Mamma, mi sposo! – esclamò allegramente il figlio. – Sono contenta – rispose Sofia Pavlovna con poca enfasi. – Mamma, ma che hai? – chiese sorpreso Vittorio. – Niente… Dove pensate di vivere? – domandò la madre, socchiudendo gli occhi. – Qui. Non ti dispiace, vero? L’appartamento ha tre stanze, ci stiamo tutti – rispose il figlio. – Ho davvero scelta? – ribatté la madre. – Non vogliamo mica affittare un altro appartamento – borbottò il figlio. – Capito, proprio non ho scelta – disse Sofia Pavlovna, rassegnata. – Mamma, ora affittare costa un occhio della testa, non ci resterebbero soldi nemmeno per mangiare. Ma è solo per un po’, lavoriamo e mettiamo via per una casa. Così ci riusciamo prima! Sofia Pavlovna strinse le spalle. – Spero… Insomma, potete venire a stare qui finché ne avete bisogno, ma ho due condizioni: si divide la bolletta in tre e non faccio la donna delle pulizie. – Va benissimo, mamma, come vuoi – accettò subito Vittorio. I ragazzi celebrarono un matrimonio sobrio e andarono a vivere tutti insieme: Sofia Pavlovna, Vittorio e la nuora Irene. Dal primo giorno, appena i giovani si trasferirono nell’appartamento, Sofia Pavlovna si fece prendere da mille impegni. I giovani tornavano dal lavoro, e lei non c’era; le pentole vuote e il disordine in giro rimanevano intatti come al mattino. – Mamma, dov’eri? – chiese stupito il figlio la sera. – Sai, Vittorio, mi hanno chiamato dal Centro Culturale, mi volevano nel Coro di canzoni popolari, d’altronde ho una bella voce, lo sai… – Davvero?! – si stupì il figlio. – Ma certo! Ti sei scordato, ma te lo dissi tempo fa. Lì ci sono altri pensionati come me, cantiamo insieme. Che bella giornata! Domani ci torno! – rispose Sofia Pavlovna, allegra. – Domani ancora coro? – domandò il figlio. – No, domani c’è la serata letteraria, leggiamo Leopardi. Sai quanto lo adoro! – Davvero? – ribatté il figlio. – Certo! Te l’ho detto tante volte. Ma che distratto sei con tua madre! – disse lei bonariamente. La nuora seguiva la scena in silenzio, senza una parola. Da quando il figlio si era sposato, Sofia Pavlovna sembrava rinata: frequentava ogni sorta di circolo per pensionati, alle vecchie amiche se ne aggiungevano di nuove che spesso arrivavano a casa, monopolizzavano la cucina, chiacchieravano fin tardi davanti a tè e biscotti e giocavano a tombola, oppure usciva per passeggiare o si perdeva nella visione delle sue serie tv preferite, così presa da non sentire nemmeno quando i ragazzi rincasavano. Alle faccende domestiche Sofia Pavlovna non ci si dedicava per principio, lasciando tutto a nuora e figlio. In principio non dicevano nulla, poi la nuora cominciò a lamentarsi sottovoce, poi a borbottare insoddisfatta, il figlio sbuffava platealmente. Ma Sofia Pavlovna non badava a questi dettagli, continuando a godersi la sua vita attiva da pensionata. Un giorno tornò a casa raggiante, canticchiando “La bella Gigogin”. Entrò in cucina dove i ragazzi mangiavano svogliati un brodino appena preparato e annunciò: – Cari, potete congratularvi con me! Ho conosciuto un uomo speciale, domani partiamo insieme per le terme! Non è una bella notizia? – Certo che lo è – risposero all’unisono figlio e nuora. – E la cosa è davvero seria? – chiese cautamente il figlio, temendo un nuovo coinquilino. – Non posso dirlo ancora, dopo le terme vedremo – disse Sofia Pavlovna, servendo il brodo e chiedendone il bis. Dopo il viaggio tornò delusa: “Alessio non era proprio il mio tipo, abbiamo chiuso. Ma non importa, ho ancora tanta vita davanti!”. I circoli, le passeggiate e le serate con le amiche continuarono più vivaci che mai. Alla fine, una sera, quando i ragazzi tornarono a casa e trovarono l’appartamento in disordine e il frigo vuoto, la nuora sbottò, sbattendo il frigo: – Sofia Pavlovna! Non potrebbe occuparsi anche delle faccende di casa? Qui è un caos, non c’è nulla da mangiare! Perché dobbiamo fare tutto noi? – Ma che siete così nervosi? Se viveste per conto vostro, chi vi farebbe la casa? – Ma lei è qui! – protestò la nuora. – Ragazzi, non sono la vostra Cenerentola! Ho già servito a sufficienza, ora basta! Avevo detto subito che non sarei stata la donna delle pulizie, mio figlio lo sa. Se non te l’ha detto, non è colpa mia – rispose Sofia Pavlovna. – Pensavo scherzassi – disse Vittorio, confuso. – Volete vivere qui e che io sistemi tutto e cucini per tutti? No! Ho detto che non lo faccio! Se non vi va bene, potete tranquillamente andare a vivere per conto vostro! – disse Sofia Pavlovna, ritirandosi in camera. La mattina dopo, come nulla fosse, canticchiando “O bella ciao”, indossò una bella camicetta, si mise il rossetto rosso e uscì verso il Centro Culturale, dove la aspettava il Coro di canzoni popolari…

