Tre anni dopo, si mangiava le mani dal rimorso
Patrizia urlò contro la nuora: Prenditi il bimbo e sparisci da casa mia! Quel bambino non è nostro! E pensare che Davide si era fidato così tanto di te! Tutto ciò che fece Silvia fu abbracciare forte il suo piccolo e scoppiare a piangere. E Patrizia per tutta la gravidanza aveva continuato a sostenere che la nuora non potesse aspettare un figlio del suo Davide. Lui era sempre stato il classico mammoncello e per tutta la vita era rimasto sotto la campana di vetro della mamma, senza che nemmeno il matrimonio fosse servito a smuoverlo di un centimetro. Silvia invece ormai si era arresa: non cera più nulla da fare, e lo guardava con due occhi grandi, pieni di lacrime.
Davide, ma perché permetti a tua madre di aggredirmi per ogni sciocchezza? In cosa ho sbagliato?
Su, tesoro, porta pazienza È sempre mia madre!
Ma la goccia che ha fatto traboccare il vaso sono state proprio quelle parole della suocera, che insinuò che il neonato non fosse suo nipote. Game over. Silvia fece le valigie, mise via tutte le cosine del bimbo e andò via: dritta a casa dei suoi genitori. Ma il vero colpo al cuore fu un altro: il giorno in cui se ne andò, Davide non mosse un dito per fermarla. Non uno sguardo, neppure una parola.
Patrizia esultava dalla gioia: la regina era tornata al suo trono domestico. Finalmente si sarebbe ripresa le sue serate tranquille, quando Davide tornava stancamente dal lavoro, si sedevano a tavola insieme, un piatto di pasta, un bicchiere di vino e due chiacchiere in tutta calma.
Un giorno, però, il destino decise di farsi sentire, come sempre con la sua sottile ironia. Davide, tornando tardi da lavoro, si imbatté in qualche balordo di periferia che lo colse di sorpresa: di botto, venne stordito e derubato. Sfortunatamente, Davide non si riprese più: quella notte, la sua stella si spense per sempre. A Patrizia quasi mancò il fiato dal dolore; ogni sera si chiudeva in silenzio nella stanza del figlio, accarezzava i suoi oggetti e piangeva come una ragazzina del liceo lasciata al telefono.
Intanto, Silvia si era rifatta una vita. Eccola: radiosa, correva a prendere il suo bambino allasilo, al lavoro la promuovevano (una vera rarità, in Italia!), il suo nuovo compagno le preparava la cena, e il bimbo faceva già faville allasilo nido roba che quasi vinceva la Coppa Italia dei bambini. Un giorno Silvia si imbatte per caso in Patrizia. Stentava a riconoscerla: sembrava una povera donna che stava per bussare al convento chiedendo la carità, ridotta quasi allombra di se stessa.
Oh, quello era Davide Sì, era proprio Davide mormorò Patrizia tra le lacrime Perdonami. Ho distrutto la tua famiglia, ma anche la mia. Sono stata la peggior suocera dItalia…
Silvia, che in fondo aveva il cuore tenero come una mozzarella, provò pena per la ex suocera. E ora, di tanto in tanto, permette alla nonna di vedere il suo nipotino perché si sa, in Italia la famiglia è sacra, anche se a volte qualcuno butta troppo sale sulla pasta della suocera.




