Mamma, mi sposo! annunciò il figlio con una gioia strana tra le nuvole.
Sono contenta… rispose senza entusiasmo Signora Sofia Petroni, le sue parole si misero a fluttuare come vapori di caffè sopra la moka.
Ma, ma che chai? chiese Vittorio, increspando il tempo e lo spazio.
Niente… Dove pensate di vivere? indagò la madre con gli occhi stretti, come se guardasse attraverso una finestra che si scioglieva.
Qui, ovviamente. Non ti dispiace, vero? ribatté il figlio, con il tono di chi parla a una foto appesa. Lappartamento ha tre camere, ci infiliamo tutti, tranquilla!
Davvero posso scegliere? domandò lei, mentre le sue dita pizzicavano invisibili taralli.
Non andremo mica ad affittare? sospirò il figlio, mentre il lampadario oscillava senza vento.
Ah, quindi niente scelta… disse la madre, come se stesse sfornando un pensiero di pane raffermo.
Mamma, lo sai che a Milano affittare costa come comprare una fontana nel Duomo! Ci resterebbero solo pochi euro per mangiare. spiegò Vittorio, e leuro rotolò via in fondo alla stanza. Non staremo per sempre, lavoreremo e metteremo via soldi per comprarci una casa. Così ci riusciamo prima.
Signora Sofia strinse le spalle, le sue braccia si allungarono come le tende di lino.
Speriamo… mormorò. Però vi dico subito: qui si divide la bolletta in tre, e di fare la donna delle pulizie non se ne parla!
Va bene, mamma, come vuoi tu. si affrettò Vittorio, assecondando le nuvole che gli attraversavano il sogno.
I novelli sposi fecero una cerimonia piccola, dove il vino sapeva di pioggia, e si sistemarono tutti e tre insieme sullo stesso pavimento: Signora Sofia Petroni, Vittorio e la nuora Ilaria.
Dal primo giorno in cui i giovani sintrufolarono nellappartamento, Sofia Petroni, allimprovviso, cominciò a scomparire tra faccende urgenti. I ragazzi tornavano dal lavoro e la casa somigliava a una pagina di Baudelaire: pentole vuote, il caos galleggiava sulle sedie, e ogni oggetto restava disteso con grazia misteriosa proprio dove lavevano lasciato.
Ma, dove sei stata? domandava il figlio la sera, mentre le sedie si piegavano per ascoltare.
Oh Vito mio, mi hanno chiamato dal Circolo Culturale! Dovevo cantare nel Coro delle canzoni popolari, sai che voce ho raccontava con le note acchiappate nel cappello.
Davvero? si meravigliava lui, col rossetto appoggiato su una forchetta.
Ma sì! Te lho detto mille volte, che memoria Là ci sono tanti pensionati come me, ci mettiamo insieme e cantiamo. Mi sono divertita da matti, domani ci torno! Sofia Petroni saltellava tra le mattonelle.
Domani pure coro? chiedeva lui, con gli occhi che sgrondavano.
No, domani sera letteraria, leggiamo Leopardi. spiegava Sofia, mentre il gatto invisibile scodinzolava tra le gambe. Lo sai che sono innamorata di Leopardi.
Ma davvero? di nuovo si stupiva lui, come se il tempo girasse su sé stesso.
Eh, sì! Te lho detto chissà quante volte Sei sempre stato distratto, figlio mio! lo rimbeccava mentre pioveva pasta sulle mensole.
Ilaria, persa tra le pieghe del sogno, restava zitta, sgranando pensieri come fagioli.
Da quando il figlio si era sposato, Sofia Petroni sembrava avere le ali: si lancava in mille circoli per pensionati, le vecchie amiche crescevano come basilico vicino al lavandino, ogni tanto arrivavano in squadra, occupavano la cucina fino a mezzanotte, sorseggiavano tè con biscotti portati nella borsa di paglia e giocavano a tombola. Usciva per passeggiate che sapevano di nebbia, seguiva telenovele con tale passione che non sentiva nemmeno i ragazzi salutare al ritorno. Ai lavori di casa, Sofia non si avvicinava neanche con i pensieri, delegando tutto a nuora e figlio. Allinizio loro tacevano, poi Ilaria si mise a scrutare con occhi aguzzi, poi bisbigliarono per le stanze, e infine Vittorio sospirava ad alta voce. Ma a Sofia tutte quelle nuvole erano aria: lei continuava con energia, col cuore che batteva come una banda di paese.
Un giorno rincasò cantando Funiculì Funiculà, la felicità le rimbalzava intorno come palline di carnevale. Entrò in cucina, dove i ragazzi mangiavano un brodo di illusioni, e annunciò:
Ragazzi, congratulatemi! Ho conosciuto un uomo speciale, e domani partiamo insieme per le terme! Bella notizia, vero?
Sì, sì risposero in coro il figlio e la nuora, mentre le sedie danzavano.
E tra voi due è serio? chiese Vittorio, temendo che la casa si allungasse ancora.
Non so, lo capirò alle terme rispose Sofia Petroni, si scodellò il minestrone e se lo gustò con voracità, facendo il bis dei sogni.
Al ritorno, Sofia tornò delusa. Disse che Alessandro non era proprio il suo livello, serano lasciati, ma tanto era certa che davanti a sé aveva ancora la primavera. Circoli, camminate e chiacchiere continuavano come i trenini del carnevale.
Alla fine, quando i ragazzi rientrarono ancora in quel groviglio di cose e pentole vuote, Ilaria sbatté rumorosamente il frigo, che si glassò di silenzio, e sbottò:
Signora Sofia! Non potrebbe occuparsi anche della casa ogni tanto? Qui sembra una sagra del caos! Il frigo piange di fame! Perché dobbiamo sempre pensare a tutto noi?
Da dove viene tutta questa rabbia cucinata a fuoco alto? si stupì Sofia, mentre la scopa fuggiva sotto il divano. Se viveste da soli, chi dovrebbe fare i lavori allora?
Ma lei cè, no? ribatté la nuora, mentre il lampadario oscillava nel buio.
Ah no, mica sono la vostra schiava come la povera Isabella dei romanzi! Ho servito già abbastanza, ora basta! Avevo messo in chiaro che non facevo la domestica, era una mia condizione. Se Vittorio non ti ha avvisato, non è colpa mia. concluse.
Credevo scherzassi sussurrò Vittorio, e una nuvola uscì dalla bocca.
Voi volete vivere tranquilli e che io sistemi il festival di oggetti e cucini pentolate? No! Detto che non lo faccio, non lo faccio! Se non vi sta bene, potete anche trovare un altro sogno in cui vivere! dichiarò Sofia, svanendo nella sua stanza.
Lindomani, come se nulla fosse, cantando O sole mio sottovoce, indossò una camicetta colorata, si truccò le labbra di rosso pomodoro, e uscì verso il Palazzo della Cultura, dove il Coro la aspettava per una nuova alba surreale.