Mamma, mi sposo! annunciò il figlio con una gioia strana tra le nuvole.
Sono contenta… rispose senza entusiasmo Signora Sofia Petroni, le sue parole si misero a fluttuare come vapori di caffè sopra la moka.
Ma, ma che chai? chiese Vittorio, increspando il tempo e lo spazio.
Niente… Dove pensate di vivere? indagò la madre con gli occhi stretti, come se guardasse attraverso una finestra che si scioglieva.
Qui, ovviamente. Non ti dispiace, vero? ribatté il figlio, con il tono di chi parla a una foto appesa. Lappartamento ha tre camere, ci infiliamo tutti, tranquilla!
Davvero posso scegliere? domandò lei, mentre le sue dita pizzicavano invisibili taralli.
Non andremo mica ad affittare? sospirò il figlio, mentre il lampadario oscillava senza vento.
Ah, quindi niente scelta… disse la madre, come se stesse sfornando un pensiero di pane raffermo.
Mamma, lo sai che a Milano affittare costa come comprare una fontana nel Duomo! Ci resterebbero solo pochi euro per mangiare. spiegò Vittorio, e leuro rotolò via in fondo alla stanza. Non staremo per sempre, lavoreremo e metteremo via soldi per comprarci una casa. Così ci riusciamo prima.
Signora Sofia strinse le spalle, le sue braccia si allungarono come le tende di lino.
Speriamo… mormorò. Però vi dico subito: qui si divide la bolletta in tre, e di fare la donna delle pulizie non se ne parla!
Va bene, mamma, come vuoi tu. si affrettò Vittorio, assecondando le nuvole che gli attraversavano il sogno.

I novelli sposi fecero una cerimonia piccola, dove il vino sapeva di pioggia, e si sistemarono tutti e tre insieme sullo stesso pavimento: Signora Sofia Petroni, Vittorio e la nuora Ilaria.

Dal primo giorno in cui i giovani sintrufolarono nellappartamento, Sofia Petroni, allimprovviso, cominciò a scomparire tra faccende urgenti. I ragazzi tornavano dal lavoro e la casa somigliava a una pagina di Baudelaire: pentole vuote, il caos galleggiava sulle sedie, e ogni oggetto restava disteso con grazia misteriosa proprio dove lavevano lasciato.

Ma, dove sei stata? domandava il figlio la sera, mentre le sedie si piegavano per ascoltare.
Oh Vito mio, mi hanno chiamato dal Circolo Culturale! Dovevo cantare nel Coro delle canzoni popolari, sai che voce ho raccontava con le note acchiappate nel cappello.
Davvero? si meravigliava lui, col rossetto appoggiato su una forchetta.
Ma sì! Te lho detto mille volte, che memoria Là ci sono tanti pensionati come me, ci mettiamo insieme e cantiamo. Mi sono divertita da matti, domani ci torno! Sofia Petroni saltellava tra le mattonelle.
Domani pure coro? chiedeva lui, con gli occhi che sgrondavano.
No, domani sera letteraria, leggiamo Leopardi. spiegava Sofia, mentre il gatto invisibile scodinzolava tra le gambe. Lo sai che sono innamorata di Leopardi.
Ma davvero? di nuovo si stupiva lui, come se il tempo girasse su sé stesso.
Eh, sì! Te lho detto chissà quante volte Sei sempre stato distratto, figlio mio! lo rimbeccava mentre pioveva pasta sulle mensole.

Ilaria, persa tra le pieghe del sogno, restava zitta, sgranando pensieri come fagioli.

