Ma sei impazzito? È nostro figlio, non uno sconosciuto! Come puoi cacciarlo via di casa?! – gridò la suocera, stringendo i pugni dalla rabbia…

Sei impazzito? È nostro figlio, non uno qualunque! Come puoi buttarlo fuori casa?! urlò la suocera, stringendo i pugni dalla rabbia.

La voce roca di Maria Luisa, carica dangoscia, rimbomba nella piccola cucina dove ancora unora fa si respirava il profumo del caffè appena fatto e qualche briciola di pane appena sfornato era caduta sulla tovaglia. Ora laria è tesa, intrisa di fumo di sigaretta e dellavvicinarsi dellennesima tempesta familiare. Maria Luisa Cavalli, donna sulla sessantina dai capelli ormai grigi raccolti in uno chignon, è in piedi in mezzo alla stanza: il volto arrossato, gli occhi pieni di lampi. Sempre stata la forza della famiglia salda come un ulivo ora la sua furia sfocia nella disperazione.

Al tavolo siede il marito, Giovanni Cavalli, sguardo basso, la schiena ricurva dagli anni passati come operaio in una fabbrica a Genova, dodici ore di turno ogni giorno. In silenzio, allunga la mano tremante verso il pacchetto di sigarette, ne pesca una e accende il fiammifero: la luce illumina le rughe profonde, una scia di dolore attraversa i suoi occhi.

Maria Luisa, non è facile… sussurra infine. Non ce la faccio più a vederlo ridicolizzarci così. Matteo… ti giuro, lho visto io con i miei occhi. Ieri sera, nel garage, con quella… con Elisa, lamica di Martina. Si baciavano. Si abbracciavano come se noi non esistessimo!

Le parole restano sospese, pesanti come macigni. Maria Luisa si irrigidisce, le mani si aprono e si lascia cadere su una sedia, aggrappandosi al bordo. Suo figlio Matteo, la gioia della sua vita, tanto aspettato, nato che lei aveva già trentasei anni dopo anni a sperare e incrociare dita e Santi, cresciuto da sola finché Giovanni non era tornato dal servizio. Un bravo ragazzo: alto, robusto, meccanico serio che lavora da Piaggio, mai un bicchiere di troppo se non a Natale o Pasqua. Tre anni fa ha sposato Martina, bella, sveglia e piena di progetti. Allinizio Maria Luisa era entusiasta Bravo, finalmente una donna che ti regge il passo! ma col tempo tutto si era complicato. Martina si presentava in casa con idee moderne, la sua laurea in economia, il lavoro è importante, diceva, e quella vita da città che centrava poco con la loro casetta quieta alla periferia di Savona.

Tradimento? mormora Maria Luisa, tremando. No, non è possibile! Lui la ama, sa solo Martina! E se fosse colpa sua? Magari è stata lei, con le sue trame! Lhai invitata tu, a quella dannata Elisa, Giovanni!

Lui scuote la testa, espira il fumo. Ho visto tutto. Credevano fossimo tutti a letto, sono uscito a fumare e li ho trovati. Sotto la lampadina del garage, Matteo ed Elisa. Penso che anche Martina abbia capito… Fa finta di niente, la famiglia si sfalda. Gli ho detto di andarsene, prima che sia troppo tardi. Che viva la sua vita, ma non sotto questo tetto.

Maria Luisa balza in piedi, la sedia cade rumorosamente. Si lancia verso il marito, lo afferra per la manica. Ma sei fuori di testa? Cacci nostro figlio? È carne nostra! E se fosse uno sbaglio? Se fosse Martina ad aver orchestrato tutto per separarci?

In quel preciso momento la porta della cucina stride: nella cornice cè Martina. Trentadue anni, snella, lunghi capelli castani ora scompigliati e occhi gonfi di lacrime. Con sé ha la vecchia borsa di cuoio di Matteo quella presa in saldo dopo il matrimonio. Laspetto è sfatto: occhiaie, labbra masticate di nervosismo. Appoggia la borsa a terra, si siede senza guardare nessuno. Ho sentito tutto dice, la voce calma ma decisa, senza tremolio. Mandatelo via, aiuto io. Ma una cosa sia chiara: non è solo un tradimento. È la fine di ciò che avete costruito. Ed è linizio della verità che non volete ascoltare.

Maria Luisa affronta la nuora con la furia di sempre: Tu! Sei tu la rovina di questa casa! Sei arrivata e hai ribaltato tutto con i tuoi capricci! Vuoi i mobili nuovi? Comprati casa! Vuoi la dieta? Mangi da sola! Ma mio figlio non te lo lascio!

