Mamma, devi accettarlo: noi non vogliamo avere figli.

9 marzo

Oggi i pensieri mi assalgono più del solito. Ripenso ancora una volta a quel periodo difficile di tanti anni fa. Il parto di Chiara è stato lungo e doloroso; ancora sento le parole fredde del dottore quando mi disse che non avrei potuto più avere altri figli. Da quel momento, Giulio si è fatto distante come non mai, tra noi cadeva il silenzio anche quando ci siedevamo a tavola insieme. Passarono così sei mesi, in cui la solitudine era diventata una compagna fissa. Scoprii poco dopo che Giulio aveva unamante a Milano, e che lei ironia della sorte stava aspettando due gemelli da lui. Non ci ha pensato due volte: una sera prese le sue cose, lasciandomi qui a Firenze con la nostra bambina piccola. Da quel giorno, mi sono costruita a fatica una vita con Chiara, solo io e lei.

Nei primi anni la portai ovunque potessi: lezioni di musica, laboratori creativi, corsi di nuoto allArno. Chiara fin da piccola era piena di domande, sguardo vispo e mente aperta sul mondo. Passava ore a sistemare le sue bambole in cerchio nella sua cameretta azzurra e giocare alla maestra, correggendo compiti immaginari. Io la guardavo, riempiendomi di gioia; non mi sarei mai stancata di vederla crescere.

Chiara sapeva farsi voler bene da tutti. Alla scuola elementare in via dei Bardi, si ritrovò presto a essere la leader della classe. Crescendo, cominciò a uscire con Riccardo, un ragazzo particolare. Devo ammettere che non lo comprendevo del tutto. Lunica cosa che sembravano fare era girare per festival musicali e raduni giovanili in tutta la Toscana. Lei suonava la batteria, lui la chitarra la loro band fece il giro di diversi locali e ottennero anche un discreto successo. Vivevano alla giornata, senza troppi pensieri, e li invidiavo un po per questa loro leggerezza.

Gli anni sono volati e ora Chiara ha 29 anni. Dentro di me cresce lansia di vederla diventare mamma. Un giorno, non ce lho più fatta e le ho detto: “Figlia mia, forse sarebbe il momento di pensare ad avere un bambino.”

Lei mi ha guardata e con un sorriso mi ha risposto: “Mamma, vuoi che faccia come zia Lucia? Quattro figli in cinque anni e non vede altro che loro. Tutta la sua vita è casa, fornelli, pulizie e giochi coi bambini! Non fa per me. Voglio altro.”

“Ma non devi mica essere come tua zia! Puoi averne anche solo uno, magari. Ci hai pensato?”

“Mamma, devi accettarlo: io e Riccardo non desideriamo figli. E se un giorno cambia qualcosa, preferiremmo adottare un bambino, magari da un orfanotrofio di Firenze.”

“Ma vuoi mettere la gioia di avere un figlio tuo? Riflettici un po, per favore.”

“Mamma, basta… non voglio parlarne ancora.”

Oggi, forse stanca delle mie insistenze, Chiara mi ha promesso che se le cose cambieranno davvero, sarà lei a dirmelo. In fondo so di doverle lasciare la libertà di scegliere la sua strada, anche se il mio cuore di mamma vorrebbe ancora una volta sentire il profumo di un neonato in casa. Aspetto, e spero.

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