MATRIMONIO DI CONVENIENZA
Giovanni Alberto, posso parlarti un attimo? Una testa bionda, quella di Ludovica, sbucò nella porta dellufficio. Sempre capricciosa e rumorosa, oggi la ragazza sembrava insolitamente gentile e tranquilla.
Che cè adesso? Giovanni Alberto si staccò dal computer e rivolse uno sguardo torvo alla figliastra.
Avrei un favore enorme da chiederti, Ludovica non attese linvito: varcò la soglia con la sicurezza di una regina e si sedette davanti al patrigno, che la guardava perplesso.
Di aumentarti lo stipendio non se ne parla proprio! tagliò corto Giovanni Alberto, con quella voce autoritaria da chi sa già a cosa andrà incontro. Non provarci nemmeno! Fai già fatica a stare dietro alle tue mansioni. Sempre in ritardo, le scadenze per te sono consigli, non ordini, metti nei pasticci me e tutto il resto dellufficio, non era certo la prima ramanzina. Ludovica non si integrava, litigava con i colleghi e le sue manovre erano materia di pettegolezzo aziendale da mesi.
Il titolare meditava da tempo di farle prendere il volo, ma, allultimo secondo, non ci riusciva mai. Ludovica era la figlia della sua amata Martina, che aveva conosciuto quindici anni prima. Dopo anni felici, un tumore aveva portato via Martina due anni fa, lasciando Giovanni Alberto a guardare la figliastra pasticciona, che ora le ricordava la moglie più di quanto volesse ammettere.
Sai, sullo stipendio ormai non insisto più, fece Ludovica con unalzata di spalle, stizzita. La ragione per cui sono qui è unaltra.
E quale sarebbe? Giovanni Alberto, incuriosito, sollevò un sopracciglio.
Giovanni Alberto disse Ludovica con tono da melodramma hai idea di quanto sia stato difficile per me dopo che mamma se nè andata? Era lunica che mi capisse davvero, che mi sopportava in tutto…
E certo, per questo la mettevi sempre alla prova? replicò secco lui, accigliato. Si ricordava bene i rapporti tra Martina e la figlia: amore e tempesta costante. Ma perché mi racconti tutto questo? Tagliamo corto, vai al punto. Ho già la scrivania sepolta dal lavoro.
Ecco… pensavo, magari, insomma, se potessi aiutarmi economicamente… Vorrei provare a lanciarmi nel mondo degli affari, ma servono soldi, corsi di formazione
No. Neanche per sogno, liquidò Giovanni Alberto senza neanche pensarci. Con il tuo atteggiamento? Non arriveresti nemmeno in fondo a un corso! Te lho detto un milione di volte: Ludovica, piantala di essere una ragazzina viziata. Ma niente, sembri sempre unadolescente ribelle.
Giuro che se mi dai una mano col mio sogno di business cambio aria! Lo prometto! Anche io sono stufa di questa situazione. Voglio una vita da persona normale: lavoro, carriera, marito, figli
Tzè, sbuffò Giovanni, scuotendo il capo con aria sospettosa e il classico naso arricciato. Hai qualcuno? Forse un fidanzato?
Ah, magari! ridacchiò Ludovica. Se ce lavessi, stai sicuro che non sarei qui a romperti le scatole. Col partner tutto è più facile.
Su questo hai ragione Ma fidati, i partner mica sono tutti santi, continuò lui, tamburellando indeciso le dita sul tavolo, come se stesse per svelare un segreto di Fatima. Senti qua: ti faccio una proposta. Una soluzione per sistemarti alla grande.
Proposta!? Ludovica sobbalzò. Non capiva dove volesse andare a parare.
Sono disposto a darti quello che chiedi, ma a una condizione sola. Giovanni Alberto sorrise da giocatore di poker e si accomodò meglio sulla sedia.
e quale condizione sarebbe? La tensione di Ludovica si poteva tagliare col coltello. Neanche nei suoi incubi peggiori avrebbe sospettato la risposta.
Sposami. Così avrai tutto ciò che desideri. E con tono solenne, intrecciando le mani, la fissò negli occhi come si fa con un cliente importante.
Sposare VOI?! Allinizio Ludovica sembrò colpita da un fulmine, poi esplose: Ahah, ma dai! Ma è uno scherzo, vero? Siete proprio spiritoso, Giovanni Alberto!
