Lina era considerata cattiva. Cattivissima, quasi da far pena, così cattiva da suscitare compassione. Tutti cercavano di farlo capire anche a lei: “Sei una cattiva donna, Lina.” Cattiva, e anche infelice. Certo, senza marito, il figlio ormai grande e con una vita sua. Lina è sola, sembra non servire più a nessuno. Il lunedì al lavoro tutte si vantano di come abbiano pulito casa, cucinato, fatto marmellate o lavorato nell’orto durante il weekend. Lina resta in silenzio: che dovrebbe raccontare? Non ha un uomo, il figlio è cresciuto, così sta zitta. Quando esce prima dal lavoro, le colleghe scuotono la testa: “Si sa dove va!” Pensano che vada a vedere uno dei suoi tanti amanti. Tutte ne sono certe: Lina ha una sfilza di amanti, perché “una così” non può che essere cattiva. Così cattiva, sì. Loro invece sono donne perbene, tutte sposate, sempre impegnate… ma Lina, no, è quella cattiva. “Mamma, perché sono così secondo te?” chiede Lina. “Perché non ti sei sistemata,” sospira la madre. “Trova almeno un uomo, magari fai un secondo figlio, oggi tutte partoriscono dopo i quaranta.” “Mamma, ma perché dovrei?” risponde sinceramente stupita Lina. “Ho già mio figlio… E poi, un altro uomo a cosa mi serve? Io Oleg ce l’ho.” “Ma Oleg non è il tuo uomo!” “E allora? Mi porta fuori, mi fa regali, mi invita in vacanza, non mi rompe, non mi costringe ad aiutare la suocera, non pretende cena pronta né mutande stirate. Benedizione.” “Tutto questo però tocca alla sua povera moglie.” “Vorresti che capitasse a me? No, grazie. Ho superato i quaranta, sono stata già due volte sposata, mamma, e da tutto ‘sto ‘amore’ sono sempre fuggita a gambe levate.” Primo marito ricco e più grande, imposto dalla madre, cinque anni da prigioniera. Il secondo, per amore, ma si è ritrovata sempre schiava di casa e lavoro, con uno che si spalmava sul divano mentre a lei toccava tutto. “Mamma, ero Lina-Angela, sono diventata Lina-tuttofare. Non cambia nulla se l’uomo guadagna più o meno: a stare bene sono tutti, tranne me.” “Mica solo tu vivi così! Sono tutte nella stessa barca…” “E io non ci voglio più stare.” Chiedi a sua madre come ha passato il weekend? Con i nipoti, a cucinare e a sfinirsi in casa. Lina invece no: “Il venerdì mio figlio mi lascia il gatto della fidanzata, io mangio una pizza davanti a una serie TV, sabato mattina mi sveglio tardi, vado al museo, caffè, due chiacchiere. Domenica arriva Oleg e mi porta fuori a cena. Sono libera, mamma. Non mi interessa fare la seconda mamma a nessun uomo divorziato: vogliono solo qualcuno che cucini e cresca i loro figli. E se chiedi aiuto per il tuo, si offendono pure.” Per tutti, quindi, Lina è quella cattiva, quella calcolatrice, quella con le idee chiare e senza vergogna. Ma lei no, non si pente: le dispiace solo per la madre, consumata da quella stessa routine soffocante che a lei non manca per niente. Così la invita a uscire, la trascina in giro per un po’ di libertà, per riprendersi la vita. “Mamma, va tutto bene. Ora rilassati con me, pensiamo a noi due.” Lunedì al lavoro le altre donne si lamentano di come siano stanche “a forza di riposarsi”. Lina invece sorride con malizia, cammina leggera e nessuno sa il suo vero segreto. Tutti sono certi di conoscere i pensieri “cattivi” di Lina. Ma la verità, quella la sa solo lei.

Lina era una donna malvista.
Lo era talmente tanto che quasi veniva da compatirla, da quanto la giudicavano male.
Tutti cercavano di farle capire come fosse una donna sbagliata.
Sbagliata e, aggiungevano sottovoce, anche sfortunata.
Senza marito, il figlio ormai grande e lontano, viveva sola, come se a nessuno importasse davvero qualcosa di lei.
Arrivò in ufficio quel lunedì mattina, tra le chiacchiere frenetiche delle colleghe, tutte impegnate a vantarsi di come avevano passato il weekend a fare il bucato, a pulire ogni angolo della casa, a zappare lorto o a cucinare conserve per linverno.
Lina invece taceva. Che poteva raccontare? Non aveva nessun uomo da accudire, il figlio viveva per conto suo così stava in silenzio, quasi rintanata nella sua invisibilità.
Quel giorno chiese di uscire prima tutti sapevano che, un paio di volte al mese, Lina se ne andava dal lavoro con qualche ora danticipo.
Le colleghe scuotevano il capo, dandosi di gomito con sguardi carichi di giudizi: Tanto va dai suoi amanti sussurravano, sicure che Lina avesse una schiera di uomini, perché una così, disdicevole, secondo loro non poteva che vivere di trasgressioni.
Loro sì che erano per bene, tutte sposate, indaffarate tra casa e famiglia; Lina invece, la pecora nera.

