«Ma te l’avevo detto: niente bambini al matrimonio! Storia di una sposa italiana, una famiglia invadente e la battaglia per un ricevimento davvero come lo volevamo noi»

Avevo detto chiaramente di non portare i bambini al matrimonio!

Le porte della sala ricevimenti si spalancarono lentamente, inondando latrio di una luce calda e dorata. Io, vestita di bianco, reggevo il bordo dellabito, cercando di non tradire il tremolio delle mani. La musica aleggiava soffusa, gli invitati sorridevano, i camerieri disponevano con cura calici per lo spumante tutto era esattamente come io e Matteo avevamo sognato.

O quasi.

Proprio mentre stavo per prendere fiato prima di entrare, uno stridore di freni si sentì fuori dalla porta. Attraverso le vetrate vidi arrivare un vecchio monovolume grigio. Dalla portiera saltò fuori una rumorosa brigata: zia Lella, sua figlia con il marito e ben cinque bambini, che avevano già iniziato a corrersi dietro tra le auto.

Mi si gelò il sangue.

Non ora, non adesso sussurrai.

Matteo si avvicinò.

Sono arrivati davvero? chiese lui, seguendo il mio sguardo.

Sì. E hanno portato i figli.

Restammo incerti sullingresso, immobili come due attori che hanno dimenticato la parte appena prima della scena clou.

In quellattimo compresi: basta che io ceda adesso, e tutta la giornata andrà in frantumi.

Ma per capire come fossimo finiti in questa commedia dellassurdo bisogna tornare qualche settimana indietro.

Quando io e Matteo decidemmo di sposarci, avevamo solo una certezza: volevamo un matrimonio raccolto, intimo, sereno. Quaranta ospiti appena, jazz dal vivo, luci soffuse, atmosfera familiare. E esclusivamente adulti.

Non che non amassimo i bambini. Semplicemente desideravamo una serata libera da capriole, urla, salti sui divani, macchie di succo e scenate educative gestite da altri.

Gli amici capirono subito. I miei genitori pure. I genitori di Matteo si stupirono un po, ma si adattarono in fretta.

I parenti lontani, invece

La prima a chiamare fu zia Lella donna dalla voce squillante come le campane del duomo.

Martina! esordì senza preamboli. Che notizia è questa che i bambini non sono invitati? Parli sul serio?

Sì, Lella, risposi con calma. Vogliamo un pomeriggio tranquillo, un po di respiro per tutti gli adulti.

Riposarsi dai bambini?! esclamò come se avessi vietato i bambini in tutta Italia. Ma qui siamo una famiglia unita! Nelle occasioni importanti, veniamo tutti! Nessuno escluso!

Questa è la nostra giornata. Non obblighiamo nessuno, ma la regola è questa.

Silenzio. Pesante come il marmo di Carrara.

Va bene, allora. Noi non veniamo, concluse e mise giù.

Rimasi col telefono in mano come chi ha appena premuto un tasto rosso per far partire una tragedia.

Tre giorni dopo tornò a casa Matteo con lo sguardo nerissimo.

Martina possiamo parlare?

Che succede?

Claudia è in lacrime. Dice che è un insulto alla famiglia. Che i suoi tre figli non sono dei diavoletti e se non possono partecipare, anche lei, suo marito e i suoceri non verranno.

Quindi perdiamo cinque invitati?

Otto. Hanno detto che stiamo rompendo ogni tradizione.

Scoppiai a ridere. Una risata isterica, incontenibile e insieme disperata.

Tradizione di cosa? Far inciampare i camerieri sui bambini alle feste?

Anche Matteo rise.

Non dirglielo, che si offendono.

Ma la tempesta era appena allinizio.

Una settimana dopo, eravamo a cena dai suoi. La sorpresa, però, arrivò proprio da chi meno mi aspettavo.

Sua nonna la pacata nonna Luisa, sempre silenziosa e in disparte prese improvvisamente la parola.

I bambini sono una benedizione, disse con una nota di rimprovero. Senza di loro, un matrimonio è come un pranzo insipido.

Stavo per replicare, ma la mamma di Matteo fu più veloce.

Basta, mamma! sbottò, stanca. Ai matrimoni i bambini portano solo confusione. Sei sempre stata tu a lamentarti del baccano. Ricordi quante volte li rincorrevamo sotto i tavoli?

Ma la famiglia deve stare unita!

La famiglia deve rispettare le scelte di chi si sposa, rispose tranquilla la suocera.

Avrei voluto applaudirla. Ma nonna Luisa scosse solo la testa.

Continuo a pensare che sia sbagliato.

Ecco, il conflitto era ormai una saga degna dei Medici. E noi i regnanti assediati.

Poi arrivò il vero colpo.

Telefonò lo zio di Matteo, Paolo. Il più calmo di tutti, il tipo di uomo che io non mi intrometto mai.

Ciao, Marti, iniziò con tono gentile. Volevamo chiederti Perché i bambini no? Fanno parte della famiglia. Siamo sempre venuti ai matrimoni tutti insieme.

Paolo, sospirai, solo vorremmo una giornata serena. Nessuno obbliga nessuno

Sì, sì, lo so. Però guarda, Olga dice che senza i nostri figli non viene neppure lei. E se non viene lei, non vengo neanche io.

chiusi gli occhi. Altri due in meno.

