Meglio che sia andato via — Come sarebbe “utente non raggiungibile”? Cinque minuti fa parlava con q…

Sparito, e va bene così

Come sarebbe telefono non raggiungibile? Ma se cinque minuti fa parlava con qualcuno! Giulia se ne stava ferma in mezzo allingresso, la cornetta stretta allorecchio.

Si voltò verso la credenza.

La scatolina dei suoi gioielli era lì. Ma qualcosa stonava: il coperchio era appena appena socchiuso.

Carlo! urlò verso il fondo dellappartamento. Sei in bagno?

Giulia si avvicinò piano alla credenza. Quando sfiorò il legno lucidato, un fremito gelido le percorse la schiena: la scatola era completamente vuota.

Svaniti tutti i gioielli, nemmeno lo scontrino del negozio (che usava come segnalibro) era rimasto.

Spariti insieme ai soldi. Anche se, in realtà, glieli aveva dati lei stessa

Madonna santa sospirò sedendosi direttamente per terra. Ma come ho fatto? Solo ieri litigavamo per la carta da parati E lui prometteva che ad agosto saremmo stati al mare

E tutto era cominciato in modo quasi banale. Lestate scorsa, a giugno, la sua Coccinella aveva il pistone inchiodato.

In officina le avevano sparato un prezzo assurdo, così Giulia, arrabbiata, aveva scritto nel gruppo Auto-Soccorso Lombardia.

«Ragazzi, qualcuno sa se si può sbloccare un pistone dei freni che si è grippato?», aveva postato, aggiungendo la foto della ruota sporca.

Pioggia di commenti: chi scriveva di lasciar perdere, chi consigliava di comprare il pezzo nuovo.

Poi arriva un messaggio da Luciano85:

«Signorina, non li ascolti. Una bomboletta di WD-40 e un kit da venti euro e risolve. Smonti la ruota, prema il pedale per far uscire il pistone, ma non del tutto. Lavi tutto col liquido freni, ingrassi Se il cilindro è messo bene, torna come nuova».

Giulia guardò con attenzione a quel consiglio: scritto bene, senza fronzoli.

«E se il cilindro è rovinato?» chiese.

«Solo da cambiare. Ma dalle foto la macchina sembra curata, dai, non sarà grave. Se hai dubbi, scrivimi in privato: ti aiuto volentieri».

E così iniziarono a sentirsi.

Luciano si rivelò bravissimo con la meccanica.

In una settimana laveva consigliata sul cambio dellolio, sulle candele, persino su che liquido per radiatori evitare.

Giulia si accorse che aspettava i suoi messaggi con ansia.

«Senti, Luciano, sei un vero salvatore! gli scrisse a fine luglio. Sai che cè? Vediamoci Ti offro un caffè o qualcosa di più forte, visto tutto quello che mi hai fatto risparmiare».

Rispose dopo quasi tre ore.

«Giulia, mi piacerebbe tanto. Ma ora sono in una trasferta lunga. Molto lunga. Allestero, diciamo».

«Davvero? stupita lei. Lontano quanto?»

«Il più lontano possibile. Giulia, non voglio mentirti: mi piaci tanto, come persona. Ma non sono davvero in trasferta. Sono detenuto. Rebibbia, se ti dice qualcosa».

Il telefono le cadde sul divano. Uno strappo doloroso nel petto.

Un galeotto? Lei, commercialista affermata in una grossa azienda, stava scrivendo da due settimane con un detenuto?!

«Per cosa?» digitò con mani tremanti.

«Articolo 640. Truffa. Una leggerezza, un po colpa mia, un po fregatura altrui. Mi manca meno di un anno. Se vuoi, cancella la chat, capisco».

Giulia non rispose. Lo bloccò. E per tutto il weekend vagò come un fantasma, tra lo stupore dei colleghi che la vedevano cambiata.

Pensava e ripensava: «Possibile? Uno così sveglio, così in gamba Eppure dietro le sbarre?!»

