Un sogno strano mi porta tra le colline verdi della Toscana, dove un vitellino si trova imprigionato in un blocco di pietra, lucido e grigio come marmo di Carrara. La madre, una grandiosa mucca dalle lunghe ciglia, cerca di comunicare ai contadini locali che quel blocco non è lì per caso, che mani umane lhanno posato con intenzione. Gli abitanti del villaggio, con grembiuli macchiati di pomodoro e pane fresco in mano, sentono il suo muggito echeggiare attraverso le vigne e si precipitano, chi con una scala, chi con un secchio, chi semplicemente con il cuore, a liberare il piccolo.
Tutto si disfa come pasta al dente, e il vitellino viene infine liberato dalla sua prigione di pietra. La squadra improvvisata di soccorritori, guidata dallempatia tipicamente italiana, solleva il cucciolo con cura sopra una carriola traballante e lo accompagna fino a una fattoria-giardino dove potrà godere della dolce vita, tra olivi e ulivi.
Allinizio, i contadini non capivano le intenzioni della madre; solo dopo che la mucca sviene, stordita dal vicino filo elettrico che delimita il campo, intuiscono che li stava guidando verso il suo piccolo intrappolato. Tutto si scioglie come gelato al sole: finalmente, il vitellino è libero. I soccorritori, commossi e sudati, portano il cucciolo nella loro fattoria santuario, dove il tempo è scandito dal suono delle campane e dal profumo di basilico.
Che storia commovente! Il desiderio del vitellino di essere libero e di rivedere la madre tocca il cuore, e sembra quasi che la luna benedica la loro riunione con una luce argentata sopra i filari di cipressi.






