Sai, se solo tutti così aiutassero…
Pola, oggi passo io da voi, ti aiuto coi nipotini.
Paolina teneva il telefono stretto tra la guancia e la spalla, oscillando piano per calmare il piccolo Massimo che urlava come un ossesso.
Signora Nadea, la ringrazio tanto ma ce la faccia…
Tu-tu-tu. La suocera già aveva riattaccato.
Dal soggiorno è arrivato un gran casino: Alessandro aveva rovesciato la scatola dei cubetti, Martina aveva subito gridato di gioia cominciando a lanciarli in giro per la stanza. Massimo, in braccio a Paolina, stava gridando in modo da far pensare che non mangiasse da una settimana, e invece aveva finito il biberon venti minuti prima…
Paolina alzò gli occhi verso Antonio, che era spalmato sul divano, tutto preso a fissare il cellulare come se stesse studiando la Divina Commedia. Un po troppo attento, diciamo.
Hai chiamato tua madre.
Non era una domanda. Era una constatazione.
Antonio fece spallucce senza staccare gli occhi dallo schermo.
Eh… sì. Ti vedo che fai fatica, mamma può dare una mano
Paolina avrebbe voluto rispondere che se la cavava. Che non le serviva aiuto. Che in tre mesi dalla nascita di Massimo era riuscita lo stesso a tenere la casa in ordine, a sfamare tre figli e pure, ogni tanto, a dormire. Ma Massimo ricominciò a piangere, così lei andò in camera cercando di cullarlo, e intanto si preparava mentalmente allarrivo di Nadea.
La suocera si presentò a ora di pranzo: due valigioni e la faccia di chi deve mettere in salvo il Titanic.
Madonna santa, Paolina, sei uno straccio! Nadea entrò decisa, passò in rassegna casa con gli occhi stretti E che confusione, ma adesso ci sono io, sistemiamo tutto e vedrai andrà benissimo!
Verso sera del primo giorno Paolina già rimpiangeva di non aver chiuso bene la porta a doppia mandata.
Cosè quella roba? la suocera guardava diffidente il tagliere su cui Paolina stava affettando zucchine.
Spezzatino di verdure. Ai bimbi piace.
Spezzatino? Nadea pronunciava la parola come se fossero scarti per animali. Ma neanche per sogno. Antonio vuole il minestrone, quello come so farlo io. Spostati, ci penso io.
Paolina si fece da parte stretta il coltello da cucina. Giuro, a tratti pensava…
La mattina dopo Nadea la svegliò alle sette, anche se Massimo aveva dormito solo un paio dore prima.
Paolina! E come li vesti i bambini, scusa? Sembra carnevale!
Ale e Martina erano nei loro pagliaccetti preferiti: giallo canarino e rosso Ferrari. Paolina li aveva scelti apposta: così li identificava subito al parco.
Dai, sono vestiti normali.
Normali? Ma dove?! Nadea già frugava nella valigia: fuori tirava due pantaloncini grigi e due golfini beige. Sembiano pappagalli! E poi oggi fa freddo, si prendono un accidente. Ho portato io dei vestiti seri.
Ma stanno bene così
Paolina. La suocera si raddrizzò mettendo le braccia conserte, con le lacrime che già le brillavano negli occhi. Sono venuta per aiutare e tu mi rispondi così? Io sono la mamma di Antonio, so cosa fare. Tu proprio non mi rispetti, non hai rispetto per chi ti vuole bene.
Nadea si lasciò cadere su una sedia come se le avessero sparato diritto al cuore.
Antonio sbirciò dallaltra stanza, alternando lo sguardo tra sua madre e Paolina.
Dai, che ti costa? sussurrò lui alla moglie Mamma lo fa per tutti, ci aiuta solo per il nostro bene.
Paolina lasciò perdere. Cambiò i gemelli e li infilò in quei vestiti tristi. Sorrise alla suocera. E dentro sentì di spezzarsi, di nuovo.
A fine settimana casa era già diventata territorio di Nadea. I lettini dei bambini ruotati e risposti (così è meglio); orari cambiati, ora dormivano e mangiavano come si deve; Massimo doveva bere tenendo il biberon SOLO come pronunciava la suocera. Antonio spariva sul balcone ogni mezzora, fissando il cortile come se fosse altrove.
Paolina non chiudeva occhio. Sdraiata, fissava il soffitto di notte, muscoli tesi come archi. Ogni scricchiolio, ogni passo fuori dalla porta la faceva saltare: ecco, adesso viene a controllare i bambini…
Al mattino si trascinava per casa con le mani che tremavano, e il caffè non faceva nulla.
