Maria e il cane sulla strada: Una telefonata notturna, quattro gatti in casa e lo straordinario potere della gentilezza che cambia la vita di un figlio e trasforma un quartiere italiano

Giulia Antonella si svegliò alle tre di notte: il vecchio cellulare con i tasti, dimenticato sul comodino, vibrava con insistenza e unaria di urgenza.

Si stropicciò gli occhi, un po confusachi potrà mai cercarla a questora?afferrò il telefono, guardò il display e sentì il cuore battere allimpazzata. Chiamava suo figlio.

Pronto Riccardino, cosè successo?! esclamò Giulia Antonella con voce spaventata. Ma che ti salta in mente di telefonare a questora?

Mamma, scusa se ti sveglio È che, insomma, stavo tornando a casa dal lavoro borbottò Riccardo tutto imbarazzato, poi Ma non so proprio che fare

E cosa, Riccardo? Dimmi! Non farmi stare col fiato sospeso, vuoi farmi venire linfarto?

Insomma Cè qualcosa che sta lì in mezzo alla strada. Mi dai un consiglio? Non mi è mai capitata una cosa simile, sono andato un po in tilt.

Seguì qualche secondo di silenzio inquietante.

Aspetta vuoi dirmi che hai investito qualcuno? quasi urlò Giulia Antonella, con la mano che tremava tanto che stava per lasciar cadere il telefono.

No, credo di no balbettò Riccardo. E comunque, non lho investita io. È stato qualcun altro. E poi non è una persona.

Non una persona? Allora che cosè?

Un cane Sembra un pastore tedesco. Sta ancora respirando, ma è davvero messa male. Che faccio, mamma? Qui a Parma mica ci sono veterinari aperti di notte! E tu con gli animali ne capisci più di me

Riccardo guardò la cagnolona distesa accanto alla carreggiata. Alla luce dei fari si vedeva beneil petto le si alzava e abbassava appena, e quegli occhi, tristi, sembravano chiedere aiuto. Pareva già rassegnata a tirare le cuoia.

Respira non è finita, pensò Riccardo, stringendo il telefono più forte allorecchio.

*****

Tre giorni prima

Mamma, ancora con questa storia? Ma non hai proprio niente da fare che perdere tempo con sti gatti? disse Riccardo entrando a casa per una visita-lampoe trovò sua madre pronta a versare scatolette a una piccola folla felina radunata davanti al portone. Giulia, anni fa, non era affatto così.

Poi, appena è andata in pensione, puff! Si è risvegliata una passione per i gatti da fare invidia a chiunque. Una specie di follia felina, tanto che certi vicini si interrogavano seriamente sulla sua sanità mentale.

Buongiorno, figliolo! fece Giulia Antonella sventolando la mano. Non potevi avvisare che arrivavi? Ti avrei preparato la parmigiana preferita

Mi sa che a sto giro la parmigiana è finita ai tuoi mici, scherzò Riccardo.

Non riusciva a capire perché la madre buttasse tempo e soldi dietro quegli animali. Già in casa, per capirsi, circolavano quattro gatte trovate per strada nellultimo anno (anzi, a dirla tutta, negli ultimi undici mesi). Bastava così, no? Ma Giulia non sembrava intenzionata a smettere.

I gatti erano solo il primo passo: non sapeva negare cibo nemmeno ai cani randagi o ai piccioni che si azzuffavano allombra dei cassonetti.

I condomini, a bassa voce, la chiamavano Madre Teresa.

Riccardo invece rosicava, a vedere la madre oggetto di sorrisini maligni e occhiatacce. Qualcuno mimava pure il gesto della vite alla tempia, come a dire: Sta fuori.

Ma lasciali dire, quelli ribatté Giulia Antonella, notando lo sguardo infastidito del figlio. Il mondo è già abbastanza cattivo, almeno un po di gentilezza io ce la voglio mettere.

Si fermò a guardare i gatti divorare le crocchette.

Da fuori, questi poveracci che vita hanno? Niente di buono. Allora almeno una briciola daffetto io gliela do. Devono sentire di valere qualcosa, no? Ricordi cosa diceva tua nonna?

Ma insomma, te ne sei già portata a casa quattro! sbottò Riccardo.

Non è questione di quantità. Se avessi spazio e soldi, avresti già visto come andava a finire… Ma qui, la pensione non è quella di un deputatolo sai anche tu. Quelli che posso, li aiutano, gli altri almeno li sfamo. E che mi prendano pure per pazza, non me ne importa.

Un buon esempio?

Per forza! Qualcuno magari ci riflette su e imita. Siamo responsabili per chi addomestichiamo, diceva il Piccolo Principe E, insomma, bisogna pure essere umani.

Riccardo ci provava a capirla. Ma niente, non ci arrivava.

Aiutare animali per strada? Mah Capirebbe se almeno si trattasse di persone bisognose! Ma gatti e cani

In fondo i randagi non gli davano fastidio. Ma certe cose, pensava, si fanno con moderazione.

E poi, tre giorni dopo, ecco succedere linevitabile che gli ribaltò i pensieri.

Quella sera tornava tardi dal lavoro. Un casino cosmico (così laveva chiamato il capo) gli aveva fatto perdere almeno due ore.

Forse meglio così, pensò: non si ricordava nemmeno più comera guidare di notte, col silenzio.

