Marina era partita per casa dei suoi genitori per Capodanno e i parenti del marito erano furiosi nel sapere che, questanno, sarebbero stati loro a doversi occupare della festa.
Pensi che io non me ne accorga?
Fu Marina a dirlo quella sera, mentre disponeva la spesa sul tavolo. Vittorio era spaparanzato sul divano, lo sguardo fisso sul telefono, senza nemmeno alzare la testa.
Di cosa parli?
Parlo del fatto che da sette anni passo ogni Capodanno ai fornelli, mentre tua madre e Lucia stanno sedute a discutere di quanto io sia invecchiata. Io, così, non ci sto più.
Vittorio distolse lo sguardo dallo schermo e si girò verso di lei.
Ma cosa stai dicendo? È la nostra tradizione. La mamma viene qui, Lucia con la sua famiglia, i bambini Siamo una famiglia.
Sì, la TUA famiglia. Io, in questa famiglia, sono la serva. Io e Costantino andiamo dai miei. Papà ha costruito una pista di ghiaccio, nostro figlio sogna di giocarci. Vieni con noi, se vuoi, oppure resta qui. Decidi.
Vittorio si alzò di scatto, il viso tirato.
Sei seria? Marina, non è possibile. Tutti i piani sono già fatti. La mamma ha comprato tutto, Lucia porta i regali. Ci rovini la festa!
Marina si voltò bruscamente, un sacchetto di cipolle in mano che lanciò sul tavolo.
A chi, scusami? Vittorio, non mi interessa più di tutti. Ho trentotto anni, sono stanca di vivere per comodità degli altri.
Ma è tuo dovere, come moglie! Chi cucina allora?
Non so, magari tua madre? O Lucia? O, perché no, tu stesso, visto che tieni tanto a questa casa.
Vittorio incrociò le braccia, sprezzante.
Non andrai da nessuna parte. Vedrai che tra un paio di giorni ti passerà.
Marina non rispose, semplicemente gli voltò le spalle. Vittorio ci mise ancora un minuto prima di tornare di malavoglia sul divano, convinto che lei avrebbe cambiato idea nel giro di qualche giorno.
Ma Marina non ci ripensò. La mattina del 30 dicembre svegliò Costantino di buonora.
Su, preparati. Andiamo dal nonno.
Il bambino balzò in piedi.
Davvero? Dal nonno con la pista di ghiaccio? E papà viene?
No, papà resta qui.
Costantino si rabbuiò, ma poi sorrise lo stesso.
Posso invitare Diego della mia classe?
Certo.
Vittorio scese dalla camera proprio mentre Marina chiudeva la valigia.
Cosa stai facendo?
Quello che ho detto. Ce ne andiamo.
Marina, è una follia! Calmati!
Lei lo fissò dritto negli occhi, occhi freddi e tranquilli.
Calma, Vittorio. È da sette anni che non mi ascolto.
Raccolse la borsa, chiamò Costantino. Vittorio restò fermo nel corridoio, incapace di credere a ciò che accadeva. Quando la porta si chiuse rimase solo. Completamente solo.
La sera del 31 dicembre, alle cinque, Vittorio si aggirava in cucina, una busta di pollo in mano. Non sapeva nemmeno da dove cominciare. Il frigo era mezzo vuoto Marina non aveva fatto la spesa. Telefonò a sua madre.
Mamma, vieni prima, per favore. Ho bisogno di aiuto. Marina è dai suoi, sono da solo.
Silenzio. Poi la voce, fredda come ghiaccio.
Cosè questa storia? Marina è partita? Vittorio, ti sei montato la testa? Non penserai che sia io a cucinare nel giorno di festa? È compito della nuora. Falla tornare subito.
Ma io non so
Non è affar mio. Arriverò come previsto alle otto. E voglio la tavola apparecchiata.
Riagganciò. Vittorio rimase lì, basito, il telefono ancora in mano. Dopo dieci minuti chiamò Lucia. La sua voce, stridula dalla rabbia.
Ma sei impazzito? Mamma mi ha detto tutto! Marina è partita e noi che facciamo, restiamo qui a guardare il tavolo vuoto? O magari devo cucinare io a casa tua, come una scema?
Lucia, aspetta
Niente da aspettare! Io porto i bambini e mamma con me. Festeggiamo come si deve, senza le vostre assurdità. Adesso arrangiati col tuo orgoglio.
