Mi dispiace, come è successo.

Mi dispiace come sono andate le cose.

Marco, hai davvero fatto tutto? Vuoi che controlli ancora? gridai, fermandomi davanti alla porta chiusa del bagno.

Giulia, lascia stare! Ho tutto una valigia intera, lhai visto rispose lui, sopra il rumore dellacqua della doccia. Ma la sua voce tremava. O me lo immaginavo?

La valigia lho vista. Ma cosa ci hai messo dentro, quello no mormorai, spostandomi.

Giulia, fammi un caffè, per favore! Forte. Senza latte aggiunse con tono calmo, chiudendo il rubinetto.

Andai in cucina, senza dire una parola. Presi la caffettiera, misi lacqua, il caffè macinato, un pizzico di sale come piaceva a lui. Avevamo una macchina del caffè, ma Marco adorava quello che preparavo io. «Sei così premurosa», mi aveva detto la sera prima, tornando tardi dal lavoro e vedendo che avevo avvolto la sua cena in un canovaccio, come faceva sempre mia nonna, per tenerla calda.

Ultimamente restava sempre più tardi per lavoro, diceva. Carriera e tutto il resto. Prepararsi per la promozione. E io? Io restavo lì, ferma. A cucinare, stirare, sopportare.

Profumo divino di una bevanda divina! esclamò Marco, entrando in cucina e asciugandosi i capelli bagnati dalla fronte. Si sedette e prese la tazza.

Giulia, oggi arriva una consegna ho ordinato i nuovi rivestimenti per lauto. Puoi riceverli? Pagamento alla consegna disse, mescolando un cucchiaino di zucchero nel caffè.

Certo. Come sempre mi sedetti di fronte a lui.

Questo viaggio di lavoro arriva proprio nel momento sbagliato sospirò. Ma non posso rimandare. Capisci, è unopportunità, forse lunica. Caporeparto niente male.

Sì, certo Non credevo che per un posto del genere servisse girare così tanto.

Capriccio del capo. Beh, ho ancora mezzora, lavoro un po dal telefono.

Si alzò e andò nellaltra stanza. Lasciò la tazza lì. Pazienza. Non posso biasimarlo è teso.

Stavo per prendere la sua tazza quando il telefono vibrò un messaggio. Lo aprii.

«Giulia, Marco ti sta mentendo. Non è un viaggio di lavoro. Vola in Italia con Beatrice Conti. Fermalo, finché sei in tempo. Si sta rovinando la vita.»

Sofia. La sua sorella minore.

Qualcosa scattò nella mia testa. Lui con Beatrice? Non è possibile. Uno scherzo? Ma Sofia non è il tipo da scrivere cose così per divertimento. E non mentirebbe mai.

Davanti ai miei occhi tutto si confuse. Laria divenne pesante come il cemento. Respiravo a fatica. Mi alzai con difficoltà, versai un bicchiere dacqua e crollai di nuovo sulla sedia.

Volevo piangere. Urlare. Distruggere tutto. Ma nella mia testa cera solo una domanda: «Perché?»

Serrai i pugni. Volevo correre da lui, fare una scenata, strappargli la maschera dal viso. Ma non lo feci. Non se lo meritava.

Che se ne vada. Gli preparerò una sorpresa. Non una lite unazione.

Aprii lapp della banca. Sul conto comune 50.000 euro. Sorprendente, ma anche qui era stato più veloce: ne mancavano 10.000. I miei soldi, tra laltro. I miei guadagni dai progetti, le mie notti insonni. E lui li ha spesi per una vacanza con la sua vecchia fiamma.

Di Beatrice sapevo. Me ne aveva parlato lo stesso Marco, e Sofia laveva menzionata una volta. Ragazza delle superiori, una snob. Laveva piantato in asso due volte prima per uno più grande, poi per un «tipo promettente». E ora è tornata. Marco ci sta cadendo. E mente.

Avrebbe potuto almeno essere onesto: «Giulia, amo unaltra. Mi dispiace.» Avrebbe fatto male, sì. Ma non così schifosamente. Invece come un topo. Soldi prelevati, frottole sul viaggio, valigia pronta

Va bene. Preleverò il resto. Oggi stesso. Fino allultimo centesimo. Poi divorzio. Le sue cose? Corriere ai suoi genitori.

Controllai il calendario domani pomeriggio una presentazione online importante. Se tutto va bene, mi prenderò una vacanza. Non in Italia, no. Forse in Portogallo. O da qualche parte dove lui non è mai stato.

Giulia, vado, è meglio partire prima entrò in cucina perfettamente vestito, con la cravatta.

Ciao. Buon viaggio di lavoro dissi a denti stretti, stringendo la tazza.

Che tono è?

Immaginazione.

Mi mancherai

Dubito che avrai tempo per pensarci.

Non mi accompagni alla porta?

Preferisco lavare i piatti.

Va bene, allora vado.

Fai buon viaggio.

La porta sbatté. Marco non aveva idea che se ne stava andando per sempre. Domani cambio le serrature.

Mi sedetti su una sedia. Scoppiai in lacrime. Amare. Di delusione, di umiliazione. Traditore.

Un altro messaggio di Sofia:

«Giulia, come stai?»

Mi asciugai le lacrime e la chiamai.

Sofia, da dove vengono queste informazioni?

Unamica di Beatrice lha detto. È tornata da Marco. Ci sta ricascando. Giulia, mi dispiace che sia andata così

Grazie per avermi avvertita. Non lho fermato. Che se ne vada.

È un idiota. Lei lo pianterà per la terza volta.

Scelta sua. Sofia, non dirgli che lo so.

Non lo farei comunque. Ne ho abbastanza di lui!

Grazie. Restiamo in contatto. Anche se mi divorzierò.

Certo, Giulia. Resta forte.

Riaprii lapp della banca. Altri 4.000 euro spariti. Veloce! No. Mi calmai. Trasferirò il resto a mia madre. Alla mia, quella vera. Lui non ha più diritto a niente.

Mamma, ti mando 40.000. Il resto lha già prelevato lui.

Che è successo, figlia mia?

Ci separiamo. Vola in Italia con la sua amante.

Mio Dio Giulia, resisti. Siamo qui per te. Passerà. Troverai qualcuno che ti merita.

No, mamma. Non cerco nessuno. Magari avrò un figlio. Da sola. E va bene così.

Beh anche quello è un modo. A proposito, zia Elena ha quel nipote carino

Mamma, non ora.

Come vuoi. Limportante è che non ti arrendi, piccola.

Chiusi la chiamata. Mi ripresi. Domani è un nuovo giorno. Marco se nè andato, ma io sono ancora qui. Intera. Vera. E ho tutta la vita davanti. Senza bugie. Senza tradimenti. Senza di lui.

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