Ma che moglie sei? Siamo forse andati a firmare insieme?

Mi tratti come se fossi tua moglie? Ti ho mai visto portarmi in Comune, o mettere un anello sul mio dito?

Valeria esitò un istante. Lei desiderava queste cose, però avevano vissuto bene anche senza.

– No! No! E ancora no! – gridava Arcadio. – Non sei niente per me! Con quale diritto ti definisci mia moglie?

– Arcadi, non mi punire con il silenzio! – chiedeva Valeria con le lacrime agli occhi. – Parliamone!

– Hai qualcosa da dire? – si indignò Arcadio. – Hai già detto più del dovuto!

– Ma non ho detto niente di grave, – rispose Valeria.

– Impara, e meglio ancora scrivilo: il silenzio è d’oro! Specialmente nel tuo caso! – si girò dall’altra parte.

– Tesoro, smettila di fare il broncio! – si avvicinò Valeria.

– Sarebbe stato meglio se non avessi detto nulla! – esclamò agitato. – Da dove viene questa capacità delle donne di rovinare tutto con una sola frase?

Lo insegnano a scuola o fanno dei corsi su come far impazzire gli uomini?

Valeria prese il silenzio di Arcadio come un’offesa, visto che la mattina lei gli aveva urlato contro. Inoltre, aveva rotto anche la sua tazza dopo quella di lei.

– Come ci sei riuscito? – si arrabbiò. – Tutti hanno mani normali, ma le tue sembrano provenire da chissà dove!

Va bene che distruggi la tua tazza, ma perché toccare la mia? O l’hai fatto apposta perché le tazze sono le nostre preferite e non volevi che ne restassero più?

Era una banale lite domestica. Di solito, queste cose si lasciano perdere senza prenderle sul serio.

Ma Arcadio, seccato, andò al lavoro e al ritorno non rivolse una parola a Valeria.

Era arrabbiato, offeso, e ignorò ogni suo gesto. Non venne neanche a cena, anche se lei lo chiamò tre volte.

Ma il mondo andava comunque rimesso a posto!

– Arcadi, basta con queste tazze, sabato andiamo al centro commerciale a comprarne di nuove! E le tue mani sono perfette così come sono!

– Di che diavolo di tazze stai parlando? – Arcadio guardò Valeria con occhi increduli. – Non capisci cosa hai fatto con la tua lingua?

– Posso chiedere scusa, – disse Valeria con tono incerto. – Tesoro, non arrabbiarti!

– Scusa? – iniziò a ridere istericamente. – Se si potesse riparare quello che hai fatto con il tuo piccolo commento, sarei l’uomo più felice del mondo!

Invece no, mi hai distrutto! Annientato!

– Mio Dio, cosa avrei detto di così tremendo? – Valeria capì che il problema non erano le tazze. Ma il perché, proprio non riusciva a immaginarlo.

– Chi ha detto oggi alla mia capa che stava parlando con la moglie di Arcadio? – gridò Arcadio, spruzzando saliva sul viso di Valeria.

– Ero sotto la doccia e il telefono squillava, – rispose Valeria spaesata, – ho risposto e le ho chiesto di aspettare mentre ti porto il telefono.

Ma lei mi ha chiesto chi fossi. Allora le ho detto che ero tua moglie. Quando poi ti ho portato il telefono, lei aveva già riattaccato. Che c’è di male in questo?

– E ancora ti domandi che c’è di male? – disse Arcadio diventando rosso dal gridare, mentre una vena pulsava sulla sua tempia. – Non sei mia moglie!

Ti ho forse portato al Comune? Ho messo timbri sul passaporto? Ho infilato un anello sul tuo dito anulare?

Valeria esitò. Tuttavia, queste erano le cose che desiderava, ma avevano vissuto bene anche senza.

– No! No! E ancora no! – gridava Arcadio. – Non sei niente per me! Con quale diritto ti definisci mia moglie?