Giovedì sera Paolina apre la dispensa dei bambini. Bloccata. Gli scaffali vuoti.
Nadea, entra in cucina, dove la suocera gustava cavoli per la solita minestra. Dovè il latte di Massimo?
Lho buttato via, quella roba fa schifo Nadea nemmeno la guarda È tutta chimica, lo dicono anche nei programmi. Ho comprato quello buono.
Indica la latta sul tavolo. Marchetta da due soldi. Quella che aveva riempito Massimo di bolle il mese prima.
Lui è allergico a quello.
Ma che allergico e allergico ride, agitando la mano Sei sempre la solita. È che non sai darglielo, non ti preoccupare, ora sistemo io.
Paolina fissa la latta sul tavolo, la suocera che continua a tritare. Sa che Antonio è fuori, di nuovo, a fumare sul balcone. Sentì un click dentro, un click definitivo.
Quarantacinque minuti dopo Paolina era sul taxi, Massimo in braccio, i gemelli infilati nei pagliaccetti sgargianti che aveva recuperato in fondo al guardaroba. Nello zaino quattro cose utili e via.
Arrivata da sua madre, Paolina scoppiò in lacrime sulluscio.
Mamma, non ce la faccio più. Non voglio vivere così.
La mamma la strinse; la fece sedere in cucina, le preparò una tazza di tè caldo, le passava la mano sulla testa mentre lei singhiozzava nel bicchiere.
Tranquilla, amore, tutto si sistema. Restate qui con me.
Il telefono cominciò a vibrare alle undici; non ha più smesso fino alle tre.
Paolina, cosa stai facendo?! strillava Antonio. Hai mandato in tilt mia madre! Lei lo fa per noi! Ti aiuta e tu…
Voglio solo un po di serenità! sibilava Paolina, per non svegliare i piccoli. Ha buttato il latte! Massimo è allergico a quello schifo che ha comprato!
Ma smettila! Sei sempre la stessa! Mamma ha più esperienza di te!
Allora vivici tu con lei, scusa!
Sei una pazza ingrata, urlò ancora Antonio Senza mia madre non saresti riuscita a fare nulla! Ora rimetti tutto a posto.
Non torno finché cè quella donna.
Un silenzio di tomba dallaltra parte. Poi Antonio, secco:
Vedi tu. E via, chiuso.
Il giorno dopo Paolina va in Comune a chiedere il divorzio.
Tre giorni dopo torna per le sue cose. Da sola, i bambini li ha lasciati dalla mamma. Nadea la aspetta in corridoio.
Paolina, come puoi fare così? Togliere i bambini al padre! Togliere i nipoti a me! Ma come ti permetti? Io ci ho messo lanima per voi! Tutti dovrebbero avere laiuto che vi ho dato io!
Paolina si ferma a guardarla. Su quella donna che, col pretesto di aiutare, le aveva rovinato la vita. Il latte buttato, i vestiti, la casa sommersa dansia, il pianto soffocato.
Vi riprenderete, non è la fine del mondo si sente dire, con una voce fredda e distante che nemmeno riconosce.
Nadea sbianca, boccheggia indignata. Antonio esce e la afferra per il polso.
Ma coshai in testa? Come parli a mia madre?
Paolina si libera secca, lo guarda: un uomo grande che ancora deve correre dalla mamma ogni volta che piove.
Non toccarmi.
Raccoglie tutto in camera, chiude la valigia e se ne va senza voltarsi.
Due mesi dopo il divorzio è ufficiale. Antonio tenta di chiamare per un paio di settimane ma poi lascia perdere. Da Nadea arriva un papiro carico di accuse: hai distrutto la famiglia, povero Antonio. Paolina cancella il messaggio senza leggerlo.
A casa della mamma è stretto ma sereno. Di notte si alza per cullare Massimo in cucina, guardando le luci fuori. Di giorno porta i gemelli in cortile, li veste come piacciono a lei e cucina spezzatino di verdure.
Dopo sei mesi Ale e Martina vanno alla scuola materna. Paolina trova lavoro freelance: correzione bozze di notte, mentre i piccoli dormono. Non è una vita da regina ma ce la fanno.
La sera si siede sul divano, Massimo ronfa nella culla, Ale e Martina si accovacciano vicino chiedendo una favola. Lei racconta dei tre porcellini, cambiando voce a ogni personaggio, Martina ride forte, Ale annuisce serio. In quei momenti Paolina tira il fiato, guarda i suoi bimbi e capisce di aver fatto la scelta giusta. Davanti ha anni duri e tutto il peso di crescerli da sola. È difficile, fa paura, a volte è anche triste ma è la cosa giusta.






