solo lei capisce.
Tutti già immaginano quali brutte idee le frullano per la testa Ma che importa?




