Mi sono svegliato alle tre di notte, il vecchio cellulare vibrava con insistenza sul comodino. Ancora stordito dal sonno, ho sfregato gli occhi chiedendomi chi potesse chiamarmi a quellora. Ho preso il telefono e, vedendo il nome sullo schermo, il cuore ha cominciato a battere forte. Era mio figlio.
Pronto… Fabio, cosa succede?! ho chiesto con la voce tremante. Come mai chiami così tardi?
Papà, scusami se ti disturbo a questora Ecco, stavo tornando a casa dal lavoro balbettava Fabio, e poi Non so cosa fare
E poi cosa, figliolo? Parla, non farmi spaventare! Vuoi farmi venire un infarto?
Praticamente cè beh, cè qualcosa sdraiato in mezzo alla strada. Hai qualche consiglio? Non so proprio da dove cominciare. Sono un po confuso.
Per qualche secondo siamo rimasti in silenzio.
Non ho capito Vuoi dirmi che hai investito qualcuno? È morto? ho chiesto sbigottito, quasi lasciando cadere il telefono per lagitazione.
No, non credo sia morto rispose Fabio. E non lho investito io. È successo a qualcun altro. E, comunque, non è una persona.
Non è una persona? E allora chi?
Un cane sembra un pastore tedesco. Respira ancora, ma fa fatica. Che faccio, papà? Qui a Siena mica ci sono cliniche veterinarie aperte di notte. E tu, con gli animali, te la cavi meglio di me.
Fabio fissava il cane, steso sullasfalto vicino al marciapiede, illuminato dai fari. Si vedeva chiaramente la pancia salire e scendere a fatica. Gli occhi del cane erano tristi, come se stessero per lasciarlo.
«Va bene, almeno respira Cè speranza», pensavo, stringendo il telefono allorecchio.
*****
Tre giorni prima.
Papà, ancora con questi gatti? Ma non hai nientaltro da fare?! Perché devi sempre occuparti di questi randagi? disse Fabio, entrando di corsa per salutarmi, appena mi vide dar da mangiare ai gatti davanti casa. Prima non era così portato per gli animali.
Da quando sono andato in pensione, però, un amore irresistibile per i gatti è sbocciato in me. E che amorequasi folle! Non è certo una cosa che fanno tutti, specie sotto gli occhi dei vicini.
Ciao, tesoro ho risposto alzandomi e salutandolo con la mano. Perché non hai avvertito che passavi? Avrei preparato qualcosa di buono.
Ho visto che qualcosa di buono lo hanno già ricevuto loro ha sorriso, indicando i miei gatti.
Lui proprio non capiva cosa mi spingesse a spendere tempo, soldi ed energie ad aiutare ogni animale incontrato per strada. In casa ne avevo già quattro, tutti salvati in undici mesi.
Insomma, avrei potuto fermarmi. Ma la voglia di aiutare gli animali non mi abbandonava.
Accudivo i gatti soprattutto perché li amavo fin da piccolo, ma non mi facevo scrupolo di aiutare anche i cani, e persino i piccioni vicino ai bidoni della spazzatura.
I vicini del mio palazzo mi chiamavano di nascosto madre Teresa.
Fabio, però, non sopportava gli sguardi e le risatine dei condomini ogni volta che mi vedeva con gli animali. Qualcuno perfino faceva il gesto del dito alla tempia, pensando che fossi fuori di testa.
Lasciaci pensare quello che vogliono, gli dissi notando la sua aria infastidita, Il mondo ha bisogno di più gentilezza. Io provo solo a renderlo un po migliore.
Diedi uno sguardo alle mie gatte che mangiavano golose i croccantini.
Dimmi, cosa trovano di bello questi poveretti per strada? Niente. Almeno un po daffetto glielo voglio dare io. Altrimenti pensano di non servire a nessuno. Ricordi cosa diceva tua nonna?
Ma ormai ne hai raccolti quattro. Non ti bastano? chiese Fabio.
Non è questione di quantità, tesoro. Se fosse per me, li porterei tutti a casa, ma sai che lappartamento è piccolo e la pensione non è da senatore. Aiuto come posso, agli altri do almeno un pasto. E continuerò a farlo. È bene dare il buon esempio agli altri.
Il buon esempio?
Eh sì… Magari qualcuno vede, pensa e comincia a farlo pure lui. Siamo responsabili di chi addomestichiamo. E siamo persone: dobbiamo aiutare i più deboli, animali compresi. Altrimenti chi lo farà?
Fabio ci provava a capire il mio punto di vista, però non riusciva proprio ad accettarlo. Per lui, essere così di cuore non era un pregio. Che fosse una persona bisognosa, avrebbe capito… ma un animale?!
Non che ce lavesse coi cani o coi gatti. Semplicemente pensava che non bisognasse come dire essere troppo estremi.
Eppure, tre giorni dopo, mi avrebbe dato ragione.
Quella notte, tornando a casa, Fabio aveva fatto tardi per colpa di unimprovvisa emergenza in ufficio. Forse era stato un bene, pensò poi: non capitava spesso di attraversare Firenze di notte.