Cosa ti fa pensare che stia scherzando? ribatté lui, serio come solo gli italiani sanno essere nelle questioni strane di famiglia. Okay, abbiamo ventanni di differenza, ma sai bene che siamo adulti e consapevoli. Vogliamo vivere felici
Felici? Ma lei potrebbe essere mio padre! Perché io?! scattò Ludovica. Lui aveva quarantacinque anni, in ottima forma per carità, ma per lei restava sempre il patrigno. E soprattutto, era pieno di donne in età che giravano in ufficio e fuori, dove stava il senso?
Sai che sto lavorando a una grossa espansione aziendale, vero? Dovrei firmare un contratto con una società tosta Giovanni Alberto intuì la domanda muta della ragazza e decise di vuotare il sacco. Ma per chiudere davvero, devo risultare uomo sposato. Gli svizzeri, quelli che ho davanti, vogliono garanzie: secondo loro il matrimonio è sinonimo di affidabilità.
Ma scusi, perché io? Con tutte queste signore in giro
Intanto, ci conosciamo da sempre e sai quanto amavo tua madre. Poi sono certo che manterrai la riservatezza sulla vera natura della faccenda, mica andrai a chiacchierare in giro. E, non dimentichiamo, tu hai bisogno di soldi. Se accetti, ti apro il business, era trattativa a tutti gli effetti, anzi qualcosa che avrebbe reso orgogliosi tutti i cugini dItalia e anche la zia Rosetta.
Quindi stiamo parlando di un matrimonio finto? Niente di reale? Gli occhi di Ludovica si illuminarono come quelli di chi sente profumo di soldi appena sfornati dal forno a legna.
Solo finzione. Quindi, che mi dici? la incalzò lui, serio come alla firma di un mutuo.
Mi serve un po di tempo.
Pensaci pure, concesse Giovanni Alberto, additando la porta come un vero piemontese sbrigativo.
Quando Ludovica uscì, chiuse la porta pensando che forse quella follia era stata un azzardo. Di sicuro, la ragazza ribelle poteva accettare e poi magari scappare il giorno delle nozze, lasciandogli solo il riso delle zie e la figuraccia davanti al notaio. Ma ormai la palla era lanciata.
Ludovica non aveva mai pensato al patrigno come a un uomo, tanto meno come a un padre: non laveva mai formalmente adottata, e in fondo si erano sempre tenuti a debita distanza.
Ma dopo quella proposta qualcosa, nella testa di Ludovica, scattò. Improvvisamente iniziò a guardare Giovanni Alberto con occhi diversi: era affascinante, sicuro, pieno di carisma. E la cosa migliore? Aveva il conto in banca bello grasso.
Alla fine Ludovica accettò la proposta: niente fiori darancio veri, una firma allanagrafe, vite separate, ognuno a casa propria.
La cerimonia, in Comune, fu rapida come un espresso doppio. Il giorno dopo Giovanni mantenne la promessa: regalò allinconsueta moglie un attico luminoso in centro a Torino, passò un gruzzolo di euro per il business, pagò corsi e mantenne Ludovica finché serviva.
Anche lei fece la sua parte: impeccabile alle cene di lavoro, sorridente agli eventi, sempre il braccio destro che tutti sognano di avere accanto.
Finita la mondanità, ecco che Ludovica cambiò davvero: dallo stile festaiola senza regole passò a una vita organizzata. Guardava Giovanni Alberto con occhi nuovi: brillante, attento, generoso. Scoprì che con lui si poteva persino parlare senza litigare, e che le vacanze con quel signore allapparenza burbero erano di una noia piacevole. Forse, capiva, anche la mamma aveva visto tutto questo in lui.
Un anno passò senza un solo rimpianto.
Poi un giorno arrivò il momento della verità: il contratto era firmato, la messinscena non serviva più. Si trovarono davanti al Municipio di Torino per chiedere il divorzio. Ma nel frattempo il loro rapporto era cambiato.
Grazie, ora puoi camminare con le tue gambe, disse Giovanni. Come promesso, ti restituisco la libertà.
Sicuro che vuoi divorziarmi? chiese Ludovica improvvisamente seria, a due passi dalla porta dell’Ufficio Anagrafe.
E tu, invece? Giovanni la guardò, scoprendo nei suoi occhi un inedito scintillio.
Davvero io no.
Nemmeno io, rispose lui, tirandola dolcemente a sé sul marciapiede assolato di via Garibaldi, Ma a questo punto rimani mia moglie davvero.
Ci sto!
La soglia del Comune non la varcarono affatto. Il divorzio venne rimandato. A tempo indeterminato.