Riagganciò di scatto. Vittorio si sedette. Sul tavolo, il pollo scongelato, nel lavello le verdure ancora sporche di terra. Alle cinque e mezza capì di essere solo. Solo davvero.
Alle otto di sera, Vittorio era seduto in macchina di fronte alla casa dei suoceri. Le mani sul volante, sul sedile accanto una bottiglia di prosecco e una scatola di baci Perugina. Non sapeva nemmeno se lavrebbero accolto. Fuori, il cortile brillava di lucine; sulla pista i ragazzi giocavano a hockey. Tra loro, Costantino, felicissimo, rosso in viso.
Vittorio scese, pagò verso la porta. Ad aprire fu il suocero, Mario Severini.
Ah, sei arrivato? Che fai, resti lì al freddo? Vieni dentro.
La casa profumava di arrosto e abete. In cucina, Marina e sua madre tritavano verdure, accanto a loro Orazio, marito della sorella di Marina, sorseggiava vin brûlé col vicino. Ridevano. Marina guardò Vittorio, senza rancore, ma anche senza gioia.
Siediti.
Vittorio si accomodò. Mario gli porse una tazza fumante.
Che fai, dai una mano o vieni solo a mangiare?
Io non so cucinare.
Il suocero sorrise.
E chi lo sa, scusa? Pensi che sia nato già cuoco? Prendi le patate e pelale.
Vittorio andò al lavandino. Marina senza dire nulla gli passò un coltello. Cominciò a pelare goffamente. Orazio gli diede una pacca.
Dai, che imparerai. Io la prima patata lho pelata a trentacinque anni. Ora la cucina è mia.
Vittorio osservò Marina, di spalle. Sembrava diversa; le spalle aperte, il profilo sereno libera. Non la vedeva così da chissà quanto.
La festa, quella sera, fu rumorosa e allegra. Costantino non lasciò mai il nonno, che lo portava sulla pista di ghiaccio ogni mezzora. Marina stava a tavola in un abito rosso che Vittorio non aveva mai visto; sorseggiava prosecco e rideva, raccontando storie alla sorella. Non si alzò mai per servire qualcuno.
Vittorio tacque tutta la sera. Guardava sua moglie e capiva che, lì, era diversa. Non la bestia da soma di casa sua, ma una donna che poteva finalmente riposare tra i suoi affetti.
Al ritorno, il 9 gennaio, fu lui a rompere il silenzio.
Scusami.
Marina si voltò, fuori i campi innevati correvano via dai finestrini.
Per cosa?
Per non aver visto quanto ti pesava tutto. Per aver permesso a mamma e Lucia di scaricare tutto sulle tue spalle. Per averlo trovato normale.
Marina rimase zitta.
Lo dici perché lo senti davvero o per paura che io non torni indietro?
Vittorio strinse il volante.
Lo sento davvero. Ho visto come funzionano le cose a casa dei tuoi. Orazio che lava i piatti, tutti che ridono Tu sei figlia, non serva. Ed io mi sono vergognato.
Marina annuì. Non rispose più, ma non si voltò daltra parte. Era abbastanza.
Passò un anno. Il 30 dicembre, di sera, squillò il telefono. Vittorio rispose: era sua madre.
Vittorio, domani arriviamo da voi. Alle otto, come sempre. Dì a Marina che prepari tanta roba, io e Lucia arriveremo affamate.
Vittorio guardò Marina. Era alla finestra, piegando vestiti nella valigia. Costantino dormiva già, lo zaino pronto vicino alla porta.
Mamma, noi domani partiamo.
Dove andate? E io e Lucia che facciamo?
Abbiamo una nuova tradizione. Festeggiamo come ci va. Questanno andiamo con i Petrucci alla baita Fiaba dInverno. Se vuoi puoi unirti.
Silenzio, poi la voce, spezzata dalloffesa.
Sei impazzito? Da soli? E noi? Siamo parenti di serie B?
Non siete estranee, ma non vivremo più secondo le vostre regole. Ti voglio bene, mamma, ma sono stufo di vedere mia moglie distrutta ogni volta per colpa delle vostre pretese.
Tutta colpa di quella tua Marina! Prima eri diverso!
Prima ero cieco.
Agganciò. Marina si voltò e gli sorrise.
Parli sul serio?
Sul serio.
