Diario di Marco, 12 ottobre
Da sempre mi considero una persona determinata, uno di quelli che sanno cosa vogliono dalla vita. Già a venticinque anni ero riuscito, con tanti sacrifici, a mettere da parte abbastanza soldi per comprarmi un piccolo appartamento nel centro di Bologna.
Tutto da solo, senza una lira dai miei, né un aiuto da parte di zii o parenti. Ogni risparmio veniva da me: qualche lavoretto extra, qualche rinuncia, niente vacanze costose. Tutto questo mi ha reso ancora più orgoglioso della mia indipendenza.
Poi ho conosciuto una ragazza, Sofia, bella e solare. Mi sono perdutamente innamorato e, forse perché ero troppo preso da lei, le ho raccontato un po troppo presto di avere una mia casa. Però sono stato chiaro fin da subito: non volevo andare a vivere nel suo appartamento. Avevamo deciso che avrebbe trovato una casa in affitto per noi due, mentre io avrei affittato la mia per mettere da parte qualcosa per comprarmi una bella Vespa.
Sofia era daccordo. Mi disse sorridendo che presto avremmo trovato la soluzione giusta e avremmo iniziato una nuova vita insieme. Dopo sei mesi, una sera si è presentata davanti alla mia porta con una valigia in mano e gli occhi lucidi. Mi racconta di essere stata licenziata e di non avere più abbastanza soldi per laffitto.
Mi chiede se può rimanere da me, almeno per qualche tempo, “solo finché non troverò un altro lavoro”, ha detto. Per fortuna aveva ancora i suoi genitori a cui appoggiarsi, quindi sapeva dove andare qualora servisse davvero. Le ho detto di no. Ho capito subito che quella situazione era solo una scusa per approfittare della mia disponibilità. Alla fine, le nostre strade si sono divise.
Da questa esperienza ho imparato che lamore deve essere sincero e non interessato. È importante aiutarsi a vicenda, ma senza perdere il rispetto e la propria indipendenza. Meglio stare un passo indietro che diventare il salvadanaio della persona amata.



