– Mamma si è ammalata e verrà a stare da noi: dovrai occuparti tu di lei! – annunciò il marito a Sve…

Mia madre si è ammalata e starà da noi, dovrai occuparti tu di lei! annunciò il marito di Claudia con un tono che non ammetteva replica.

Scusa, come? domandò Claudia, rallentando il dito sul telefono dove stava controllando le notifiche del gruppo di lavoro.

Alessio era sulla soglia della cucina, le braccia incrociate, lo sguardo di chi ha appena comunicato una sentenza.

Ho detto che mia madre verrà a vivere qui per un po. Ha bisogno di assistenza continua. Il medico dice almeno due, tre mesi. Forse di più.

Claudia sentì un nodo serrarsi piano, dentro di sé.

E quando hai preso questa decisione? chiese, sforzandosi di mantenere la voce calma.

Stamattina ho parlato con mia sorella e col medico. Ormai è tutto definito.

Quindi avete deciso tu, tua sorella e il dottore e a me spetta solo accettare la notizia?

Il volto di Alessio si increspò di una piccola insofferenza, come uno che si aspetta resistenza e si sorprende di trovarla.

Claudia, lo capisci anche tu. È mia madre. Chi dovrebbe prendersi cura di lei se non noi? Luisa è a Milano, ha due bambini piccoli, lavora tutto il giorno E la nostra casa è spaziosa, tu sei quasi sempre qui

Lavoro cinque giorni la settimana, Alessio. Orario pieno. Dalle nove alle sette, a volte più tardi. Lo sai anche tu.

Embè? allargò le braccia con leggerezza. Mamma non è esigente. Bisogna solo esserle vicino, darle le medicine, riscaldarle il pasto, accompagnarla in bagno, cose così Ce la fai.

Claudia fissava il marito, sentendo un torpore insolito nel petto. Non era rabbia. Non ancora. Era la lucidità fredda, gelida, di chi capisce che per laltro è tutto normale: che il suo lavoro, la stanchezza, il tempo personale, valgono meno della necessità della mamma.

Avete valutato una badante? domandò sottovoce.

Alessio fece una smorfia.

Sai quanto costa? Una brava badante prende almeno milleseicento euro al mese. Come faremo a permettercelo?

Hai considerato di prendere un periodo di aspettativa o almeno lavorare part-time?

Lui la guardò come se avesse suggerito di buttarsi dal tetto.

Claudia, ho una grande responsabilità al lavoro. Non posso assentarmi per due o tre mesi. E poi non sono infermiere. Non so fare iniezioni, misurare la pressione, rispettare una routine sanitaria

Quindi io invece lo so fare? non alzò nemmeno la voce, lo disse con inusitata pacatezza.

Per la prima volta quella sera, Alessio sembrò tentennare, realizzando che il copione della conversazione stava sfuggendo.

Sei una donna disse infine, con una certezza che fece quasi ridere Claudia. Hai quellistinto lì. Te la cavi sempre meglio con i malati.

Claudia annuì lentamente, per se stessa.

Quindi è questione di istinto.

Beh sì.

Claudia appoggiò il cellulare a faccia in giù sul tavolo. Si guardò le mani: le dita tremavano appena appena.

Va bene, disse. Facciamo così: tu prendi due mesi di aspettativa non retribuita. Io continuo a lavorare. Assistiamo tua madre insieme: io la sera e nei weekend, tu di giorno. Affare fatto?

Alessio rimase muto, aprì la bocca ma la richiuse.

Claudia parli sul serio?

Assolutamente.

Ma ti ho già detto che non posso assentarmi

Allora assumiamo una badante. Sono pronta a pagare metà, anche il sessanta per cento se pensi che il mio stipendio è più basso. Ma non sarò io lunica a occuparmi di tua madre, senza confronto, continuando a lavorare come ora. Non lo accetto.

Calò una silenziosa tensione, così fitta che si sentì distinto il ticchettio dellorologio a muro.

Alessio tossì.

Quindi ti rifiuti?

No, Claudia lo guardò negli occhi. Mi rifiuto di essere la badante gratuita, 24 ore su 24, mantenendo il mio carico di lavoro e senza essermi nemmeno confrontata. Non è la stessa cosa.

Lui la osservò a lungo, come per capire se stesse davvero dicendo quelle parole.

