È una verità che si ripete da generazioni: più a lungo le coppie si frequentano, peggio finiscono spesso i loro matrimoni…
Cera una coppia che stava insieme ormai da sette anni quando, alla fine, decisero di sposarsi. In tutti quegli anni, non avevano mai vissuto neppure unintera giornata insieme: erano entrambi contenti di avere i propri spazi e un po di tempo per sé. Un evento inatteso, una gravidanza non programmata, li spinse infine a fare il grande passo.
Allinizio la convivenza sembrava una novità piacevole, quasi elettrizzante. Prima la ristrutturazione del piccolo appartamento che avevano trovato a Firenzela nonna di lei si era trasferita dai genitori, lasciando spazio ai giovani sposipoi le prime compere al mercatino dellusato, la scelta insieme dei mobili e delle stoviglie Tuttavia, una volta sistemato tutto, i giorni tra quelle quattro pareti cominciarono a diventare inquieti, come se qualcosa disturbasse la tranquillità del loro nido.
Il marito prese labitudine di chiedere alla moglie il permesso di uscire a bere un bicchiere di vino con gli amici in piazza, e la moglie era altrettanto felice di lasciarlo andare, per potersi concedere una passeggiata tra le vetrine di via Roma senza dovergli badare. Così la vita si assestò in quella routine: si incrociavano a casa solo a tarda sera, e tutto sembrava andare bene, proprio come nei loro sette anni di fidanzamento.
Quando il momento del parto si avvicinò, però, il marito divenne inspiegabilmente più cupo e silenzioso. La moglie, Maria Grazia, non vi fece troppo caso. Ma, un giorno, ricevette una chiamata da una donna sconosciuta, che con tono acidulo la mise al corrente che il marito aveva deciso di trasferirsi da lei. Ed era vero: appena lei era uscita per una visita dal ginecologo, lui aveva già fatto le valigie e se nera andato.
La cosa che le pesò di più fu che il marito non si degnò di darle alcuna spiegazione; si era semplicemente spaventato e sparito. Non si presentò nemmeno in tribunale a firmare le carte del divorzio… Maria Grazia fece il possibile per sistemare tutto affinché, alla nascita del figlio, non risultasse ufficialmente nessun padre, in modo da poter lasciare uno spazio vuoto sulla voce padre allanagrafe. Grazie alle conoscenze della famiglia, riuscì a cavarsela in breve tempo.
Le settimane passarono e Maria Grazia mise al mondo un bellissimo bambino. Era un maschietto sano, robusto, con profonde fossette sulle guance. Bastò uno sguardo per farle sparire dal cuore ogni ferita, persino il ricordo del dolore procuratole da quelluomo che un tempo era stato il suo confidente più caro. I suoi genitori laiutarono a crescere il bambino; lei non voleva saperne più niente di relazioni amorose: la cicatrice che le era rimasta dentro sembrava destinata a non rimarginarsi mai.
Lorenzo, il piccolo, aveva appena compiuto tre anni quando una sera il campanello di casa suonò. Maria Grazia pensava fosse sua madre, che spesso veniva a dare una mano col piccolo, così aprì la porta senza nemmeno guardare dallo spioncino. Sulla soglia trovò il suo ex marito. Portava un enorme mazzo di rose rosse, le preferite di Maria Grazia, e una macchinina nuova di zecca, il primo regalo che Lorenzo riceveva dal padre da quando era nato.
Maria Grazia rimase a guardarlo senza dire una parola, mentre lui sussurrò:
Ti chiedo perdono farò tutto quello che vuoi
Davvero pensi che basti chiedere scusa, dopo tutto questo tempo? Sono passati anni rispose lei con voce ferma.
In quel momento, Lorenzo corse nel corridoio.
No. E non tornare più. Abbiamo vissuto bene anche senza di te, abbiamo imparato a farne a meno
Ormai, Maria Grazia non sentiva più dolore. In quegli anni la rabbia si era dissolta, lasciando solo una sottile, amara pietà per quelluomo che aveva perso tutto, persino lamore di suo figlio.




