Mi ha lasciata sola davanti alla tavola imbandita ed è corso in garage a festeggiare con gli amici.
Davvero adesso te ne vai? Così, semplicemente? la voce di Caterina tremava, ma cercava dinfonderle tutta la fermezza che poteva.
Andrea si era bloccato nellingresso di casa, una mano già infilata nella manica della vecchia giacca a vento. Ai piedi non aveva le pantofole, ma le scarpe da ginnastica che metteva ogni volta che si preparava a trafficare con la macchina. Dalla cucina arrivava un profumo incredibile di anatra al forno con mele, un piatto che aveva richiesto quattro ore di lavoro e marinatura. Sul tavolo del soggiorno, coperto da una tovaglia di pizzo bianca, luccicavano i bicchieri di cristallo, e cerano insalate tagliate a cubetti perfetti, che Caterina aveva preparato tutta la mattina.
Cate, non ricominciare, per favore… il marito fece una smorfia come se sentisse mal di denti. Mi hanno chiamato i ragazzi. A Luca sè rotto il carburatore, è rimasto in panne. Ha bisogno di una mano. Ci metto unora, massimo due. Torno e festeggiamo. Lanatra non farà in tempo a raffreddarsi.
Il carburatore di Luca si rompe ogni venerdì, sempre alle sette di sera, osservò Caterina freddamente, appoggiandosi allo stipite della porta. Andrea, oggi sono dieci anni da quando ci siamo sposati. Mi sono fatta anticipare dal lavoro apposta. Ho comprato il tuo vino preferito, che costa metà del mio stipendio. Mi sono pure messa questo vestito. E tu vai in garage?
Andrea si infilò del tutto la giacca, già iniziando a cercare nervosamente le chiavi dellauto nelle tasche.
Non esagerare, è solo un pezzo di ferro che ha bisogno di aiuto. Solidarietà maschile, capisci? Se capitasse a me, anche Luca verrebbe subito. Non fare legoista. Non andiamo mica al ristorante, dobbiamo solo sistemare la macchina. Dai, non arrabbiarti, torno presto.
Le diede un bacio veloce sulla guancia secco, di sfuggita e la porta dingresso sbatté alle sue spalle. Il clic della serratura riecheggiò nella casa come un colpo di pistola.
Caterina rimase impietrita nellingresso. Allo specchio riflessa una donna elegante con i capelli raccolti e un abito blu scuro che le valorizzava la figura. Solo gli occhi erano spenti.
Andò piano verso la cucina. Il forno si era già spento da solo, ma il grasso ancora sfrigolava. Caterina estrasse la teglia pesante. Lanatra era perfetta: crosta dorata, profumo di mela e spezie. Un capolavoro culinario ormai inutile.
Spostò il piatto nel soggiorno e si sedette al tavolo apparecchiato. Due piatti, due calici, candele non ancora accese. Il silenzio premeva sulle orecchie, mentre dal muro accanto si sentiva la TV dei vicini, e nel suo salotto regnava il vuoto.
Ovviamente sapeva che non sarebbe tornato in unora, né in due. Il garage era un buco nero, un Bermuda. Prima danno unocchiata al carburatore, poi scoprono che il problema non è quello, ed ecco spuntare la birra, giusto per rinfrescarsi la bocca. Poi arriva il vicino del terzo box, che ha avuto un nipote, o al contrario gli è scappato il gatto, e la serata è fatta.
Caterina si versò un bicchiere di vino rosso, corposo e tannico. Bevve un sorso. Poi tagliò la coscia dellanatra, la parte migliore. Masticava in modo meccanico, senza sentire il sapore. Dentro non cresceva listeria, ma una lucida e glaciale consapevolezza. Quella stessa nebbia che aveva davanti agli occhi da anni, ora sembrava essersi sciolta.
Era forse la prima volta che succedeva?