***
– Quanto durerà ancora tutto questo? – chiese con un sorriso Sofia Maria.

– Mamma, – Valeria la guardò con rimprovero, – i tempi non sono più quelli di una volta, e questo puritanesimo non ti si addice. Anche tu, dopo la morte di papà, hai vissuto con chiunque!

– Non accusarmi di nulla! Conosco i miei bisogni! – Sofia Maria continuava a sorridere. – Ho già l’età in cui nessun pettegolezzo mi colpisce! Ma tu sei ancora giovane, hai tutta una vita davanti!

– Mamma, cinquantasette anni non sono vecchiaia! Potresti ancora sposarti, e anche più di una volta, come si usa ora!

– Se trovassi un uomo normale, forse lo farei, – si sistemò i capelli, – ma intanto mi arrangio!

– E mi critichi pure! – rise Valeria.

A quel punto Sofia Maria smise di sorridere e disse:

– Lera, capisco che ora molti vivono senza matrimonio, fanno figli, e queste famiglie vengono considerate normali.

Ma anche giuridicamente si parla di convivenza. E questo, di per sé, non dà alcuna garanzia!

– Mamma, quando c’è amore è meglio di qualsiasi garanzia, – disse Valeria.

– L’amore oggi c’è, domani non c’è più, e un marito ufficiale offre una certa sicurezza! Per i figli, è chiaro, ci sono gli alimenti.

E se ci sono casa, macchina, beni, anche in tribunale non otterresti nulla se lui si ostina!

– Mamma, io e Arcadio stiamo benissimo! Viviamo insieme da sei anni. A che servono questi timbri? E a livello di guadagno, guadagniamo lo stesso.

– Non mi convinci, quello che dici non è preciso, e quindi c’è un problema! – Sofia Maria alzò il dito a mo’ di avvertimento. – Lera, almeno cerca di portarlo all’idea!

Così, per caso, chiamalo marito in tono scherzoso. E chiedigli di abbracciare sua moglie.

Che si abitui, lo faccia entrare nella sua testa. E poi, puoi anche portarlo al matrimonio!

– E se lo spavento con queste parole, avrò prima un litigio, poi un’offesa, e infine la solitudine! – Valeria scosse il capo. – Sai, mamma, la felicità è una cosa fragile, va custodita, non messa alla prova!

– Comunque sia, la vita è tua, – alzò le spalle Sofia Maria, – tu sarai sempre benvenuta, con o senza figlio, se Dio vorrà.

Ma pensa che gli amori vanno e vengono, mentre la vita adulta richiede responsabilità.

E nella tua relazione, nessuno deve nulla a nessuno. È giusto, ma dispersivo!

***
Valeria era grata alla madre per la sua gentilezza e supporto, ma i suoi consigli la facevano riflettere.

In fondo, il matrimonio è una garanzia per lei. È più vantaggioso per una donna che per un uomo.

Anche l’amica Anna le consigliava di formalizzare la relazione con Arcadio, ma le dava altre ragioni:

– Supponiamo che decidiate di comprare casa o auto, o forse una villetta. O alla fine, riempiate la casa di elettrodomestici. Ovviamente, i finanziamenti saranno a nome del capo della vostra famiglia fittizia.

– Anna, – la guardò con rimprovero Valeria, – senza queste etichette però!

– Ok, – acconsentì. – Alla fine, toccherebbe ad Arcadio. E se decideste di separarvi?

– Non essere così pessimista!

– Va bene, – Anna fece un cenno con la mano. – Accadrà qualcosa di straordinario e vi separerete, – lo sguardo eloquente di Valeria fece cambiare leggermente direzione ad Anna. – Arcadio potrebbe decidere di regalare a un caro parente, a mamma, a zio Pino, a zia Marta la casa, l’auto o la villetta. E lo farà, e tu non potrai dire nulla!

– Potrò dire qualcosa, – assicurò Valeria.

– Bene, e lo dirai! – Anna fece un sorriso esagerato. – Ma non riuscirai a dimostrare che era un bene comune o che è stato acquistato con il credito di entrambi! E così resti senza nulla di quanto accumulato!

