Maria per due anni è stata solo l’infermiera della suocera: la storia di una giovane moglie, il sogno di un matrimonio perfetto nell’Italia benestante, la solitudine in una villa di lusso, un segreto nascosto dietro una porta, e la scelta di ricominciare da zero.

Diario di Giulia Rossi

Per due anni, sono stata soltanto l’infermiera della madre di mio marito.

La storia sembra ancora incredibile persino a me stessa. Riuscii a sposare un uomo molto rispettato, un vero professionista. Tutte le mie amiche mi guardavano con un misto d’invidia e ammirazione. Marco aveva già la sua azienda, una villa elegante sulle colline vicino Firenze, qualche auto di lusso e una casa di campagna in Toscana. E tutto questo a trentadue anni.

Io, invece, avevo appena finito luniversità e insegnato per un anno alla scuola elementare. Ci siamo sposati destate, nella piccola chiesa del paese dei miei genitori. Subito dopo il matrimonio, Marco decise che non aveva senso che io lavorassi per spiccioli. Mi chiese di restare a casa e prepararmi a diventare madre. Non protestai, anche se in cuor mio avvertivo una certa inquietudine.

Il primo anno di matrimonio è stato un sogno. Abbiamo viaggiato tra Roma, Venezia, Capri e persino all’estero; abbiamo riempito la casa di ricordi e di acquisti costosi. Eppure, i miei vestiti nuovi restavano quasi sempre nellarmadio. Le mie amiche erano tutte occupate, passavano le giornate al lavoro e i weekend con le loro famiglie. Marco partecipava frequentemente a cene e incontri di lavoro, ma non mi portava mai con sé.

Mi sentivo vuota. Non riuscivo ad avere figli e il legame con Marco cominciava a sfumare. Le giornate si trascinavano uguali: una volta finiti i lavori domestici, giravo per casa pensando al futuro. Un altro anno passò così. Marco era sempre via per lavoro, rientrava solo la sera, stanco e spesso di cattivo umore. Diceva che gli affari andavano male e che era stressato.

Prima mi chiese di ridurre le spese. Poi iniziò a pretendere che gli rendessi conto di ogni euro speso, calcolava tutto e sosteneva che si poteva vivere dignitosamente con la metà. Ero preoccupata, desideravo tornare a lavorare, ma non trovavo nulla nel mio campo.

Pensai di iscrivermi a un corso, ma proprio in quel periodo la madre di Marco si ammalò gravemente. Lui la portò a vivere con noi e io mi occupai di lei per quasi due anni. Mi occupavo di tutto, la accompagnavo nelle visite e passavo con lei ogni giornata. Marco era ancora meno presente, tornando solo tardi la sera.

Dopo la morte di sua madre, mio marito si allontanò ancora di più. Quasi non mi parlava, si chiudeva nel suo ufficio o usciva senza dirmi nulla. Sembrava avesse perso completamente interesse per me e per la nostra casa.

Non capivo cosa stesse succedendo fino a quando, una mattina, decisi di tornare nellappartamento della suocera, dove non mettevo piede da tempo. Dietro la porta chiusa sentii il pianto di un bambino. Rimasi sorpresa: ero convinta che fosse vuoto. Suonai il campanello, tremando.

Ad aprire fu una giovane donna, mora e dagli occhi verdi. Emersi ben presto la verità: Marco aveva già costruito unaltra famiglia prima ancora che sua madre si ammalasse, e ora ospitava questa donna e il loro figlio nella casa della madre.

Ne fui sconvolta. Avevo capito che non c’era nulla da salvare del nostro matrimonio. Preparai una piccola borsa, lasciai tutto il resto e partii per Bologna da mia zia, senza portare con me nulla che potesse legarmi a quel passato. Non volevo più vedere, toccare o respirare nulla che mi ricordasse comera cominciata e finita quella storia.

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Maria per due anni è stata solo l’infermiera della suocera: la storia di una giovane moglie, il sogno di un matrimonio perfetto nell’Italia benestante, la solitudine in una villa di lusso, un segreto nascosto dietro una porta, e la scelta di ricominciare da zero.