Lina sospirava sua madre, ogni volta che la vedeva ma cosa sei diventata?
Cosa intendi, mamma?
Sei irrisolta. Ma almeno, trovati un uomo, accidenti a te! Non è tardi per avere un altro bambino, adesso tutti fanno figli dopo i quarantanni!
Mamma, ma perché dovrei mettermi con qualcuno? Perché dovrei avere un altro figlio da un qualsiasi uomo? Ne ho già uno, Paolo mi basta e avanza E un uomo, come dici tu, cosa me ne farei? Ho già Andrea.
Lina! strillava la madre, esasperata Andrea non è il tuo uomo!
E come no? rideva Lina Mi invita fuori una volta a settimana, mi fa dei regali, mi porta in vacanza assieme a lui, non mi stressa, non mi manda a pulire i vetri da sua madre in campagna, non mi obbliga a lavargli i calzini o a stirare le camicie, non pretende la cena pronta, non mi scarica addosso i suoi problemi, e non passa le serate sdraiato distratto sul divano.
Una pacchia.
Certo, la pacchia, tanto tutto questo tocca alla povera moglie di Andrea.
Ma vuoi che tocchi tutto a me? Io ho quarantanni suonati, mamma, e sono già stata, ricorda, due volte sposata. E da quella felicità sono scappata a gambe levate.
Il mio primo marito, padre di Paolo te lo sei già scordata? Sei stata tu a convincermi che dovevo sposarlo, perché era più grande di me, più responsabile, più serio, mi avrebbe amata e protetta, ed era anche benestante, vero mamma?
Per cinque anni, cinque lunghi anni, sono stata prigioniera: niente amici, niente studio, niente svago, solo a sgobbare per lui e per sua madre, pure con mio figlio non potevo stare tranquilla: Sei giovane, sbaglierai di certo, pensa solo alla casa
Sì, certo. Ero ben curata, sempre a posto, vestita doro, però
Una volta al mese mi portava fuori come si mostra un animale raro agli altri: Guardate che moglie giovane e perbene ho, non come quelle sciocche ragazze di oggi.
Lui, però, se le concedeva tuttaltro che le ragazze, non si faceva problemi
Quando ho chiesto il divorzio grazie a nonna che mi sostenne lui rivolle indietro perfino le mutande.
La seconda volta mi sono sposata per amore. Studiavo e lavoravo insieme. Te lo ricordi, mamma?
Di giorno libro in mano, di sera al lavoro per non pesare su te e papà

Lina! Come puoi? Ti abbiamo mai rimproverato qualcosa? Ti ho mai negato un pezzo di pane o una minestra, a te o a Paolo?
Tu no, mamma Ma non cera solo tu. Cera anche papà. Sempre a diffidare che io mi approfittassi della tua fatica, come se dovesse sostenere me e mio figlio.
Ma che dici?
Dico di papà e anche di mio fratello, Stefano. Allora, a quei tempi, lui non aveva mai voluto davvero faticare per trovare un lavoro, tanto cera la mamma dietro a tutto Tu spaccavi la schiena in due posti diversi, lui sempre sul divano e io mi sono sposata, la seconda volta, solo per smettere di sentirmi un peso. Sai comè andata?
Uguale. Sono diventata Lina-che-deve-fare-tutto.
Il compagno sul divano, io sempre fuori a lavorare, a prendere il bambino allasilo, portare la spesaa piedi, perché mica avevo la macchina. Non serviva, no? Luomo devessere comodo.
Tornavo esausta, preparavo la cena, apparecchiavo, cucinavo, lavavo, stiravo E poi, guai a non essere affettuosa a letto, se no lui magari se ne andava con unaltra, povero tesoro
I soldi non bastavano? E certo, mica suo figlio, il nostro, non era suo; se fosse stato, allora forse
E la macchina? Mia, eppure mi diceva che era di famiglia, ma i soldi per il meccanico dovevo trovarli io.
Se mi lamentavo, mi rideva in faccia: Ma chi vuoi che ti voglia, con un figlio sulle spalle?
Così ho capito: che io stessi con uno ricco o con uno povero, per me non sarebbe cambiato niente: sempre sola contro tutti.
Lina, ma tutte vivono così diceva la mamma ogni volta.
Che le vivano così, mamma! Io non ci torno mai più in quel girone.