Ma è mia madre! disse infine, e nella voce cera quellamarezza densa di chi, per la prima volta, viene chiamato a prendersi realmente carico di un genitore.

Lo so, rispose Claudia quieta. E per questo offro soluzioni che ci permettano di restare umani. Anche per lei.

Alessio si girò sul tallone e uscì dalla cucina.

La porta della stanza si chiuse con un tonfo, non forte, ma chiaro.

Claudia rimase lì, a fissare il tè ormai freddo. Un solo pensiero le ronzava per la testa, calmo e distante: Ecco, ci siamo. È iniziata. Sapeva che era solo il principio.

Sapeva che lui ora avrebbe chiamato la sorella, poi la madre. Dopo unora o poco più, la suocera avrebbe bussato alla porta abitava a due passi e, certo, sentiva tutto. Ci sarebbe stata una discussione ad alta voce, sarebbe stata chiamata insensibile, egoista, una donna che ha dimenticato il significato della famiglia.

Ma Claudia comprese una cosa essenziale: non avrebbe più chiesto scusa per aver bisogno di dormire più di quattro ore a notte; che il suo lavoro non era un passatempo; che anche lei aveva diritti, nervi, una vita che non doveva diventare un reparto dospedale.

Si alzò, aprì la finestra. Laria fredda della sera portava lodore dellasfalto bagnato e di qualche camino lontano.

Claudia inspirò a fondo.

Lasciate che dicano ciò che vogliono, pensò. Limportante è aver detto il mio primo no.

E quel no era stato il più forte mai pronunciato in dodici anni di matrimonio.

La mattina dopo Claudia fu svegliata dal suono della porta dingresso. La chiave girò due volte, piano, come in segno di scusa. Poi passi lenti nel corridoio, un lieve colpo di tosse.

Non si mosse. Ascoltò mentre in ingresso veniva tolto il cappotto, posata la borsa, sfilate le scarpe. Un rito familiare che ora sapeva di conflitto appena iniziato.

Alessio la voce di Teresa, la madre di lui, era stanca ma ancora imperativa. Sei a casa?

Alessio, che probabilmente non aveva chiuso occhio, rispose subito, troppo energico:

Sì, mamma. Vieni, ho già messo su il tè.

Claudia chiuse gli occhi. Nemmeno mi ha avvisata che sarebbe arrivata oggi. Lha deciso e basta.

Si vestì e uscì in corridoio.

Teresa era lì, piccola e curva, con il vecchio cappotto blu di sempre. Stringeva una borsa di farmaci e un thermos. Vedendo la nuora, abbozzò un sorriso sottile, stanco, con quella solita punta di superiorità.

Buongiorno, Claudietta. Scusami se arrivo presto. Il medico ha detto che prima mi trasferisco, meglio è.

Buongiorno, signora Teresa.

Alessio spuntò dalla cucina con un vassoio: tè, fette biscottate, qualche pastiglia.

Mamma, vai a riposarti in salotto. Ho già preparato il divano per te.

E chi mi aiuta con le mie cose? Teresa guardò Claudia. Me le sistemi tu?

Claudia sentì pulsare le tempie.

Certo, rispose. Dopo il lavoro.

Dopo il lavoro? fece eco Teresa, la voce più acuta. E con chi resterò oggi?

Alessio si schiarì la gola.

Ho il turno di mattina, mamma, ma per pranzo torno. Claudia e si voltò verso di lei, puoi prendere mezza giornata libera oggi?

Claudia lo fissò a lungo.

Oggi ho una presentazione davanti al cliente. Non posso cancellarla.

E dopo? Teresa stava già togliendo il cappotto. Dopo la presentazione potrai?

Sarò a casa verso le sette, sette e mezza come sempre.

Silenzio.

Teresa si sedette sul pouf in ingresso.

Quindi resto tutto il giorno da sola?

Alessio lanciò uno sguardo quasi implorante alla moglie.

Claudia, senza alterarsi, rispose:

Le preparo il pranzo per tutta la giornata. Le medicine saranno pronte, segnate per orario. Se succede qualcosa, mi chiami: rispondo anche durante la presentazione.

Teresa serrò le labbra.

E se cado? Se sbaglio medicina?

Chiami lambulanza, è meglio che aspettare me attraverso la città.

