«Ludovica, sei impazzita per gli anni avanzati! Hai già nipoti che vanno a scuola, e ora organizzi un matrimonio?» questi furono i primi commenti della sorella quando le dissi che mi avrei sposata.
Io, Marco Bianchi, cercavo il momento giusto per informare Tiziana, la sorella di Ludovica, della cerimonia. Tra una settimana io e Antonio Ferri saremo al matrimonio; lei non verrà, viviamo ai due capisaldi dItalia, a Napoli e a Milano, e non intendiamo fare grandi feste con i tipici Giorno di Sette. Ci scambieremo solo una promessa silenziosa, in due.
Antonio insisteva sul fatto di volersi sposare. È un cavaliere fin dalla giovinezza: la porta a casa, ti porge la mano alluscita dellauto, ti aiuta a sistemare il cappotto. Non vuole vivere senza il timbro sul passaporto: «Che sono, un bambino? Vorrei una relazione seria». E per me resta davvero un ragazzino, anche se con i capelli già un po grigi.
Al lavoro lo chiamano solo per nome e cognome, è serio e severo; quando mi vede, però, sembra tornare a quarantanni. Mi prende tra le braccia e mi fa girare per via. Mi vergogno un po, ma lui risponde: «Non vedo nessuno, solo te». Quando siamo insieme ho la sensazione di essere lunica persona al mondo.
Devo però raccontare tutto a Tiziana, perché ho bisogno del suo sostegno. Lho chiamata, temendo che mi giudicasse come le altre sorelle.
Ludovica! ha esclamato con voce stridula «è passato appena un anno dalla sepoltura di Vittorio e già ti sei ricompattata!»
Conoscevo lo shock che avrei provocato, ma non mi aspettavo che il suo disappunto fosse legato al mio defunto marito.
Tiziana, lo ricordo ho interrotto ma chi stabilisce questi termini? Quanti anni devo aspettare prima di essere felice senza ricevere condanne?
Tiziana ha riflettuto un attimo:
Per rispetto, almeno cinque anni.
Quindi devo dire ad Antonio: «Scusa, tornerò fra cinque anni, finché indosserò ancora il lutto»?
Tiziana è rimasta in silenzio.
E poi? ho continuato. Pensare che fra cinque anni nessuno ci condannerà è illusorio. Troveranno sempre chi vuole spettegolare, ma a me non importa. Se insisti, annullerò il progetto del matrimonio.
Non voglio essere severa, ma sposatevi oggi! Però non capisco e non supporto la tua scelta. Hai sempre vissuto con la testa fra le nuvole; ora che sei invecchiata, ti chiederei di aspettare ancora un anno.
Non mi sono arresa.
Dici di aspettare un anno. Se a noi resterà solo un anno di vita, cosa faremo?
Tiziana ha sbuffato:
Fa come credi. Tutti vogliono felicità, ma hai vissuto così a lungo…
Ho riso.
Davvero? Hai pensato che fossi felice? Anche io lo credevo. Solo ora ho capito di essere stata una donna da lavoro, una cavalla da tiro. Ora so che si può vivere diversamente, con gioia.
Vittorio era un uomo buono; con lui ho cresciuto due figlie, oggi ho cinque nipoti. Lui mi ha insegnato che la cosa più importante è la famiglia. Abbiamo iniziato a lavorare senza sosta per la famiglia, poi per i figli, poi per i nipoti. Ora, guardando indietro, capisco che è stata una corsa senza pausa per il benessere.
Quando la figlia maggiore si è sposata, avevamo già una casa di campagna, ma Vittorio voleva ampliare, allevare animali per i nipoti. Affittammo un ettaro, ci portò un giogo sulle spalle per anni. Allevò bovini, li nutrì giorno e notte, si alzava alle cinque del mattino. Vivevamo quasi esclusivamente in campagna, la città era solo una visita di tanto in tanto per faccende. Quando chiamavo le amiche, mi vantavano di andare al teatro o al mare; io non uscivo neanche per fare la spesa.
Ci sono state settimane senza pane perché il bestiame ci immobilizzava. Lunica forza era vedere i figli e i nipoti sazi. La figlia più grande poté cambiare la macchina grazie al nostro allevamento, la più piccola ristrutturò lappartamento. Non fu vano il nostro faticare.
