Mamma, non ha ancora chiamato?” chiese Andrea, fissando la donna seduta al tavolo con uno sguardo disarmato.

**12 ottobre 1983**

«Ancora niente chiamate, mamma?» chiese Luca, fissando la donna seduta al tavolo con gli occhi disarmati.

«No, tesoro mio tuo padre sarà occupato, lavora tanto là in Germania.»

«Dici che a Natale tornerà?»

«Speriamo. Mi ha scritto che ci porterà dei regali e che in estate ci porterà al mare.»

La donna sorrise a fatica, ma il cuore le si spezzò in due. Sul fornello bolliva una pentolina di patate, e nella stufa ardeva lultimo pezzo di legno rimasto.

Anna abbracciò i suoi figli e pregò in silenzio: *Signore, dammi la forza di non piangere davanti a loro.*

Un tempo la vita era diversa. Lei e Matteo erano innamorati come il sole. Si erano sposati giovani, pieni di speranze, con due bambini piccoli e una casetta ancora da finire di pagare.

Matteo era un uomo laborioso, ma il paese non offriva molto.

«Parto per la Germania, solo per qualche anno. Farò soldi, tornerò e ti comprerò tutto quello che meriti.»

Anna pianse.

«Non andare, Matteo»

«È per noi, donna mia. Solo per noi.»

E lui partì.

Allinizio chiamava ogni sera. Mandava soldi, parlava con i bambini, diceva ad Anna che la amava.

Poi le chiamate si fecero rare.

«Sono stanco, non cè campo, lavoro fino a tardi.»

Poi iniziarono le bugie: «Ho perso il portafoglio, questo mese non posso mandare niente.»

Anna gli credette. Gli aveva sempre creduto.

Lavorava, cresceva i figli, teneva su la casa.

Puliva alla scuola, rammendava vestiti per i vicini, zappava lorto.

Ma non si lamentava mai.

«È solo un momento. Quando Matteo tornerà, tutto andrà meglio.»

Dopo tre anni, Matteo non tornò.

I bambini crescevano. Luca aveva 12 anni, Giulia 8.

Le domande si facevano più frequenti:

«Mamma, papà è ancora vivo?»

«Sì, piccolino, è lontano, ma è vivo.»

«E se non torna?»

Anna sorrise amara.

«Allora resteremo noi tre. E ci basterà.»

Una sera, il postino le portò una lettera.

Le parole caddero come coltellate:

*Anna, non odiarmi. Ho incontrato unaltra donna. Mi risposo qui, ho una nuova vita. Tieni i bambini con te.*
*Matteo.*

La donna rimase immobile per minuti. Poi strappò la lettera a metà e la gettò nella stufa.

Non voleva che i bambini vedessero il dolore nei suoi occhi.

«Tutto bene, mamma?» chiese Giulia.

«Sì, angelo mio. Papà dice che manderà i soldi il mese prossimo.»

Ma i soldi non arrivarono mai.

Gli anni passarono.

Anna invecchiò troppo presto, con la schiena curva e le mani screpolate.

Ma la casa era pulita, lorto rigoglioso, i figli educati.

Luca lavorava in città, Giulia frequentava il liceo.

Un giorno, quasi ventanni dopo, il cancello cigolò.

Era Matteo.

Invecchiato, coi capelli bianchi, ma vestito bene, con una borsa in mano.

Anna uscì sulla soglia.

«Buonasera» disse lui con voce incerta.

«Che vuoi, Matteo?»

«Sono tornato a casa.»

La donna tacque.

Dietro di lei, Luca si fermò, fissandolo.

«Chi è, mamma?»

«Tuo padre.»

Silenzio.

Un silenzio pesante, tagliente.

Luca incrociò le braccia.

«Per me sei un estraneo.»

«Figlio mio, lasciami spiegare»

«Hai avuto ventanni per farlo! Hai perso la mia infanzia, la mia adolescenza, i momenti difficili doveri?»

Matteo abbassò lo sguardo.

«Ho sbagliato sono stato un idiota.»

«No. Sei stato un vigliacco.»

«Luca»

«Smettila di chiamarmi così!»

Anna alzò una mano.

«Basta. Entra, Matteo.»

Lui entrò, a testa bassa. La casa profumava di pulito e pane appena sfornato.

«Non ho trovato niente al mio posto» disse, guardandosi intorno.

«La vita va avanti. Solo tu sei rimasto fermo tra estranei.»

Matteo cercò di guardarla negli occhi.

«Anna, io non sono mai stato felice.»

«Ma hai scelto, Matteo.»

«Ero giovane, stupido, accecato da unaltra donna credevo di poter ricominciare.»

«E ora cosa vuoi?»

«Lasciami restare qui. Con te. Con i miei figli.»

Anna sorrise amaramente.

«Con me? Dopo ventanni?»

«Ho dei soldi. Possiamo sistemare la casa, vivere bene.»

«Non mi servono i tuoi soldi. Ho vissuto con dignità, non di elemosina.»

Matteo cadde in ginocchio.

«Perdonami.»

«Ti ho perdonato da tempo. Ma non posso riprenderti.»

Luca uscì in cortile.

Matteo lo seguì.

«Figlio, non odiarmi.»

«Non ti odio. Ma non posso più amarti.»

«Forse un giorno»

«Forse. Ma non oggi.»

Matteo se ne andò.

Questa volta senza promesse.

Lasciò una borsa di soldi vicino al cancello.

Non la toccammo.

Dopo qualche mese, arrivò un altro telegramma.

*Signora Anna, triste notizia dalla Germania.*
*Matteo Mancini è deceduto. Nessun parente presente. Sepolto lì.*

Anna guardò il cielo e sussurrò:

«Dio gli perdoni Forse laggiù ha capito cosa ha perso.»

Quella sera, Luca rientrò.

«Mamma ho saputo.»

«Lo so, amore mio.»

«Pensi che meritasse il perdono?»

«Tutti meritano il perdono. Ma non tutti meritano una seconda occasione.»

Poi sospirò, fissando la fiamma nel camino.

«È stato difficile, mamma?»

«Difficile sì. Ma avevo te. Questo mi ha tenuto in piedi.»

Anni dopo, Giulia si sposò. Luca ebbe figli.

Anna rimase nella sua casetta, silenziosa, con le vecchie foto dei bambini alle pareti.

Una sera aprì un cassetto.

Dentro cera una vecchia foto di Matteo, da giovane.

Sorrideva davvero.

«Sei stato il mio amore e la mia croce, Matteo. Ma senza di te ho imparato a essere forte.»

La lampada si spense, lasciando un pensiero perso nel buio.

Quante donne, mi chiedo, seppelliscono le lacrime in silenzio, tenendo su il mondo da sole, mentre gli uomini che giurarono di amarle dimenticano la strada di casa?

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Mamma, non ha ancora chiamato?” chiese Andrea, fissando la donna seduta al tavolo con uno sguardo disarmato.