Da quando il figlio si era sposato, Sofia Petroni sembrava avere le ali: si lancava in mille circoli per pensionati, le vecchie amiche crescevano come basilico vicino al lavandino, ogni tanto arrivavano in squadra, occupavano la cucina fino a mezzanotte, sorseggiavano tè con biscotti portati nella borsa di paglia e giocavano a tombola. Usciva per passeggiate che sapevano di nebbia, seguiva telenovele con tale passione che non sentiva nemmeno i ragazzi salutare al ritorno. Ai lavori di casa, Sofia non si avvicinava neanche con i pensieri, delegando tutto a nuora e figlio. Allinizio loro tacevano, poi Ilaria si mise a scrutare con occhi aguzzi, poi bisbigliarono per le stanze, e infine Vittorio sospirava ad alta voce. Ma a Sofia tutte quelle nuvole erano aria: lei continuava con energia, col cuore che batteva come una banda di paese.

Un giorno rincasò cantando Funiculì Funiculà, la felicità le rimbalzava intorno come palline di carnevale. Entrò in cucina, dove i ragazzi mangiavano un brodo di illusioni, e annunciò:

Ragazzi, congratulatemi! Ho conosciuto un uomo speciale, e domani partiamo insieme per le terme! Bella notizia, vero?
Sì, sì risposero in coro il figlio e la nuora, mentre le sedie danzavano.
E tra voi due è serio? chiese Vittorio, temendo che la casa si allungasse ancora.
Non so, lo capirò alle terme rispose Sofia Petroni, si scodellò il minestrone e se lo gustò con voracità, facendo il bis dei sogni.

Al ritorno, Sofia tornò delusa. Disse che Alessandro non era proprio il suo livello, serano lasciati, ma tanto era certa che davanti a sé aveva ancora la primavera. Circoli, camminate e chiacchiere continuavano come i trenini del carnevale.

Alla fine, quando i ragazzi rientrarono ancora in quel groviglio di cose e pentole vuote, Ilaria sbatté rumorosamente il frigo, che si glassò di silenzio, e sbottò:

Signora Sofia! Non potrebbe occuparsi anche della casa ogni tanto? Qui sembra una sagra del caos! Il frigo piange di fame! Perché dobbiamo sempre pensare a tutto noi?
Da dove viene tutta questa rabbia cucinata a fuoco alto? si stupì Sofia, mentre la scopa fuggiva sotto il divano. Se viveste da soli, chi dovrebbe fare i lavori allora?
Ma lei cè, no? ribatté la nuora, mentre il lampadario oscillava nel buio.
Ah no, mica sono la vostra schiava come la povera Isabella dei romanzi! Ho servito già abbastanza, ora basta! Avevo messo in chiaro che non facevo la domestica, era una mia condizione. Se Vittorio non ti ha avvisato, non è colpa mia. concluse.
Credevo scherzassi sussurrò Vittorio, e una nuvola uscì dalla bocca.
Voi volete vivere tranquilli e che io sistemi il festival di oggetti e cucini pentolate? No! Detto che non lo faccio, non lo faccio! Se non vi sta bene, potete anche trovare un altro sogno in cui vivere! dichiarò Sofia, svanendo nella sua stanza.

Lindomani, come se nulla fosse, cantando O sole mio sottovoce, indossò una camicetta colorata, si truccò le labbra di rosso pomodoro, e uscì verso il Palazzo della Cultura, dove il Coro la aspettava per una nuova alba surreale.