La punta il dito contro, Giovanni interviene; la moglie lo spinge via. Se non ti va, vattene tu! Noi ce la caviamo anche senza di te!

Martina rimane immobile. Si versa un bicchiere dacqua, poi guarda la suocera negli occhi. Nessun odio, solo stanchezza e fermezza. Va bene, Maria Luisa. Ma parliamone con calma, non a urla. Preparo il caffè e poi mi ascoltate. Tanto la storia è lunga, come questa notte dautunno, e non è cominciata con me né con questo matrimonio.

In cucina cala il silenzio. La pioggia picchia sulle persiane, il vento ulula nelle fessure del vecchio appartamento. Giovanni si risiede e accende unaltra sigaretta. Maria Luisa, ancora tremante, si lascia andare sulla sedia davanti alla nuora. Martina si alza, accende la moka quella regalata dal suocero per i suoi trentanni e comincia a parlare, voce ferma come se avesse provato questo discorso mille volte.

Martina è nata in un paesino dellentroterra ligure, in una casa dove la serenità era un miraggio. Il padre, ex militare, si rifugiava nel vino, la madre sarta si spaccava la schiena e puzzava di fatica e fumo, cucendo giorno e notte per sfamare i tre figli. Ho imparato presto a essere forte racconta . Mamma mi diceva: Non piangere, il mondo è duro. Pulivo scale per comprare i quaderni. Studiavo economia di notte alluniversità, lavoravo giorni in trattoria. Sognavo solo una famiglia in cui nessuno urlasse, con un uomo che fosse rifugio e figli che ridessero. Non la ricchezza, Maria Luisa. La pace.

Ha conosciuto Matteo alla festa aziendale di unamica: camicia semplice, sorriso gentile che le ha sciolto il cuore. Sembrava solido, affidabile. Passeggiavamo, parlavamo del futuro. Mi diceva: Voglio una casa come quella dei miei, senza fronzoli. E io mi sono detta: questa è casa.

Il matrimonio sobrio: municipio, poi una torta preparata da Maria Luisa e salsicce grigliate in cortile. La suocera la abbracciò: Adesso sei una di noi. Giovanni regalò la camera da letto: Per la nuova vita. I primi mesi una favola: Martina cucinava, Matteo trafficava coi motori, parlavano di figli. Ma poi le crepe.

Dapprima cose piccole. Martina suggerì di cambiare disposizione ai mobili: Rendiamo la casa più luminosa, più accogliente! Maria Luisa presa male: Questa è casa mia da quarantanni, qui comando io! Chiese scusa, ma dentro le rimase il fastidio. Poi la cucina: Martina, attenta alla linea, preparava pollo ai ferri, insalata. Suocera borbottava: Cosè, ci metti a dieta? I nostri figli sono cresciuti con polpette e patate! Matteo ovviamente schierato con la madre: Dai, Marti, lasciala in pace, le sue abitudini contano.

Martina ingoiava, sorrideva, ma il rancore cresceva. Amava Matteo ma lo vedeva perpetuamente ragazzi incapace di tagliare il cordone ombelicale. Hai trentacinque anni, sussurrava di notte Chiedi tu, almeno una volta! E lui niente: La mamma sa meglio

Un anno dopo una tragedia. Martina rimane incinta e sono tutti felici, già a discutere della cameretta. Ma al terzo mese: aborto spontaneo, emorragia, corsa in ospedale. Rimane sola nel letto: Matteo in doppio turno, Maria Luisa che al telefono dice solo: Un segno, figlia mia. Ancora non è il vostro tempo. Piangeva nel cuscino, vuota. Il medico: Lo stress non aiuta. E il peggio era ovunque: la suocera irrompeva senza bussare, accusava la nuora di non saper pulire. Sei incinta! Devi restare a casa! E intanto langoscia saliva.

Dopo la perdita Martina cambia: si chiude, si dedica al lavoro in uno studio contabile, dove almeno i numeri non tradiscono. Nuove amicizie; tra queste Elisa. Quarantanni, sposata con uno svizzero, abiti colorati, sempre in giro. Marti, meriti di più. Non sacrificarti a questa famiglia. Vivi!

Matteo si allontana. Serate in garage con gli amici, poi con Elisa. Martina se ne accorge casualmente: un messaggio sul telefono Vieni stasera, Martina ha una riunione. Un tuffo al cuore. Non fa scenate: va da Elisa.

Perché tu? chiede nella cucina dellamica, un bicchiere di vino davanti, la pioggia batte come ora.