Alessio voleva ribattere, ma si morse la lingua.

Teresa guardò il figlio.

Alessio hai sentito?

Mamma, la voce era quasi un sussurro Claudia ha ragione. Non siamo medici. Se serve, si chiama subito aiuto.

Claudia si sorprese: era il primo Claudia ha ragione sentito ad alta voce dopo quanti anni? Sette?

Teresa si alzò lentamente.

Daccordo, disse, se avete deciso così va bene.

Entrò in salotto, trascinando la borsa. La porta si richiuse piano, quasi a sottolineare la dignità ferita.

Alessio si rivolse alla moglie.

Potresti almeno

No, lo interruppe Claudia. Non potrei. E non lo farò.

Si avviò in cucina, bevve un bicchiere dacqua tutta dun fiato.

Alessio la seguì.

Claudia capisco che sia pesante per te. Ma è pur sempre mia madre.

Lo so.

E sta davvero male.

Ci credo.

Allora perché

Claudia si voltò verso di lui.

Perché se ora accetto di farmene carico da sola, sarà la regola. Per sempre. Lo capisci?

Lui rimase zitto.

Ti amo, continuò Claudia. Ma non voglio che la nostra famiglia si rompa perché uno crede che laltro non abbia una propria vita.

Alessio abbassò la testa.

Richiamerò Luisa. Magari almeno nei fine settimana riesce a venire.

Sarebbe meglio.

Alzò gli occhi.

Non sarai arrabbiata con me?

Claudia accennò un sorriso, il primo dopo tante ore.

Lo sono già. Ma cerco di non sprecarci tutta la vita.

Lui annuì.

Cercherò di rimediare.

Claudia guardò lorologio.

Devo prepararmi. Tra due ore inizia la presentazione.

E si avviò in camera, lasciando Alessio in cucina a fissare la tazza vuota.

La giornata passò insolitamente serena. Claudia presentò il progetto benissimo: il cliente fu contento e promise un bonus per lurgenza. Uscendo dallufficio, sentiva uninaspettata leggerezza.

Scrisse ad Alessio dal metrò:

Come sta la mamma?

Arrivò subito la risposta:

Sta dormendo. Io sono a casa dalle tre. Ho cucinato la cena. Ti aspettiamo.

Claudia guardò il buio riflesso sul finestrino.

Ti aspettiamo.

Una parola che non sentiva più da tanto come casa.

A casa fu davvero accolta.

In tavola: insalata, orata al forno, patate. Teresa era in poltrona con un libro. Appena la vide, richiuse il volume.

Claudia, sei arrivata.

Sì.

Siediti, mangia. Alessio ha fatto tutto da solo. Ha pure lavato i piatti.

Claudia guardò il marito.

Lui alzò le spalle, come a dire: niente di straordinario.

Lei si sedette.

Teresa tossì.

Ho pensato che forse sarebbe meglio trovare davvero una badante. Magari solo di giorno. Così Alessio non si assenta dal lavoro

Claudia alzò lo sguardo.

Sarebbe una scelta saggia.

Chiamo Luisa, aggiunse Alessio. Mettiamo i soldi insieme. Lei ha detto che ci penserà.

Teresa sospirò.

Non avrei mai pensato che una sconosciuta mi avrebbe cambiato i pannoloni

Nessuno qui è uno sconosciuto, mamma, disse piano Alessio. Siamo famiglia, solo che ora ognuno ha i suoi confini.

Claudia fissò la suocera.

Lei, dopo una pausa, annuì.

Forse, è tempo di imparare.

Proprio in quel momento suonò il cellulare di Teresa.

Vide il display, fece un sospiro.

È tua sorella Nina.

Alessio prese il telefono.

Pronto Sì, mamma Sì, siamo a casa Senti, abbiamo bisogno di un aiuto. Anche pratico, non solo soldi. Vieni nel weekend. Così ne parliamo tutti insieme.

Riagganciò.

Guardò Claudia.

Verrà.

Claudia annuì, piano.

Bene.

Per la prima volta dopo tanti anni, capì che non aveva paura di tornare a casa.

Non perché ci fosse silenzio,

ma perché, finalmente, si cominciava ad ascoltare.

Passarono tre settimane.