E come hai passato tu il sabato?
Ma sai comè, Lina, Stefano e sua moglie, mi hanno lasciato i bambini, sono andata a passeggiare con loro, ho fatto i pancake, poi ho pulito, lavato, cucinato, messo a letto i piccoli, dato da mangiare a tuo padre, stirato camicie e sono crollata dopo mezzanotte.
E la domenica di nuovo presto in piedi per fare i pancake ai nipoti, poi tutti a pranzo qui, pollo arrosto, insalata, pizza e poi ancora a rassettare fino a sera.
Mamma, io non ti ricordo così coinvolta con Paolo quando era piccolo. Non ti ho mai lasciato il bambino per andare a rilassarmi

Tu eri indipendente, Lina, ora non saprei neanche come spiegarmi Questi ragazzi di oggi ti scaricano i figli e scappano via.
Mamma, vuoi sapere invece cosa ho fatto io negli scorsi weekend? Venerdì mi ha chiamato Paolo: mi chiedeva se poteva lasciarmi Otto per il fine settimana. Otto è il gatto di Marina, la sua ragazza, sì mamma, forse se non fossi così presa da Stefano e la sua famiglia, sapresti che succede nella vita del tuo nipote più grande.
Sono arrivati, mi hanno portato la pizza e sono andati via.
Io me la sono mangiata guardando una serie, tanto non dovevo svegliarmi presto il sabato mattina per nessuno.
Il mattino dopo, ho dato da mangiare a Otto, mi sono fatta un buon caffè, ho pulito un po, messo una lavatrice, ho provato a chiamarti per invitarti al museo, o per una chiacchiera insieme.
Ha risposto papà, dicendo che ero una scansafatiche, che mia madre si ammazza di lavoro e io me ne vado per musei come una baronessa.
Volevo offendermi, poi mi sono detta: a che scopo? Tanto ha sempre ragione, papà.
Sono andata a quella mostra lo sai che cera il pittore che tu amavi da ragazza?
Poi mi sono fermata in un bar, ho fatto quattro passi, sono tornata a casa e Otto dormiva ancora. Mi sono stesa sul divano, altra serie.
La domenica ce la siamo presa comoda io e il gatto, fino alle undici. Ho pensato di invitarti a fare un giro in battello sullArno, ma ha risposto tua nuora, dicendo che eri impegnata a pulire o a sparecchiare.
La sera Andrea mi ha invitata a cena fuori.
E sai che cè? Ci sono andata, perché dovrei negarmelo? Sono single, non parliamo mai delle sue questioni familiari, ci vediamo e basta, lui non mi pesa, io non peso a lui.
Una serata meravigliosa, sono andata a letto serena e il lunedì mattina al lavoro ero fresca come una rosa.
Mamma, ho provato ad uscire con uomini normali. Un disastro.
Si avvicinano solo ragazzini che cercano una mamma, o divorziati con valigie cariche di figli e problemi.
Tu mi guardi così, mamma, ma il mondo è cambiato.
Uno mi ha detto che sarei stata obbligata ad amare i suoi figli, perché una donna deve, è nella sua natura. Che lui, poverino, aveva il dovere di mantenere la ex moglie e i figli e si lasciava per se lavanzo dello stipendio per andare a pesca ma a me avrebbe dato pesci freschi!
E aiutare mio figlio? Hai già il suo vero padre, ci pensi lui
Giusto, no? E così lho mandato via: Paolo ha già sua madre, che sono io.
Alla fine, mamma, capirai che ora sono la cattiva, legoista, la fredda calcolatrice.
Meglio così.