Di solito andava piano, rispettando i limiti. Quella sera invece aveva premuto un po sullacceleratore, godendosi la città deserta. Ma il viaggio finì presto.
Fabio riuscì a frenare appena in tempo vedendo un cane steso sullasfalto.
Per qualche minuto rimase con le mani strette sul volante. Poi uscì e si avvicinò al cane, un pastore tedesco randagio, investito da qualcuno che amava correre la notte, o forse solo ubriaco.
Ormai poco importava chi lavesse ridotto così. Contava solo aiutarlo. Ma come?
Fabio si sentì perso, incapace di reagire. Gli venni in mente io. Solo io potevo aiutarlo.
*****
Pronto… Fabio, cosa succede?! ho chiesto, il cuore in gola, rispondendo alla chiamata alle tre di notte. Ma come mai chiami a questora?
Papà, scusa se ti sveglio Tornavo dal lavoro e poi non so cosa fare.
E poi? Parla! O vuoi farmi morire di paura?
Cè un cane, un pastore tedesco. Ma sembra randagio. Respira, ma male. Che faccio, papà? Da noi, nessuna clinica di notte. Tu conosci qualcuno bravo?
Fabio guardava il cane, che respirava ancora, anche se con fatica. Gli occhi pieni di dolore, come se volesse arrendersi.
«Almeno respira», pensava.
Allora papà, che faccio? Hai qualche veterinario amico?
No, purtroppo non ne ho, di amici veterinari. E a portarlo fino a Firenze rischi di non farcela in tempo. Porta qua il cane, Fabio.
Da te? Ma sei sicuro?
E certo che sono sicuro! Sei preoccupato per quello che diranno i vicini?
No Ma con quattro gatti in casa Come la prenderanno?
Sono gatti, mica tigri. Staranno a posto. Muoviti, sbrigati, lascia stare le chiacchiere e portalo subito qui. Io preparo tutto. In qualche modo lo aiuteremo.
*****
Mezzora dopo Fabio saliva col cane in braccio fino al mio appartamento al quarto piano.
Aveva sporcato tutta la macchina, si era lordato i vestiti, ma non gli importava nulla: voleva solo salvare il cane. Sembrava gli importasse un essere umano, non un animale.
Mettilo lì, piano gli dissi indicando il divano coperto con vecchie lenzuola.
Io veterinaria non lo sono mai stata, ma di visite in clinica ne avevo fatte, e qualcosa avevo imparato. E Fabio, con lo smartphone, cercava su internet come comportarsi.
In qualche modo siamo riusciti a fermare lemorragia. Il cane sembrava più tranquillo.
E le gatte? Incredibile ma vero, partecipavano anche loro! Allinizio erano sospettose, ma poi si sono messe accanto al cane, facendo le fusa. Così il pastore si è addormentato, anzi: si è proprio addormentato non svenuto.
Fino al mattino non ha sentito dolore (forse grazie alle mie gatte infermiera).
Papà, secondo te ce la fa? chiese Fabio, posando la mano sul dorso del cane.
Io penso di sì risposi con un sorriso stanco. Non sono ferite gravi. E poi, lo guardai con orgoglio, se questo cane ha risvegliato la tua compassione per gli animali allora è arrivato sul tuo cammino per un motivo.
Non potevo lasciarlo lì, papà Non sarebbe stato da persone.
Vedi? Tre giorni fa non capivi perché aiutassi i gatti, e ora sei qui, senza dormire, a prenderti cura di un cane. E scommetto che non lo riporterai in strada, vero?
Penso proprio di no rispose Fabio, imbarazzato ma visibilmente felice.
Non ci si sente più pienamente umani di così…
*****
La mattina dopo presto Fabio portò il cane alla clinica a Siena. Arrivato poco prima dellapertura, chi era già in fila si fece da parte vedendolo entrare col cane in braccio. Nessuno dovette chiedere niente: avevano capito tutto.
In quel momento Fabio capì che non cera nulla di strano nellamare e aiutare gli animali. Anzi, chi lo fa migliora anche come persona. Diventa più gentile. Più umano.
Il cane si chiamava Leo così lo ha battezzato Fabio e ora, ogni fine settimana, viene a trovarmi insieme a lui. Passeggiamo insieme tutti: non solo noi tre, ma anche le gatte, che hanno deciso di accompagnarci. A nessuno importa più cosa dice la gente, o i sorrisetti dei vicini.
E ringrazio Leo, arrivato quando meno ce lo aspettavamo. E ringrazio Fabio, che ha seguito il mio esempio.
Ringrazio anche quelle persone davanti alla clinica, per il loro cuore. Per un attimo, davvero, mi è sembrato che il cuore del mondo si fosse aperto un po di più.
Ora so che farò sempre il possibile per aiutare chi ne ha bisogno, sia esso cane, gatto o persona. Ognuno può portare un po di bene nel mondo.
Questa è la mia storia, e questo è quello che ho imparato.