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Mamma, mi sposo! – esclamò allegramente il figlio. – Sono contenta – rispose Sofia Pavlovna con poca enfasi. – Mamma, ma che hai? – chiese sorpreso Vittorio. – Niente… Dove pensate di vivere? – domandò la madre, socchiudendo gli occhi. – Qui. Non ti dispiace, vero? L’appartamento ha tre stanze, ci stiamo tutti – rispose il figlio. – Ho davvero scelta? – ribatté la madre. – Non vogliamo mica affittare un altro appartamento – borbottò il figlio. – Capito, proprio non ho scelta – disse Sofia Pavlovna, rassegnata. – Mamma, ora affittare costa un occhio della testa, non ci resterebbero soldi nemmeno per mangiare. Ma è solo per un po’, lavoriamo e mettiamo via per una casa. Così ci riusciamo prima! Sofia Pavlovna strinse le spalle. – Spero… Insomma, potete venire a stare qui finché ne avete bisogno, ma ho due condizioni: si divide la bolletta in tre e non faccio la donna delle pulizie. – Va benissimo, mamma, come vuoi – accettò subito Vittorio. I ragazzi celebrarono un matrimonio sobrio e andarono a vivere tutti insieme: Sofia Pavlovna, Vittorio e la nuora Irene. Dal primo giorno, appena i giovani si trasferirono nell’appartamento, Sofia Pavlovna si fece prendere da mille impegni. I giovani tornavano dal lavoro, e lei non c’era; le pentole vuote e il disordine in giro rimanevano intatti come al mattino. – Mamma, dov’eri? – chiese stupito il figlio la sera. – Sai, Vittorio, mi hanno chiamato dal Centro Culturale, mi volevano nel Coro di canzoni popolari, d’altronde ho una bella voce, lo sai… – Davvero?! – si stupì il figlio. – Ma certo! Ti sei scordato, ma te lo dissi tempo fa. Lì ci sono altri pensionati come me, cantiamo insieme. Che bella giornata! Domani ci torno! – rispose Sofia Pavlovna, allegra. – Domani ancora coro? – domandò il figlio. – No, domani c’è la serata letteraria, leggiamo Leopardi. Sai quanto lo adoro! – Davvero? – ribatté il figlio. – Certo! Te l’ho detto tante volte. Ma che distratto sei con tua madre! – disse lei bonariamente. La nuora seguiva la scena in silenzio, senza una parola. Da quando il figlio si era sposato, Sofia Pavlovna sembrava rinata: frequentava ogni sorta di circolo per pensionati, alle vecchie amiche se ne aggiungevano di nuove che spesso arrivavano a casa, monopolizzavano la cucina, chiacchieravano fin tardi davanti a tè e biscotti e giocavano a tombola, oppure usciva per passeggiare o si perdeva nella visione delle sue serie tv preferite, così presa da non sentire nemmeno quando i ragazzi rincasavano. Alle faccende domestiche Sofia Pavlovna non ci si dedicava per principio, lasciando tutto a nuora e figlio. In principio non dicevano nulla, poi la nuora cominciò a lamentarsi sottovoce, poi a borbottare insoddisfatta, il figlio sbuffava platealmente. Ma Sofia Pavlovna non badava a questi dettagli, continuando a godersi la sua vita attiva da pensionata. Un giorno tornò a casa raggiante, canticchiando “La bella Gigogin”. Entrò in cucina dove i ragazzi mangiavano svogliati un brodino appena preparato e annunciò: – Cari, potete congratularvi con me! Ho conosciuto un uomo speciale, domani partiamo insieme per le terme! Non è una bella notizia? – Certo che lo è – risposero all’unisono figlio e nuora. – E la cosa è davvero seria? – chiese cautamente il figlio, temendo un nuovo coinquilino. – Non posso dirlo ancora, dopo le terme vedremo – disse Sofia Pavlovna, servendo il brodo e chiedendone il bis. Dopo il viaggio tornò delusa: “Alessio non era proprio il mio tipo, abbiamo chiuso. Ma non importa, ho ancora tanta vita davanti!”. I circoli, le passeggiate e le serate con le amiche continuarono più vivaci che mai. Alla fine, una sera, quando i ragazzi tornarono a casa e trovarono l’appartamento in disordine e il frigo vuoto, la nuora sbottò, sbattendo il frigo: – Sofia Pavlovna! Non potrebbe occuparsi anche delle faccende di casa? Qui è un caos, non c’è nulla da mangiare! Perché dobbiamo fare tutto noi? – Ma che siete così nervosi? Se viveste per conto vostro, chi vi farebbe la casa? – Ma lei è qui! – protestò la nuora. – Ragazzi, non sono la vostra Cenerentola! Ho già servito a sufficienza, ora basta! Avevo detto subito che non sarei stata la donna delle pulizie, mio figlio lo sa. Se non te l’ha detto, non è colpa mia – rispose Sofia Pavlovna. – Pensavo scherzassi – disse Vittorio, confuso. – Volete vivere qui e che io sistemi tutto e cucini per tutti? No! Ho detto che non lo faccio! Se non vi va bene, potete tranquillamente andare a vivere per conto vostro! – disse Sofia Pavlovna, ritirandosi in camera. La mattina dopo, come nulla fosse, canticchiando “O bella ciao”, indossò una bella camicetta, si mise il rossetto rosso e uscì verso il Centro Culturale, dove la aspettava il Coro di canzoni popolari…