Lanno prima, al suo compleanno, Andrea arrivò con tre ore di ritardo perché aiutava la mamma a trasportare il divano. Eppure potevano pagare il trasloco con cinquanta euro. Ma Andrea aveva detto: Perché sprecare soldi quando ho due braccia?. Alla fine arrivò sudato, sporco, nervoso e rovinò la serata a lamentarsi della schiena.
E due estati fa? Dovevano andare al lago, vacanza prenotata da mesi. Ma il giorno prima Andrea prestò metà dei soldi della vacanza a Luca, che aveva problemi con la rata del prestito. Siamo amici, Cate, restituirà tutto. Luca li restituì a rate in mezzo anno, e la vacanza la passarono chiusi in camera a mangiare pasta in bianco invece di fare escursioni.
Caterina guardò il piatto vuoto di fronte a sé. Dieci anni, nozze di stagno. Lo stagno è flessibile, ma se lo pieghi troppo a lungo si spezza.
Finì di mangiare lanatra senza toccare il contorno. Si alzò, spense le candele mai accese e iniziò a sparecchiare. Le insalate in frigo, il vino col tappo, i piatti sporchi in lavastoviglie, ma senza avviarla.
Alluna di notte il telefono di Andrea era fuori servizio. Alle due arrivò la notifica: Il contatto è tornato online. Caterina non chiamò. Andò a letto, spense la luce. Rimase sveglia, gli occhi aperti nel buio, ascoltando lascensore che saliva e scendeva.
La chiave ruotò nella serratura alle tre e mezza del mattino. Andrea cercava di essere silenzioso, ma nel buio ogni fruscio pareva un boato. Si inciampò nella credenza, imprecando a bassa voce, poi si spogliò con lunghe ricerche tra i vestiti. Sapeva di fumo, olio motore e alcool, quel classico odore di officina che non si confonde con nientaltro.
Si infilò sotto le coperte e provò ad abbracciarla.
Dormi? bisbigliò, alitando un alito acido sul suo collo. Cate scusa. È successo un casino Non era il carburatore di Luca, si è inchiodato il motore. Abbiamo dovuto smontare mezza macchina. Avevo le mani unte dolio, non potevo mica lasciarlo nei guai. E il telefono era scarico, non cera modo di ricaricarlo.
Caterina si scostò sullestremo del letto.
Non toccarmi, sussurrò piano.
Dai, non fare così. Sono qui, sano e salvo. Solo un po in ritardo. Festeggiamo domani cioè oggi. Prenderemo la torta
Dopo un minuto già russava. Caterina si alzò, prese cuscino e coperta e andò a dormire sul divano in soggiorno. Lì si sentiva ancora il profumo di anatra: lodore di una festa mai avvenuta.
La mattina non portò scuse, ma lamentele. Andrea arrivò in cucina verso mezzogiorno, sfatto, la faccia gonfia. Caterina, intanto, beveva caffè e rispondeva alle email di lavoro al portatile.
Non cè colazione? chiese, frugando in frigo. Oh, sono rimaste le insalate. Ottimo. Dovè lanatra?
In frigo, nel contenitore. rispose lei, senza distogliere lo sguardo dallo schermo.
La scaldi? Ho la testa che scoppia, devo mangiare bene.
Caterina richiuse il portatile con calma.
No.
Come no?
Non la scaldo. Hai due mani. Quelle stesse mani doro che ieri hai usato per smontare mezza macchina di Luca. Adesso usale per scaldarti il pranzo.
Andrea si voltò stupito. Di solito, dopo una discussione, Caterina si imbronciava per qualche ora ma poi provvedeva alle sue mansioni da brava moglie: cucinare, pulire, servire. Era il solito copione. Lui sbaglia, lei si offende, lui regala una scatola di cioccolatini o una frase carina, lei perdona.
Cate, ma ancora per ieri? Ti ho spiegato. Forza maggiore. Gli amici si vedono nel momento del bisogno. Sei intelligente, dovresti capire. Non si può legare un uomo.
