Mamma, regalami un sorriso Arianna non amava quando le vicine venivano a casa loro e chiedevano all…

Mamma, sorridi

Giuliana non amava quando le vicine venivano a casa loro a chiedere alla mamma di cantare una canzone.

Dai Anna, canta, hai una voce splendida, e balli anche così bene! La mamma intonava, le vicine si univano e a volte si mettevano tutte a ballare nel cortile.

In quel periodo Giuliana viveva con i suoi genitori in un piccolo paese della campagna toscana, in una casa loro, insieme al fratellino più piccolo, Antonio. La mamma era allegra e accogliente; quando le vicine se ne andavano, diceva:

Tornate pure, abbiamo passato delle ore piacevoli e loro promettevano di tornare.

Giuliana, però, si vergognava che la mamma cantasse e ballasse, quasi si infastidiva. Allepoca frequentava la quinta elementare e un giorno disse:

Mamma, per favore, non cantare e non ballare più… mi mette in imbarazzo anche se non capiva nemmeno lei il perché.

Anche ora, da adulta e madre, non sa spiegarsi quei sentimenti. Ma Anna le rispose con affetto:

Giuliana, non devi vergognarti se canto, ma gioirne! Non potrò farlo per sempre, ora sono ancora giovane…

Da bambina, Giuliana non si rendeva conto che la vita non è sempre spensierata.

Quando frequentava la prima media e il fratello la seconda elementare, il padre se ne andò via di casa. Raccolse le sue cose e sparì per sempre. Giuliana non comprese cosa fosse successo tra i genitori. Diversi anni dopo, ormai adolescente, chiese:

Mamma, perché papà ci ha lasciati?

Lo saprai quando sarai grande le rispose la madre.

Anna non riusciva ancora a trovare la forza per raccontare alla figlia che aveva scoperto il marito in casa loro con unaltra donna, Vera, che stava nel paese vicino. Giuliana e Antonio erano a scuola; lei invece era tornata per caso, avendo dimenticato il portafoglio con i soldi.

La porta era aperta, cosa insolita a quellora del mattino: il marito avrebbe dovuto essere al lavoro. Entrò e sorprese una scena dolorosa nella loro camera da letto. Ivan e Vera la fissarono increduli e con un sorriso beffardo, come a dire: Che ci fai qui?

La sera, quando il marito tornò, tra loro scoppiò un litigio furioso. I bambini erano fuori e non sentirono nulla.

Raccolte le tue cose le trovi in camera. Vai via. Non ti perdonerò mai il tradimento.

Ivan capì che Anna non lo avrebbe mai perdonato, ma tentò comunque di parlarle.

Anna, ho sbagliato, ma potremmo provare a dimenticare tutto questo? Abbiamo dei figli insieme…

Ti ho detto di andare via furono le ultime parole di Anna; poi uscì in cortile.

Ivan prese le sue cose e se ne andò. Anna si nascose dietro langolo per assicurarsi che sparisse davvero dalla sua vista. Non avrebbe più sopportato di vedere il marito, un dolore troppo grande era rimasto nella sua anima.

Ce la faremo, in qualche modo crescerò i bambini da sola pensava tra le lacrime. Il suo tradimento non lo perdonerò mai.

E non perdonò. Rimase sola con i due figli. Sapeva sarebbe stata dura, ma solo vivendo si rese conto di quanto fosse difficile davvero. Dovette lavorare in due posti: di giorno puliva nei negozi del paese e la notte aiutava nella panetteria. Dormiva poco, e il suo sorriso sparì.

Anche se il padre era andato via, Giuliana e Antonio continuarono a frequentarlo. Vivevano a quattro case di distanza, con Vera e il figlio, che frequentava la stessa classe di Antonio. Anna non vietò mai ai figli di andare dal padre. Quando giocavano insieme, però, Vera non li invitava mai a mangiare. Giocare sì, ma solo a casa loro.

