– Mamma, porta via papà ogni sera!

Mamma, smettila di tormentare papà ogni sera!

Ginevra, una bambina di sei anni, fissò la mamma con quello sguardo serio da giudice. La madre, Lucia, non poté fare a meno di annuire e rispondere: Va bene, di cosa vogliamo parlare?

Di cosa? chiese la bambina, sorpresa. Di uomini.

Allora di chi dobbiamo parlare. Gli uomini sono esseri viventi, non oggetti, corresse Lucia, cercando di correggere la figlia.

Perché è così? si lamentò Ginevra, un po confusa. Beh, se già parli di persone, parla di quelle vere.

Brrr sbuffò la piccola, evidentemente scontenta. Non ho ancora detto nulla e già mi confondi

Scusa, dimmi tu cosa ti preoccupa.

Non è quello che ti affligge, ma unaltra cosa! ribatté Ginevra questa volta, correggendo la mamma. Ho paura per il nostro papà.

Cosa gli è successo?

Mi sembra che la notte lo abbia preso a picchiettare troppo forte.

Non capisci? il sudore freddo le scivolò sulla fronte. Tesoro, non dormi di notte?

Certo che dormo. Il volto di Ginevra rimase sincero.

Ma continuo a sentire che lo infastidisci con le tue domande: Basta, è tardi, è ora di andare a letto, spegni il laptop!

Mamma, lui sta lavorando al suo portatile. Guada soldi per te e per me: per me per i giochi, per te per la spesa al supermercato.

Perché lo disturbi?

È vero, lo disturbi. In questo caso hai ragione. Prometto di comportarmi meglio. È tutto?

È finita la nostra chiacchierata?

Certo. Ginevra annuì.

Vado a scaldare qualcosa. Papà tornerà presto da lavoro.

La bambina corse verso la finestra per spiare Marco, che salutava ancora con la mano da dietro il suo trench di Milano. Arrivo presto, tesoro, chiamò, mentre la luce del tramonto dipingeva la città di un rosso dorato.

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