Una volta, unamica del passato mi ha detto:
Ludovica, non ti riconosco. Pensavo fossi in vacanza al fresco, a ricaricare le energie. Sei appena viva! Perché ti infliggi tanto dolore?
Come altrimenti? I bambini hanno bisogno di aiuto ho risposto.
I bambini crescono da soli, dovresti vivere per te stessa.
Allora ho capito cosa significava vivere per sé. Ora dormo quanto voglio, vado al cinema, nuoto, scio. Nessuno ne risente. I figli non hanno più povertà, i nipoti non hanno fame. Ho imparato a vedere le cose comuni con occhi nuovi.
Prima raccoglievo foglie cadute sul campo, pensando al disordine; ora le foglie mi regalano allegria. Cammino nel parco, le scuoto con i piedi e rido come un bambino. Amo la pioggia, perché ora la guardo dal finestrino di un caffè accogliente, senza dover correre a mettere sotto il tetto le capre. Scopro la bellezza dei nuvoloni, dei tramonti, della neve croccante. E tutto questo lo devo a Antonio.
Dopo la morte di Vittorio è stato un sogno confuso. Un infarto lo ha portato via prima dellarrivo dellambulanza. I figli hanno venduto la fattoria e la casa di campagna, riportandomi in città. Nei primi giorni ero persa, svegliandomi alle cinque, girandomi per lappartamento, chiedendomi cosa fare.
Quando Antonio è entrato nella mia vita, mi ha portato a fare una passeggiata. Era il vicino di casa e il genero, ci aiutava a spostare le cose dalla campagna. Allinizio non mi vedeva, ma ha capito subito che ero viva e piena di energia, dovevo solo tirarmi fuori dalla depressione. Mi ha portato al parco, ha comprato un gelato, mi ha invitata a nutrire le anatre nello stagno. Non avevo mai avuto tempo di osservarle; le ho trovate esilaranti, a lottare per il pane.
Non ci credo, è possibile stare lì a guardare le anatre ho confessato «Con i miei animali non avevo mai tempo per guardarle, solo per nutrirle, pulirle, preparare il mangime; ora basta stare, basta guardare».
Antonio mi ha preso per mano e ha detto: «Aspetta, ti mostrerò tantissime cose. Rinascerai». E aveva ragione. Ogni giorno scoprivo qualcosa di nuovo, e la mia vita precedente sembrava un sonno pesante. Non ricordo più quando ho compreso che avevo bisogno di Antonio, della sua voce, del suo sorriso, del suo tocco leggero. Ora non potrei vivere senza tutto questo.
Le mie figlie non hanno accettato la nostra relazione; mi hanno accusata di tradire la memoria di Vittorio. È stato doloroso, mi sono sentita colpevole davanti a loro. I figli di Antonio, al contrario, sono felici, hanno detto che ora il papà è sereno. Lunica cosa che mi rimaneva da fare era raccontare tutto a Tiziana, ma ho rimandato quel momento il più a lungo possibile.
E quando vi sposate? mi ha chiesto Tiziana dopo la lunga chiacchierata.
Questo venerdì ho risposto.
Allora ti auguro felicità e amore nella vecchiaia ha concluso, asciugandosi gli occhi.
Il venerdì, io e Antonio abbiamo comprato il cibo per due, ci siamo vestiti eleganti, preso un taxi e siamo andati al municipio. Quando siamo usciti dallauto, sono rimasta senza fiato: davanti al registro cerano le mie figlie con i loro mariti e i nipoti, i figli di Antonio con le loro famiglie, e, soprattutto, la sorella Tiziana con un bouquet di rose bianche. Mi ha detto, tra le lacrime:
Ludovica! Sei arrivata davvero per me?
Devo vedere a chi la do, altrimenti non mi sposo ha riso.
Pare che tutti, nei giorni precedenti il matrimonio, avessero già prenotato un tavolo in un bar per festeggiare insieme.
Qualche settimana fa Antonio ed io abbiamo celebrato lanniversario del nostro matrimonio. Per tutti è diventato qualcuno di speciale. Io ancora non credo a quanto è successo: sono talmente felice da temere di farlo scoppiare.






