Rubate i miei vestiti, cavaliere! Salvami! ha implorato la donna indiana al lago, la voce spezzata dal vento. Il tricycle si è fermato davanti al cancello, il motore ancora a singhiozzare, e i vicini hanno cominciato a sbirciare dietro le tende.
Domenica Maria è scesa lentamente, con la dignità di chi ha già seppellito padre, madre, marito, due figli e unintera guerra di difficoltà e ne è uscita viva. Indossava un semplice abito di lana, ben stirato, il fazzoletto bianco che copriva parte dei capelli grigi e un cappello di paglia per difendersi dal sole di Catania. Ma non è stato il vestito a far gelare il sangue di Carlo e Lina.
È stato quello che teneva tra le mani.
In una mano una cartellina spessa, marrone, con il timbro dellUfficio di Difesa e del registro notarile ben visibile.
Nellaltra, una busta gialla, con un grande timbro rosso: **INTIMAZIONE**.
Sulla soglia, sceso con calma dal triciclo, è comparso Gabriele il nipote di Salvatore in camicia chiara, pantaloni semplici, ma con latteggiamento di chi sa esattamente cosa sta facendo. Dietro di lui, dal secondo triciclo, sono scesi:
un avvocato con gli occhiali, un fascio di documenti sotto il braccio;
il capocentro del quartiere;
e due poliziotti in uniforme, uno con la tavoletta e laltro con laria molto seria.
Carlo ha lasciato cadere il metro a cui teneva, Lina ha scaraventato il catalogo di mobili nuovi.
Mmamma? ha balbettato, forzando un sorriso. Che sorpresa! Sei tornata così in fretta non abbiamo neanche iniziato i lavori
Lina ha inghiottito a secco, sentendo le gambe cedere. Domenica Maria ha attraversato il cancello aperto senza chiedere permesso. Ha guardato la facciata della casa che lei stessa aveva aiutato il marito a costruire mattone dopo mattone, quando i figli erano ancora piccoli. Per un attimo gli occhi le si sono velati.
Ma, guardandoli di nuovo, erano limpidi, fermi.
Sono tornata, sì ha detto, con una voce che loro non avevano mai sentito. Ma non per i lavori. Sono tornata per mettere le cose a posto.
Due giorni prima, quando Carlo e Lina lavevano lasciata al nipote a Catania, pensavano che la vecchia si sarebbe fatta piangere, persa, pronta a prendere qualsiasi angolo le offrissi. La prima notte è stata dura. Domenica Maria si è seduta sul letto semplice della casa di Gabriele, accanto a suo marito, il signor Ben, che fissava il pavimento, il mento tremante per la rabbia repressa.
Sta vita, Maria mormorò in siciliano, battendo il bastone a terra. Ho lavorato tutta la vita per far diventare questa casa nostra. Ora quelle due serpi cacciano via la propria madre
Calma, Ben le ha chiesto, posando la mano sulla sua. Se cadiamo ora, loro vincono davvero.
Gabriele, dal corridoio, non ha potuto più tacere. È entrato in camera, si è seduto sul bordo del letto, ha guardato la zia con affetto e fermezza.
Zia, spiegaci bene ha chiesto. Che ruolo aveva quel documento che hai firmato? Che certificato medico era?
Domenica Maria ha aggrottato le sopracciglia.
Mi hanno detto che era un certificato per dimostrare che vediamo e sentiamo ancora, per avere i benefici per anziani. Ho firmato credendo fossero cose normali.
Ha sospirato a fondo.
Ma ho visto locchio di Lina ha confessato. Ho creato una trappola, Gabriele. Lho vista. Solo che non conoscevo la misura del colpo.
Gabriele ha serrato le labbra.
Domani mattina andiamo al notaio di Catania ha deciso. Non sono ricco, ma non sono stupido. Se hanno manomesso i documenti della casa, lo scopriremo.
Così hanno fatto. Il giorno dopo hanno preso il primo traghetto per Catania, poi un autobus fino al centro. Al registro, la signora al banco, sentito il nome completo di Domenica Maria, ha digitato, ha aperto le cartelle, le ha sfogliate. Alla fine, alzano gli occhiali.
Ecco ha detto. Atto di trasferimento di proprietà. Casa n.27, quartiere San Giovanni, Catania. Trasferimento da Domenica Maria e signor Ben a figlio Carlo Montero. Registrato da due giorni.
Trasferimento? ha ripetuto Gabriele, gelido. Donazione?
Donazione in vita ha confermato limpiegata. Firma della signora qui, e anche un certificato medico allegato, che dichiara piena capacità mentale.
Domenica Maria ha sentito le gambe vacillare.