Talvolta il figlio di Vera veniva anche da Giuliana e Antonio; i vicini si voltavano sorpresi. Anna preparava sempre qualcosa per tutti e mai fece differenze. Però Giuliana non vide mai più sua madre sorridere. Era buona, attenta, ma chiusa in se stessa.

Quando Giuliana tornava da scuola, spesso sperava che la mamma le facesse qualche domanda, così iniziava a raccontarle quello che accadeva:

Mamma, immagina che oggi in classe Gino ha portato un gattino e quello ha miagolato per tutta la lezione! La maestra non sapeva chi fosse a miagolare e ha sgridato Gino, pensando fosse lui. Allora abbiamo detto tutti che aveva il gattino nello zaino… così la maestra li ha mandati fuori, chiamando anche sua mamma.

Ah… capisco rispondeva la mamma, distratta.

Giuliana capiva che nulla riusciva più a rallegrarla. Qualche volta la sentiva piangere durante la notte. Restava davanti alla finestra a guardare nel vuoto. Solo crescendo, Giuliana comprese davvero.

Forse la mamma era troppo stanca, lavorava di notte e di giorno. E magari le mancavano le vitamine. Però si prendeva sempre cura di noi, eravamo sempre in ordine, ben vestiti, con gli abiti puliti e stirati ripensa spesso la figlia.

Allepoca, però, diceva solo:

Mamma, sorridi, mi manca il tuo sorriso.

Anna amava i figli a modo suo. Li abbracciava poco, ma li lodava se portavano belle pagelle e non le davano pensieri. Li nutriva con amore, cucinava sempre cose buone e la casa era sempre in ordine.

Giuliana sentiva tutto laffetto della madre nei piccoli gesti: ogni volta che le intrecciava i capelli, la accarezzava delicatamente sulla testa, con una tristezza che le incurvava le spalle. Anna perse presto i denti, che tolse pian piano senza mai sostituirli.

Quando Giuliana finì la scuola, non pensò nemmeno di continuare gli studi; non voleva lasciare sola la madre, sapendo che andare fuori per luniversità avrebbe comportato altre spese. Si impiegò come commessa in un piccolo negozio vicino casa e cercò di aiutare la mamma, dato che Antonio cresceva in fretta e aveva bisogno di vestiti e scarpe nuove.

Un giorno entrò nel negozio Michele, un uomo di una frazione vicina, non del paese. Le piacque subito, anche se aveva quasi dieci anni più di lei.

Come ti chiami, bella ragazza? disse sorridendole Sei nuova qui, non ti avevo mai vista prima.

Giuliana, anche io non ti avevo mai visto.

Vengo dal paese a otto chilometri da qui. Mi chiamo Michele.

Così si conobbero. Michele cominciò a passare spesso con la sua auto e la attendeva sempre fuori dal lavoro. Passeggiavano, chiacchieravano in macchina. Un giorno la portò anche a casa sua: viveva con la madre malata, dopo che la moglie lo aveva lasciato trasferendosi in città con la figlia perché non voleva accudire sua suocera.

Michele aveva un bel podere e una casa spaziosa. Era generoso: sulla sua tavola cera sempre panna fresca, carne, dolci. Giuliana si trovò bene da lui. La mamma di Michele restava a letto nella sua stanza.

Giuliana, sposiamoci le propose un giorno. Mi piaci molto. Però te lo dico subito, dovrai aiutarmi a prendermi cura di mia madre. Io sarò sempre al tuo fianco.

Giuliana restò zitta, contenta ma senza darlo troppo a vedere. Non le sarebbe pesato assistere una persona malata. Michele attese con ansia la risposta.

Forse è la scelta giusta, almeno mangerò sempre carne e panna pensava tra sé. Poi rispose piano: Va bene, accetto e vide Michele illuminarsi di gioia.

Giuliana, sono felicissimo, ti amo… Non credevo che tu, così giovane, avresti accettato uno più grande e già divorziato. Ti prometto che non ti farò mai del male, vivremo felici.