Non ti lego, rispose lei calma. Sei completamente libero. E lo sono anchio. Anche dal dovere di accudirti dopo le tue sbornie.
Non era una sbornia, era un intervento! protestò, tirando fuori linsalata e mangiandola direttamente col cucchiaio. Sei diventata nervosa Forse ti servono vitamine? O hai il ciclo?
Caterina lo guardò a lungo, come se vedesse uno sconosciuto. Questuomo, che ingurgitava insalata russa sbrodolando, era il marito a cui aveva affidato la sua vita. Ricordò che la casa dove vivevano era eredità di sua nonna, e Andrea era solo domiciliato. I lavori li avevano fatti insieme, ma lei aveva pagato quasi tutto, visto che lui era sempre senza commesse o col trapano rotto o deve aiutare la mamma.
Andrea, disse a bassa voce. Dove sono i soldi che stavamo mettendo da parte per cambiare le finestre?
Si intasò mangiando.
Come dove? Nella scatolina, dove sempre.
Non ci sono più. Stamattina ho guardato. Cinquemila euro spariti.
Andrea abbassò lo sguardo, gli orecchi arrossati.
Ah, sì Li ho presi ieri. Prima di andare da Luca. Servivano i pezzi di ricambio, costavano tanto. Glieli ho prestati. Mi ridà tutto con lo stipendio.
Hai preso cinquemila euro della famiglia, senza dirmelo, e li hai dati a Luca per riparare la sua carretta? Mentre noi mettevamo via i soldi da sei mesi per non gelare questinverno?
Ma allora! Sono solo soldi! sbottò lanciando il cucchiaio sul tavolo. Li restituisce, parola donore. E poi qui dentro sono luomo, gestisco io i soldi. Devo chiedere permesso a mia moglie per ogni bullone?
Dovresti chiedere quando prendi i soldi dal salvadanaio comune. Soprattutto se lo riempio per il settanta percento io.
Mi rinfacci i soldi?! strizzò gli occhi. Mi fai il conto? Che bassezza, Cate. Pensavo fossi diversa. Adesso sei tutta attaccata ai soldi. Prima non eri così.
Si alzò buttando giù la sedia ed entrò in salotto. Subito si sentì la TV al massimo per mostrare quanto poco gli interessassero le sue parole.
Caterina rimase in cucina, sentendo dentro di sé spezzarsi lultimo filo che teneva in piedi quella costruzione chiamata famiglia. Capì, in quel momento, che le finestre non le avrebbero cambiate mai. E Luca non avrebbe restituito i soldi: aveva sempre qualche debito, qualche alimenti, qualche disastro. Andrea avrebbe continuato a fare la parte delleroe a spese sue, mentre lei risparmiava anche su un rossetto.
Passò una settimana in guerra fredda. Parlavano solo per le cose necessarie. Andrea si comportava da vittima, mentre Caterina era la moglie brontolona che lo stressava per niente. Tornava tardi, mangiava quello che trovava e andava a letto girato di spalle.
Giovedì rientrò prima, inaspettatamente allegro. Portava un mazzo di crisantemi quelli che vendono fuori dalla metro a pochi euro.
Dai, Cate, basta. Facciamo pace? le tese i fiori.
Caterina li mise nel vaso.
Pace, disse con indifferenza. Aveva già tutto chiaro.
Fantastico! Sembriamo gufi in casa Senti, sabato è il mio compleanno, ti ricordi?
Certo.
Pensavo niente ristorante, costa troppo e non mi diverto. Magari festeggiamo qui? Chiamo i ragazzi, Luca con la moglie, Enrico Siamo sei o sette persone. Tanto tu sei bravissima a cucinare, no? Fai il tuo arrosto speciale, qualche insalatina, vassoietti tagliati bene. Vedrai che serata! Da tempo vogliono provarne la cucina.