Elisa sospira. Matteo è solo. Tu sei forte, lui no. Cerca una donna silenziosa, non una che discute con la mamma. Lo ascolto, lo abbraccio, ma non lo amo davvero. Dice che sei fredda da quando hai perso il bimbo. Ma, Marti, lui non è maturo. Ha paura di essere un uomo.

Martina passa la notte a pensare: brucia la gelosia, ma di più il dolore. Osserva Matteo, lo segue: lo scopre a mentire, a tornare tardi, profumato col suo deodorante. Elisa è solo unamica afferma lui colto in fallo. Chiacchieriamo e basta.

Poi, una sera che la pioggia scroscia, Martina decide. Lo attende in camera con la valigia pronta. Lo so, Matteo. Vai pure da Elisa, se la ami davvero. Io non supplicherò.

Sbianca, si siede sul letto. Non capisci la mamma mi dice che stai cambiando pure me, che mi fai diventare debole. Vuoi che sia come papà, muto e sottomesso. Elisa almeno non discute.

Martina ride amaramente. Tua madre! È sempre stata gelosa di me dal primo giorno diceva: È di città, ti rovinerà. E tu ubbidisci!

Scoppia una lite furiosa. Matteo grida: Sei troppo autonoma! Non rispetti la famiglia! Nella rabbia la spinge, non forte, ma Martina cade e urta il mobiletto. Si chiude in bagno, piange ore. È finita, pensa.

Il giorno dopo va da Maria Luisa. Trova la suocera che pulisce il corridoio, canticchiando una vecchia canzone genovese. Perché non mi accetta? domanda piano. Sto facendo di tutto ma per lei sono sempre unestranea.

La donna si ferma, si asciuga le mani: Ti voglio bene, ma non capisci la nostra vita. Noi siamo semplici: fabbrica, orto, tradizioni. Tu vuoi tutto e subito: lavoro, moda, cambiamento. Rischi di guastare Matteo!

Io voglio solo che sia un adulto, non un bambino sotto le tue ali, ribatte Martina. Dopo la perdita del piccolo, nessuno mi ha abbracciata. Solo è destino da parte sua!

Maria Luisa si fa paonazza. Come osi? Io lho cresciuto sola, mentre il padre beveva! Via di casa mia!

Martina esce, ma con un piano che non ha niente della vendetta: solo la verità. Chiama Elisa: Racconta tutto, metti anche per iscritto se serve.

Quella sera Elisa arriva con una bottiglia di vino e rimorso stampato in faccia. Matteo è più innamorato dellidea di me che di me. Ha paura della madre e ti accusa di freddezza. Dopo il bambino, si sentiva impotente. Ma io me ne tiro fuori, basta.

Martina annota tutto: orari, messaggi, parole. Serve per questa famiglia, dice. Perché tutti sappiano.

Settimana dopo, Giovanni li trova nel garage. Era sceso per una sigaretta, sente voci, sbircia: Matteo bacia Elisa, sussurra: Ce la faccio ad andare via da Martina, ma mamma… mi uccide. Giovanni non aspetta: Vergogna! Fuori di qui!

Fuggono entrambi. Giovanni torna a casa e sveglia la moglie. Martina attende il momento.

Ora, con la pioggia, Martina finisce il caffè e si rivolge ai suoceri: Giovanni, tu hai visto un tradimento, ma hai visto un figlio schiacciato dal peso. Matteo non sa scegliere fra me e voi. Con Elisa non è amore, ma fuga. Il motivo vero siete voi, soprattutto Maria Luisa. Avete coltivato la diffidenza. Dopo aver perso mio figlio, nessuno mi ha lasciato il tempo di piangere. Matteo ha cominciato a bere, travolto dalla scelta impossibile.

Maria Luisa scatta in piedi, la tazzina cade. Bugiarda! Io voglio solo la felicità di mio figlio! Sei tu che lo hai rovinato con le tue manie di grandezza!

Felicità? Martina sorride amareggiata, asciugando una lacrima. Io ho perso un bambino per lo stress di questa casa. Sempre controlli, sempre discussioni. Matteo ieri mi ha messo le mani addosso. Perché lo avete cresciuto a sentirsi superiore alle donne, a pensare che moglie significa solo silenzio e cucina.

Giovanni sbuffa, spegne la sigaretta. Basta, vi prego. Ma Matteo dovè?

Probabilmente nel garage, con Elisa. Tornerà. Perché mi ama, anche se nega. Ma ora dovete scegliere: vostro figlio o il vostro orgoglio. Io, se serve, me ne andrò. Ma la verità uscirà.

