Marmellata di Tarassaco: Primavera in una Cittadina Italiana, Tra Chiacchiere sul Panchina, Ricordi …

Marmellata di tarassaco

Linverno nevoso ormai era finito; questanno non cerano stati grandi freddi, anzi: una stagione assai mite e ricca di neve. Però, anche linverno può stancare, e Taide sognava già le foglie verdi, i mille colori della primavera e la libertà di togliersi di dosso i pesanti vestiti invernali.

La primavera era arrivata in una piccola città della provincia. Taide amava questa stagione, la aspettava con ansia, e finalmente era giunta. Guardando dalla finestra del terzo piano pensava:

Con le giornate tiepide di primavera sembra che la città si sia svegliata da un lungo sonno. Anche le auto sembrano muoversi in modo diverso, il mercato si è animato. La gente avanza decisa nei loro cappotti colorati, le mattine sono svegliate dal canto degli uccelli, prima ancora della sveglia. Ah, che bello in primavera, e in estate lo sarà ancora di più

Taide vive da tanto tempo in quel palazzo di cinque piani. Ora con lei cè solo la nipotina Bianca, che frequenta la quarta elementare. Un anno fa i genitori di Bianca sono partiti per lavorare con un contratto in Africa; entrambi medici, hanno lasciato la figlia nella famiglia più sicura e calorosa possibile: quella della nonna.

Mamma, ti affidiamo la nostra Bianca, non potremmo certo portarla laggiù con noi. Sappiamo che saprai prenderti cura della tua adorata nipotina diceva la figlia di Taide.

Ma certo che me ne prendo cura, con lei la vita è più allegra! In pensione, cosaltro farei? Partite tranquilli, qui con Bianca ci divertiremo rispondeva sorridendo Taide.

Che bello, nonna, ora con te sarò davvero felice! Andremo spesso al parco, papà e mamma non hanno mai tempo per queste cose rideva Bianca, felice.

Dopo aver dato la colazione a Bianca e averla accompagnata a scuola, Taide si dedicò alle faccende di casa e il tempo passò in fretta.

Ora vado al supermercato, così torno prima che arrivi Bianca da scuola. Le ho promesso un dolcetto come premio per i suoi bei voti pensava Taide, uscendo dallappartamento.

Appena fuori dal portone, vide già sedute in cortile due vicine: Giuseppina e Valentina, le regine della panchina, ognuna con il suo cuscinetto perché il legno era ancora freddo. Giuseppina una donna sola e misteriosa sulla sua età, potrebbe avere settantanni, forse più vive al primo piano in un piccolo appartamento. Valentina, invece, settantacinque anni, solare, colta, piene di storie da raccontare, sempre allegra e chiassosa, lopposto di Giuseppina che, invece, sembra sempre scontenta di tutto.

Quando il sole scioglie la neve, la panchina non resta mai vuota e Giuseppina con Valentina ci stanno dallalba al tramonto, tornando solo per il pranzo, sapendo tutto di tutti, nemmeno una mosca sfugge alla loro attenzione.

Taide a volte si univa alle loro chiacchiere, aggiornandosi sulle novità del quartiere, commentando ciò che avevano letto nei giornali o visto in TV. Giuseppina amava raccontare delle sue vicissitudini con la pressione.

Buongiorno, ragazze salutò Taide sorridendo siete già di turno!

Eh sì, Taide, qui non si dorme! E tu, sei già pronta per la spesa? indovinò Giuseppina vedendo la borsa.

Proprio così, meglio andare ora prima che Bianca torni. Le ho promesso qualcosa di buono per i suoi voti, rispose Taide e proseguì verso il supermercato.

La giornata scorse come sempre. Taide accolse la nipote alluscita da scuola, la fece pranzare, Bianca si mise a fare i compiti, la nonna si dedicò alle sue faccende e poi si concesse un po di TV.

Nonna, vado a danza disse Bianca.

Era già pronta con lo zainetto e il cellulare in mano. Ballava da sei anni ormai, si esibiva agli spettacoli e Taide ne era orgogliosa.

Vai, tesoro, divertiti rispose la nonna affettuosamente.

Taide si sedette poi sulla panchina in attesa della nipote.

Ti annoi? le chiese il vicino del secondo piano, Egidio.

Come si fa ad annoiarsi in un giorno così? Primavera, tempo splendido! ripose Taide.

Eh già, il sole scalda, gli uccelli cantano, e tutto intorno i tarassachi si sono già accesi con il loro giallo, come piccoli soli sorrideva Egidio. Taide assentiva.

In quel momento Bianca arrivò di corsa e saltò al collo della nonna esclamando:

Bau, bau!

Ma che birichina, mi hai spaventata! rise Taide.

Eh, non parliamo di spaventi! aggiunse Egidio, dandole una pacca sulla spalla.

Andiamo, piccolina, ti ho preparato carote grattugiate con zucchero e le tue polpette preferite disse Taide alla nipotina.

Egidio si alzò insieme a loro.

E voi, lasciate la strada così presto? chiese sorpreso.

È che quando hai parlato di polpette mi è venuta voglia di mangiare anchio! Vado a preparare qualcosa. Poi, magari, usciamo di nuovo per una passeggiata propose il vicino.

Non prometto, ho tante cose da fare vediamo.

