“Mamma, lui vuole che io lo faccia per lui… Dice che tutte le brave donne ne sono capaci… E io non sono brava? Insegnamelo tu… Se tutte ci riescono, allora dovrei riuscirci anch’io…” Sono ancora stupita che mia nipote abbia trovato marito, e tutto grazie a sua madre. Quando Alina era piccola, mia sorella si rifiutava di mandarla all’asilo; da adolescente, non le permetteva di uscire ed era sempre chiusa in casa, una vera eremita. Persino quando studiava qui a Milano, sua madre controllava che rientrasse sempre prima delle sei di sera. Aveva già vent’anni, e la madre alle sette e mezza chiamava urlando perché non era ancora a casa. Era assurdo, al limite dell’incredibile. Al secondo anno di università, Alina ha conosciuto quello che poi sarebbe diventato suo marito: si sono incontrati in biblioteca, lui aveva due anni in più, le prestava gli appunti, la aiutava e, quasi senza accorgersene, si era innamorato di lei, iniziando a corteggiarla. Da quel momento in poi, mia nipote ha cominciato a infrangere tutte le regole imposte da sua madre. Alla fine si è sposata e la madre le ha finalmente permesso di cominciare una nuova vita. Ecco però una storia che è successa di recente: ero a casa di mia sorella quando Alina ha chiamato, con una voce tra il pianto e la risata così confusa che a stento si capiva cosa dicesse: – Mamma, lui vuole che io lo faccia… Dice che tutte le brave donne lo sanno fare… E io non sono brava? Insegnamelo tu… Se tutte ci riescono, dovrei riuscirci anch’io… A quelle parole, il volto di mia sorella è cambiato in un lampo; le ha chiesto di calmarsi e spiegare meglio cosa fosse questa cosa che “tutte le brave donne” sanno fare. – La minestra, mamma, ha risposto lei, e lì siamo scoppiate a ridere! – Non ridete! Non mi hai mai insegnato a cucinarla, ho cercato ricette su internet ma non mi viene buona! Abbiamo subito cominciato a spiegarle passo dopo passo come cucinare la minestra, tra una risata e l’altra. La sera ci ha richiamato per ringraziarci: il marito le ha fatto i complimenti, la minestra era squisita, e adesso, dice lei, può finalmente sentirsi una vera donna!

«Mamma, lui vuole che io lo faccia per lui… Dice che tutte le brave donne sono capaci… e io non sono brava? Insegnamelo… Se tutte lo sanno fare, allora dovrei saperlo anchio…»

Mi sorprende ancora che mia nipote abbia trovato marito, tutto sommato, proprio grazie a sua madre.

Quando Bianca era bambina, mia sorella si rifiutò di mandarla allasilo. Poi, da adolescente, non poteva uscire la sera: restava sempre in casa, così si era fatta quasi una reclusa. Alluniversità, che frequentava qui a Firenze, sua madre la controllava come un falco: doveva rientrare a casa prima delle sei. Aveva compiuto ventanni e ancora riceveva telefonate alle sette meno un quarto: «Perché non sei ancora qui?» Unesagerazione, niente di meno.

Bianca conobbe suo futuro marito al secondo anno duniversità. Studiavano insieme in biblioteca. Lui era di due anni più grande, le passava gli appunti e la aiutava con gli esami: piano piano si innamorò e cominciò ad invitarla fuori. Quello fu il momento in cui Bianca iniziò a infrangere tutte le regole imposte da sua madre.

Si sposò e finalmente sua madre la lasciò andare, permettendole di ricominciare da capo.

Qualche giorno fa è successa una cosa che mi ha fatto riflettere. Ero a casa di mia sorella, quando Bianca chiamò al telefono; nella sua voce cerano insieme le lacrime e le risate, al punto che si capiva a malapena:

Mamma, lui vuole che io faccia quella cosa per lui… Dice che tutte le brave donne sono capaci… e io non sono brava? Insegnamelo… se le altre sanno farlo, anche io dovrei essere capace…

A quel punto il volto di mia sorella cambiò in un lampo; la pregò di calmarsi e le chiese cosa mai sapessero fare tutte le brave donne.

Il minestrone, mamma disse lei, e scoppiammo a ridere tutti insieme.

Non ridete di me! protestò Bianca Non mi avete mai insegnato a farlo, ho cercato la ricetta su internet ma non è buono come il vostro!

Così, tra un sorriso e una presa in giro, mia sorella e io le spiegammo passo passo come preparare un vero minestrone, quello della tradizione.

La sera stessa Bianca richiamò, tutta felice, a ringraziarci. Suo marito laveva elogiata: era venuto buonissimo e lei si sentiva, finalmente, una vera donna.

Ho imparato che non importa quanti errori o esitazioni si facciano: nella famiglia italiana, anche dietro la severità, cè sempre loccasione di ridere insieme e di imparare qualcosa di nuovo, anche solo una semplice zuppa.

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“Mamma, lui vuole che io lo faccia per lui… Dice che tutte le brave donne ne sono capaci… E io non sono brava? Insegnamelo tu… Se tutte ci riescono, allora dovrei riuscirci anch’io…” Sono ancora stupita che mia nipote abbia trovato marito, e tutto grazie a sua madre. Quando Alina era piccola, mia sorella si rifiutava di mandarla all’asilo; da adolescente, non le permetteva di uscire ed era sempre chiusa in casa, una vera eremita. Persino quando studiava qui a Milano, sua madre controllava che rientrasse sempre prima delle sei di sera. Aveva già vent’anni, e la madre alle sette e mezza chiamava urlando perché non era ancora a casa. Era assurdo, al limite dell’incredibile. Al secondo anno di università, Alina ha conosciuto quello che poi sarebbe diventato suo marito: si sono incontrati in biblioteca, lui aveva due anni in più, le prestava gli appunti, la aiutava e, quasi senza accorgersene, si era innamorato di lei, iniziando a corteggiarla. Da quel momento in poi, mia nipote ha cominciato a infrangere tutte le regole imposte da sua madre. Alla fine si è sposata e la madre le ha finalmente permesso di cominciare una nuova vita. Ecco però una storia che è successa di recente: ero a casa di mia sorella quando Alina ha chiamato, con una voce tra il pianto e la risata così confusa che a stento si capiva cosa dicesse: – Mamma, lui vuole che io lo faccia… Dice che tutte le brave donne lo sanno fare… E io non sono brava? Insegnamelo tu… Se tutte ci riescono, dovrei riuscirci anch’io… A quelle parole, il volto di mia sorella è cambiato in un lampo; le ha chiesto di calmarsi e spiegare meglio cosa fosse questa cosa che “tutte le brave donne” sanno fare. – La minestra, mamma, ha risposto lei, e lì siamo scoppiate a ridere! – Non ridete! Non mi hai mai insegnato a cucinarla, ho cercato ricette su internet ma non mi viene buona! Abbiamo subito cominciato a spiegarle passo dopo passo come cucinare la minestra, tra una risata e l’altra. La sera ci ha richiamato per ringraziarci: il marito le ha fatto i complimenti, la minestra era squisita, e adesso, dice lei, può finalmente sentirsi una vera donna!