Si sposarono e lei si trasferì da Michele. A dire il vero non le pesava vivere lontano da casa, perché anche Antonio era ormai grande e frequentava listituto tecnico a Siena, tornando solo nei weekend.

Il tempo passò. Giuliana fu davvero felice col marito. Ebbero due figli, nati uno dietro laltro. Lei non lavorava fuori casa perché tra bambini e podere non mancavano le occupazioni. Alla fine la suocera venne a mancare dopo due anni di convivenza. Michele lavorava, ma tutto il resto lo gestiva lei, mentre lui a volte la rimproverava:

Non hai bisogno di portare secchi così pesanti, faccio tutto io. Tu pensa a mungere la mucca, dar da mangiare a galline e anatre, ai maialini penso io.

Giuliana sapeva che il marito la amava e la rispettava, era un padre meraviglioso per i bambini. Anche se a casa sua non avevano mai avuto un grande podere, Giuliana sapeva cavarsela. Michele era sempre generoso.

Giuliana, portiamo un po di carne, latte e ricotta a tua madre. A lei tocca comprarli, noi invece abbiamo tutto in casa.

Anna accoglieva ogni cosa con gratitudine, ma non tornò mai a sorridere, neppure con i nipoti era capace di lasciarsi andare. Andavano spesso a trovarla; Giuliana ne soffriva, senza sapere come riportare in vita la mamma di un tempo.

Giuliana, forse potresti parlare con il parroco in chiesa, magari saprà consigliarti suggerì Michele, e lei colse loccasione al volo.

Il parroco promise preghiere e le disse:

Prega che tua madre possa incontrare lungo la sua strada una brava persona e Giuliana così pregò.

Un giorno Anna chiese alla figlia:

Giuliana, mi presteresti dei soldi? Mi mancano per mettere qualche dente.

Mamma, potrei anche pagarteli tutti io! esclamò felice, ma sapeva che la madre voleva solo un prestito da restituire al più presto. Le diede la somma, Anna promise di restituirla. Per un po non la vide, comunicavano per telefono. Michele era occupato ad aiutare lo zio Nicola, che aveva deciso di trasferirsi dalla città al paese dopo la separazione dalla moglie. I figli erano ormai grandi, e la moglie lo aveva mandato via di casa. Michele dava una mano allo zio con le pratiche della casa che aveva comprato non lontano da loro, una bella dimora solida.

Capitava che Michele portasse Giuliana dallo zio, qualche volta. Un giorno, rientrato a casa, disse:

Sai, secondo me zio Nicola pensa di risposarsi. Lho sentito parlare al telefono, sembrava proprio una conversazione con una donna

Fa bene! disse Giuliana È ancora giovane, e in una casa grande senza una donna non si vive.

Poco dopo Nicola venne da loro.

Voglio invitarvi a cena. Ho ritrovato il mio primo amore, eravamo compagni alle medie. Domani trasloco da me, tra due giorni venite a trovarci.

Due giorni dopo, Michele e Giuliana andarono a cena con qualche dono. Quando Giuliana varcò la soglia, non credette ai suoi occhi: di fronte a lei cera la sua mamma. Anna, vedendola, si mise a ridere timidamente e sorrideva. Era ringiovanita e, per la prima volta dopo anni, Giuliana la vide felice.

Mamma! Sono così contenta per te… Ma perché non ci hai detto niente?

Non volevo parlarvene, volevo prima vedere come andava…

E tu, zio Nicola, perché non hai detto nulla?

Avevo paura che Anna cambiasse idea… Ma ora siamo felici.

Giuliana e Michele furono sinceramente felici per Anna e Nicola: ora Anna brillava e il suo sorriso non si spegneva più.

La vita ci mette alla prova, ma cè sempre una nuova possibilità di essere felici, basta saper confidare nel domani e non perdere mai la speranza nel cuore.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

17 − two =

Mamma, regalami un sorriso Arianna non amava quando le vicine venivano a casa loro e chiedevano all…