Normalmente Riccardo guidava da svizzero, ma quella sera chi lo voleva fermare? Calò il pedale, assaporando la libertà effimeradurata poco.

Con il cuore che schizzava in gola, inchiodò appena in tempo: in mezzo alla strada cera una cagnolona.

Stette lì un paio di minuti, mani bianche sul volante e fiato corto. Quando riuscì a riaversi, uscì a vedere. Bastò unocchiata: era stata investita. Da uno come lui, magari, o da uno più rincoglionito. Ma ora contava solo soccorrerla.

Bloccato e impanicato, pensò: E ora? Non sapeva che pesci pigliare. Mai avuto un cane, mai saputo nulla di cani.

Chiamò la madre: chi altri?

*****

Pronto Riccardino, che succede?! squittì Giulia Antonella nel mezzo della notte. Ma sei impazzito a telefonare a questora?

Mamma, scusa. Stavo tornando a casa ansimava Riccardo, e poi Non ho idea di che fare

Ma che cosa?! Parla, non lasciarmi così, o vuoi che mi prenda un colpo?!

Cè un cane, pastore tedesco credo. Sta male, respira a fatica E a Parma di notte il veterinario te lo sogni. Che faccio? Tu sei la specialista

Nella luce dei fari, la cagnolona sembrava sospirare la sua ultima Ave Maria.

Finché respira, forse non è la fine, si rassicurò Riccardo.

Mamma, allora? Che faccio? Conosci qualcuno?

No, veterinari amici non ne ho. E davvero qui nessuna clinica aperta. Portarla a Milano appena mise male troppo rischioso. Vieni qui da me. Subito.

Da te? Ma fai sul serio?

Ovvio! Hai paura di cosa penseranno i vicini? Ma lascia stare. Piuttosto, sbrigati! Prendi il cane, mettilo in macchina e portalo qua. Preparo tutto io, almeno una mano gliela diamo.

*****

Mezzora dopo Riccardo saliva, il cane tra le braccia, al quarto piano della madre.

Ha insozzato auto, vestiti, maniper la prima volta, non gliene fregava niente. Gli importava solo che la cagnolona ce la facesse. Era la prima volta che soffriva così tanto per un animale.

Mettila qui, pianoindicò Giulia un divano ricoperto di vecchie lenzuola, quelle che non si buttano mai, non si sa mai.

Giulia Antonella non era veterinaria, né ci aveva mai lavorato, ma in anni di clientela e chiacchiere aveva visto e imparato qualcosanon si sa mai nella vita, e guarda tu, serviva proprio adesso.

Anche Riccardo non stava lì a grattarsi: via col cellulare (moderno lui, mica quello con i tasti), a cercare tutorial su primo soccorso canino.

Misero insieme cure di fortuna e, nonostante i goffi tentativi, fermarono lemorragia. Il cane sembrava meno sofferente.

A proposito: le gatte? Invece di dargli il benvenuto con soffi, hanno strusciato contro il cane, poi si sono sdraiate accanto e hanno cominciato a ronfare forte, come motorini. La cagnolona ha chiuso gli occhi e sè addormentata. Beata. Forse le gatte facevano miracoli, o forse era solo la compagnia che la calmava.

Mamma, secondo te si salverà? chiese Riccardo, tenendo una zampa.

Io credo proprio di sì, rispose Giulia Antonella, sorridendogli stanca. Le ferite serie non sembrano. E sai cosa? Se questo cane è riuscito a farti sentire compassione per un animale, vuole dire che tutto questo aveva un senso.

Ma dai, non potevo mica lasciarlo lì cosìsussurrò Riccardo rosso in viso. Era… disumano.

Vespa! Fino a tre giorni fa ridevi di me e ora sei qui, neanche hai cenato, a prenderti cura di una cagnolona. E scommetto che non la rimetterai mica per strada, eh?

Credo di no borbottò Riccardo, tra lincredulo e il felice. Era strano, ma piacevole.

Era bello sentirsi, finalmente, umano.

*****

La mattina dopo Riccardo portò la cagnolona dal veterinario. Al suo arrivo, la gente in filavista la scenafece largo senza neanche bisogno di chiedere. Quel gesto fu come un balsamo.

Fu proprio in quel momento che Riccardo sentì davvero: aiutare gli animali non è da matti. Rende migliori, anzi. Più buoni, più umani. Ralfa (così la battezzò) tornò in forze. Da allora ogni domenica va a trovare la madree passeggiano tutti insieme. Anzi, mica solo loro tre: alle uscite si aggancia sempre la tribù delle gatte che Giulia ha raccolto. Un piccolo corteo.

I vicini fanno occhi strani, sussurrano e ripetono il gesto della vite alla tempia. Ma Riccardo ormai nemmeno li vede più.

Grazie a Ralfa, piombata nella sua vita allimprovviso. E grazie a Giulia, che ha dato un esempio vero.

E grazie anche a quelle persone fuori dalla clinica: per la gentilezza. In quel momento Riccardo pensò, per la prima volta sul serio, che il mondo era un po più buono.

Da quel giorno, non importa più cosa dice la gente: se cè da aiutare, lui ci sarà. Gatto, cane o persona: fa lo stesso.

Ed è finita così, da umani veri, questa storia.

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