Ho Andrea, e per voi sarà pure sbagliato, ma non me ne vergogno.
Sapessi solo quanto mi spiace vedere te sacrificata così, quindi certe volte invento una scusa, dico a te e papà che ho bisogno daiuto, solo per strapparti via di casa almeno un pomeriggio.
Mamma, io sto bene. Ora usciamo insieme, pensiamo solo a noi due, a te, alla tua figlia.
Ma sei impazzita, Lina? E papà?
Papà sta bene, no?
Sì, ma il pranzo…
Non dirmi che non lhai già preparato!
Sì, ma bisogna scaldarlo e poi Stefano…
Mamma! Non farmi arrabbiare, davvero so di essere la cattiva, ma lasciami essere buona per una volta.
Andiamo a svagarci, te lo chiedo con tutto il cuore…

Lunedì, in ufficio, le signore raccontano quanto si sono stancate nel fine settimana, tra pulizie e doveri.
Lina, però, sorride sorniona, ondeggiando leggera verso la sua scrivania, felice di qualcosa che solo lei sa.
Tutte sono sicure che dalla testa di Lina passino solo pensieri cattivi.
Ma chissà se sarebbe poi così male, vivere come Lina.

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Lina era considerata cattiva. Cattivissima, quasi da far pena, così cattiva da suscitare compassione. Tutti cercavano di farlo capire anche a lei: “Sei una cattiva donna, Lina.” Cattiva, e anche infelice. Certo, senza marito, il figlio ormai grande e con una vita sua. Lina è sola, sembra non servire più a nessuno. Il lunedì al lavoro tutte si vantano di come abbiano pulito casa, cucinato, fatto marmellate o lavorato nell’orto durante il weekend. Lina resta in silenzio: che dovrebbe raccontare? Non ha un uomo, il figlio è cresciuto, così sta zitta. Quando esce prima dal lavoro, le colleghe scuotono la testa: “Si sa dove va!” Pensano che vada a vedere uno dei suoi tanti amanti. Tutte ne sono certe: Lina ha una sfilza di amanti, perché “una così” non può che essere cattiva. Così cattiva, sì. Loro invece sono donne perbene, tutte sposate, sempre impegnate… ma Lina, no, è quella cattiva. “Mamma, perché sono così secondo te?” chiede Lina. “Perché non ti sei sistemata,” sospira la madre. “Trova almeno un uomo, magari fai un secondo figlio, oggi tutte partoriscono dopo i quaranta.” “Mamma, ma perché dovrei?” risponde sinceramente stupita Lina. “Ho già mio figlio… E poi, un altro uomo a cosa mi serve? Io Oleg ce l’ho.” “Ma Oleg non è il tuo uomo!” “E allora? Mi porta fuori, mi fa regali, mi invita in vacanza, non mi rompe, non mi costringe ad aiutare la suocera, non pretende cena pronta né mutande stirate. Benedizione.” “Tutto questo però tocca alla sua povera moglie.” “Vorresti che capitasse a me? No, grazie. Ho superato i quaranta, sono stata già due volte sposata, mamma, e da tutto ‘sto ‘amore’ sono sempre fuggita a gambe levate.” Primo marito ricco e più grande, imposto dalla madre, cinque anni da prigioniera. Il secondo, per amore, ma si è ritrovata sempre schiava di casa e lavoro, con uno che si spalmava sul divano mentre a lei toccava tutto. “Mamma, ero Lina-Angela, sono diventata Lina-tuttofare. Non cambia nulla se l’uomo guadagna più o meno: a stare bene sono tutti, tranne me.” “Mica solo tu vivi così! Sono tutte nella stessa barca…” “E io non ci voglio più stare.” Chiedi a sua madre come ha passato il weekend? Con i nipoti, a cucinare e a sfinirsi in casa. Lina invece no: “Il venerdì mio figlio mi lascia il gatto della fidanzata, io mangio una pizza davanti a una serie TV, sabato mattina mi sveglio tardi, vado al museo, caffè, due chiacchiere. Domenica arriva Oleg e mi porta fuori a cena. Sono libera, mamma. Non mi interessa fare la seconda mamma a nessun uomo divorziato: vogliono solo qualcuno che cucini e cresca i loro figli. E se chiedi aiuto per il tuo, si offendono pure.” Per tutti, quindi, Lina è quella cattiva, quella calcolatrice, quella con le idee chiare e senza vergogna. Ma lei no, non si pente: le dispiace solo per la madre, consumata da quella stessa routine soffocante che a lei non manca per niente. Così la invita a uscire, la trascina in giro per un po’ di libertà, per riprendersi la vita. “Mamma, va tutto bene. Ora rilassati con me, pensiamo a noi due.” Lunedì al lavoro le altre donne si lamentano di come siano stanche “a forza di riposarsi”. Lina invece sorride con malizia, cammina leggera e nessuno sa il suo vero segreto. Tutti sono certi di conoscere i pensieri “cattivi” di Lina. Ma la verità, quella la sa solo lei.