Non ho letto nulla ha mormorato. Mi hanno solo chiesto di firmare.
Gabriele ha guardato i fogli, poi la zia.
Chi è il medico che ha firmato quel certificato? ha chiesto.
Limpiegata ha indicato.
Dottor Russo.
Gabriele ha stretto gli occhi. Conosceva quel nome. Non era un medico affidabile, era uno che si arrangiava con certificati falsi per truffe.
Ha respirato a fondo.
Zia ha detto con calma , sei stata vittima di una truffa. Ma la legge non è cieca. Se non sapevi cosa firmavi, se cè stata mala fede, possiamo annullare tutto.
Domenica Maria ha sgranato gli occhi.
Davvero?
Sì ha risposto Gabriele. Non sarà semplice, ma è possibile. Ti porto da un avvocato della Difesa. Racconterai tutto: come ti hanno portata lì, cosa ti hanno detto, come ti hanno cacciata di casa. Chiederemo lannullamento per vizio di consenso e per frode.
Domenica Maria ha sbattuto le palpebre lentamente.
Oh, santo cielo ha sussurrato. Volevo solo passare gli ultimi anni in pace. Adesso devo lottare?
Gabriele le ha stretto la mano.
A volte, zia, non combattiamo per vincere, ma per insegnare un mai più a chi pensa che una vecchia sia solo un peso ha detto, con dolcezza ferma. Se lasci passare, quante altre Domenica verranno ingannate?
Ha ricordato le vicine che avevano firmato polizze assicurative che li avevano spogliati di tutto. Ha ricordato le storie radiofoniche di figli che vendevano la casa della madre per pagare i debiti e sparivano. Ha raddrizzato la schiena.
Allora combatterò ha deciso. Ma nella maniera giusta.
Entro ventiquattro ore, lavvocato della Difesa Pubblica aveva il caso in mano.
Signora, ha 82 anni, risponde bene alle domande, ragionamento ottimo, memoria buona ha detto, impressionato. Dobbiamo farle fare un nuovo certificato con un medico affidabile, per provare che è lucida. Poi presenteremo la domanda di annullamento della donazione e la denuncia penale per frode e falsità ideologica.
Gabriele ha mostrato la chiavetta USB con la registrazione in cui Carlo, settimane prima, parlava al telefono: Quando il titolo della casa sarà a mio nome, mando quella vecchia in provincia e basta.
Lavvocato ha annuito.
Questo aiuta molto ha commentato. Mostra lintenzione. Non volevano proteggere il patrimonio o organizzare leredità. Era pura mala fede.
Domenica Maria, silenziosa, ascoltava come se fosse una soap opera su di lei. Quando lavvocato ha finito, ha messo la mano sul foglio e ha chiesto:
È davvero sicura di voler proseguire? Il procedimento penale può portare anche al carcere. Se poi si tira indietro, sarà più difficile.
Domenica ha pensato alla nipote di Carlo a Manila, quasi mai vista, al volto di una bambina innocente, senza colpa dei genitori. Ha ricordato il momento in cui Lina, sulla soglia del salotto, aveva detto:
Inay, forse potresti andare a Catania. Noi ci occupiamo della casa.
La parola ci occupiamo le ha colpito come veleno.
Non voglio il male dei miei figli ha risposto infine. Ma hanno scelto la via. Chi semina, raccoglie. Io andrò fino in fondo. Se non è per me, che lo sia per le altre vecchie che domani cercheranno di ingannare.
Lavvocato ha annuito.
Allora, signora, preparisi ha detto. Il suo corpo può essere fragile, ma ora sarà forte sulla carta.
Ora, di nuovo davanti alla casa, con la cartellina marrone in una mano e lintimazione nellaltra, ha guardato Lina.
Che documento è questo, mamma? ha chiesto Lina, cercando di nascondere il tremore. Lei è solo qui a visitare, vero? Questa è la sua casa lo sa?
Domenica Maria lha fissata.
La mia casa? ha replicato, con una punta di ironia. Che strano non sei tu che due giorni fa mi hai detto di andare a Catania a riposare?
Carlo ha provato a sistemare le cose:
Eravamo preoccupati, mamma ti sembravi dimenticata, stanca volevamo solo semplificare
Gabriele non ha più retto.
Semplificare per chi? ha chiesto. Per voi che volete ristrutturare e rivendere a prezzo più alto?
Carlo ha ruotato lo sguardo, irritato.
È una chiacchierata da pettegolezzi ha ringhiato. La casa è mia ora, è sulla carta. Posso fare quello che voglio.
Domenica Maria ha alzato la cartellina marrone.
Era ha corretto, calma. Ora non lo è più.
Lavvocato, finora silenzioso, si è avvicinato.
