LUnico Uomo in Famiglia
Al mattino, mentre stavano facendo colazione, la figlia maggiore, Martina, fissando lo schermo del suo telefonino, chiese:
Papà, hai visto la data di oggi?
No, cosa avrebbe di speciale?
Lei, invece di rispondere, girò lo smartphone verso di lui: appariva una sfilza di numeri: 11.11.11, ovvero l11 novembre 2011.
È il tuo numero fortunato: 11! E oggi ce ne sono pure tre di fila. Vedrai, ti aspetta una giornata super.
Magari tu avessi ragione! rise Luigi, il papà.
Sì, papi, intervenne la piccola Chiara, occhi incollati al suo telefono. Oggi agli Scorpioni capiterà un incontro speciale e riceveranno un regalo che durerà tutta la vita.
Fantastico! Sicuro che qualche parente sconosciuto, magari in Francia o in Svizzera, oggi tira le cuoia e come eredi ci siamo solo noi, e chiaramente era miliardario!
Ma certo papà, almeno miliardario! rincarò Martina Ormai, per te, un milione di euro sarebbe briciole.
Esatto, avevo la stessa sensazione: briciole. Ma poi, con tutti questi soldi, che ci facciamo? Che ne dite, prima compriamo una villa lago di Como, poi una in Sardegna?
E uno yacht, papà! si inserì Chiara, seria come una regina Voglio un elicottero mio!
Il tuo elicottero arriverà. E tu, Martina, cosa vuoi?
Io? Vorrei sfilare al Festival di Sanremo con Alessio Boni.
Ma che richiesta spicciola telefonerò ad Amadeus, vedrai che ci fa rientrare nel programma Finite di sognare, su, la scuola non vi aspetta.
Uff, neanche sognare si può! sbottò Chiara.
Ma certo che si può, e anche si deve! Luigi trangugiò il suo caffè e si alzò da tavola Basta ricordarsi della scuola
Quel dialogo, così leggero al mattino, gli tornò in mente la sera, tra le casse della spesa al supermercato. La giornata non era stata mica tanto fortunata: lavoro extra, nervi a fior di pelle, era dovuto restare unora in più in officina, tornava stanco morto. Di incontri piacevoli o regali a vita neanche lombra.
La sua felicità se nera andata di corsa, manco fosse una gondola in laguna. Sbuffò, ridendo tra sé, uscendo dal supermercato.
Sul parcheggio, intorno alla sua vecchia e fedele Fiat Panda che ormai aveva superato il quarto di secolo si aggirava un ragazzino. Subito si vedeva che era un piccolo randagio: capelli arruffati, abiti laceri, una scarpa blu, una scarpa militare sformata ed entrambi i lacci erano fili elettrici. In testa un inutile cappello a paraorecchie, con un orecchio mezzo bruciato.
Signore, io sono affamato, mi date un po di pane balbettò il bambino appena Luigi si avvicinò.
La frase, scollata come venisse da un vecchio film in bianco e nero, innescò in Luigi una raffica di ricordi. Ai tempi del teatro dilettanti al circolo Arci imparavano proprio a riconoscere chi fingeva: dicevano che il segreto era nelle esitazioni. Un attore vero ti parlava con le pause giuste.
Insomma, il bimbo stava recitando. Luigi lo capì subito. Ma perché? Il suo sesto senso gli diceva che quella recita era tutta per lui. Anzi, due volte perché?.
Interessante. Bene, amichetto, giochiamo un po. Tanto le mie due signorine fanno sempre le detective per un nonnulla!
Col pane non ci si sfama. Vuoi una scodella di minestrone, un po di purè e magari una bella fetta di crostata calda?, chiese con tono paterno.
Il ragazzino per un attimo rimase interdetto, non si aspettava quellofferta. Ma subito si ricompose, sguardo torvo e sospettoso.
Bravo, ora sembri più vero, pensò Luigi.
Allora, che dici? Sì o no?
Sì sussurrò lui, laconico.
Perfetto. Tieni, reggimi queste buste, per favore.
Era un test. Era risaputo che i veri ragazzini di strada, appena stringevano qualcosa di commestibile, scappavano velocissimi. Ma a loro sfuggiva che la fame cronica ti toglie il fiato: Luigi li raggiungeva in due falcate e li bloccava, spiegandogli, con gentilezza mista a uno scappellotto, che gli uomini non sono bestie.
Sta volta, però, con il bimbo lì, fece tutte le sue mosse con calma: frugò nelle tasche, poi nel telefono, sempre dandogli le spalle.
Martinella, avete già messo lacqua per la pasta? Avete preparato linsalata? Brave ragazze. Fai così: prendi un po di minestrone e scaldalo, tra venti minuti sono là.
Il ragazzino non scappò. Rimase impalato, fisso con il naso allasfalto e le buste in mano, come sincollato lì.
Grazie, amico mio, pensò Luigi, Non cavevo proprio voglia di fare scatti da centometrista oggi.
Finalmente, sistemati i pacchi sulla Panda, aprì la portiera:
Prego, signorino, la carrozza è pronta. Il minestrone ti aspetta.