Dopo una settimana, su Gmail, la notifica di un nuovo messaggio Luciano le aveva chiesto lemail non si sa quando. La chat non laveva eliminata, solo nascosta.

«Giulia, non te la prendere. Lo sapevo che finiva così. Sei una persona splendida, io uno come me nella tua vita non serve. Volevo solo ringraziarti: sono state le due settimane migliori degli ultimi anni. Stammi bene. Addio».

Giulia lessero queste parole in cucina e si mise improvvisamente a piangere, senza riuscire a capire se aveva più pena di lui, di sé stessa, o di quanto fosse ingiusta la vita.

Tutti trovano qualcuno tranne me pensava o uomini sposati o mammone, e poi lunico decente lo tengono in galera

Anche stavolta nessuna risposta.

***

Giulia provò ad andare ad appuntamenti, ma niente.

Uno parlava solo della sua collezione di francobolli, laltro aveva le mani luride e la fece pagare metà conto al bar.

A marzo, al suo trentacinquesimo compleanno, si sentiva mai così sola.

La mattina una notifica.

«Auguri, Giulietta! Luciano. So che non dovrei scrivere, ma non ho resistito. Ti auguro ogni bene, meriti di essere trattata come una regina. Qui, con la mollica di pane e un po di fil di ferro, ti avrei fatto un regalino Se potessi, te lo darei. Solo sappi che oggi cè qualcuno, in Emilia, che beve un tè cattivo pensando a te».

«Grazie Luciano, rispose, cedendo mi hai fatto piacere».

«Hai risposto! sembrava euforico. Come stai? E la Coccinella? Ce lha fatta al gelo?»

E così, di nuovo, si ricominciò.

Ora si sentivano ogni giorno. Luciano chiamava quando poteva.

Voce calda, roca, rassicurante.

Raccontava la sua vita: i pomeriggi con il fratello, i nipoti, i sogni di ricominciare da capo.

Non torno più nella mia città, Giulia, confidava mentre lei scaldava la cena. Troppi amici vecchi, troppe tentazioni. Voglio sparire dove nessuno mi conosce. So lavorare con le mani, in un cantiere mi prendono sempre.

E dove vorresti andare? ansiosa, lo incalzava.

Da te. Affitto una stanza, anche solo un monolocale piccolo. Solo sapere che respiriamo la stessa aria.

Poi, chissà. Non ti impongo nulla

A maggio, Giulia era completamente persa.

Conosceva i giorni in cui aveva la diligenza, quando cera la doccia, quando lavorava in laboratorio.

Spediva pacchi: tè, cioccolatini, calzini di lana, piccole parti di ricambio per le sue strane invenzioni.

Luciano, resisti ancora un po, lo supplicava, non ti mettere in grane.

Per te, amore, sarò invisibile, rideva lui. Ad aprile sono libero.

Ti aspetto.

***

A primavera, Giulia andò davanti ai cancelli della casa circondariale. Aveva con sé una giacca nuova, un paio di jeans, delle scarpe.

Il cuore le batteva così forte che quasi le scappava via.

Quando apparve basso, solido, coi capelli corti che viravano al grigio rimase pietrificata: la foto era diversa.

Ma lui sorrise e disse:

Ehi, padrona, e lei gli saltò al collo.

Madonna, sei vivo sussurrava, affondando il viso contro la sua barba ispida.

E dove vuoi che sia, la strinse forte, profumi di fiori, sai?

Andarono da lei.

La prima settimana fu come in sogno. Luciano sistemò il rubinetto che perdeva, aggiustò la porta che si inceppava da mesi.

La sera ridacchiavano in cucina, tra bicchieri di vino amabile e racconti del passato, che lui addolciva per non ferirla.

Senti Lucià, buttò lì un giorno, dicevi di cercare casa Ma non serve. Qui ce nè per tutti e due. Così risparmi e pensi a comprarti gli attrezzi.

Lui si rabbuiò, girando lo zucchero nella tazza:

Non va bene. Sono un uomo, dovrei pagare da me. Sto sulle tue spalle, mangio a scrocco.