Teresa non tossiva più disperatamente di notte. Le medicine funzionavano, il gonfiore alle gambe diminuiva e lei talvolta si alzava per farsi il tè da sola. Ma soprattutto, in casa era calato un silenzio diverso: non quello opprimente della paura, ma la calma adulta di chi impara a venirsi incontro.

Sabato mattina, Luisa arrivò da Milano.

Entrò nellingresso con due valigie, la sua bimba in braccio e una timida allegria.

Mamma, ciao Claudia, Alessio Scusate il ritardo.

Teresa, seduta vicino alla finestra, fece appena cenno di essere sorpresa e felice.

Alla fine sei venuta.

Te lavevo promesso, no? Luisa posò le borse, passò la figlia al fratello e si sedette accanto alla madre.

Claudia seguiva dai fornelli, senza intervenire.

Luisa si abbassò di fronte alla poltrona.

Mamma, con Alessio abbiamo deciso una cosa.

Estrasse un foglio.

È lannuncio di una signora con esperienza infermieristica. Verrà da noi dalle nove alle sette, dal lunedì al venerdì. Nei weekend alterniamo noi.

Teresa prese il foglio con mani tremanti, lesse, guardò il figlio.

E i soldi?

Si divide in tre, rispose Alessio. Io, Luisa e tu, Claudia. Metà a testa.

Tutti uguale ripeté Teresa, come assaporando la parola inedita.

Luisa annuì.

Mamma, nessuno di noi può lasciare il lavoro. Tu hai bisogno di presenza continua. Serve una professionista.

Per la prima volta Claudia intervenne:

Ci siamo già accordati con la signora. Si chiama Olga Maria. Ha cinquantotto anni e ventanni di esperienza. Domani viene a conoscerti.

Teresa rimase muta a lungo.

Poi fissò la nuora, senza lo sguardo severo solito.

Claudia potevi tranquillamente dire di no e andartene. Molti avrebbero fatto così.

Claudia fece spallucce.

Vero. Ma così avremmo sofferto tutti. Tu per prima.

Teresa abbassò lo sguardo.

Ho pensato tanto in queste settimane. Da sola. Vedi ho sempre dato per scontato che da madre tutto mi fosse dovuto. E invece ora devo imparare io a cedere il passo.

Luisa le prese la mano.

Nessuno ti chiede di sacrificarti, mamma. Solo di lasciare spazio.

Teresa voltò lo sguardo da una allaltra.

Scusami, Claudia, mormorò. Mi sono sentita in diritto di pretendere.

Claudia avvertì finalmente una liberazione profonda, una tensione antica che si scioglieva.

Accetto le scuse, signora Teresa.

Lei accennò un sorriso dolce, per la prima volta vero.

Allora conosciamo questa Olga Maria. Dora in poi non sono più la regina di casa.

Alessio si lasciò scappare una risata leggera.

Non regina e non santa. Solo la nostra mamma. A cui vogliamo tutti bene. E che vogliamo aiutare, ma nel modo giusto.

La sera, dopo che Luisa era ripartita per la stazione e Teresa dormiva nella sua stanza, Claudia e Alessio si trovarono in cucina, la luce soffusa.

Lui la invitò a bere un bicchiere di vino con lui.

Sai, mormorò, credevo che ti saresti stancata e mi avresti lasciato.

Claudia lo guardò incredula.

Davvero?

Sì. La prima sera che hai detto no pensavo fosse finita. Che saresti andata via e ci avresti lasciati.

Lei fece ruotare il bicchiere nelle mani.

Lho pensato anchio. Ma ho deciso che dovevo capire se saresti mai riuscito a prenderti davvero le tue responsabilità.

Alessio abbassò gli occhi.

In queste settimane ho imparato tanto. E continuo ad imparare.

Me ne accorgo.

Lui la fissò.

Grazie per avermi dato una possibilità.

Claudia sorrise, senza amarezza.

Grazie a te per averla colta.

Sorseggiarono il vino, con un brindisi silenzioso.

Fuori, la prima neve di quellinverno cadeva luminosa sotto i lampioni, coprendo il marciapiede di un manto ovattato.

Nella stanza di Teresa brillava la piccola luce notturna.

E nella camera di Claudia e Alessio, per la prima volta da tanto tempo, non si sentiva odore di medicine o inquietudine

ma semplicemente, profumo di casa. Di casa loro.

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