Il piccolo fece un respiro strano, poi salì silenzioso.
Fecero sette chilometri in silenzio, fino al paesino dove Luigi viveva con le figlie. Da anni ormai le sue uniche amate erano le ragazze. Lui stesso era cresciuto in orfanotrofio: per questo, ogni volta che vedeva un bimbo solo o malmesso, gli veniva il magone e cercava sempre di aiutare. Quanti ne aveva salvati da quella strada, trovandogli una casa? E se solo non ci fossero state certe leggi assurde, ormai più fredde di una borsa del ghiaccio, avrebbe adottato tutti.
Ma va a fan pensò Luigi, trattenendo qualche parola da camionista e guardando di sottecchi il ragazzino per sincerarsi che non intuiva nulla.
Lui però se ne stava lì, raggomitolato sotto il cappellone, sospirava. Sicuramente anche lui aveva la testa piena di pensieri.
Strano ragazzo, pensò Luigi, è diverso dagli altri. Non sembra proprio uno di strada, anzi. Un tipo silenzioso, non da orfanotrofio.
Forse sono io che ho esagerato a pensare che mentisse. Sarà solo scioccato. Tranquillo, piccolo: a casa ti scaldiamo, ti sfamiamo e chissà quando sarai pronto ci racconterai tutto.
Le figlie erano già sul portone, pronte come cani da tartufo. Spalancata la portiera, fecero per prendersi le buste poi videro il ragazzino.
E questo cosè, papà?
Niente meno che il fatidico incontro speciale e il regalo a vita! rise Luigi.
Bellissimo, papà! disse Chiara, avvicinandosi per sbirciarlo sotto il cappello Forse hai preso un pacco altrui?
Fossi matto! Mha agguantato la gamba dicendo che era il mio regalo. Non riuscivo a scrollarmelo di dosso.
E come si chiama sto regalo? domandò Martina, sistemando le sporte.
Senza nome.
Niente etichetta? Niente prezzo?
Nemmeno a pagare.
Papà sospirò Chiara drammaticamente Ti hanno rifilato la merce difettosa. Pazienza, domani lo buttiamo.
Il ragazzino si fece ancora più schivo, quasi volesse svanire. Forse Chiara lo intuì, perché subito lo afferrò dolcemente per una spalla e tamburellò sulla sua testa.
Pronto, cè nessuno in questa testolina?
Lui mutismo totale, solo la testa nel colletto come una tartaruga.
Non prende la linea, commentò Martina dentro casa forse cè più campo, su, entriamo.
Martina guardò Luigi e, con lo sguardo di chi ormai si intende a mezza parola, comunicò che avrebbe usato il famoso metodo del poliziotto buono e cattivo.
Cinque minuti, rispose lui silenzioso, mostrando la mano aperta.
Ci mettiamo anche meno, rispose lei solo con gli occhi.
Chiara, trascina dentro il regalino. Vediamo di che specie è questo Oggetto Misterioso.
Così Chiara lo tirò dentro di peso. Il ragazzino fece resistenza, borbottò qualcosa.
Papà, dentro di lui qualcosa ronza! sghignazzò Chiara mentre lo teneva stretto.
Forse sè svitata una vite, rispose Martina Papà, quando scendi dal garage ricordati la pinza e il saldatore. Noi intanto lo smontiamo.
Via, tutte in casa, il ragazzino fra di loro come una cerniera. Luigi, intanto, parcheggiava la Panda in garage e come ogni sera la sistemava, così che la mattina partisse al primo colpo.
Passati un po più di cinque minuti, arriva una trafelata Chiara in cucina:
Papà, lui racconta balle!
E come fai a esserne così sicura?
Elementare, Watson. Non ha lodore dei bambini di strada. È raffinato, troppo pulito.
Cioè, lo hai annusato?
Ma certo! Sai di cosa profuma?
Mmm, latte fresco? Crostata? Sapone?
Tentativi bruciati. Puzza di questo! Chiara gli infilò la mano sotto il naso, tutta macchiata di nero.
Fuliggine?
Macché! scrollò la testa Annusa bene!
Luigi annusò e indagò con lunghia: trucco teatrale.
Trucco? sgranò gli occhi Luigi.
Esatto, papà! Questo qui si è messo tutto il fondotinta per sembrare un poveretto sporco di fango.
Lui dice che si chiama Toro. Ho controllato: in slang di strada è Toro da monta
Toro va bene, scherzò Luigi ingrassiamo e via
Papà, ora si fa sul serio. Secondo me questo Toro sè apposta imbucato con te. Sè travestito da barbone, ma sotto è uno da casa-bene. Sonia e io lo abbiamo analizzato bene, ormai confessa qualsiasi cosa. Già Martina lo sta strizzando.
A questo punto, Martina uscì in cortile e domandò a gran voce:
Abbiamo ancora lacido muriatico in cantina?
Sì, cè! urlò Chiara, arraffando una tanica a caso E stavolta sciogliamo tutto nello scarico!
Siete delle pazze! ridacchiò Luigi, mentre rientrava in casa.