Ma smettila! prese la sua mano. Ormai siamo insieme. Trovi lavoro, ci rialziamo.

Mio fratello mi ha chiamato ieri, mormorò evitando il suo sguardo. Il nipote deve operarsi, serve una clinica privata. Mi chiede un prestito e io il portafogli lo vedi, ho solo jolly. Mi vergogno, Giulia. Davanti alla famiglia, poi.

Quanto manca? chiese lei con cautela.

Un bel po… Diecimila euro. Ma lui dice che parte già ce lha.

Sto pensando di andare a Roma a lavorare nei cantieri, lì si guadagna e ci metto meno a restituire.

Giulia tacque. Quei diecimila euro li teneva nella scatolina. Li aveva messi da parte per anni, risparmiando su tutto. Sognava il bagno nuovo, le piastrelle di Vietri, una bella doccia con idromassaggio

Ce li ho io, quei soldi, bisbigliò.

Luciano la guardò, scattando sulla sedia.

Neanche per sogno! Sono tuoi. Non li prendo.

Ma è per il nipotino, è la tua famiglia. Lhai detto tu: la famiglia è sacra. Prendili. Poi me li rendi, siamo insieme adesso.

Lui resisteva. Due giorni buoni a tentennare, scurito in viso, persino ha ripreso a fumare sul balcone, anche se aveva promesso di smettere.

Alla fine, Giulia prese i soldi e li appoggiò sul tavolo.

Tieni. Va da tuo fratello, dagli quello che serve. O fai un bonifico.

Meglio portarli a mano, disse abbracciandola. Così parlo anche per trovare lavoro da quelle parti.

Due giorni, Giulia. Vado e torno. Tra poco sono di nuovo qui

***

Giulia era seduta per terra nellingresso da unora. Aveva le gambe morte dal freddo, e non sentiva nulla.

Ripensava alla sera prima: guardavano una commedia stupida, lui rideva, la abbracciava sulle spalle, e lei si sentiva la donna più felice del mondo.

Domani parto, magari anche allalba, aveva detto prima di dormire.

E invece era scappato una notte prima. Lei dormiva, non lo aveva sentito vestirsi.

Nel sonno, le era parso di sentire la porta sbattere, ma aveva creduto fossero i vicini.

Alle due chiamò il fratello di Luciano, quel numero demergenza che lui le aveva dato per sicurezza.

Pronto? una voce dura. Chi è?

Buongiorno, sono lamica di Luciano. È venuto da voi oggi?

Silenzio. Poi un sospiro pesante.

Signorina, che Luciano? Mio fratello si chiama diversamente, e sta dentro ancora sei mesi. Esce a ottobre.

Giulia si sentì svenire.

Come ottobre? Ma è uscito ad aprile, ero io davanti ai cancelli di Rebibbia.

Guardi che sta sbagliando. Mio fratello è a Regina Coeli, e ci resta fino ad ottobre. Luciano Luciano era il mio compagno di cella, scarcerato due mesi fa.

Mi ha fregato il telefono quando lavoravamo in cucina, ha preso tutti i numeri. Ti avrà abbordata tra le amiche di penna. È un drago in queste cose. Ingegnere, parla bene.

Giulia lasciò cadere la cornetta a terra. Le tornarono in mente le sue lezioni sulle candele:

Basta non stringere troppo, diceva lui. Se sforzi la filettatura, addio.

Lho sfondata io, mormorò. Mi son distrutta la filettatura da sola.

Dimprovviso, capì di non sapere nulla del suo fidanzato. Un documento? Mai visto. Prova delluscita? Mai.

E se neanche si chiamava Luciano?

***
Giulia ovviamente andò dai carabinieri. Denunciò il tutto, mostrò la foto e scoprì molte cose sul suo convivente.

Si chiamava davvero Luciano lunica verità detta.

Il resto: un inferno di precedenti. Truffa grave, mezza vita passata in galera Giulia laveva incontrato durante il terzo turno in cella.

Giulia si fece il segno della croce, cambiò le serrature e pensò che, in confronto alle donne precedenti, era andata ancora bene.

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