No, davvero non serve che tu venga adesso. Pensa un po, mamma. Il viaggio è lungo, tutta la notte in treno, e tu non sei più giovane. Che ti prendi lo stress a fare? E poi è primavera, sicuramente hai tanto lavoro nellorto ora, mi dice mio figlio.
Figlio mio, ma come fai a dire così? È tanto che non ci vediamo. E poi sai quanto vorrei conoscere tua moglie, come si dice, bisogna fare amicizia con la nuora, rispondo con sincerità.
Facciamo così allora, aspetta solo fino alla fine del mese e veniamo tutti noi da te, proprio per Pasqua che ci sono diversi giorni di festa, prova a tranquillizzarmi mio figlio.
Devo essere sincero, ero già pronto a partire, ma mi sono fidato, ho deciso di non andare da nessuna parte e di aspettarli a casa.
Alla fine, però, non è venuto nessuno. Ho chiamato più volte mio figlio, ma lui riattaccava subito. Poi mi ha richiamato dicendo che era molto impegnato e che non dovevo aspettarlo.
Ci sono rimasto malissimo. Mi ero preparato per larrivo di mio figlio e di sua moglie. Si era sposato appena sei mesi prima, e io non avevo ancora visto la nuora neanche una volta.
Mio figlio, Andrea, lho avuto, come si dice, per scelta mia. Avevo già compiuto trentanni, e non mi ero mai sposato. Così ho deciso almeno di avere un figlio tutto per me.
Forse è stato un peccato, ma non ho mai rimpianto quella decisione. Per quanto sia stato spesso difficile, col denaro che mancava, e noi che non vivevamo, ma sopravvivevamo. Mi sono sempre dato da fare con più lavori, purché a mio figlio non mancasse nulla.
Andrea è cresciuto e ha deciso di studiare a Roma. Per aiutarlo nei primi tempi, sono persino andato a fare lavori stagionali in Svizzera, così potevo mandargli quello che serviva per mantenersi e studiare nella capitale. Il mio cuore di padre era felice di poter aiutare mio figlio.
Già al terzo anno duniversità Andrea si gestiva da solo con qualche lavoretto. Finita luniversità poi si è trovato un lavoro serio e ha cominciato ad arrangiarsi da solo.
A casa tornava poco, più o meno una volta lanno. Ed io, a Roma, mi vergogno a dirlo, non ci sono mai stato.
Avevo pensato che almeno il giorno in cui Andrea si sarebbe sposato, sarei dovuto andarci. Avevo iniziato a mettere via dei soldi proprio per quelloccasione. Sono arrivato a risparmiare 2000 euro.
Sei mesi fa, Andrea mi chiama e mi annuncia la tanto attesa novità: Papà, mi sposo.
Ma papà, non venire ora. Facciamo solo la firma in Comune adesso, il matrimonio lo facciamo più avanti, mi avverte mio figlio.
Ci sono rimasto male, ma che potevo farci? Andrea mi ha così fatto conoscere la nuora in videochiamata. La ragazza sembrava a posto, molto bella, e anche benestante. Il mio consuocero, suo padre, era un tipo influente e ricco. Io non potevo che essere contento per lui, visto che gli era andata così bene.
È passato il tempo, però né Andrea è venuto a trovarmi, né mi ha invitato da loro. Avevo voglia di conoscere la nuora, e anche riabbracciare mio figlio. Così mi sono deciso, ho comprato il biglietto del treno, preparato un po di roba da casa, persino il pane lho fatto io, ho preso qualche conserva e sono partito. Lho avvisato solo quando stavo già per salire sul treno.
Ma papà! Come ti viene in mente? Sono al lavoro, non riesco nemmeno a venirti a prendere. Ecco lindirizzo, prendi un taxi, mi dice Andrea.
Sono arrivato presto a Roma, ho chiamato un taxi ed il prezzo della corsa mi ha lasciato perplesso. Ma la città al mattino era davvero bella, almeno mi sono goduto i panorami dal finestrino.
Ad aprirmi è stata la nuora. Niente sorriso, niente abbraccio. Mi fa solo un cenno freddo e mi invita in cucina. Andrea era già andato via per lavoro.
Ho cominciato a tirar fuori le borse: patate, barbabietole, uova, mele secche, funghi e cetrioli sottolio, qualche barattolo di marmellata. La nuora mi guardava in silenzio e poi mi fa: Hai fatto proprio male a portare tutta questa roba. Noi queste cose non le mangiamo e poi io non cucino mai in casa.