Maria Luisa non resiste. Corre via sotto la pioggia, solo una maglia addosso, il cuore in tumulto. Bagno e fango sotto i piedi fino al garage, la porta socchiusa, luce fioca. Matteo è lì, seduto sopra una cassetta, Elisa lo stringe.

Mamma sussurra Matteo, affannato, occhi gonfi, gli abiti madidi.

Maria Luisa si piega nella terra, lo stringe forte. Figlio mio, non te ne andare. Perdonami. Credevo di proteggerti e invece ho rovinato tutto.

Lui scoppia a piangere. Mamma, io amo Martina. Ma tu per me sei sempre la più importante. Ho paura di perderti.

Elisa si alza in silenzio, Me ne vado. È la vostra famiglia. Addio, Matteo. E scompare nella notte.

Tornano tutti e tre a casa, zuppi e tremanti. Martina li attende con una tazza fumante. Giovanni abbraccia la moglie: Maria Luisa, basta. Ricominciamo da zero. Basta guerre: la famiglia non è un campo di battaglia.

Ma la verità affonda più a fondo. Il giorno dopo, a colazione, Martina estrae una vecchia lettera trovata negli armadi di Maria Luisa: una busta ingiallita della mamma di Maria Luisa, la nonna di Matteo. Lho letta per caso. Signora Maria Luisa, sua madre le scriveva: Nessuno si tiene un marito con la forza. Non trattenere chi non ti vuole. Lei è stata tradita, e da allora teme di perdere suo figlio come ha perso suo marito.

Maria Luisa prende la lettera, le mani tremano, le lacrime scendono. È vero… Ero giovane, spezzata. Mi sono aggrappata a Matteo, volevo che almeno lui non mi lasciasse mai. Ho finito per soffocarlo.

Matteo la abbraccia: Mamma, sono qui. Ma adesso lascia decidere a noi, dammi spazio con Martina.

Continuano la sera a parlare. Si raccontano tutto: linfanzia di Martina, la solitudine di Matteo, il dolore per il bimbo perso. Maria Luisa si arrende: Ti ho invidiata, Martina. Tu non ti sei spezzata, come è successo a me. Poi la stringe: Perdonami. Questa volta vi aiuterò.

Passano le settimane, la tensione si scioglie. Martina resta di nuovo incinta, tutto seguito dai medici. La casa si riempie di premure: Maria Luisa fa calzine la lana, Giovanni sistema la culla. Matteo trova più sicurezza, smette di fumare e si cerca un secondo impiego. Grazie, mamma, sussurra una sera. Era quello che mi serviva.

La vita non è una favola, però. Un giorno chiama Elisa: Matteo mi ha cercato. Si sente solo, voleva parlarmi.

Martina si passa la mano sul ventre. Digli di dimenticarmi. Ora siamo una famiglia vera.

Riaggancia e va in cucina, dove Maria Luisa affetta le verdure per il minestrone. Mamma, la chiama, ed è la prima volta che la parola non ha spigoli. Ricorda quella vecchia lettera? Difendiamoci insieme, io e te, dai fantasmi del passato.

Maria Luisa poggia il coltello, labbraccia con cautela. Insieme, figlia mia. Come solo le donne sanno fare.

Il parto, in autunno avanzato, è faticoso. Martina urla nella stanza dospedale, Maria Luisa le stringe la mano. Forza, amore mio! E quando nasce il bambino, sano e con gli occhi di Matteo, in sala dattesa ci sono tutti: Giovanni col mazzo di fiori, Matteo che piange.

A casa è festa: tavola imbandita di focaccia, ravioli, dolci, risate che rimbalzano sui muri. Maria Luisa culla il nipote: Il mio piccolo. Perdonami, Martina.

Ti perdono, mamma, sorride la nuora.

La famiglia si rinsalda. Le discussioni non scompaiono: ci si scorna ancora sul modo di crescere il piccolo, sulla minestra, sulle abitudini. Ma ora ci si parla, non si urla né si fa del male. Martina torna al lavoro, Maria Luisa riprende cura dellorto, ma fanno le spese assieme, si siedono nelle panchine del parco. Matteo fa la sua parte, cerca la pace tra tutti.

Un giorno, un anno dopo, Elisa scrive: Congratulazioni per il bimbo! Vi auguro il meglio. Martina risponde: Grazie. Il passato resta indietro.

Sotto la pioggia, come quella sera di tempesta, si ritrovano davanti alla finestra. Ce labbiamo fatta, dice Martina.

Insieme, risponde Maria Luisa.

E la casa, antica e scricchiolante, è finalmente colma dellunico calore che conta davvero: quello di una vera famiglia.

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