Caterina gli rivolse uno sguardo. Nei suoi occhi nessun dubbio: dopo averle rovinato lanniversario, fregato i soldi delle finestre e ignorata per una settimana, si aspettava lei si buttasse ai fornelli due giorni per accudire i suoi amici.
Daccordo, sorrise. Un sorriso che suonava strano, ma Andrea non se ne accorse. Invita tutti. Alle due?
Così mi piaci! provò ad abbracciarla, lei schivò con la scusa della tovaglia. Lo sapevo che sei il mio tesoro. Vuoi che faccia la spesa?
No, penso a tutto io. Sarà una sorpresa. Ti piacciono, vero?
Le adoro! esultò. Chiamo subito tutti!
Venerdì trascorse tranquillo. Caterina andò al supermercato, tornò a casa con borse piene. Andrea cercava di curiosare, lei lo scacciò: Guarda che è una sorpresa!. Si rinchiuse in cucina, pentole e coperchi a sbattere, però chiudeva sempre la porta. I profumi erano strani. Non pane, non dolci. Ma lui pensò fosse la preparazione di qualche piatto nuovo.
Sabato mattina. Andrea si sveglia già emozionato. Caterina era già vestita, truccata, in tailleur.
Così elegante? Pensavo mettessi labito rosso, quello che mi piace…
Preferisco così oggi, rispose. I tuoi amici stanno arrivando?
Sì, tra poco. Luca ha chiamato, sono in strada. Mi infilo in doccia.
Mentre si sbarbava e si profumava, Caterina apparecchiava la tavola. Quando Andrea uscì dal bagno, i primi ospiti suonarono il citofono. Aprì la porta ed esplose la baldoria: buste col vino tintinnavano in mano agli amici.
Auguri, fratello! urlava Luca, abbracciando Andrea. Allora, che cè da mangiare? Non sento odore, cosè, buona la cappa?
Arrivarono tutti in soggiorno e si fermarono.
Sul tavolo, con la bella tovaglia bianca, piatti e posate in ordine. Al centro una montagna di tortellini economici, quelli dei discount, tutti appiccicati assieme. Intorno scodelle di minestrina in busta già molle e fredda. Al posto dellantipasto: fette spesse di mortadella del supermercato, con la pellicola ancora attaccata qua e là. Nei ciotolini da insalata solo crostini da sacchetto e scatole di sgombro in salsa, aperte, direttamente con la latta.
Cosè sta roba? la voce di Andrea era strozzata. Guardava il tavolo, poi Caterina. Cate, scherzi? Dovè la carne? E le insalate?
Silenzio nella stanza. Luca fissava i tortellini, poi Andrea, poi ancora Caterina. La moglie di Luca si strinse nelle spalle.
Caterina si mise al centro.
Questo, Andrea, è un pranzo in stile Garage. Ti piace così tanto il garage da averci passato anche il nostro anniversario con loro. Ho pensato di ricreare qui latmosfera che ami più della famiglia. Prego, amici, accomodatevi. Questo merita tutto il vostro club.
Sei matta? soffiò Andrea paonazzo. Mi stai umiliando davanti a tutti! Porta via sta roba e metti la cena vera! Ho visto che ieri cucinavi.
Ho cucinato per me, per la prossima settimana. Quella è in frigo, nei contenitori. Questo è per voi. Comprato coi pochi soldi rimasti dopo la razzia nel salvadanaio.
Luca tossì.
Ehm Andrea, forse andiamo. È imbarazzante.
Fermi, tuonò Andrea. Nessuno si muove. Caterina sistema tutto! Ora vai in cucina, porta fuori il vero pranzo, chiedi scusa e dimentichiamo questa sceneggiata. Altrimenti
Altrimenti cosa, Andrea? chiese Caterina con interesse.
Altrimenti non rispondo delle mie azioni. Ti dimentichi chi comanda in questa casa, sono io, questi sono i MIEI amici.