Papà, vieni su che qui si mangia! urlò Martina dalla cucina.
Siamo affamate da lupi, aggiunse Chiara e volevamo rosicchiare questo Toro nostro.
Smettiamola, ragazze, mangiamo e basta!
Il povero “Toro” sedeva al tavolo, ancora in soggezione. Luigi losservava di sbieco: letteralmente si trasformava davanti alle loro facce allegre e affamate. Teneva la schiena dritta, gli occhi vivaci. Sembrava a casa sua da sempre.
Le figlie di Luigi notavano tutto con sguardi complici.
Che intenzioni avrà questo? Per uno che si è finto barbone, di sicuro aveva uno scopo: farsi accogliere in casa loro, forse per conoscere la realtà, non per rubare o altro. Ma quale? Era chiaro che aveva un piano.
Papà, papi, ci sei? Martina lo scosse dal gomito Prendi ancora un po di crostata, no?
Va bene, mangiate che domani cè scuola.
Senti Chiara, siamo cresciute ormai, avevamo figli, adesso tu sei “nonno”… scherzò Martina.
E questo sarebbe il tuo fidanzatino? accennò Luigi verso Toro, accettando il caffè.
Neanche, papi: è la nostra mascotte, il Toro domestico.
Lo stiamo ingrassando: a Pasqua la carne sale di prezzo! continuò Martina.
Basta! si ribellò improvvisamente il piccolo Toro, visibilmente agitato Martina, Chiara, datemi tregua, mi arrendo. Signor Luigi, mi scusi tutto questo casino
Siediti, e parlaci chiaro disse Luigi.
Sì, niente balle però ammonì Chiara Che le balle le fiuto subito!
Sì, dico tutto
La verità li spiazzò: nessuno ci avrebbe mai pensato.
Il nome del bambino era Spartaco Toro (per convincerli mostrò il certificato). Aveva solo un giorno in più di Chiara: undici anni. Papà caduto in guerra nei Balcani, mamma partorì la sorellina lindomani dello shock, salvata per miracolo: anche lei si chiamava Chiara. Quattro fratelli, pochi parenti. La sorella maggiore, allepoca quasi diciottenne, riuscì a tenerli con sé. Erano sopravvissuti bene, diventando adulti troppo in fretta; Martini e la sorella (si chiama Sofia) diventarono genitori delle due piccine: Chiara e Lucia.
Ad ottobre, Spartaco vide che Sofia era diversa: innamorata persa e stava male. Tra loro non cerano segreti. Ma stavolta Sofia non voleva svelarsi, voleva resistere. Fu Spartaco che indagò: venne fuori che aveva perso la testa per Luigi Rossi, nostro Luigi, che lavorava allofficina, uomo tutto dun pezzo, onesto, padre di due figlie, abbandonato dalla moglie anni prima (era fuggita in Argentina con il ballerino). Spartaco scoprì anche che Luigi aveva il vizio di accogliere bambini persi, cercando sempre di sistemarli in nuove famiglie. Da qui il piano: camuffarsi, farsi accogliere, osservare comerano davvero Luigi e le sue figlie. Lui era lunico uomo di casa, doveva decidere a chi dare la sorella.
Non aveva previsto, però, le due poliziotte in gonnella che lavrebbero sgamato subito.
Mi siete piaciuti tutti, molto. Martina, Chiara, siete fantastiche. Luigi Rossi, per favore, sposate mia sorella. Non ve ne pentirete. È davvero buona, generosa Lei aveva paura di parlarvi, temeva che non voleste sposarla per le bambine
Ma va! sindignò Martina Cosa dici, che sono tanti bambini Con che coraggio!??
Ci pensiamo noi a farti cambiare idea, aggiunse Chiara Papà, allora? Ti decidiamo? Andiamo a chiedere la mano? O che fai, fuggi?
Sembra una commedia allitaliana! rise Luigi Tra laltro anche io da tempo pensavo a Sofia Ma poi mi frenavo, sai dopo la mia ex avevo paura: due figlie già bastavano e qui sono addirittura quattro. Ma insomma
Papà, lei ha 23 anni, tu solo dieci di più. Tutto normale sintromise Spartaco.
Sì, esperienza più, esperienza meno incalzò Martina Tu sei saggio e ci aiuti, noi vi coccoliamo, vero Spartaco?
Decisamente sì!
Entrambe le ragazze si strinsero intorno al padre: Dai, sì, sposati con Sofia!
Va bene! Ma prima sentiamo linteressata
Sofia è daccordo, sorrise Spartaco, porgendo la mano Da uomo di casa, la affido a voi.
Luigi strinse la mano del ragazzino con forza, poi lo strinse in un abbraccio. Una lacrima traditrice spuntò sullocchio. Martina si soffiò il naso.
Papà, stamattina scherzavi. Invece avevo ragione: oggi hai avuto un incontro speciale, il Toro Spartaco, e un regalo per la vita una famiglia numerosa e felice. È sempre stato il tuo sogno. Guarda che, con un po di coraggio i sogni si avverano!