– Ma i tribunali, i testimoni?

– L’unico modo è portare tutto davanti a un giudice. Ma ti dico, è complicato dimostrare che sei te stessa e che hai dei diritti. Poi, chi erediterà il bene porterà tante persone che sosterranno che non hai contribuito per nulla!

– Mi stai raccontando la storia peggiore! – disse Valeria.

– Ti racconto solo il caso più comune dalla pratica giudiziaria, quando vivono come voi due.

– Allora dovrei conservare tutti gli scontrini, tenere una contabilità, e registrare tutte le conversazioni con Arcadio su soldi e acquisti? – chiese Valeria.

– Oppure semplicemente portalo in Comune, – ora il sorriso di Anna era sincero e ottimistico, indicando la soluzione migliore possibile.

– Anche mia mamma dice che dovrei portarcelo di forza. Però, dovrei prima portarlo a questa decisione. Facendolo senza fargli sentire il peso delle parole «marito, moglie».

– E allora fai così!

***
Alla consueta gamma di appellativi affettuosi, aggiunse presto anche il termine “maritino”. E quando parlava di sé, usava il termine “mogliettina”. Quelle parole calzavano bene.

All’inizio Valeria temeva che Arcadio iniziasse subito a ribellarsi, ma lui si limitava a ridere, non ripetendo mai quelle parole magiche.

Valeria intensificava la pressione. Ovunque e sempre, nei momenti giusti e non, chiamava Arcadio marito e sé stessa moglie.

Si abituò a tal punto che un giorno, rispondendo alla chiamata della capa del marito, disse distrattamente che era sua moglie.

***
– Arcadi, viviamo già insieme da tanti anni, – disse Valeria, – pensavo fossimo una famiglia. Beh, senza timbri, ma ormai è normale. E davanti a noi ci sono figli e una lunga vita felice!

– Avresti continuato a pensarlo così, ma perché dire “moglie” alla mia capa? Non rispondere al telefono e basta! Passami il telefono e non è una cosa che ti riguarda!

– Tesoro, ma io continuo a chiamarti marito, dov’è la differenza?

– La differenza è che ora mi licenzieranno a causa tua! Non solo mi hai rovinato l’umore! Mi hai distrutto la vita! Hai rovinato la mia carriera!

Ora non solo non ti porterò in Comune! Non vivrò più con te! E ora vado a raccogliere le mie cose!

– Arcadi, non stai esagerando? – chiese Valeria, sbalordita. – Ok, ho detto a tua capa che sono tua moglie, cosa cambia?

– È cambiato che Mirea Borri mi ha tenuto al lavoro perché sognava di conquistarmi come… toro libero!

E ora con una moglie, i suoi sogni sono finiti! Oggi ha già firmato la mia lettera di dimissioni!

***
Una settimana dopo l’addio d’Arcadio, Valeria ricevette la visita della famosa Mirea Borri:

– Valeria, voglio scusarmi, – disse, – non per aver licenziato Arcadio, ma per averti fatto vivere nell’inganno degli imbrogli del tuo compagno, – si fermò.

– Capito, – rispose Valeria scuotendo la mano.

– Avevo piani particolari per lui. E ci siamo visti senza formali apparenze. Anche le colleghe erano affascinate da lui…

Valeria deglutì, lottando contro la nausea.

– Pensavamo fosse single, per questo competivamo per stargli accanto. Se avessimo saputo, non avremmo… Se avessimo saputo fosse sposato…

– Non eravamo sposati…

– Beh, conviventi…

– Non più, – abbassò Valeria lo sguardo.

– Sai, – Mirea Borri disse con convinzione, – forse è meglio così. Perché non era né marito né convivente, ma solo… un personaggio di quel tipo! Meglio che ti abbia liberato!

Valeria non poteva che essere d’accordo.

Non marito, non convivente, solo un… personaggio.

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