Il telefono squillò ancora madre, Lucia, di nuovo madre. Vittorio spense la suoneria. Un’ora dopo uscirono di casa sotto la neve, Costantino dormiva sul sedile dietro, Marina guardava fuori dal finestrino. Vittorio guidava con una leggerezza nuova, senza più sentirsi in debito con nessuno.
Alla baita li accolsero i Petrucci abbracci, risate, una tavola imbandita semplicemente da tutti insieme. I bambini trascinarono Costantino sulla neve. Marina indossò un maglione caldo, versò prosecco e si mise al caminetto; Vittorio si avvicinò.
Secondo te, mamma mi perdonerà?
Marina alzò le spalle.
Non lo so. Ma non è più un tuo problema. Hai scelto.
Vittorio annuì. La colpa rimaneva, ma più forte era la sensazione dessersi liberato. Finalmente, non doveva più niente a nessuno.
La mattina dopo, chiamò Lucia non a Vittorio, ma a Marina.
«Hai distrutto la nostra famiglia. Mamma ha pianto due giorni. I bambini chiedevano perché non fossimo andati da zio Vittorio. Spero tu sia soddisfatta, egoista.»
Marina lesse il messaggio, lo mostrò a Vittorio. Lui si rabbuiò.
Non rispondere nemmeno.
Ma lei rispose, secca:
«Lucia, per sette anni ho cucinato per voi. Mai una volta hai offerto una mano. Ora ti arrabbi? Chi è legoista, davvero?»
Lucia rimase in silenzio.
A marzo, per il compleanno di Costantino, Vittorio invitò madre e sorella. Arrivarono entrambe, musone. Quando fu lora di sistemare la tavola, Marina uscì dalla cucina.
Chi vuole aiutarmi con le insalate? Tutto pronto in cucina, serve solo tagliare.
Lucia incrociò le braccia.
Sono ospite. Non cucino.
Marina scrollò le spalle.
Allora la cena sarà pronta più tardi. Da sola ci metto un po.
Vittorio si mosse, andò in cucina. Costantino lo seguì. La suocera trafficava nervosa con un tovagliolo. Lucia fissava il telefono. Dieci minuti, quindici.
Dalla cucina arrivavano risate e chiacchiere. La suocera, infine, si alzò e li raggiunse. Dopo poco andò anche Lucia. Marina porse un coltello, senza guardare.
Taglia i cetrioli. Sottile.
Lucia prese il coltello, zitta. La suocera lavava i piatti. Vittorio cuoceva la carne. Costantino sistemava i piatti. Per la prima volta dopo anni, erano tutti impegnati insieme senza pretese, senza rancori.
A tavola si sedettero dopo mezzora. Il cibo era semplice, ma buono. Lucia tutta la sera rimase silenziosa, ma la suocera, a fine cena, si addolcì persino con un accenno di sorriso, ascoltando Costantino che raccontava la scuola.
Sul punto di andarsene, la suocera rimase un momento in corridoio. Guardò Marina.
Sei cambiata.
No. Ho solo smesso di stare zitta.
Un cenno, poi uscì infilandosi il cappotto. Lucia se ne andò senza salutare. Ma Marina sapeva che ormai qualcosa era cambiato. Non avrebbero più potuto comportarsi come prima. Perché Vittorio era diverso. E quando cambia uno, cambia tutto.
La sera, con Costantino addormentato, Marina e Vittorio sedevano in cucina. Lui le versò un tè, si mise di fronte.
Pensi che abbia capito?
Tua madre? Non lo so. Ma non importa. Importa che tu abbia capito.
Vittorio le prese la mano.
Lho capito. E non si torna indietro.
Marina sorrise. Per la prima volta in anni non sentiva pesi sulle spalle. Non doveva nulla a nessuno. Esisteva così come voleva, finalmente.
Fuori cadeva la neve. In un altro angolo di Roma, la suocera stava in cucina chiedendosi perché il figlio fosse cambiato, e Lucia si lamentava con il marito del coraggio di Marina. Nessuna delle due però comprese la verità: Marina non era cambiata. Aveva solo smesso di farsi andare bene tutto. E questo era il suo diritto il diritto conquistato senza urla, ma con una sola scelta. Aveva detto no. E il mondo non era crollato. Anzi, finalmente era sincero.
Vittorio guardava sua moglie e capiva che lei aveva salvato entrambi. Perché vivere secondo le aspettative degli altri non era vivere: era morire a poco a poco. E loro avevano scelto la vita.




