Lisa era in piedi nel salotto, con il biglietto per la vacanza nella borsetta

Ginevra stava in piedi nel salotto, il biglietto per le vacanze nella borsetta. Gli occhi di Dario erano rossi di rabbia, la sua voce rimbalzava contro le pareti come un’eco. Sentiva che tutti quegli anni di rinunce, i sogni sepolti sotto il peso del mutuo, le promesse infrante, le salivano dentro come un’onda pronta a travolgerla.

“Dario,” sussurrò quasi supplichevole, “ti ricordi quando firmammo il contratto della banca? Dicesti che saremmo stati una squadra, che avremmo resistito insieme, lottato per il nostro futuro. Io l’ho fatto. Ho portato il peso. Per sette anni! E ora che potremmo finalmente respirare mi dici che il bagno di tua madre è più importante della mia anima?”

Lui si voltò di scatto, evitando il suo sguardo.

“Non capisci, Ginevra. È mia madre. Se non la aiutiamo noi, chi lo farà?”

“E io allora, cosa sono?” esplose lei, alzando la voce per la prima volta. “Non sono la tua famiglia? Io, la donna che ha pagato ogni rata, che ha rinunciato ai vestiti, alle vacanze, alle amiche, solo per tenerci a galla? Tua madre ha già vissuto la sua vita. Io sto ancora aspettando la mia!”

Dario tacque, straziato tra due lealtà.

I giorni seguenti scivolaro via in un silenzio pesante. Margherita chiamava ogni giorno, chiedendo quando sarebbe iniziata la ristrutturazione. Lui rispondeva a monosillabi, o evitava del tutto la conversazione. In casa, tra loro, si alzava un muro invisibile e gelido. Lei dormiva voltata di spalle, lui passava le sere col telefono in mano, scrollando senza meta.

Ma Ginevra aveva già un piano.

Una mattina preparò la valigia. Due vestiti estivi, un costume mai indossato, sandali e passaporto. Sul comodino lasciò un biglietto:

“Dario, ho sognato il mare per sette anni. Parto, che tu lo voglia o no. Decidi se stare al mio fianco o restare. La scelta è tua. G.”

Chiuse la porta alle spalle senza voltarsi.

Sullaereo, col biglietto per la Sardegna in borsa, sentì che dalle sue spalle cadeva parte del fardello portato per anni. Guardava le nuvole dal finestrino e ripensava allinfanzia, alle gite coi genitori in Liguria. Ricordava lodore del sale, il suono delle onde, la sabbia calda sotto i piedi. Per la prima volta da anni, sentiva speranza.

In hotel, seduta sul balcone, fissava lazzurro intenso del mare. Il cuore le batteva forte, come se stesse tornando in vita. La sera scese in spiaggia, lasciò che le onde le bagnassero i piedi e piansenon di tristezza, ma di sollievo.

Dario, rimasto solo, trovò il biglietto. Lo lesse e rilesse, ogni parola gli bruciava nella mente. Si immaginava Ginevra in spiaggia, con gli occhi lucidi e un sorriso che non vedeva da anni. Lo colpì un pensiero: le aveva rubato i suoi anni migliori, e ora poteva perderla per sempre.

Quella sera, quando Margherita chiamò di nuovo, rispose con voce fredda:

“Mamma, il bagno può aspettare. Ginevra no.”

Per la prima volta, la donna non trovò parole.

Tre giorni dopo, Dario sbarcò allaeroporto di Olbia. La cercò in spiaggia, tra le viuzze fiorite, al ristorante dellhotel. Alla fine la vide seduta sola a un tavolino, con un bicchiere di vermentino.

“Ginevra,” sussurrò commosso. “Sono qui.”

Lei lo fissò a lungo, senza parlare. Nei suoi occhi cerano dolore, stanchezza, ma anche un barlume di nostalgia.

“Non so, Dario,” disse lentamente. “Non so se ho ancora la forza di credere in noi.”

“Ti giuro che questa volta starò dalla tua parte,” rispose. “Non ti chiederò più di scegliere tra noi e mia madre. Lei ha avuto la sua vita. Tu sei la mia vita, ora.”

Parole semplici, eppure la toccarono nel profondo. Gli permise di sedersi accanto a lei. Non era un perdono totale, ma un inizio.

Quelle vacanze non furono solo mare, spiaggia e sole. Furono ritrovarsi. Ginevra nuotava per ore, rideva come un tempo, mangiava frutti di mare con gusto. Dario la guardava come se stesse riscoprendo la donna di cui si era innamorato.

Lultimo giorno, sdraiati sui lettini, Ginevra disse:

“Se vuoi che andiamo avanti, Dario, dobbiamo imparare a vivere per noi. Non possiamo essere eterni schiavi dei bisogni degli altri.”

Lui annuì. Sapeva che non sarebbe stato facile, ma aveva capito cosa rischiavano davvero.

Al ritorno, Margherita provò a insistere sul bagno. Questa volta, Dario fu fermo:

“Mamma, ti aiuteremo finché potremo. Ma non ci prenderemo tutta la tua vita sulle spalle. Io e Ginevra dobbiamo vivere anche per noi.”

Lei lo guardò stupita e sollevata. Per la prima volta da anni, non si sentiva sola nella battaglia.

Gli anni seguenti furono diversi. Non perfetti, ma diversi. Ogni estate, Ginevra e Dario partivano per il mare, anche solo per qualche giorno. Lei si concedeva piccole gioie: un vestito nuovo, un profumo, una cena a lume di candela. E ogni volta che ripensava a quei sette anni di rinunce, pensava che ne era valsa la penaperché ora sapeva lottare per i suoi sogni.

Perché la vera libertà non inizia quando saldi lultima rata in banca. Inizia quando sai dire “no” a chi vuole rubarti lanima.

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Lisa era in piedi nel salotto, con il biglietto per la vacanza nella borsetta