Tua casa? Caterina rise seccamente. Facciamo un po di chiarezza, visto che siamo davanti a testimoni. Questo appartamento è mio, donatomi da mia nonna tre anni prima delle nozze. Per legge, articolo 179 del Codice Civile, quello che era mio resta mio. Tu sei solo residente. Non hai diritti di proprietà.
Andrea restò di sasso. Non aveva mai sentito Caterina parlare con quella sicurezza. Di solito parlava di ricette, di offerte al mercato e di programmi per il weekend.
Ma dai, abbiamo fatto lavori insieme! Pure qualche piastrella lho messa io!
Ha posato tutto loperaio che ho pagato col bonus aziendale. Ho le ricevute. Tu hai portato due sacchi di cemento e festeggiato una settimana con la birra. E anche se volessi far causa, avresti diritto solo a una piccola compensazione in denaro, ma nessuna quota dellappartamento. E vista la sistematica sottrazione di soldi dal nostro conto dubito sarebbe accolta.
Ma vai al diavolo! gridò fuori controllo. Chiamo i carabinieri! Dico che fai casino!
Fallo pure, annuì lei. Intanto, ecco le tue cose.
Andò in camera e tirò fuori due grossi trolley.
Ho preparato tutto. Vestiti, scarpe, i tuoi attrezzi dal balcone, persino la tua tazza preferita, anche se era parte del mio servizio buono.
Gli ospiti già sgusciavano verso la porta. La moglie di Luca aveva già le scarpe, gli strinse la mano: Ti aspettiamo giù.
Andrea rimase solo in sala, accanto a tortellini freddi e valigie.
Scherzi vero? aveva smesso di urlare, sembrava smarrito. Dai, Cate Ok, sono stato uno stupido. Rimedio, ridò tutti i soldi. Non buttarmi fuori, dove vado? Da mia madre? In quel buco?
Problemi tuoi. Sei grande. Hai amici, garage, macchina con motore nuovo. Vivi come vuoi. Ma non qui.
Te ne pentirai! tornò urlando. Chi ti vuole a quarantanni? Divorziata! Troverò una ragazza giovane in due settimane! Tu resterai qui con i gatti!
Me la rischio, rispose Caterina decisa, aprendo la porta. Fuori.
Andrea prese le valigie. La faccia distorta dalla rabbia.
Stronza! Avida! Ti porto via anche metà della mobilia! Il televisore è mio!
Televisore comprato a rate, intestate a me. Ho i bonifici pronti. Esci, Andrea. E lascia le chiavi sul mobiletto.
Lui esistò, poi le lanciò il mazzo di chiavi a terra.
Tieniti la tua casa!
Prese i bagagli e uscì. La porta si chiuse.
Caterina girò due volte la serratura, mise la catenella. Si appoggiò al metallo freddo e chiuse gli occhi. Il cuore batteva allimpazzata, le mani tremavano. Ma non cerano lacrime. Solo una strana leggerezza. Come se si fosse tolta un macigno dalla schiena che portava da dieci anni pensando fosse amore familiare.
Entrò in soggiorno. Raccolse la tovaglia insieme a tortellini, minestrina e mortadella nel sacco dellimmondizia, senza neppure separare nulla. Buttò tutto. Spalancò la finestra a far uscire lodore di sgombro e di colonia da uomo.
Poi prese dal frigo la bottiglia del vino comprata per lanniversario. Versò un bicchiere. Si sedette sulla poltrona.
Il telefono suonò: messaggio da sua madre, Tesoro, come sta andando la festa? Andrea è contento?
Caterina rispose: La festa è stata perfetta, mamma. Il suo miglior compleanno di sempre. E il primo giorno della mia nuova vita.
Domani cambierà la serratura, e lunedì chiederà il divorzio. Sarà dura; urla, litigi, forse battaglie sulle posate. Ma ormai non contava più. Limportante era che, dopo anni, finalmente cenava senza sentirsi sola. Era con se stessa una donna intelligente, forte e libera, che ora aveva imparato a rispettarsi.