Quella sera, però, Taide uscì di nuovo sulla panchina, salutò Egidio e, sorridendo tra sé, rientrò con Bianca.

Nonna, Egidio ti fa la corte! scherzò Bianca appena varcata la soglia.

Ma che dici! rispose Taide, battendo la mano.

Eh, sì, lho notato Se solo Marzio della classe accanto mi guardasse così, le ragazze morirebbero dinvidia continuò la nipotina, sognante.

Su, a tavola, attenta e osservatrice come sei! E Marzio magari un giorno ci farà caso sorrise la nonna.

Taide, quella sera, uscì di nuovo sulla panchina e trovò Egidio ad attenderla. Strano: le solite frequentatrici non cerano.

Giuseppina e Valentina sono appena andate a cenare disse Egidio contento.

Da quel giorno, Taide ed Egidio si incontravano spesso, passeggiavano nel parco di fronte, leggevano il giornale insieme, discutevano articoli, ricette, parlavano di attori e si scambiavano storie.

La vita di Egidio non era stata facile. Aveva avuto moglie, una figlia e un nipote, ma era rimasto vedovo presto e aveva cresciuto la figlia, Vera, come poteva. Lavorava su due turni per non farle mancare niente, ma il tempo da dedicare era sempre troppo poco.

La figlia crebbe, si sposò e si trasferì in unaltra città, dove nacque suo figlio. Vera tornò poche volte, e ogni visita era sempre fredda, senza molto calore familiare. Dopo quindici anni di matrimonio, si separò e crebbe il figlio da sola.

Sai, Taide, mia figlia ha deciso di venire tra due giorni. Mi ha chiamato stamattina. Dopo tanti anni di silenzi, chissà cosa vorrà confidò Egidio, visto che ormai si davano del tu e si raccontavano tutto.

Forse sente il bisogno di stare più vicina ai suoi ipotizzò Taide.

Non so, non sono sicuro

Vera arrivò. Sempre la stessa, dura, senza sorriso. Egidio aspettava un confronto, che non tardò.

Papà, sono qui per una cosa seria cominciò Vera. Vendiamo la tua casa e vieni da me, vivrai con noi e con tuo nipote, staremo meglio disse decisa, lasciando intendere che per lei la decisione era già presa.

Ma Egidio non se la sentiva di lasciare la sua casa per trasferirsi nella città della figlia, sotto la sua supervisione, sentendosi di troppo. Rifiutò, dicendo di essere abituato a vivere da solo.

Vera non si arrendeva. Scoprì dellamicizia tra il padre e Taide, e andò a trovarla. Salutò cortesemente e, sedendosi in cucina, accettò il tè e i dolcetti che Taide le offrì insieme a un vasetto di marmellata.

Dimmi, Vera disse Taide gentile.

Ho notato che sei molto amica di papà. Vorrei chiederti di convincerlo su una questione importante.

E cioè?

Devi aiutarci a farlo vendere casa Che se ne fa da solo di tutto quellappartamento? Non sarebbe giusto pensare anche agli altri? concluse bruscamente.

Taide rimase sorpresa dal suo tono calcolatore e crudele e rifiutò. Improvvisamente Vera si alterò, arrossì furiosa, strillò:

Ora capisco forse volevi tu la casa! Hai trovato lanziano solo per garantire un futuro facile a tua nipote. Vi vedo sempre insieme, vi fate le passeggiate, parlate di tarassachi e marmellata Due vecchi tarassachi! E magari avete già fatto domanda in municipio! Ti avverto che non otterrai nulla, vecchia strega! gridò, sbattendo la porta e andandosene.

Taide si sentì morire di vergogna e temeva che i vicini avessero sentito tutto. Poco dopo Vera ripartì. Taide cominciò a evitare Egidio; se lo vedeva, accelerava il passo per tornare subito a casa.

Ma la vita sistema sempre tutto. Un giorno, tornando dal supermercato, Taide trovò Egidio seduto vicino al portone, con in mano un mazzo di tarassachi, iniziando un piccolo intreccio di fiori.

Taide, non andare via ti prego. Siediti un attimo. Scusami per mia figlia. So cosa può dire Abbiamo parlato, aiuterò ancora mio nipote come sempre, ma lei non si comporta bene, così. Se nè andata, dicendo di non avere più padre E io fece silenzio, poi le porse la coroncina di tarassachi prendila. Ho preparato la marmellata di tarassaco, è tanto buona e fa bene. Devi proprio provarla. E in insalata sono ottimi sorrideva Egidio.

Dopo la chiacchierata sulla bontà del tarassaco, prepararono insieme uninsalata e il tè con la marmellata di tarassaco; a Taide piacque moltissimo. La sera tornarono ancora nel parco.

Ho il nuovo numero della nostra rivista preferita, lo leggiamo insieme sotto il tiglio disse Egidio.

Taide si sedette accanto a lui ridendo; la conversazione fluiva serena e quasi dimenticavano tutto il resto. Stare insieme rendeva la vita più dolce.

La primavera insegnava che come i tarassachi, anche le relazioni possono resistere alle tempeste e fiorire di nuovo, portando gioia nelle piccole cose quotidiane. Essere aperti agli altri, con gentilezza e sincerità, crea sempre un valore che non si può comprare né vendere, ma solo vivere. Buona fortuna e serenità a chi sa accogliere la primavera del proprio cuore!

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