E che mangiate allora? le chiedo sorpreso.
Ogni giorno ci facciamo portare il cibo a casa. Odio cucinare, dopo rimane un cattivo odore che non va via, risponde Caterina.
Mentre ancora cercavo di riprendermi dalla sua risposta, in cucina arriva un bambino, un maschietto di circa tre anni.
Ti presento mio figlio. Tommaso, dice la nuora.
Tommaso? chiedo io.
Sì, Tommaso, non sopporto chi storpia i nomi.
Come vuoi tu, Caterina.
Non Caterina. Sono Caterina. In città nessuno cambia i nomi, ma lei queste cose non le sa
Mi veniva da piangere, e non perché mio figlio avesse preso una donna con un figlio, ma perché lui non mi aveva detto nulla.
Ma non era ancora finita: guardo sul muro e vedo una grande foto di matrimonio.
Bellissima questa foto! Così almeno avete un bel ricordo anche se non avete fatto la festa, dico, cercando di cambiare argomento.
Come, non cè stata la festa? Cè stata, con duecento invitati. Solo lei non cera, ma Andrea mi aveva detto che stavi male. Forse è stato meglio così, mi squadra la nuora.
Vuoi fare colazione?
Sì, grazie
Caterina mi mette davanti una tazza di tè e due fettine di formaggio caro. Per lei questa è la colazione.
Io non sono abituato, la mattina mangio abbondante, soprattutto dopo un viaggio così lungo. Decido di farmi un uovo in padella, tanto ho portato il pane fatto in casa. Ma Caterina me lo vieta assolutamente, per il problema degli odori in cucina.
Rifiuta anche il mio pane, dice che lei e Andrea devono mangiare solo cose sane e leggere.
A quel punto non mi va più neanche di mangiare, tanto era forte la delusione per non essere stato nemmeno invitato alle nozze. Erano anni che aspettavo quel giorno, mettevo via soldi, e invece niente.
Bevo il tè in silenzio. Lei non dice nulla, unatmosfera pesante. Poi arriva il bambino e mi si avvicina felice. Vorrei prenderlo in braccio, ma Caterina agita le mani: Non si fa! Non sappiamo con cosa sei venuto, è pur sempre un bambino.
Non avevo regali per lui, così gli offro un vasetto di marmellata, dicendo che sarà buono sulle frittelle.
Caterina mi strappa il barattolo di mano: Quante volte devo dirlo? Noi non mangiamo zucchero!
Ho sentito che stavo per scoppiare a piangere. Non ho nemmeno finito il tè. Mi sono diretto allingresso per mettere le scarpe. Caterina non ha fatto una piega, nemmeno mi ha chiesto dove andassi.
Sono uscito, mi sono seduto su una panchina davanti al palazzo e mi sono sfogato in lacrime. Mai mi ero sentito così male in vita mia.
Dopo un po vedo che Caterina, uscita per portare il bambino a passeggio, getta tutte le mie conserve nella spazzatura.
Non avevo più parole. Quando sono usciti, ho raccolto tutto quello che avevo portato e sono tornato in stazione. Fortuna ha voluto che qualcuno avesse reso un biglietto, così sono riuscito a prenderne uno per tornare la sera stessa.
Vicino alla stazione cera una trattoria. Mi sono regalato un bel piatto di minestrone, un pezzo di carne arrosto, patate e insalata. Avevo una fame da lupi. Ho speso parecchio, ma me lo sono meritato.
Ho lasciato le borse al deposito bagagli e ho fatto un giro per Roma. La città mi è piaciuta, e mi sono persino un po distratto.
Sul treno, però, non ho chiuso occhio. Ho pianto tutta la notte. Mi è pesato tanto che mio figlio non mi abbia nemmeno chiamato per chiedere dove fossi.
Mai mi sarei aspettato una situazione così da mio figlio. È lunico che ho, in cui avevo riposto tutte le speranze, e invece sono diventato inutile anche per lui.
Ora penso a cosa fare dei soldi messi da parte per lui e il matrimonio. Dovrei dargli quei 2000 euro, per fargli vedere che suo padre non si è mai dimenticato di lui? O magari tenermeli, perché forse non se li merita?




