Mamma, siamo noi i tuoi figli Mamma Ci rivolse lo sguardo.
Lucia e Roberto avevano vissuto nella povertà per tutta la loro vita. Lei aveva ormai perso la speranza di una vita felice e serena. Da giovane era piena damore e sognava un futuro luminoso per la loro famiglia, ma la vita aveva preso unaltra strada rispetto a quella che sperava. Roberto lavorava senza sosta, ma guadagnava una miseria. Poi, a peggiorare le cose, Lucia rimase incinta. In pochi anni nacquero tre figli, tutti maschi, uno dopo laltro. Lucia smise di lavorare e il solo stipendio di Roberto non bastava. I bambini crescevano in fretta e servivano scarpe, vestiti
Tutto lo stipendio finiva per la spesa. Rimaneva giusto per pagare le bollette e altre necessità basilari. Dodici anni condotti in questo modo avevano lasciato cicatrici profonde nella famiglia. Roberto si era dato al vino. Portava a casa lo stipendio, ma ogni giorno tornava barcollando, ubriaco. Lucia, avvilita da quellesistenza, perse pian piano la stima per il marito. Una sera, rientrò a casa alticcio, stringeva una bottiglia di grappa quasi finita. Lucia, colma di rabbia e tristezza, la strappò dalle mani di Roberto e bevve. Da quel momento, anche lei iniziò a bere.
Poco dopo, pensava di stare meglio. Tutte le sue preoccupazioni sembravano svanite, e a volte le tornava perfino il sorriso. Ben presto attendeva ogni giorno che il marito portasse qualcosa da bere e finirono col bere insieme, sera dopo sera.
Lucia dimenticò i suoi figli. In paese tutti si chiedevano come il vino avesse potuto trasformare così una persona. I bambini, intanto, andavano per le case a chiedere qualcosa da mangiare. Un giorno, una vicina non ne poté più e sbottò:
Lucia, piuttosto portali in un orfanotrofio che farli morire di fame! Ma quanto pensate ancora di bere senza curarvi dei vostri figli?
Quelle parole, Lucia non le scordò. La tormentavano notte e giorno. Sarebbe stato più facile se i figli non fossero stati fra i piedi, pensava spesso. Dopo qualche tempo, Lucia e Roberto cedettero e abbandonarono i ragazzi. I tre fratelli finirono in orfanotrofio. Piangevano per mamma e papà, ma nessuno tornava da loro. Lucia e Roberto nemmeno si ricordavano più di averli avuti, quei figli.
Gli anni passarono così. I ragazzi, uno dopo laltro, lasciarono lorfanotrofio. Lo Stato diede loro dei piccoli monolocali; almeno avevano un tetto sulla testa. Trovarono tutti un lavoro e non smisero mai di sostenersi a vicenda. Dei genitori non parlavano quasi mai, ma dentro di loro speravano ancora di rivederli un giorno, per chiedere il perché di tanto dolore.
Un giorno, si riunirono e partirono in macchina verso la vecchia casa di famiglia. Per strada incontrarono la loro madre, che si trascinava stanca verso casa. Passò accanto a loro senza riconoscerli.
Mamma, siamo noi i tuoi figli Mamma
Lucia li guardò con occhi spenti. Poi realizzò chi fossero.
Scoppiò a piangere, supplicando il loro perdono. Ma come si poteva perdonare tutto quel passato? I fratelli restarono immobili, senza parole. Poi, in silenzio, decisero che in fondo, in qualsiasi modo fosse diventata, era pur sempre la loro madre. E la perdonarono.
Questa storia mi ha insegnato che, a volte, la famiglia può cadere nellabisso più nero, ma il perdono è lunica possibilità di recuperare un frammento damore, anche quando sembra impossibile.






