Mamma, ho 35 anni. Finché vivrò con te, non mi sposerò. Prepara le tue valigie e vai via.

Tre mesi fa, la mia vita ha preso una svolta decisamente imprevista, che neanche Federico Fellini se la sarebbe inventata. Avevo tutto: un marito meraviglioso, una figlia incantevole, un cane affettuoso (anche se spesso rubava le ciabatte). Poi, un bel giorno, mio marito mi comunica, con la delicatezza di una pizza caduta a terra, che aveva incontrato unaltra donna e mi lasciava per lei. Ovviamente, non potevo farci molto, così ho dovuto incassare il colpo come una vera napoletana.

Avevo già capito che non sarebbe stato semplice. Dovevo mantenermi da sola e crescere mia figlia cosa particolarmente complicata con lo stipendio modesto da insegnante che portavo a casa. Verso la fine di novembre, dopo aver messo a letto Giulia, la mia bambina, sono uscita a portare a spasso il nostro cagnolino, Ettore. Sotto una pioggia battente, ho incontrato una donna seduta sola su una panchina, in mezzo al parco deserto di Torino.

La signora, avvolta in una giacca vecchia che non avrebbe scaldato nemmeno una tazzina despresso, aveva accanto a sé solo una borsa logora. Lho guardata, mi è sembrato chiara come il prosecco che aveva freddo, così mi sono avvicinata chiedendo se potessi fare qualcosa per lei.

Mi ha lanciato uno sguardo esausto, come quelli delle nonne dopo il pranzo di Natale, e mi ha raccontato che era stata cacciata di casa. Mi è venuto il magone per quella povera signora e le ho proposto subito di venire da me a scaldarsi. Una volta a casa, le ho dato una coperta bella pesante, le ho preparato una tisana bollente e le ho messo un piatto di pasta fumante davanti.

Nel tepore del soggiorno, mi ha detto che si chiamava Mariangela, e ha iniziato a raccontarmi la storia della sua vita. Mariangela ha una figlia, cresciuta tutta da sola dopo che il marito era venuto a mancare tanti anni prima. Ha lavorato sodo tutta la vita per offrirle tutto quello che poteva, ma e qui la storia prende una piega tutta italiota la figlia, abituata a ricevere tutto senza sforzarsi, è cresciuta un po viziata e ingrata.

Non ha mai lavorato un giorno in vita sua, ha campato per anni coi soldi della madre, e ora, a trentacinque anni, dà la colpa a Mariangela per ogni fallimento. Dice che, vivendo in un piccolo bilocale a Torino insieme alla madre, non è riuscita a sistemarsi e, di conseguenza, pretende che Mariangela se ne vada a vivere con i parenti in campagna, così lei finalmente si potrà sposare.

Quella notte, ho fatto dormire Mariangela a casa mia. La mattina dopo avrebbe voluto andarsene immagino non volesse disturbare ma io le ho chiesto se volesse restare con noi. Dentro di me non avevo il minimo dubbio: Mariangela era una brava persona. Così, mentre io andavo al lavoro, lei stava con Giulia e portava Ettore a spasso tra i viali alberati. Ha accettato con semplicità e un sorriso luminoso.

Poi ho scoperto che Mariangela possedeva una casetta niente male fuori città, una rustica cascina immersa tra le colline del Monferrato, ma senza il riscaldamento funzionante dettaglio non trascurabile in Piemonte. Così è nato un bellissimo rapporto. Mariangela ha finito per diventare come una seconda mamma per me. Mia figlia le voleva un bene dellanima, la chiamava nonna e la trattava proprio come tale.

Un fine settimana abbiamo deciso di andare tutte insieme alla cascina di Mariangela. Un posto spettacolare: accanto a un bosco, con un piccolo lago nascosto tra gli alberi. Terminata la visita, ero entusiasta della tranquillità del luogo e della casa curata nei dettagli segno inequivocabile che una vera padrona di casa era passata di lì.

La felicità ci pervadeva. Poi è arrivato il vicino di Mariangela, Mario, tipico piemontese dal forte accento, che ci ha rassicurate: Non vi preoccupate, una stufa la montiamo subito. Così, questa casa sarà più calda di una trattoria sabato sera!. Mi ha fatto ridere, davvero.

Mariangela è stata fortunata: sulla sua strada ha incontrato persone pronte a darle una mano quando ne aveva bisogno. Noi ci siamo letteralmente innamorate di lei. Le abbiamo chiesto di restare a vivere insieme a noi e aiutarci, e destate ci saremmo trasferite tutte nella nostra cascina tra le vigne del Monferrato. Ha accettato con gioia.

Così, a modo nostro, sia io che Mariangela, dopo aver perso una famiglia, ne abbiamo trovata unaltra. E, manco a dirlo, ora siamo davvero felici.

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