Signor Carlo, signora Lina ha detto, educato ma fermo. Sono il dottor Renato, della Difesa Pubblica di Catania. Questo documento ha aperto la cartellina, tirando fuori fogli con timbri è la notifica ufficiale dellazione di annullamento della donazione che avete fatto firmare a sua madre, senza che lei sapesse di cosa si trattava.
Ha elencato:
Vizio di consenso, frode contro persona anziana, falsità ideologica, uso di certificato falsificato. Tutto è sotto indagine. Con provvedimento liminare, il trasferimento della casa è sospeso. In pratica, giuridicamente, la casa torna a essere di Domenica Maria fino al giudizio finale.
Carlo è pallido.
È ridicolo! ha urlato. È la mia casa, ho il documento!
Lavvocato ha allungato la mano.
Signor, è stato intimato a presentare questi documenti in tribunale ha detto, indicando la busta gialla. Ecco lintimazione. Se non compare, la situazione peggiora.
Lina, finora silenziosa, è esplosa:
È venuta a farci questo, Inay? ha indicato, indignata. Ci avete curato tutto questo tempo! E così ci ricompensate?
Domenica Maria ha respirato profondamente.
Curato? ha ripetuto. Ingannandomi a firmare un foglio nascosto? Cacciandomi dalla mia stessa stanza come se fossi unospite indesiderata? Se questo è cura, preferisco il disordine.
I vicini, accalcati discretamente, ascoltavano. Alcuni mormoravano:
Vedi? Sapevo che quel checkup era strano
E ancora si vantavano di figli buoni
Carlo ha iniziato a sentirsi sotto pressione.
È colpa di quel Gabriele! ha indicato il cugino. È sempre stato geloso di me perché vivo in città e lui no!
Gabriele ha sorriso a mezza bocca.
Gelosia di chi inganna la propria madre, cugino? ha risposto. Dio ce ne salvi.
Il capocentro del quartiere si è fatto avanti.
Basta ha detto. Tutta la comunità ha visto sua madre uscire di lì piangendo due giorni fa. Ora ritorna con avvocato e polizia. Non provare a girare la situazione, Carlo. Qui tutti sanno chi è chi.
Uno dei poliziotti ha spiegato con calma:
Oggi non arrestiamo nessuno, signore. Siamo qui per garantire che non ci siano violenze e che la signora Maria possa entrare nella sua casa in sicurezza. Da ora in avanti, qualsiasi tentativo di minacciare, costringere o cacciarla di nuovo può essere considerato violazione di un provvedimento protettivo.
Provvedimento… che? ha chiesto Lina, perduta.
Protettivo ha ripetuto. La famiglia di Domenica Maria ha richiesto una misura speciale dal tribunale per gli anziani. Finché linchiesta non finisce, qualsiasi azione contro di lei può aggravare la pena.
Domenica Maria ha fatto un passo avanti, lasciando la cartellina a Gabriele.
Carlo ha chiamato, guardandolo dritto negli occhi. Sai quante notti ho passato a vegliare, aspettandoti tornare a casa quando eri un ragazzino, temendo che qualcuno ti facesse del male? Sai quante volte io e tuo padre abbiamo mangiato riso con sale solo per risparmiare e pagare la tua università? Non ti sto facendo il mazzo in faccia. Ho agito di cuore. Voglio solo rispetto nella vecchiaia. Nientaltro.
Carlo ha stretto i pugni, la voce più bassa:
Eravamo in debito, mamma ha mormorato. Non capisci. Il lavoro è difficile, laffitto il costo della vita La casa era lunica via per respirare.
E per respirare, dovevo morire in piedi? ha replicato, senza alzare la voce. Dovevo firmare il mio sfratto senza saperlo? Se eri venuta a parlarne… a chiedere aiuto… la conversazione sarebbe stata diversa. Ma avete scelto la scorciatoia della menzogna. Ora dovrete affrontare la strada più lunga delle conseguenze.
Lina, sentendosi smarrita, ha tentato di implorare:
Abbiamo sbagliato, Inay ha singhiozzato. Ma non serve andare in tribunale sai comè lento parla il linguaggio dei ricchi Possiamo risolvere qui
Domenica Maria ha inclinato la testa.
Ho provato a risolvere qui per tutta la vita ha risposto. Quando tuo padre beveva troppo, risolvevo a casa. Quando mi mancavate di rispetto, ingo
iavo il silenzio per evitare scandali. Il risultato è questo: figli che pensano alla madre come a un titolo di proprietà da trasferE così, la casa di Domenica Maria divenne un rifugio per chi, come lei, aveva imparato a non arrendersi mai.