Ormai lelenco invitati era dimagrito come dopo una dieta ferrea.

Matteo mi si sedette accanto e mi abbracciò.

Facciamo bene, sussurrò. Altrimenti questa non sarebbe più la nostra festa.

Ma la pressione non calava.

Ora la nonna insinuava che senza il sorriso dei bambini sarà tutto più triste.
Ora Claudia postava nel gruppo della famiglia: Che peccato chi rifiuta la gioia dei bambini nelle festività

Ed eccoci infine al giorno delle nozze.

Il monovolume si fermò dritto davanti alla scalinata. I bambini corsero avanti pestando sulle pietre come un piccolo esercito. Zia Lella scese aggiustandosi in fretta una ciocca di capelli.

Sto per crollare mormorai.

Matteo mi strinse forte la mano.

Tranquilla. Vedrai, risolviamo.

Andammo incontro al manipolo.

Zia Lella era già in cima alla scalinata.

Eccomi, ragazzi! esclamò abbracciandoci con teatralità. Siamo arrivati comunque, che ci vuoi fare? Siamo famiglia! I bambini mica li potevamo lasciare soli. Ma stanno tranquilli. Restiamo poco.

Tranquilli sussurrò Matteo, guardando i piccoli che già si lanciavano verso larco fiorito.

Presi un respiro profondo.

Lella Avevamo chiarito le regole, dissi con voce chiara e sincera. Avevamo detto niente figli, ed eri stata avvisata.

Ma è un matrimonio cercò di controbattere lei.

A quel punto intervenne la nonna.

Siamo qui per augurarvi tutto il bene, dichiarò. Ma i bambini sono famiglia. Non va bene lasciarli fuori.

Signora Luisa, dissi con gentilezza, siete importanti per noi, davvero. Ma questa è la nostra decisione. Se non viene rispettata, dovremo chiedervi

Ma non feci in tempo a finire la frase.

MAMMA! tuonò la mamma di Matteo, uscita improvvisamente. Basta fare polemiche. La festa è degli adulti, i bambini stanno a casa. Punto. Forza.

La nonna rimase attonita. Zia Lella si paralizzò. I bimbi, sentendo il cambio di vento, smisero di far rumore.

Zia Lella sospirò con il fazzoletto tra le mani.

Va bene. Non vogliamo litigare. Pensavamo solo che fosse giusto così.

Non è obbligatorio andare via, replicai. Ma i bambini devono tornare a casa.

Claudia roteò gli occhi. Il marito sospirò. Trascorsero due minuti pesanti e poi, senza una parola, riaccompagnarono i bambini al furgone. Il marito salì e li riportò a casa, gli adulti rimasero.

Questa volta davvero di loro volontà.

Appena varcata la soglia della sala, fui travolta da quellarmonia desiderata: candele accese, jazz, il tintinnio gentile dei bicchieri, le conversazioni lievi.

E in quellistante mi fu chiaro: avevamo fatto bene.

Matteo si chinò vicino allorecchio.

Allora, signora Penso che ce labbiamo fatta.

Credo proprio di sì, gli sorrisi.

Il ricevimento fu perfetto. Primo ballo in libertà, senza bambini a intrecciarsi tra i passi. Nessuno a gridare, nessuno a sbriciolare la torta ovunque, nessuno a guardare cartoni animati col volume alto. Gli ospiti conversavano. Si rideva, si ascoltava la musica. Tutto era finalmente sereno.

Passarono un paio dore. La nonna venne verso di noi.

Martina, Matteo disse con dolcezza. Avevo torto. Oggi è stato bello. Proprio bello. Senza confusione.

Le sorrisi, col cuore colmo.

Grazie, signora Luisa.

Ecco sospirò. Gli anziani fanno fatica a cambiare abitudini. Ma avete scelto bene.

Quelle parole furono il miglior augurio di tutta la giornata.

Quando la festa stava finendo, si avvicinò zia Lella, il bicchiere stretto forte come una corazza.

Marti abbassò la voce. Ho esagerato, scusami. Siamo sempre stati abituati a portare i piccoli, ma oggi è stato tutto così bello, sereno. Da grandi.

Grazie per essere venuta, risposi sinceramente.

Sai, non capita mai di rilassarci senza figli. Per la prima volta da tanto mi sono ricordata comè essere solo una persona, non solo una mamma, confessò. Mi fa quasi strano non averci pensato prima.

Ci abbracciammo. Tutta la tensione accumulata svanì.

Alla fine della serata, io e Matteo uscimmo sotto i lampioni, avvolti nella brezza dolce. Si tolse la giacca e me la poggiò sulle spalle.

Allora, che ne pensi del nostro matrimonio? chiese.

Era perfetto, risposi. Perché era veramente nostro.

E perché abbiamo saputo difenderlo.

Annuì.

Ecco cosera stato davvero importante.

La famiglia conta. Le tradizioni pure. Ma il rispetto dei confini è altrettanto fondamentale. Quando gli sposi dicono niente bambini, non è un capriccio, è un loro diritto.

E, alla fine, anche le abitudini più radicate possono cambiare, se si capisce che una decisione è ferma.

Questo matrimonio ci ha insegnato qualcosa, a tutti:
A volte, per difendere la felicità, bisogna avere il coraggio di dire no.

E grazie a quel no, la festa è stata davvero un giorno felice.

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