Nella notte nebbiosa, la madre del vitello provava a comunicare coi floridi umani che il grande blocco di marmo, nel quale era intrappolato il suo piccolo, era stato messo lì apposta da mani invisibili. Le urla dellelefantessa echeggiavano tra i cipressi di una piccola frazione toscana, e subito i paesani si precipitarono, con zappe e corde, a soccorrere il piccolo pachiderma. Sembravano figure dipinte sotto la luna, con gesti lenti e sussurrati, pronti a liberare il vitello con una strana sincronia.
Solo dopo che la madre crollò davanti ai fili elettrici del recinto, come una statua di pietra, i paesani compresero il suo intento: voleva guidarli verso il suo cucciolo, prigioniero tra le ombre. Così, con lacrime e sospiri, riuscirono finalmente a tirarlo fuori, tra applausi e grida di gioia che riecheggiavano nel piazzale della chiesa.
Il cucciolo fu adagiato con infinita delicatezza sul retro di un vecchio camion Fiat e portato al rifugio animali di San Gimignano. Lì, avrebbe potuto vagare tranquillo tra gli ulivi e le vigne, ascoltando le serenate dei grilli.
Che emozione struggente! La tenacia della piccola elefantessa, di nome Fiorenza, di liberarsi e ritrovare la sua madre, ha scaldato i cuori di tutti. Gli elefanti, si sa, sono giganti gentili e intelligenti, capaci di compassione che va oltre ogni confine. E in questo sogno surreale, persino le stelle sembravano commosse.



