Mentre chiedevo da mangiare a un matrimonio sontuoso, un bambino si è congelato dallo stupore
Mi chiamo Leonardo. Ho dieci anni.
Non ho mai conosciuto i miei genitori.
Ricordo solo che, quando avevo circa due anni, il signor Giuseppe, un vecchio senzatetto che viveva sotto il ponte SantAngelo a Roma, mi trovò dentro una vaschetta di plastica, galleggiando vicino alla riva dopo una pioggia battente.
Non parlavo ancora. Appena riuscivo a camminare. Piangevo finché non mi usciva la voce.
Al mio polso minuscolo, avevo solo una cosa:
una braccialetto rosso intrecciato, vecchio e consumato;
e un foglietto bagnato, a malapena leggibile:
Vi prego, lasciate che una persona dal cuore buono si prenda cura di questo bambino.
Il suo nome è Leonardo.
Il signor Giuseppe non aveva nulla: né casa, né soldi, né parenti.
Solo gambe stanche e un cuore che sapeva ancora amare.
Eppure si fece forza, mi prese tra le braccia e mi crebbe con quello che riusciva a raccogliere: pane raffermo, zuppe offerte da conventi, bottiglie da restituire.
Mi diceva spesso:
Se mai ritroverai tua madre, perdonala. Nessuno abbandona un figlio senza dolore nellanima.
Sono cresciuto tra mercati rionali, ingressi di metropolitana e notti fredde sotto il ponte. Non ho mai saputo che viso avesse mia madre.
Giuseppe mi disse che, quando mi trovò, il foglietto aveva una traccia di rossetto sopra e che un lungo capello nero era intrecciato nel braccialetto.
Era convinto che mia madre fosse molto giovane forse troppo giovane per crescere un bambino.
Un giorno, il signor Giuseppe si ammalò gravemente ai polmoni e fu ricoverato in ospedale pubblico. Senza un euro, ero costretto a chiedere lelemosina più del solito.
Quel pomeriggio sentii la gente parlare di un matrimonio sfarzoso in una villa fuori Firenze, il più lussuoso dellanno.
Con lo stomaco vuoto e la gola arida, decisi di provare la fortuna.
Mi fermai timido allingresso.
I tavoli erano carichi di cibo: prosciutti, arrosti, pasticceria raffinata e bibite ghiacciate.
Uno dei giovani aiuto cuochi mi vide, ebbe compassione e mi porse un piatto fumante.
Resta qui e mangia in fretta, piccolo. Che nessuno ti noti.
Lo ringraziai e mangiai in silenzio, guardando la sala.
Musica classica. Abiti eleganti. Vestiti scintillanti.
Pensavo:
Mia madre vive in un posto così o è povera come me?
Allimprovviso la voce del maestro di cerimonia risuonò:
Signore e signori ecco la sposa!
La musica cambiò. Tutti gli occhi si rivolsero alla scalinata addobbata di fiori bianchi.
E apparve.
Vestito bianco candido. Sorriso tranquillo. Lunghi capelli neri e mossi.
Magnifica. Radiosa.
Ma io rimasi fermo, paralizzato.
Non era la sua bellezza a bloccarmi, ma il braccialetto rosso al polso.
Lo stesso. Identico filato. Identico colore. Identico nodo consumato dal tempo.
Mi stropicciai gli occhi, mi alzai di colpo e mi avvicinai tremando.
Signora balbettai, quel braccialetto è lei è mia madre?
Nella sala cadde il silenzio.
La musica continuava, ma nessuno respirava.
La sposa si fermò, guardò il polso, e poi mi fissò.
Ed anche lei mi riconobbe.
Stesse pupille.
Le gambe le cedettero. Si inginocchiò davanti a me.
Come ti chiami?, mi chiese con la voce rotta.
Leonardo mi chiamo Leonardo risposi piangendo.
Il microfono sfuggì dalle mani del maestro di cerimonia e cadde a terra.
Sussurri ovunque:
È suo figlio?
È possibile?
Madonna santa
Lo sposo, un uomo distinto e riservato, si avvicinò.
Che succede?, chiese a bassa voce.
La sposa scoppiò in lacrime.
Avevo diciotto anni Ero incinta sola senza aiuto. Non riuscivo a tenerlo con me. Lho lasciato ma non lho mai dimenticato. Ho conservato quel braccialetto per tutti questi anni sperando di ritrovarlo
Mi abbracciò forte.
Perdonami, figlio perdonami
La strinsi anchio.
Giuseppe mi ha sempre detto di non odiarti. Non sono arrabbiato, mamma Volevo solo rivederti.
Il vestito bianco era ormai macchiato di lacrime e di polvere. Nessuno ci fece caso.
Lo sposo rimase in silenzio.
Nessuno capiva cosa avrebbe fatto.
Annullare il matrimonio? Prendere il bambino? Fare finta di niente?
Poi si avvicinò
E non aiutò la sposa ad alzarsi.
Si accovacciò accanto a me, alla mia altezza.
Ti piacerebbe restare e mangiare con noi?, domandò piano.
Scossi il capo.
Voglio solo la mamma.
Luomo sorrise.
E ci abbracciò entrambi.
Allora, se vuoi da oggi avrai una madre e anche un padre.
La sposa lo fissò, disperata.
Non sei arrabbiato con me? Ti ho nascosto il mio passato
Non ho sposato il tuo passato, sussurrò lui. Ho sposato la donna che amo. E ti amo ancor di più sapendo ciò che hai vissuto.
Quel matrimonio smise di essere solo sfarzo.
Non era più una questione di mondanità.
Divenne sacro.
Gli invitati applaudirono, con le lacrime agli occhi.
Non celebravano più solo ununione, ma una riunione.
Presi la mano di mia madre, poi quella delluomo che mi aveva appena chiamato figlio.
Non cerano più ricchi o poveri, né distanze, né differenze.
Solo un pensiero nel mio cuore:
Signor Giuseppe vede? Ho ritrovato la mamma
La vita mi ha insegnato che la speranza può nascere anche dove si pensa sia tutto perduto, e che un cuore aperto sa trasformare la solitudine in famiglia.






